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La spilla che rende invisibili ai social network

La spilla che rende invisibili ai social network

L’idea di un’azienda olandese: un simbolo che viene riconosciuto dal software delle fotocamere e cancella il volto di chi lo indossa, in modo che non venga condiviso senza il suo assenso su Instagram, Facebook e altri servizi

Un sistema che oscura automaticamente il volto di una persona quando una sua foto viene pubblicata online senza il suo consenso. È l’ultima invenzione diAVG Innovation Labsper difendere la privacy degli utenti su Internet. Come funziona?

Basta indossare un adesivo, o una spilletta, con un logo originale e la scrittaDo not snap(Niente scatti) che un software – il cui codice deve essere integrato nelle varie applicazioni – è in grado di riconoscere per cancellare il volto della persona se l’immagine venisse postata via web. 

È un modo per cercare di mantenere il controllo del materiale fotografico che viene condiviso in grandi quantità su Snapchat, Instagram, Facebook e altri siti. Ogni giorno, infatti,oltre 1 miliardo e 800 milioni di foto, che riguardano aspetti diversi della vita di ognuno di noi, vengono inserite online. A rischiare maggiormente sono i più giovani che possono, loro malgrado, essere immortalati in situazioni imbarazzanti e spiacevoli, causando conseguenze imprevedibili. 

La soluzione di AVG Innovation Labs, se implementata, potrebbe aiutare a evitare effetti indesiderati e a meglio rispettare la volontà delle persone proteggendo la loro privacy. Per incoraggiare la sua adozione,il softwareDo not snapè a disposizione per il download gratuito. Non c’è ancora, però, un piano per lo sviluppo commerciale del programma e, dunque, non bisogna aspettarsi che, a breve, possa venire integrato nelle app e nelle piattaforme social più usate dagli internauti. 

Ai creatori di AVG Innovation Labs interessa principalmente sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare il dibattito sulla privacy online, dei cui problemi bisogna avere maggiore consapevolezza dato che la tecnologia digitale è sempre più parte integrante della nostra esistenza. 

Fonte: La Stampa
articolo con licenza creative commons

 

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