Siriani in transito

SIRIANI IN TRANSITO
Dalla Siria all’Europa in cerca d’asilo

Da sabato scorso, 2 aprile, fino al 17, si terrà in Cascina Roma la mostra fotografica “Siriani in transito”, un progetto che nasce dall’idea di tre mediatrici interculturali, Marta Mantegazza, Anna Pasotti e Alessandra Pezza, che hanno visto nella fotografia un mezzo semplice ed efficace per diffondere le storie dei siriani che fuggono in Europa.

Sul loro sito si presentano così: «Siamo tre mediatrici interculturali e, frequentando i centri di accoglienza per i siriani a Milano come operatrici e volontarie, siamo diventate testimoni dirette dell’assurdo viaggio a cui l’UE costringe i siriani in fuga dalla guerra, già provati da anni di conflitto e di esilio nei paesi limitrofi.» Dall’unione di questo desiderio di denunciare quello che accade a migliaia di persone attorno a noi ogni giorno e le fotografie di Anna Ruggieri, nasce una mostra emozionante a cui basta poco -dei visi e delle citazioni- per raccontare tanto.

La mostra ripercorre idealmente il viaggio dei siriani all’interno della comunità europea sintetizzandolo in tre tappe simboliche: Catania, il punto di approdo, Milano, il punto di snodo tra sud e nord Europa, e la Svezia come meta finale. Le storie raccontate sono tante, e le raccontano i visi e gli occhi dei siriani immortalati, così come i frammenti delle storie dei loro viaggi, brevi citazioni tratte dalle interviste fatte dalle mediatrici. Storie di siriani, ma anche storie di attivisti e volontari come Nawal, “l’angelo dei profughi”, italo-marocchina che opera a Catania e che è diventata un punto di riferimento tanto per i siriani quanto per le istituzioni siciliane.

Alla base del progetto, come dicono le tre curatrici, c’è la convinzione che si debba avere il diritto di scegliere il paese in cui si vuole vivere, che la libertà di circolazione sia un diritto che deve avvenire con mezzi sicuri e legali, favoriti da una diversa politica nazionale ed europea. Una situazione paradossale è dunque quella che crea il «regolamento di Dublino II e III», secondo cui chi lascia il proprio paese perché perseguitato o per fuggire alla guerra, può fare domanda d’asilo in un paese europeo, ma solo se si trova già nel paese stesso; inoltre, la richiesta deve essere necessariamente fatta nel primo paese in cui si arriva, ovvero quello in cui vengono prese le impronte digitali. Diventa quindi fondamentale farsi registrare le impronte solo nel paese in cui si vuole vivere.

Per la sua posizione geografica, l’Italia è la prima meta di molte persone che giungono via mare. La maggior parte dei siriani, però, non intende fare richiesta d’asilo nel nostro paese. Così inizia per loro un forzato viaggio clandestino verso nord, per poter attraversare i confini senza essere visti e quindi senza lasciare le impronte. Dal 2011 attraverso l’Italia sono passati 40 mila siriani, di cui solo 1.640 hanno fatto richiesta d’asilo. Chiaramente viaggiare clandestinamente significa non poter accedere agli aiuti umanitari, ed è proprio questo vuoto istituzionale, segnato dalla mancanza di un piano di accoglienza unitario a livello europeo, a far prosperare un’intensa rete di trafficanti anche in Europa.

In questo senso, è significativa una delle tante citazioni anonime che si potranno leggere durante il percorso: «Voglio un passaporto europeo per andare ovunque. Con un passaporto siriano non fai nulla. Tu, invece, basta che pensi e poi vai dove vuoi.» Una mostra che, dunque, diventa anche occasione di riflessione e soprattutto confronto con una realtà che ci riguarda sempre più da vicino.
Il progetto a San Donato non si ferma qui. Mercoledì 6, alle ore 21, si terrà un incontro con le mediatrici che proveranno a spiegarci meglio la situazione dei profughi e le politiche europee al riguardo. Sabato 9, invece, sempre in Cascina Roma alle ore 16.30, si terrà uno spettacolo di burattini organizzato dalla Onlus Vento di Terra, con raccolta fondi per le scuole nei campi profughi.

Redazione RecSando – Camilla Falsetti
Fotografia – Pietro Del Monte