Vacanze? Si ma dopo….

Non tutti vanno in vacanza. Ci sono persone che prima di pensare al  (meritato)  riposo dopo un anno di lavoro o di studio, decidono di dedicare una parte del loro tempo a chi le "vacanze"  non sa nemmeno cosa siano. Persone che pensano anche al prossimo.

Non si direbbe, da quanto si parla spesso male di loro, a volte anche da persone che dovrebbero invece spronarli e stimarli per quanto fanno….ma sono soprattutto giovani quelli che si "sporcano le mani", che partono, che studiano come migliorare l'esistenza di altri. Così, con semplicità. Anche se ciò in cui si avventurano costa fatica, o qualche insidia.
Giorgia e Diletta, per esempio,  sono due giovanissime ragazze sangiulianesi, una 21 anni, l'altra 18, che per quest'estate hanno deciso di fare un'esperienza forte. Anzi, Giorgia è alla seconda esperienza del genere. 
Giorgia  fa parte  del gruppo di  53 giovani che  parteciperà alla 21esima edizione dei campi estivi di condivisione e servizio di Caritas Ambrosiana con  i "Cantieri della Solidarietà Ambrosiana 2017". 
Quest'anno lei andrà ad Haiti. Lo scorso anno è andata a Nairobi. In Kenia, in una realtà che si occupava di reintegrazione di giovani carcerati. 
Per il Kenia, verso Isiolo,  è già partita  Diletta. Andrà nella Missione delle suore di Santa Maria di Loreto, che ospita circa 700 bambini. La sua testimonianza ce la darà al ritorno.
Abbiamo fatto invece  alcune domande  a Giorgia Bonomi. Lei partirà il 3 agosto.
D) Giorgia, sei alla "seconda volta", quindi la prima ti ha colpita parecchio?  cosa ti è rimasto impresso nella mente?
R) Ho sempre avuto il desiderio di partire per l'Africa e l'anno scorso mi si è presentata l'occasione giusta. E' stato talmente bello e sconvolgente (in senso positivo) che ha fatto nascere il desiderio di vedere di più e magari in qualche altra zona, anche se pur essendo geograficamente lontano Haiti è un pezzo d'Africa in America, come mi hanno detto.
Del Kenya, di Nairobi, ed essenzialmente dei suoi abitanti mi porto nel cuore la semplicità con cui sono soliti affrontare la vita, quella semplicità che ti permette di dare peso alle cose giuste, quelle veramente importanti, che purtroppo non corrispondono a quelle che la nostra società ti spinge a considerare di maggior caratura. Lavorare nei campi, fare attività con i ragazzi carcerati, giocare con i bambini mi ha fatto sentire viva e serena, una sensazione forte ed inspiegabile fino in fondo, e se vogliamo anche assurda, vista la difficile realtà osservata. Ma proprio questa sensazione unica provata è stata la cosa migliore e ha lasciato il segno maggiore in me.
< Haiti è il paese più povero delle Americhe, con l’80% della popolazione che vive al di sotto della soglia della povertà e il 50% che vive in condizioni di povertà estreme. La crisi economica che il paese vive da anni, è stata aggravata dal terremoto del 2010 >.  
D) Prima di tutto,  dove andrai  e cosa  andrai a fare? R) Ad Haiti andrò a fare quello che ho imparato a fare qui, ovvero l'animatrice. Staremo per due settimane o un po' di più in due diversi villaggi sperduti nelle campagne del nord, dove faremo attività ricreative in due parrocchie, un po' come nei nostri oratori. Stiamo già organizzando e programmando le attività che vorremmo proporre agli animatori locali che affiancheremo, sperando che le nostre idee vengano apprezzate e anche comprese, nonostante l'ostacolo della lingua.
Il tempo restante del nostro mese sull'isola dovremmo trascorrerlo andando a conoscere le varie realtà di Caritas (associazione con cui parto) sul territorio haitiano e anche visitando luoghi simbolo del paese.
D) Non sei  intimorita, dai possibili disagi pratici che potresti trovare? 
R)L'anno scorso ho potuto provare un primo step di adattamento a situazioni poco agiate, ma non è andata così male. Quest'anno i disagi saranno sicuramente maggiori: ci hanno già avvisato della mancanza di corrente elettrica  e di acqua corrente in almeno un villaggio, e della possibilità  (e opzione più comoda) di lavarsi in un fiume, ovviamente vestiti perché lì tengono molto alle formalità, specialmente di vestiario. Qualsiasi problema si possa presentare viene comunque affrontato in gruppo e questo fa la differenza; e inoltre spesso può essere buttato sul ridere!
Ma tutti i possibili disagi, anche se magari non sempre affrontati con facilità, aiutano ad apprezzare veramente e molto di più tutte le comodità che poi ritroveremo qua a casa, ricordandoci che le persone che vivono lì non le avranno mai, e che quelli che per noi sono disagi per loro sono la normalità
D) Domanda ovvia, ma risposta non scontata….cosa spinge una giovane fanciulla a fare una esperienza come questa invece che andare in vacanza?
R) Le ragioni per partire possono essere infinite, sono davvero soggettive. Io personalmente ho sempre avuto il desiderio di andare in Africa, ma non lo so bene il perché. Ne sentivo sempre parlare e volevo vedere con i miei occhi, sperimentare la loro realtà, e sapevo di non poterlo fare da semplice turista, perché specialmente in stati e continenti del genere turismo e realtà di vita sono distanti anni luce.
Sentivo poi il bisogno di fare appunto un' esperienza un po' disagiata, per poter apprezzare tutto quello che ho qui che tantissimi non hanno, cosa che sento di non fare mai abbastanza.
E infine, avendo anche scelto di studiare relazioni internazionali, sono arrivata alla uello conclusione che devo avere qualche tendenza verso l'estero, verso il mondo, il viaggio e la scoperta.
In bocca al lupo a tutte e due. Vi aspettiamo al ritorno, per raccontarci le vostre emozioni.
Intanto complimenti per  quello che fate.
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Redazione Recsando Angela Vitanza
Foto Giorgia Bonomi-Nairobi 2016

 


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