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Non esistono ragazzi cattivi

Non esistono ragazzi cattivi …

E' in questa frase, che è poi il titolo del libro che ha scritto, che possiamo sintetizzare la serata in programma nella chiesa di San Giuliano Martire con don Claudio Burgio, fondatore dell'Associazione Kayròs, dedita all'accoglienza in strutture comunitarie di ragazzi in difficoltà, oltre che essere il cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano.

Cattivi viene da "captivus", schiavo. Ci dice don Claudio. Pensiamo alle schiavitù a cui sono soggetti oggi gli adolescenti in questa società che li usa, dove tutto è consumo, rapporti personali compresi. Allora eccoli che finiscono dentro per reati commessi per il desiderio di possedere un oggetto di moda, o costoso, o un telefonino..

Fossimo capaci di guardarli veramente. In fondo è questo che vogliono: Che li si guardi e li si ascolti veramente! E' questo che chiedono quando compiono reati di bullismo o altri minori ma anche maggiori. Fossimo capaci di non etichettarli..non sono ragazzi buoni o cattivi. Sono ragazzi. Punto. Fossimo capaci di essere "genitori", adulti, non pari.

Racconta don Claudio episodi di incontri quotidiani, che vive ora alla casa-accoglienza (dove egli stesso vive, e che attualmente ospita una cinquantina di ragazzi, (sono adolescenti in recupero, ma possono capitare anche ragazzi "profughi non accompagnati"), ora nel carcere, che di minorenni ne ospita circa 150. Tutti maschi. Dove vi arrivano ragazzi che purtroppo hanno commesso reati anche gravi, come l'omicidio. Con cui lui prova a instaurare un dialogo.

"Forte" deve essere stato il momento in cui un ragazzo ha parlato tre anni e mezzo dopo aver ucciso..chiedendo alla madre cosa avrebbe fatto quella sera se avesse saputo che era stato lui….La risposta era stata quella sperata. "ti sarei stata vicino, ti avrei accompagnato a costituirti". Ancora più forte la lettera di perdono di una madre al "giovane assassino del figlio", <per non perdere non altro figlio>.

Anche l'avviso che potrebbe arrivare l'ordine di ucciderlo da parte dell'Isis, gli è arrivato da due ex ospiti che sono fuggiti in Siria. Ma don Claudio ama questa sua vita. Ama il "kayròs", il tempo che passa con loro. E il consiglio anche a noi è quello di passare tanto tempo con i nostri ragazzi, e di amarli. Per quello che sono.

Questo incontro ha chiuso le tre serate dedicate alla testimonianza di Misericordia, tema dell'Anno, come voluto da Papa Francesco che ne ha istituito il Giubileo. Prima di don Claudio, hanno testimoniato due detenuti in via di recupero, e Claudia Koll, attrice, che ha raccontato la sua conversione a una fervente Fede Cattolica.

La domanda, a cui voi lettori potreste rispondere, mettendovi in gioco, è: Quanto sono disposti a "perdonare" gli adulti? ..Perdono. parola chiave della Misericordia.

Redazione Recsando Angela Vitanza

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