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Gemellaggio: un laccio per conoscersi ed unirsi

Recentemente, dopo essermi gettato nell’esplorazione virtuale del comune in cui vivo, ho scoperto che San Giuliano Milanese non è gemellata solamente con l’oramai celebre Bussy Saint Georges. Oltre alla cittadina francese il gemellaggio ci lega anche a Gravina di Puglia e alla città rumena di Curtea de Arges. In particolare quest’ultimo caso ha attratto la mia attenzione. Se con i nostri cugini francesi nascono numerose iniziative di scambio culturale, la città rumena mi è parsa essere una sorta di parente lontano e dimenticato. Forse perché tendiamo a porci con senso di superiorità verso quelle zone d’Europa e del mondo non tradizionalmente affini a noi.

Questo gemellaggio effettuato nel 2003 era sicuramente nato nel tentativo di frenare quella xenofobia e quel senso di superiorità che spesso caratterizza il nostro atteggiamento nei confronti di chi proviene dall’est d’Europa. In questo nostro “Orgoglio e pregiudizio” si dimentica troppo spesso che gli italiani sono stati tra i popoli che più di tutti sono andati ricercando una nuova vita all’estero. Dall’Australia agli Usa, dalla Germania all’Argentina, ovunque, emigranti in ricerca di fortuna hanno portato la nostra bandiera. Quante ignominie si dicevano sul nostro conto! Quanti celebri giornali offendevano i nostri costumi e i nostri affetti lontani da casa! Il New York Time era tra questi e, probabilmente, mai si sarebbe aspettato un giorno, di annunciare l’elezione di un italiano come sindaco della “Grande Mela”.

Curtea de Arges è una cittadina che trabocca di storia. Uno dei centri più antichi della Romania. Fondata nel XIII secolo da Negru Voda come capitale della Valacchia, potrebbe non ricordare altro che oscure foreste dove chissà quali orrende mitologiche creature terrorizzano gli ignari viandanti. In realtà questa città è celebre per le numerose chiese medievali lì costruite perché per lungo tempo, questa, è stata la sede della Diocesi cattolica (a partir dal XIV secolo) poi passata alla chiesa ortodossa. Il Monastero costruito tra il 1512 e 1517 è una delle più preziose testimonianze dell’architettura religiosa del luogo. Al suo interno vi erano decorazioni pittoriche di pregevole fattura che ora sono vanto del museo nazionale d’arte di Bucarest. Per di più questa città e questo monumento sono lo sfondo di una delle più celebri leggende di tutte la Romania, ma non voglio preannunciare nulla a coloro i quali si sentono incuriositi da questo lontano luogo.

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Con questo articolo vorrei riuscire a tagliare quei luoghi comuni che inquinano e limitano i rapporti tra le diverse comunità e che minano il comune e l’intero Paese in cui viviamo. Affibbiare etichette a popoli diversi dal nostro è un limite che il pregiudizio spesso ci impone in relazioni che potrebbero essere culturalmente e umanamente molto preziosi. Chi tenterà di rispondere giustificando la sua diffidenza verso gli individui provenienti dalla Romania, in questo caso, ricordando i tiranni sanguinari che hanno conosciuto, dovrebbe rammentare che, sì, lì vi sono stati Vlad l’impalatore e Caesescu, ma l’Italia ha conosciuto validi concorrenti da Nerone a Mussolini, passando per la Santa Inquisizione e il Generale Bava Beccaris. Soprattutto in questo momento in cui l’antieuropeismo populista sta dilagando dovremmo ricucire dei rapporti che restituiscano all’Unione Europea i valori fondanti. Una comunità culturale e umana che valichi vani confini politici e che superi i pregiudizi degli stolti. Ma questo processo di divisione nell’unificazione economica dell’UE deve essere contrastato a partire da Noi. A partire dal comune di San Giuliano che dovrebbe organizzare le medesime iniziative con tutte le città gemellate al fine di rispettare i propositi, purtroppo riassunti a un insieme di frasi fatte, che costituiscono le diverse Carte di Gemellaggio.
Alessandro Sicignano

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