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Where do the children play ? #parcomattei !

E' un giorno d'agosto… il primo giorno d'agosto dopo tantissimi anni che i bambini non potranno giocare, andare sull'altalena, lo scivolo, i dondoli del Parco Mattei.

Vogliamo essere fiduciosi, sperare che li abbiano tolti perchè ormai obsoleti e che presto ne metteranno di più belli e tecnologici per aiutare i nostri bambini a "sviluppare la mente attraverso il gioco e la socialità".
Nel dubbio è bene ricordare a tutti che il gioco è importantissimo e in questo momento di crisi in cui molti non possono permettersi le ferie, un parco giochi è una meta obbligata per alcuni genitori.

Ma a cosa serve giocare ? Ve lo siete mai domandati ?

 

 

Dalla notte dei tempi, i bambini hanno sempre giocato.
Il gioco attraversa tutta l'infanzia e accompagna ogni tappa della crescita, creando un ponte tra realtà e fantasia.
Non è una frivolezza o una inutile perdita di tempo: al contrario è il campo privilegiato dove il piccolo scopre e si misura con il mondo.
Ma quale è il significato del gioco per lo sviluppo psicofisico del bimbo?

A partire dall'Ottocento, gli studiosi dell'infanzia hanno iniziato a indagare sul valore dell'attività ludica mettendo l'accento su aspetti diversi. Ecco una panoramica storica dei principali contributi sul gioco.

Già nelle primissime settimane di vita, il bebè afferma allegramente la sua esistenza nel mondo giocando. Gioca con il volto e i capelli della mamma (e anche mentre si nutre con il latte materno), i sonagli della culla e scopre, con magico stupore, se stesso e il suo corpo. All'inizio, muove i piedini, scalcia e poi, piano piano, cerca di seguire con lo sguardo gli oggetti in movimento e afferrarli. Un'attività questa che lo impegna completamente senza mai stancarlo, come ogni genitore ha ben presente.

“Per i più piccoli, dunque, il gioco è funzionale allo sviluppo sensoriale e motorio che nasce dal piacere di esercitare liberamente le proprie capacità fisiche ancora rudimentali man mano che emergono”, (Silvia Vegetti Finzi, A piccoli passi, Mondadori).

In ogni epoca, l'infanzia si è 'misurata' con la realtà attraverso il gioco: un mezzo indispensabile per acquisire nuove competenze ed entrare in relazione con il mondo circostante in modo diverso a ogni fase della crescita.

Ma è davvero sempre 'utile' tutto questo giocare?

Forse a qualche genitore viene spontaneo chiederselo osservando l'attività libera e, apparentemente, poco produttiva e non finalizzata di suo figlio. E proprio questo dubbio potrebbe portarlo a sommergere il piccolo con i cosiddetti 'giocattoli intelligenti' che dovrebbero stimolare le capacità manuali e logiche. Ma non lasciano spazio alla fantasia e alla sperimentazione libera. Ai più grandicelli, invece, il genitore potrebbe pensare di offrire 'qualcosa in più' organizzando un'agenda stracolma di tanti corsi 'educativi' (pittura, musica, inglese…).

A tale proposito, l'American Academy of Pedriatrics nelle sua linee guida ai pediatri sull'importanza dell'attività ludica (2007), mette in risalto il valore del gioco libero come un alleato essenziale per la salute e il benessere dell'infanzia. E raccomanda ai genitori, pur monitorando la sicurezza dei figli, di non diventare invadenti perché nel gioco spontaneo il bambino è protagonista attivo. Anche per questo, i giocattoli semplici (e non quelli che fanno tutto da soli) sono molto più stimolanti.

E allora Where do The Children Play ?

Nell'accezione comune il temine "gioco" si discosta completamente da una qualsiasi connotazione di "serietà". Se però ci soffermiamo sulla citazione di Montaigne, notiamo come sia sinonimo di azione seria quando ci riferiamo ad un bambino (i giochi dei bambini non sono dei giochi, bisogna invece valutarli come le loro azioni più serie) notiamo come sia sinonimo di azione seria quando ci riferiamo ad un bambino.

Ogni bambino gioca naturalmente, perché prova una sensazione di benessere; nulla quindi è tolto all'aspetto ludico in se stesso, ma, anzi, è proprio il piacere intrinseco nel gioco che comporta e favorisce nuove componenti.

Per i bambini, che giocano per divertirsi, non c'è nessuna differenza tra il gioco e ciò che un adulto potrebbe considerare come un lavoro. Solo più tardi, una volta che giungono ad associare un'attività alla ricompensa, essi iniziano a considerare un comportamento mentre lo pongono in atto in vista di benefici a lungo termine piuttosto che per la gratificazione immediata. Ciò è dovuto allo sviluppo di abilità cognitive che consentono al bambino di vedere il legame tra causa ed effetto.

Attraverso il gioco, infatti, il bambino incomincia a comprendere come funzionano le cose: che cosa si può o non si può fare con determinati oggetti, si rende conto dell'esistenza di leggi del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. L'esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le legittime esigenze di queste sue due realtà.

Le attività ludiche a cui i bambini si dedicano si modificano via via, di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d'età.

"…l'uomo è pienamente tale solo quando gioca", dice Schiller, perché si ritrova e si conosce: giocando, infatti, ogni individuo riesce a liberare la propria mente da contaminazioni esterne, quale può essere il giudizio altrui, e ha la possibilità di scaricare la propria istintualità ed emotività.

Nel linguaggio corrente la parola "gioco" indica un'attività gratuita, più o meno fittizia che procura un piacere di tipo particolare. Questa attività è anche chiamata ludica, termine che deriva dal latino ludus = gioco.

Il gioco è significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, perché il bimbo, quando gioca, sorprende se stesso e nella sorpresa acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con il mondo esterno. Nel gioco il bambino sviluppa le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali..

A secondo dell'età, il bambino nel giocare impara ad essere creativo, sperimenta le sue capacità cognitive, scopre se stesso, entra in relazione con i suoi coetanei e sviluppa quindi l'intera personalità.

Il gioco favorisce:
Lo sviluppo affettivo
Lo sviluppo cognitivo
Lo sviluppo sociale

Al di là delle diverse correnti di pensiero, risulta evidente come il gioco è altamente significativo per la crescita del bambino, perché svolge una funzione strutturante dell'intera personalità.

Il gioco ha un alto valore evolutivo, perché stimola cognitivamente il bambino e permette l'accesso al suo mondo interiore.

Ciò che riteniamo doveroso sottolineare è che il compito di analizzare, o quanto meno di cercare di valutare il comportamento dei bambini, attraverso il gioco, non è ad appannaggio dei soli studiosi ma deve coinvolgere in prima persona sia i genitori che gli educatori. Essi, innanzi tutto, devono trovare il tempo da dedicare al gioco dei loro figli, per dare loro l'opportunità di misurare e sviluppare le proprie risorse e le proprie potenzialità. Del resto i bambini reagiscono con entusiasmo alla disponibilità dei genitori a giocare con loro: lo scoprire che possano mostrare interesse e che possano coinvolgersi in un'attività da loro considerata seria, è motivo di grande felicità ed è un modo che consente loro di rafforzare il senso di sicurezza e protezione. La capacità dei genitori di giocare con i propri figli è sicuramente un buon indice di armonia familiare, così come la capacità di giocare da parte degli educatori con i bambini, garantisce a questi ultimi una sensazione di benessere psichico oltre a costituire la condizione di base per consentire loro di sviluppare una buona capacità ludica.

In ogni caso è necessario garantire e restituire ai bambini il tempo e lo spazio per dare libero sfogo a tutte le loro pulsioni interne e assicurare loro una certa complicità senza svestirsi del ruolo di guide.

Oggi tutti i documenti internazionali affermano il diritto al gioco del bambino che viene proclamato come bisogno prevalente e vitale dell'infanzia, motivato da esigenze e implicazioni di ordine fisiologico, psichico, spirituale e sociale e basato sul riconoscimento della pienezza umana in ogni fase della vita.

C'è solo da augurarsi che tanto interesse verso le esigenze del mondo dell'infanzia trovi come corrispettivo anche un adeguato e pratico impegno sociale e politico in termini di creazione di spazi e di infrastrutture sempre più consoni alle richieste ludiche dei bambini.

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