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Cambiamenti Climatici

Venti di Guerra … le risorse del pianeta terra per il 2019 sono terminate

Venti di guerra … 29 Luglio 2019 Punto di Non Ritorno

 
Anche se non mi meraviglio più di niente, devo dire che alla mia età non pensavo di arrivare a scrivere queste considerazioni. Il pianeta sta esaurendo le sue risorse, l’umanità e arrivata al punto di non ritorno, 10 giorni fa, il 29 luglio sono terminate, o meglio, abbiamo esaurito le risorse naturali del pianeta del 2019, questo dato è in continuo peggioramento e la terra fa grande fatica a fornire risorse ad una popolazione mondiale sempre in aumento. Sto facendo dell’allarmismo? si! 

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Polveri, sabbie e agenti inquinanti, ci aiuta un super radar

Polveri, sabbie e agenti inquinanti, ci aiuta un super radar

Uno speciale radar messo a punto dagli scienziati del Cnr analizzerà in modo preciso la qualità dell’aria che si respira in città

 
 
 
di veronica ulivieri
 

Arrivano a portata del nostro naso dal deserto del Sahara, trasportate dal vento e poi anche dalle «piogge rosse».
Le polveri dal Nordafrica si sommano all’inquinamento delle città: se la loro concentrazione aumenta, crescono anche i tassi di mortalità e i ricoveri per patologie respiratorie e cerebrovascolari. Non solo: quando si depositano a terra il traffico motorizzato le risolleva nell’aria, funzionando da amplificatore.

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Allarme Unesco, il clima impazzito minaccia i monumenti Patrimonio dell’Umanità

Allarme Unesco, il clima impazzito minaccia i monumenti Patrimonio dell’Umanità

Per l’agenzia Onu, entro il 2030 il cambiamento climatico mette in pericolo 31 siti tra i più celebri siti turistici del Pianeta. A rischio oltre a Venezia anche Stonehenge, la Statua della Libertà e Yellowstone

 
 
 
di giorgia marino
 

Immaginate un mondo in cui Venezia abbia perso il suo secolare duello contro le acque della Laguna e la Statua della Libertà sia stata affondata da un uragano. Un mondo in cui i moai di Rapa Nui crollino uno dopo l’altro, erosi alla base dal mare che fissavano enigmatici da quasi due millenni, e le barriere coralline scompaiano, portandosi via il loro tesoro di biodiversità, uccise dall’acidità degli oceani. Un mondo senza Mont Saint Michel e senza Stonehenge, senza i gorilla di montagna dell’Africa centrale, i draghi di Komodo e gli orsi grizzly di Yellowstone. Non è un incubo fantascientifico buono per il prossimo colossal hollywoodiano: è lo scenario (il peggiore, certo) paventato dall’ultimo rapporto Unesco sui cambiamenti climatici e i loro effetti sui siti Patrimonio dell’Umanità. 

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