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Marinaleda, la città dove finisce il capitalismo

 

Durante il Festival della Resilienza 2016 promosso da ProPositivo, la rete degli oltre 8000 Giornalisti Nell’Erba, dei 21 canali di giornalismo partecipativo locale di Cittànet, in collaborazione Openhub, il LIS del Dip. di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’ Università “La Sapienza” ed una giuria di professionisti proveniente dalle maggiori testate italiane, ha promosso un Contest Giornalistico nazionale alla ricerca dei migliori esempi virtuosi, propositivi e resilienti nel contesto dello sviluppo delle comunità locali. La giuria composta da Roberto Giovannini (La Stampa), Poala Bolaffio (FIMA), Simone Pieranni (Il Manifesto), Antonio Cilli (CittàNet), Alfredo Macchi (Mediaset) ha selezionato quattro vincitori. Questo è uno degli articoli premiati.

A volte il capitalismo trionfa. A volte, no. In uno Stato europeo dove il 22,7% della popolazione non lavora, c’è una cittadina a disoccupazione zero. Il salario è fisso e uguale per tutti. L’affitto in Via Che Guevara costa soltanto 15 euro, perché, secondo il primo cittadino, la casa è un diritto, non un affare. 

Marinaleda è un paesino nel sud della Spagna. Ancora oggi si fa notare grazie alla Cooperativa Humar, l’impresa agricola che è in grado di assumere l’intera popolazione lavorativamente attiva del villaggio e garantisce uno stipendio mensile di 1.128€ a tutti i suoi dipendenti, qualunque sia la mansione svolta. Il compenso di 47 euro giornalieri si ottiene lavorando sei giorni alla settimana, per 35 ore settimanali. La carica politica, invece, non è retribuita. È un servizio offerto gratuitamente alla comunità. 

 

La gestione comunale del paese si muove controcorrente anche in altri campi. La polizia di Stato non è ritenuta un servizio indispensabile, per esempio, per cui a Marinaleda non c’è la questura. Le questioni amministrative si discutono quasi ogni mese in gruppi d’azione. Le decisioni vengono prese attraverso la democrazia diretta. Oltre a partecipare alle Assemblee Generali del Municipio, la cittadinanza è coinvolta in diversi servizi, tra cui pulire strade e giardini. In questo modo il Comune risparmia più di 200.000€ all’anno, e può permettersi di abbassare la retta per la mensa scolastica a 12 euro al mese.  

Per quanto riguarda le soluzioni abitative, l’Amministrazione municipale propone un affare. Il Comune mette il terreno edificabile, il materiale per costruire lo stabile, gli operai, gli architetti per progettare 90 metri quadri di unifamiliare con balcone e 100 metri quadri di giardino. Dal canto suo, il cittadino ha il vincolo di contribuire fisicamente alla costruzione dell’edificio per 400 ore. Dopo aver coperto la spesa di 20.000€ con un affitto di soli 15 euro al mese, l’affittuario diventa proprietario dell’abitazione. Tuttavia la casa non può essere venduta, perché il punto di forza della pianificazione urbanistica di Marinaleda è che si oppone alla speculazione. Fin’ora più di 350 famiglie si sono auto-costruite la casa. 

Questo piano economico e organizzativo nasce da una presa di posizione politica radicale, fomentata dal sindaco Juan Manuel Sánchez Gordillo. Militante del partito comunista spagnolo fin da giovane, lui stesso si definisce un nemico giurato del capitalismo. È stato il primo volto democratico che Marinaleda ha eletto una volta tramontata la dittatura franchista. Negli ultimi 37 anni non ha mai smesso la fascia di primo cittadino del suo paese. 

Il sindaco di Marinaleda è convinto che un altro mondo non è possibile: è necessario. Per questo ha scelto di lottare con tutte le sue forze per sovvertire il sistema di produzione capitalistico. Non solo Sánchez Gordillo incoraggia la partecipazione politica per una comunità solidale, la mette anche in pratica. A causa delle sue manifestazioni di protesta al limite con la legalità, la stampa internazionale ha sempre mantenuto il suo personaggio pubblico in bilico tra la figura di Robin Hood e quella di Don Chisciotte. Da una parte è visto come un eroe dell’economia sostenibile, dall’altra è considerato un ribelle che organizza espropriazioni territoriali e materiali. Tuttavia, la collaborazione sociale che Sánchez Gordillo ha attuato a Marinaleda è esemplare, anche se al di fuori del paese resta un’utopia. 

Se i mezzi sono discutibili, è il caso di parlare apertamente del fine. Come mai in Europa non si sono diffusi gli affitti low-cost, e le cariche politiche trattengono salari elevati? “Il modello non viene esportato, perché non c’è volontà politica, non interessa”, dice Sánchez Gordillo. L’idea di avere case e stipendi standardizzati per garantire una vita dignitosa a tutti i membri della comunità non seduce. È troppo provocante. Nel sistema del consumo piace sapere che si tenti di ottenere eguaglianza sociale, ma non che qualcuno ci è riuscito. 

Una persona razionale non può aspettarsi un effetto valanga da questa esperienza andalusa. Marinaleda è, come è stata definita dai suoi stessi cittadini, un’utopia verso la pace. Tantomeno una popolazione complessiva che non raggiunge i 3.000 abitanti può essere un modello paragonabile ad alcuna realtà nazionale. Eppure quest’oasi socialista è l’occasione per mettere in discussione il sistema in cui viviamo. È l’opportunità di aprire un dialogo con il concetto sociale e politico di cui si fa portavoce. La decrescita è un modello economico che può opporsi al capitalismo con provocazioni che sollecitano risposte concrete. Ma soprattutto questa inversione di tendenza avrebbe bisogno di cittadini disposti a cambiare stile di vita, secondo una nuova etica economica e collettiva. 

 

A volte le utopie fanno più comodo se rimangono tali. Eppure nei pressi di Siviglia c’è già un paese dove si coopera per raggiungere un benessere equo per tutti. Qualcuno, oggi, mette in pratica un’utopia. 
 

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