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Pronto il kit per fare la differenza fra Coronavirus e altri agenti infettanti

Covid e influenza. In attesa del vaccino contro Sars-CoV-2 è pronto il kit per fare la differenza fra Coronavirus e altri agenti infettanti.

Lo produce l’azienda milanese Clonit che lo metterà in circolazione a giorni. Basta un prelievo oro- faringeo e con un’unica provetta si svela l’identità dell’infezione. Ce ne parla il biologo milanese Carlo Roccio.
 

L’epidemia di Coronavirus ci ha ormai abituato a notizie sensazionali sulla salute, ma spesso molte di queste notizie riempiono le pagine dei giornali lasciando sconcerto nel lettore. Ultima notizia il vaccino contro il Coronavirus che un’azienda farmaceutica americana, collegata a una ditta tedesca, starebbe per immettere sul mercato. Ma come risponde la nostra Sanità a questa pandemia?  Ne parliamo con il dottor Carlo Roccio, una preziosa risorsa italiana, studioso di altre epidemie e riconosciuto a livello internazionale.  A lui, indiscusso esperto, rivolgiamo le domande che tutti ci poniamo cercando risposte attendibili. 

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Coronavirus: Intervista al al Prof. Guido Forni

Il valore aggiunto dell’informazione di N>O>IRecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l’informazione che ci giunge dall’altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un’operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

Intervista al Prof. Guido Forni, Immunologo dell’Università degli Studi di Torino e dell’Accademia Nazionale dei Lincei

DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Forni, alla fine ci siamo arrivati, la famigerata Fase 2, quella della ripresa, è ormai iniziata. Abbiamo vissuto momenti davvero difficili, situazioni che hanno portato l’Italia nella maggiore crisi dal dopoguerra, coinvolgendo sia aspetti sanitari, che sociali ed, in ultimo ma altresì per molti mesi a venire, economici. Secondo Lei possiamo davvero dire o almeno ipotizzare che abbiamo davanti a noi un reale spiraglio di luce nel buio del dramma Coronavirus ?

RISPOSTA:

Questa è una domanda a cui è impossibile rispondere, tranne che si sia in possesso di una palla di cristallo, ma di una palla di cristallo davvero molto efficace.
Perché è impossibile rispondere?
Perché conosciamo ancora troppo poco di questo virus, di quanto rimanga infettivo con l’elevarsi della temperatura e in un ambiente più secco. Ci sono esempi di epidemie, causate da Coronavirus abbastanza simili, che sono scomparse naturalmente col mutare delle condizioni ambientali.
Il Coronavirus responsabile della malattia COVID-19 è però molto evoluto, possiede raffinati meccanismi di controllo e di infezione per cui nessuno può escludere che tra qualche settimana si possa avere un ritorno dell’infezione o che l’infezione possa ritornare a diffondersi con l’arrivo del freddo e dell’umido dell’autunno.
Di fronte all’imprevedibilità del comportamento virale abbiamo però l’intelligenza umana, che permette di capire sempre meglio come prevenire l’infezione, come affrontare la malattia, come rendere meno drammatica un’eventuale ripresa dell’infezione.

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Coronavirus: Intervista al al Prof. Federico Testa, Presidente dell’ENEA

Il valore aggiunto dell’informazione di N>O>IRecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l’informazione che ci giunge dall’altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un’operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

 

Intervista al Prof. Federico Testa, Presidente dell’ENEA

DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Testa, Lei è il Presidente dell’ENEA, un ente pubblico di ricerca italiano che opera nei settori dell’energia, dell’ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile, vigilato dal Ministero dello sviluppo economico. Come sistema paese, causa CoronaVirus, tutti noi stiamo vivendo un periodo buio, per non dire tragico, sia dal punto di vista medico che sociale. Da un ente come l’ENEA non potevamo che aspettarci un contributo scientificamente robusto alla lotta contro la malattia di Covid-19 e puntualmente è arrivato: si tratta infatti dell’infrastruttura CRESCO6, operativa presso il Centro ENEA di Portici, vicino Napoli, un supercomputer in grado di effettuare fino a 1,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo ( 1.4 PetaFlops: Flops, in informatica, indica il numero di operazioni in virgola mobile eseguite in un secondo dalla CPU, quindi in questo caso parliamo di 1015 ). Presidente Testa, a questo riguardo può aiutarci a meglio comprendere come HPC CRESCO possa dare un contributo vitale in questo momento così cruciale per il nostro Paese per la ricerca di farmaci, vaccini e l’elaborazione di dati ?

RISPOSTA:

Per contribuire alla lotta contro il coronavirus, abbiamo messo a disposizione della ricerca scientifica italiana il supercomputer “CRESCO6”,   in grado di effettuare fino a 1,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo. In questo momento così cruciale abbiamo voluto dare un contributo per la ricerca di farmaci, vaccini e l’elaborazione di dati. HPC CRESCO6 – questo è il suo nome tecnico – è la seconda infrastruttura di calcolo per ordine di importanza in ambito pubblico in Italia, dopo quella di CINECA e sta svolgendo un ruolo chiave per testare l’efficacia dei composti sotto indagine, fornendo in poche ore una previsione affidabile della efficacia inibitoria di tali composti, basata su simulazioni a dettaglio atomistico effettuate su migliaia di processori in parallelo.
Finora abbiamo attivato una collaborazione con un team di ricercatori dell’Università di Firenze, coordinato dal professor Piero Procacci, che sta lavorando a un processo per bloccare alla radice il meccanismo di replicazione del COVID-19 e, quindi, lo sviluppo del virus. In pochi giorni di test con questo  gruppo di ricerca sono stati individuati almeno due composti con caratteristiche promettenti, uno dei quali disponibile commercialmente. Inoltre CRESCO verrà utilizzato per cercare di individuare la struttura molecolare ottimale per un possibile farmaco antivirale specifico per il COVID-19. Ma c’è di più. Abbiamo deciso di fare squadra con le altre infrastrutture di calcolo italiane, ossia CINECA (Consorzio Interuniversitario per il Calcolo Automatico), CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e INFN-CNAF (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). L’iniziativa è promossa dall’Associazione Big Data, che raccoglie il 70% della capacità di calcolo e big data in Italia, in collaborazione con la neocostituita Fondazione internazionale Big Data and Artificial Intelligence for Human Development. Tramite un bando a accesso veloce, i ricercatori impegnati in progetti sul contenimento dell’epidemia COVID-19 potranno accedere alle risorse dei principali enti di supercalcolo in Italia. L’obiettivo è sostenere gruppi di ricerca, pubblici e privati, impegnati in progetti contro il COVID-19 con oltre 8 milioni di ore di calcolo.

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Coronavirus: Intervista al Dott. Vincenzo di Gangi – Caffè Minerva

Il valore aggiunto dell’informazione di N>O>IRecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l’informazione che ci giunge dall’altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un’operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

INTERVISTA AL DOTT. VINCENZO DI GANGI, imprenditore di San Donato Milanese, – Caffè Minerva –

DOMANDA:

1) Dott. Di Gangi, Lei è il proprietario di una delle attività più conosciute ubicate sul territorio del Comune di San Donato Milanese ( Milano ). La Sua attività è posta in un crocevia di persone e situazioni, proprio davanti al 5o Palazzo Uffici Eni, quindi Lei e i suoi collaboratori eravate abituati a incontrare e servire un numero davvero considerevole di clienti. Come sta vivendo questi giorni di ‘spegnimento’ ? Da imprenditore è stato difficile accettare di doversi fermare o, nel pieno convincimento che ogni datore di lavoro di sé stesso dovrebbe avere più di altri un diverso spirito di iniziativa, ritiene che questa parentesi se ben compresa e sfruttata possa rivelarsi un ulteriore stimolo di adattamento al cambiamento e soprattutto all’innovazione ?

RISPOSTA:

Si parla spesso in questo periodo di una situazione simile alla guerra, oggi mi vien da dire che vedo di fronte a me lo scenario di una economia di guerra.
È stato difficile accettare di fermarmi ma questa costrizione è stata compensata subito da un senso di responsabilità di fronte alla grave emergenza che si sta vivendo.
Ognuno di noi è stato chiamato a fare la sua parte, ed in questa situazione ho capito bene cosa vuol dire collaborare al bene comune.
È impossibile non essere sollecitati di fronte ad un momento di così grande difficoltà. Ma non è automatico né facile pensare ed agire in modo nuovo rispetto a prima.
Si è più aiutati, è più semplice ma non è più facile se si cresce e ci si forma in un ambiente aperto al dialogo ed al cambiamento.
Io ho la fortuna di essere cresciuto e di vivere in un contesto come il nostro, che è quello lombardo, in cui si respira da sempre questa cultura.
Noi ci viviamo dentro e siamo permeati da questa cultura.
Subito dopo il primo impatto si è manifestato in modo naturale la necessità di unire le forze, di collaborare con ogni persona che vive il mio stesso bisogno.
Collaborare insieme sia dentro la propria realtà, sia al di fuori con chiunque ho potuto incontrare nell’affrontare gli stessi problemi. In questo modo ci si immedesima con le altre persone e ci capisce al volo.
I bisogni sono molteplici e di diversa natura, sanitaria, economica, sociale.
Per me è di vitale importanza trovare soluzioni immediate per poter affrontare le necessità più urgenti.
Anche momenti come questo possono essere propositivi.
Anzi sono proprio questi i momenti dove si trovano energie e motivazioni inaspettate.
La voglia di vivere e di rendersi utili è insopprimibile.
Le tante difficoltà di questo periodo ci stanno già insegnando molte cose, e sono certo che in futuro saremo in grado di affrontare altre sfide senza scoraggiarci uscendone ancora più forti.

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Coronavirus: Intervista al Prof. Villani Alberto

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Il valore aggiunto dell’informazione di N>O>IRecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l’informazione che ci giunge dall’altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un’operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

INTERVISTA al Prof. Villani Alberto , Responsabile della UOC di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma

 

DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Villani, stiamo vivendo giorni molto difficili. Se però dovessimo trovare una notizia positiva in questa vera e propria tragedia mondiale e, purtroppo per noi, nazionale, dovremmo senza alcuna ombra di dubbio far riferimento a un aspetto ormai evidente e sotto gli occhi di tutti, vale a dire che la terribile malattia di Covid-19, la quale ha colpito e colpisce senza tregua la popolazione anziana, risparmia invece i bambini. Eppure, a naso, ci verrebbe da dire che anche questa parte della società è molto delicata e infatti fin da subito è stata contenzionata e protetta attraverso la chiusura di scuole e asili nido. Cosa possiamo quindi affermare relativamente a questo apparente discutibile paradosso ?

RISPOSTA:

A oggi in Italia sono meno di 3.000 i casi di infezione documentata da SARS CoV 2 nell’età evolutiva (0-18 anni), di questi meno del 7% hanno richiesto il ricovero ospedaliero e sono 2 i decessi verificatisi, in soggetti con gravi e importanti pregresse patologie. E’ stato quindi confermato in Italia il dato iniziale, ricavato dall’esperienza cinese, che i bambini e i ragazzi sono colpiti dal SARS CoV 2, per la stragrande maggioranza dei casi, da forme cliniche meno gravi rispetto a quanto osservato negli adulti e soprattutto negli anziani.  Sono state formulate numerose ipotesi per giustificare quello che sembrerebbe essere un paradosso, ovvero che pur essendo i bambini, soprattutto quelli più piccoli, considerati fragili, contraggano forme meno gravi di COVID 19. Si è pensato che i bambini, già dai primissimi periodi di vita, contraggano infezioni da parte di altri Coronavirus e che questo possa costituire una sorta di generica e aspecifica protezione verso il SARS CoV 2. Altra possibilità presa in considerazione è rappresentata dal fatto che i bambini, grazie alle vaccinazioni a cui sono sottoposti nel rispetto del calendario vaccinale, abbiamo un sistema immunitario stimolato a rispondere alle infezioni in generali, di più e meglio degli adulti. Altra ipotesi è rappresentata da una ridotta di disponibilità di particolari recettori, più abbondanti negli adulti e negli anziani, e quindi minore “accoglienza” da parte dei bambini nei confronti del SARS CoV 2.