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Federico Barakat: assolti gli operatori del polo socio-sanitario di San Donato presenti quando il piccolo fu ucciso

L’omicidio avvenne nel febbraio del 2009, quando il bambino venne assassinato dal papà durante un colloquio protetto.

Tutti assolti dall’accusa di concorso colposo in omicidio volontario.
La Cassazione ha confermato le assoluzioni per l’assistente sociale, l’educatore e la responsabile dei servizi sociali di San Donato a seguito della morte del piccolo Federico Barakat, ucciso dal padre nel febbraio del 2009.
A quasi 6 anni di distanza dalla tragedia, che ebbe come teatro il centro socio-sanitario di via Sergnano a San Donato, l’iter giudiziario si conclude definitivamente senza colpevoli, dopo che in appello era stata condannata a 4 mesi solo la responsabile dei servizi.
La sentenza è stata accolta con sdegno e disperazione da Antonella Penati, madre di Federico, che auspicava venisse riconosciuta la negligenza da parte degli operatori sandonatesi, per non aver saputo proteggere adeguatamente l'incolumità di suo figlio.
La morte di Federico, che all’epoca dei fatti aveva 9 anni, è avvenuta per mano del padre, l'egiziano 53enne Mohamed Barakat, che lo uccise con un colpo di pistola e poi rivolse la stessa arma contro se stesso. La signora Antonella si era rivolta alle istituzioni dopo che il marito aveva iniziato ad assumere atteggiamenti violenti e vessatori, che l'avevano spinta a lasciarlo.
Erano stati i servizi sociali a suggerire che a Mohamed Barakat fosse consentito di vedere il bambino durante incontri protetti, ma quella tragica mattinata il 53enne si presentò armato e sotto l’effetto di stupefacenti. Approfittando di un momento di assenza degli operatori, quindi, l’uomo mise fine per sempre alla vita di Federico.

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