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Teatro: Prigionieri della coscienza del masso

Sprazzi di vita vera nella messa in scena del “Mito di Sisifo” venerdì sera al Teatro Ariston di San Giuliano, per l’ultimo appuntamento della stagione riservato al teatro. Il cast molto particolare: una quindicina tra detenuti dei carceri di Opera, Bollate e San Vittore insieme ai loro “educatori”, e guidati dallo psicologo Angelo Aparo. Fanno parte del <Gruppo della Trasgressione> , che ora conta un centinaio di persone, composto da detenuti, ex detenuti, studenti universitari in psicologia, giurisprudenza, insieme a laureati nelle stesse facoltà, e comuni cittadini. Un “ laboratorio”  nato a  San Vittore nel 1997, con lo scopo di “cercare di rendere reali gli obiettivi ideali della Legge:  promuovere l’evoluzione del cittadino, libero e detenuto, e delle sue relazioni con la collettività e prevenire i fenomeni di disagio e devianza”. (Aparo, 1994,2005).  Per capire, o cercare di farlo,  cosa è successo a  persone che sono state comunque bambini che giocavano con i cavallini a dondolo, con le macchinine, a “scendere” dal dondolo e intraprendere una vita che li ha portati a trasgredire le leggi, guadagnandosi  la conseguente detenzione. Le attività intraprese per questo percorso sono molteplici: spaziano dall’arte, per esempio lo studio di un quadro porta a costruirci sopra delle riflessioni, o anche musica, teatro…. Ed ecco l’esempio stasera. Hanno preso la storia, fatta di soprusi e furberie, e l’hanno interpretata a modo loro, con parole loro,  pescando dal loro trascorso. Ma usando poi anche parole inedite, pensate al momento…ho notato senza nessuna fatica, malgrado non abbiano un copione scritto, ci dice il dr. Aparo, presentandoci la storia e i suoi protagonisti: Sisifo, Giove, Ade, Thanathos, Asopo.  Ambientato a Corinto 2.500 anni fa, al momento in cui venne a mancare l’acqua. Inimmaginabile per noi, la mancanza dell’acqua, sarebbe il disastro totale, e la destabilizzazione nei rapporti con gli altri.  Inizia così la rappresentazione, con Sisifo, figlio di Eolo, fondatore della città che discute con Asopo, dio dei fiumi,  perché ha tolto l’acqua alla città, e viene da questo rimproverato per l’uso improprio e personale che ne fa, ovvero x scopi di benessere personale, piscine etc..  la storia si snocciola tra bugie e ambiguità,  recitati con calma ma anche con divertimento, mescolando dialoghi dei giorni d’oggi alla storia originale, come Asopo che non vuole che la figlia esca con i suoi quattro amici che lui ritiene barboni, e lei per ripicca accetta l’offerta di Giove di seguirlo e divertirsi a fare il bunga-bunga…Sisifo in cambio della “spiata” al padre su dove trovarla, riottiene l’acqua, ma  anche l’ira  di Giove e la condanna che poi sappiamo.

Avevo dato un’occhiata su Wikipedia prima di assistere allo spettacolo, per non essere impreparata alla sua visione, per rispolverare la memoria dei banchi di scuola e ricordare di cosa parlasse la storia. Ma fin da subito ho avuto l’impressione che avrei potuto farne a meno. Prima di tutto, è stata la presentazione del Dr. Aparo a farmi capire che sarebbe stato tutta una cosa diversa rispetto ai miei pensieri. Gli attori sono una categoria di cui normalmente ognuno di noi ha un atteggiamento diverso. Detenuti per  spaccio, rapina, omicidio. E io non nascondo che tre ergastolani davanti, in un certo senso “liberi” anche se mancano loro 10 anni almeno prima di esserlo, mi hanno fatto un effetto diverso rispetto a quello che ho, ascoltando la TV quando parla dei loro “colleghi”. Ho visto in loro persone alla ricerca di se stessi, magari mentre guardano noi.  Ognuno di loro ha un trascorso che si portano dentro come macigno. E Sisifo in fondo alla sua storia, con questo masso, con questo macigno, che sarà la coscienza che non ha ascoltato prima, ci deve “convivere” per l’eternità, lui che era riuscito a fuggire dalla morte, è condannato da Giove a portare il masso su per la montagna, ma inevitabilmente quando arriva in cima, il masso lo riporta giù.. E loro? Riusciranno ad arrivare in cima?

Alla fine della rappresentazione, domande dal pubblico e risposte loro. Toccanti, confessioni, speranze. Saluti. Tra persone.

Redazione Recsando. Angela Vitanza – Foto: Luigi Sarzi amadè

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