Tra Multiculturalismo e Intolleranza

 

TRA MULTICULTURALISMO E INTOLLERANZA

Quale argomento può risultare più attuale della libera e pacifica convivenza tra popoli di etnie, religioni, culture differenti? Ogni giorno veniamo aggiornati sulle tragedie che, al di là di questo stesso nostro mare, gettano un’ombra sulla coscienza di Noi tutti. La televisione mostra immagini di dolore e di strazio. Madri intente ad abbracciare figli senza più vita, uomini con folte barbe che piangono come bambini e città che paiono costruzioni di Lego tanto sono fragili e soggette a furie irrazionali di esseri più grandi e potenti. Credo che noi tutti dalla comodità dei nostri divani siamo coinvolti, almeno per un attimo, dalla sofferenza provata da queste persone. E così malediciamo l’intolleranza, il fanatismo e il fondamentalismo, li malediciamo con rabbia un secondo prima che incominci il film in prima serata che con immagini spettacolari allontana i nostri pensieri dalla funesta realtà. Dimentichiamo ciò che l’uomo nella sua follia razzista può distruggere.

Alcuni di Noi e alcuni di Voi, cari lettori, abitano in un comune caratterizzato da un profondo multiculturalismo, sei mesi fa, erano 5600 gli stranieri che vivono a San Giuliano Milanese. Sarà un paragone azzardato, forse esagerato, ma San Giuliano rappresenta la piccola Gerusalemme del sud-est di Milano. La convivenza mi è parsa procedere senza, se non occasionali, ostacoli e la nostra stessa amministrazione si è posta in prima linea nel processo di integrazione conferendo la cittadinanza a diversi immigrati di seconda generazione. Ma l’integrazione è soprattutto un meccanismo che si innesca dal basso, dalle semplici persone. Notiamo, quindi, i diversi Kebab che accolgono italiani, arabi e latinoamericani, i mini-market che segnalano con una bandiera la loro provenienza, ma che annoverano clienti di ogni nazionalità e infine l’esempio più caratteristico, la nostra Piazza Italia che d’Italia ha ormai poco. Essa è divenuta di ogni colore e confessione, un mosaico di popoli straordinario. Queste minoranze che contribuiscono a formare la nostra comunità così eterogenea, portano con sé diverse esigenze. Ad essere oggetto di profonda discussione sono, in particolare, le esigenze di carattere spirituale. Esattamente, mi riferisco alle proteste nate circa la costruzione di una moschea con connesso centro culturale islamico a Zivido. Perché impedire la libertà di culto e di conservazione della propria identità culturale a una parte sostanziale dei nostri concittadini? Perché negarci il privilegio di essere cosmopoliti nella nostra piccola città? A queste domande dovrebbero rispondere coloro che si sono schierati contro la costruzione di questo edificio nel timore, forse, di attirare quei fondamentalisti con cui i media ci terrorizzano. Ma non siamo Noi ad essere fondamentalisti e fanatici nella nostra intolleranza? Non rischiamo di costruirci attorno delle mura tra cui soffocheremo? Non bisogna avere barbe lunghe e turbanti per essere intolleranti e fondamentalisti, non bisogna marciare a braccio alzato e teso per disprezzare un’altra “razza”. Basta un nonnulla per essere tolleranti o intolleranti, ma è necessario impegno per divenire Accoglienti.

E’ significativo che questo centro culturale destinato ai nostri concittadini musulmani debba ipoteticamente essere situato in via Brigate Partigiane, sulla strada che porta il nome di coloro che morirono per l’Italia libera. Un’Italia che si deve ora liberare dalle soffocanti mura dell’intolleranza. Un’Italia che divenga più simile alla Piazza che ne porta il nome. Guardiamo alle nostre scuole elementari, guardiamo i bambini, se dopo aver fatto un Goal in una porta fatta con felpe messe a terra (per la furia delle mamme) un bambino, imitando la televisione, ringrazia Dio o Allah che importanza ha?

Alessandro Sicignano

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