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Il 25 giugno in occasione della ciclostaffetta itinerante “L’Agenda Ritrovata” organizzata con diverse tappe in tutta Italia, a Peschiera Borromeo si è tenuto un microevento.
E’ stata accolta da molti ciclisti del sud est Milano la carovana con Salvatore Borsellino all’ingresso di Peschiera Borromeo e sono state scoperte le targhe delle due vie dedicate ad Annalisa Durante e Lea Garofalo, vittime innocenti della mafia e scelte dagli studenti delle medie di Peschiera Borromeo
A testimonianza di questo evento amici di RecSando eBicipolitana Network hanno scattato per noi delle fotografie

Fotografie   di Antonella Baccari

Peschiera Borromeo: Due Nuove vie contro la mafia, Annalisa Durante e Lea Garofalo
“Le strade che ricordano: Annalisa e Lea a Peschiera Borromeo”

C’è un rumore che non si dimentica: quello delle biciclette quando arrivano tutte insieme. Non è un frastuono, non è un corteo. È un suono che somiglia a un respiro collettivo, un ritmo che dice “siamo qui”, senza bisogno di megafoni. Il 25 giugno 2017, quel respiro entrò a Peschiera Borromeo.

La ciclostaffettaL’Agenda Ritrovataveniva da lontano, da una storia che non si è mai chiusa davvero: l’agenda rossa di Paolo Borsellino, scomparsa tra le fiamme e la polvere di via D’Amelio. Ogni anno, quel vuoto si rimette in viaggio. E ogni città che la accoglie aggiunge un pezzo di memoria, un gesto, un nome.

A Peschiera, i nomi erano due. Due donne. Due destini che la criminalità organizzata ha provato a cancellare, come si cancella una riga scomoda da un quaderno. Ma la città ha fatto l’opposto: li ha scritti sulle sue strade.

La mattina era limpida, una di quelle giornate in cui il cielo sembra voler partecipare. Davanti al centro sportivo intitolato a Paolo Borsellino, studenti, insegnanti, cittadini, ciclisti e curiosi si erano radunati senza formalità. Non c’era retorica, non c’era palco. C’era attesa.

Quando le biciclette comparvero all’orizzonte, fu come vedere arrivare una promessa mantenuta. In testa, Salvatore Borsellino pedalava con la sua determinazione asciutta, quella che non ha bisogno di presentazioni. Dietro di lui, il gruppo del Sud Est Milano, bandiere rosse che sventolavano come pagine di un libro aperto.

La prima targa venne scoperta in silenzio.

Via Annalisa Durante.

Annalisa aveva quattordici anni. Era affacciata alla vita, come tutte le ragazze della sua età. Una pallottola della camorra la colpì mentre parlava con un’amica. Non era nel posto sbagliato: era semplicemente nel suo quartiere. Il posto sbagliato era la camorra.

Quel giorno, a Peschiera, il suo nome tornò a camminare. Non più solo nei racconti, ma sulle mappe, nei navigatori, nelle indicazioni stradali. Ogni volta che qualcuno avrebbe detto “ci vediamo in via Annalisa Durante”, la memoria avrebbe fatto un passo avanti.

La seconda targa era poco più in là.

Via Lea Garofalo.

Lea aveva scelto. Aveva scelto di testimoniare, di rompere il silenzio, di proteggere sua figlia Denise. Aveva scelto la libertà, e per questo la ‘ndrangheta l’aveva condannata. Ma la libertà, quando la scegli davvero, non muore con te. Si trasferisce. Si moltiplica.

A Peschiera, quel giorno, la libertà prese la forma di una strada nuova. Una strada che non porta solo a un indirizzo, ma a una responsabilità.

Gli studenti delle scuole medie erano lì, con i loro cartelli, i loro occhi attenti, la loro timidezza piena di coraggio. Erano stati loro a proporre quei nomi. E in quel gesto c’era tutto: la continuità, la trasmissione, la scelta di non lasciare la memoria agli adulti, ma di farsene carico.

La ciclostaffetta ripartì poco dopo, come fa sempre. Non si ferma mai troppo, perché la memoria non è un monumento: è un movimento. E mentre le biciclette si allontanavano, le due targhe restavano lì, immobili e luminose, come due fari accesi in pieno giorno.

Oggi, chi passa da quelle vie forse non conosce la storia. Forse non sa chi erano Annalisa e Lea. Forse non immagina che, prima di diventare strade, erano due vite spezzate. Ma ogni nome scritto nello spazio pubblico è un invito. Un invito a chiedere, a ricordare, a non voltarsi dall’altra parte.

Peschiera Borromeo, quel giorno, ha scelto di non dimenticare. E ogni volta che qualcuno attraversa quelle vie, la scelta si rinnova.

Perché la memoria non è un luogo.È un percorso.E continua a pedalare.

Fabrizio Cremonesi
Flavio  Mantovani

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