MURALISMO NEL SUD MILANO: DALLA BRIGADA PABLO NERUDA AD OGGI

Un regalo lasciato ai sangiulianesi ormai quarant’anni fa. Un regalo fatto di colori e poesia che porta con sé un messaggio alto, che parte dal basso. Parte dal popolo che si esprime come può. Vuole insegnarci a non arrenderci, a stare uniti e a costruirci la democrazia.

Il murales di via Matteotti racconta una storia che viene da lontano, una storia che ciascun uomo è in grado di capire. Gli esuli del Cile ci hanno raccontato una storia che chiede di essere ricordata ogni giorno.

 

IL GOLPE CILENO E GLI ESULI
Come ben racconta questo articolo scritto da Paolo Rausa, da quel tragico 11 settembre 1973 per il popolo cileno iniziò un vero e proprio incubo. Una dittatura, quella di Augusto Pinochet, che fino al 1990 ha zittito con la violenza le voci di coloro che invocavano la libertà e la democrazia, le voci di coloro che avevano scelto Salvador Allende come presidente e che dopo la sua morte per mano dei golpisti l’hanno pianto.
La libertà si pagava a caro prezzo: la morte o la fuga, queste le uniche possibilità per coloro che non accettavano la dittatura di Pinochet. Fu così che i ragazzi cileni si sparsero per il mondo, fu così che i ragazzi della Brigada arrivarono in Italia e a San Giuliano.

LA BRIGADA PABLO NERUDA A SAN GIULIANO

il murales dei ragazzi sangiulianesi (affianco a quello della brigada) - foto di Paolo Rausa

il murales dei ragazzi sangiulianesi (affianco a quello della brigada) – foto di Paolo Rausa

Era il 1975 quando i ragazzi della Brigada Pablo Neruda (che ha preso il nome proprio in onore del poeta e scrittore cileno, amico di Allende) è arrivata a San Giuliano: i ragazzi della Brigada sono subito stati accolti dai giovani sangiulianesi che di certo non hanno dimenticato. Ad accoglierli anche il pittore e ceramista cilenoMario Tapiache viveva da diversi anni nella cittadina del sud Milano dove ha lasciato molte opere tra cui un murales nella sala Previato dello SpazioCultura. <<Erano appena scappati dal Cile e ci hanno raccontato la loro storia – racconta Paolo Rausa che ha vissuto quei momenti -: insieme abbiamo parlato di come ricostruire la democrazia ed è nata l’idea di realizzare il murales di via Matteotti. La Brigada infatti propagandava le proprie idee attraverso il muralismo>>.

IL MURALES DELLA BRIGADA
Bombe che cadono. Una rosa, una chitarra, le spighe e le stelle. Uomini che si abbracciano e cantano. No al fascismo. Il popolo unito non sarà mai vinto. C’è tutto questo nel murales realizzato dai giovani esuli cileni sulle mura di via Matteotti appartenenti alla Curia. Circa un anno dopo i ragazzi sangiulianesi hanno arricchito la parete affianco con un loro murales, a ricalcare lo stesso messaggio lasciato dalla Brigada. Di questo secondo murales rimane solo una piccola porzione: il resto dell’opera è stato  intonacato per esporre la pubblicità di un rivenditore di sanitari, in seguito tolta anche quella per lasciare spazio ad un muro grigio come gli altri. Il dipinto della Brigada invece, restaurato circa vent’anni fa da Tapia, lotta contro il tempo e contro l’incuria di chi ha pensato bene di sovrastare l’opera con il cartello del lavaggio strade del martedì mattina.
Proprio al fine di restaurare il murales della Brigada, lo scorso febbraio Rausa ha fondato un Comitato presentato per la prima volta con un evento in sala Previato in memoria della Brigada e del pittore cileno Tapia: <<Questo è un appello ai cittadini democratici per mantenere viva la memoria dei fatti tragici del passato, affinché non accadano più – commenta Rausa -: il murales della Brigada è un pezzo di storia, un manifesto di democrazia>>.  

I MURI DI OGGI: TRA GRAFFITISMO E MURALES SU COMMISSIONE

ragazzi dell'arena del sole all'opera a Serenella - foto di Luigi Sarzi Amadè

ragazzi dell’arena del sole all’opera a Serenella – foto di Luigi Sarzi Amadè

Se la Brigada attraverso il muralismo ha diffuso la sua speranza per una società migliore, in modo similare negli anni ’60 nasceva un movimento di protesta creativa contro la società noto come graffitismo. Vagoni dei treni e muri cittadini rappresentano la tela di questi pittori che realizzano le loro opere con la complicità della notte. Grida di protesta colorate  impresse su intonaci grigi di metropoli e cittadine di provincia. Arte o Vandalismo: ognuno può esprimere il suo giudizio, così come ha fatto il legislatore (e anche questa associazione). Non sempre però i “pittori di strada” sono costretti a nascondersi anzi, negli ultimi anni ha cominciato a prendere sempre più piede la realizzazione di murales su “commissione” della Pubblica Amministrazione. Questo fenomeno è particolarmente diffuso nel sud Milano, basti pensare al Parco Serenella, al sottopasso della stazione ferroviaria, al depuratore o alle mura di via Cavour: i ragazzi del centro di aggregazione giovanile “Arena del Sole” negli ultimi due anni, bombolette alla mano, si sono impegnati a decorare i muri lasciando una traccia colorata sulle zone abbandonate di San Giuliano. Stessa cosa si può dire per San Donato con la facciata del cinema Troisi e il sottopasso della stazione ferroviaria decorati da Atelier Biancoshock, o con i murales realizzati in Piazza Bobbio (su cui affacciano il supermercato Esselunga e la libreria cafè Artea) da writers professionisti su commissione del Consorzio Quartiere Affari. Stesso copione per il sottopasso ferroviario di Melegnano che nel 2008 fu decorato su impulso dell’assessorato alla Cultura con scene della Battaglia dei Giganti.

Tre fenomeni, il muralismo della Brigada, il graffitismo e il muralismo odierno, diversissimi fra loro. Tutti e tre oggetto di critica e di elogi. Ciascuno, a proprio modo, meritevole di rispetto e salvaguardia. Perché l’arte può avere diverse forme e sta ad ognuno di noi trovare quella più calzante con le proprie idee. Poche opere però hanno il pregio di parlare a uomini di epoche diverse e farsi capire utilizzando le stesse parole. E la Brigada con il suo murales parla ai sangiulianesi da quarant’anni, glielo ripete ogni giorno: il popolo unito non sarà mai vinto.

 

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