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Sarathy Korwar: KAL ( Real World )

KAL ( Real World) Sarathy Korwar - Recensione di Simone Sollazzo , Fabrizio Cremonesi

Siamo sempre in cerca di suoni in libertà e soprattutto sonorità nuove ed accattivanti in questa primavera 2023 ancora troppo povera di notizie davvero confortanti. Allora la spinta evasiva e lo spirito evocativo possono solo essere ricercate nelle sonorità di lavori ed artisti che non sono facilmente commerciabili e che difficilmente vedremo nelle normali “charts” e indici di gradimento sulle piattaforme ormai note.
Forse in tanti non sanno o non conoscono un humus musicale abbastanza florido di compositori nati e cresciuti nella Gran Bretagna sempre aperta a sperimentazioni che hanno dato vita a correnti storiche come il sacro “trip hop” dei ’90 o il techno-pop degli ’80.
Ci riferiamo a musicisti di provenienza straniera, formati nel contesto britannico come new English della nuova generazione. Uno di loro è il percussionista Sarathy Korwar. Un uomo che ha fatto della “contaminazione” il marchio di fabbrica della propria creazione che sa spaziare dalla tradizione di melodie alla Ravi Shankar all’elettronica per arrivare ad uno stile dove tastiere, fiati e campionature si fondono insieme in un vortice degno dei virtuosismi delle doppie “J” di John Zorn e John Cage. E direi che potremmo avere detto tutto. Ma senza quella maniacalità di voler rimanere relegati ad una classica “musica per pochi”.
Qui il tocco diventa decisamente più ambient e degno di una serata disimpegnata fra cocktail party ed happy hour interrogandosi su dove vada davvero a finire una idea di “vero mondo” fra suoni tribali , sax impazziti e forse frenesia di un weekend fatto di happy hour e voglia di evasione che solo una musica da ricercatore come Korwar sa ispirare.

Il suo nuovo album si intitola KAL (Real World). KAL in lingua hindi ha un doppio significato: “Ieri, Domani”.
Già da solo il titolo fa riflettere, se ci soffermiamo a esaminare il suo significato scopriremmo un grande messaggio. Se guardi a IERI e pensi al DOMANI, di certo non potrai compiere scelte sbagliate oggi.

Il susseguirsi dei suoni tra un brano e l’altro, la sequenza e il significato dei titoli ne fanno un concept album.

Se fate attenzione, pur essendo strumentale, la sequenza dei titoli delle canzoni hanno un significato profondo se letti nell’ insieme, come se fossero un messaggio nascosto o una riflessione sull’origine della musica e dell’umanità stessa.

 infatti... A Seed Comes From A Plant A Root From A Tree An Idea From A Circle These Are The Originals Heard After The Song They Became What Came First? People Or Songs Songs Or People .

In italiano si potrebbe tradurre così:

Un seme viene da una pianta Una radice da un albero Un0idea da un cerchio Questi sono gli originali Ascoltato dopo una canzone sono diventati Cosa è venuto prima ? Persone o canzoni Canzoni o persone ?

Il primo gruppo di titoli – “A Seed Comes From A Plant”, “A Root From A Tree” e “An Idea From A Circle” – sembra suggerire che tutto nella vita ha una radice, un inizio, e che la creatività e l’ispirazione possono derivare da fonti inattese.
Il secondo gruppo di titoli – “These Are The Originals”, “Heard After The Song They Became” e “What Came First?” – sembra invece affrontare il rapporto tra le persone e la musica. Ci chiede se la musica abbia preceduto l’umanità, se siamo stati ispirati dalla musica fin dall’inizio, o se sia stata la nostra creatività a generare la musica.
In ogni caso, sembra che KORWAR stia suggerendo che la musica sia una parte essenziale della nostra vita e della nostra esistenza, che ci sia stata fin dall’inizio e che continui a ispirarci e a nutrire la nostra anima.

KAL è uscito il 7 Aprile 2023.

Le otto traccie sono state registrate dal vivo in jam session informali al Real World Studios  di Peter Gabriel, nell’agosto 2020, durante la prima vera interruzione dei blocchi pandemici nel Regno Unito
I Musicisti che accompagnano il percussionista Sarathy Korwar sono:
Tamar Osborn ai sassofoni e al flauto, i sintetisti/elettronici Al MacSween e Danalogue (Dan Leavers), il percussionista Magnus Mehta e Sarathy Korwar alla batteria, tablas, percussioni ed elettronica

Recensione di Simone Sollazzo e Fabrizio Cremonesi

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