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Libro: Il Segreto di Piazza Napoli di Gino Marchitelli [Recensione]

GINO MARCHITELLI – IL SEGRETO DI PIAZZA NAPOLI

Ed eccolo qui, il nuovo romanzo di Gino Marchitelli, uno dei più apprezzati autori di gialli e noir contemporanei. “Il Segreto di Piazza Napoli”, pubblicato dalle Edizioni Frilli, si aggiunge al lungo elenco di romanzi pubblicati da questo “scrittore elettricista antagonista”, tutti ambientati in Italia, e tutti attraversati da una sorta di filo conduttore, cioè la considerazione che quasi sempre ciò che di “malvagio” c’è nel comportamento degli esseri umani non è soltanto dovuto alla natura degli stessi, ma è al tempo stesso un prodotto della società e dei valori (meglio sarebbe dire, forse, dis-valori) che essa incarna. Come sempre, le vicende narrate da Gino non si fermano al puro fatto di sangue come tale, ma lo inquadrano in un contesto sociale ben preciso, in questo caso, la “buona borghesia milanese”, da cui provengono i ragazzi del “branco” protagonisti di questa oscura vicenda di violenza e sopraffazione.

La trama è ben delineata e tessuta pazientemente dall’autore, con la stessa pazienza con cui il carabiniere in pensione Salvatore “Totò” Maraldo mette insieme i piccoli indizi e le sue intuizioni per giungere a scoprire “il colpevole”. E forse un po’ di Gino c’è in questo nuovo detective, in fin dei conti non molto diverso dal commissario Lorenzi dei romanzi precedenti, anche se, secondo chi scrive, più riflessivo e meno “irruento”.

Accanto a Totò, non una “bella e giovane giornalista”, come nel caso di Lorenzi, ma una tipica “matrona emiliana”, forse non bella secondo i canoni della società, ma piena di vitalità e freschezza, nonostante l’età. La Noris non aiuta il marito nelle sue indagini, se ne sta al di fuori, ma lo sostiene e lo accudisce come un vero re e il suo personaggio sembra stato creato, fra l’altro, per portare un accenno di sorriso in una vicenda che, per il resto, è cupa e piena di violenza.

Sì perché il mondo in cui si muovono i personaggi, sia che si tratti di Milano, sia che si tratti di Mondondone o Pavana, sull’Appennino, è intriso di brutalità e di prevaricazione. E’ un mondo in cui il fango è protagonista, sia come fango vero e proprio, prodotto dalla pioggia sferzante che colpisce Milano e dalla neve che ricopre completamente l’Appennino, sia come frutto della malvagità degli uomini, pronti a denigrare e gettare, appunto, fango, addosso a chi in realtà è vittima del sopruso e della violenza. Sono molti i personaggi che subiscono la cosiddetta “macchina del fango”: prima di tutto, la ragazza vittima dello stupro e dell’assassinio consumati qualche anno prima del periodo in cui si svolge il romanzo, E poi, conseguentemente, il padre della ragazza, Aldo, che da allora non si è più ripreso. E ancora Fabio, uno dei ragazzi del gruppo, poi pentito, che proprio nel momento in cui sta cominciando a rifarsi una vita, insieme alla nonna, vecchia partigiana, che gli sta accanto e lo incoraggia a riprendere in mano la propria esistenza, viene travolto dal proprio passato e soccombe.

Nessuno sembra salvarsi in questo mondo buio, senza luce, compreso chi, come Giorgio, il “capobranco”, che all’epoca dei fatti veniva considerato un “duro” e ammirato dai compagni, in particolare da Fabio e che alla fine deve soccombere a sua volta, di fronte a chi è più potente di lui.
Una vicenda, quella de “Il segreto di Piazza Napoli”, completamente immersa nella realtà e nelle contraddizioni della nostra società individualista e piena di conflitti, tra giovani e anziani, tra ricchi e poveri, tra cittadini e istituzioni, da cui i cittadini non si sentono per nulla tutelati.

Esistono tuttavia delle possibili “vie di fuga” da questa cupa realtà, ed una di queste è rappresentata dalla musica, presente in tutti i romanzi di Gino Marchitelli, che sembra avere il compito di esorcizzare la paura, anche attraverso il ricordo di quegli attimi di felicità di cui tutti, chi più chi meno, ha goduto nella propria vita.

Circolo Letterario 6×4 – Piera Scudeletti
 

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