La morte balla sui tacchi a spillo

La morte balla sui tacchi a spillo …

(Ma arriva con una garbata brezza del mare di Sicilia).
Sono particolarmente contenta di aver assistito allo spettacolo teatrale dell’ 8 Marzo al cinema Ariston di San Giuliano Milanese, affollato per l'occasione, malgrado la tiepida giornata di sole.

Per diversi motivi: sono donna, e la giornata dell’8 Marzo è Internazionalmente dedicata alle donne; lo spettacolo è stato scritto interamente da donne, Michela Tilli e Silvana Fallisi, che poi l'ha portato sul palcoscenico in un monologo, ma con il suo caldo temperamento da siciliana, facendo sì che sembrasse che i “comparenti” fossero lì con lei. Ragione per cui lo spettacolo era assicurato. Così è stato. Nel cast c'è anche la figura di un uomo, Corrado Accordino, monzese, che è anche attore e scrittore, e di questa opera è il regista.
Silvana è carinissima e disponibile: l'ho incontrata cinque minuti prima che iniziasse lo spettacolo, per chiederle quale fosse il messaggio da far passare con il suo spettacolo in questa particolare giornata. “Una volta si pensava che dovessimo lottare per ottenere l'uguaglianza tra uomo e donna. Oggi noi donne dobbiamo aspirare alla disuguaglianza, perché dobbiamo essere orgogliose di essere come siamo e non voler essere come un uomo. Non dobbiamo essere uguali. E' troppo bello essere donna. Una volta nascondevamo volutamente le capacità. Invece siamone orgogliose.” La storia che porta in scena è ambientata in Sicilia negli anni 60, e lei aggiunge ”in quegli anni si parlava di aspirare all'uguaglianza tra uomo e donna, ma io non mi accorgevo di questa inferiorità femminile. Nella società matriarcale in cui sono cresciuta, la gestione familiare era condotta dalle donne, la nonna la mamma…Certo se poi parliamo delle opportunità, dei meriti, dei guadagni, diamo per scontato che debbano essere pari.”
Nel presentare lo spettacolo, poi l'Assessore Lucà, ricorda che ottimale sarebbe che l'8 marzo fosse tutti i giorni per le donne, invece dobbiamo ancora celebrarlo, e non solo in Italia , a causa delle discriminazioni e i sorprusi che ancora oggi le colpiscono.

La morte balla sui tacchi a spillo è ambientata nella Sicilia degli anni 60 (anche se a volte la si descrive così ancora oggi: suono di marranzano, vestito nero più velo, corona e crocifisso).
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Donna Tanina è la “vecchia” maestra di un paesino siciliano, quella che faceva un po' di tutto nella società in quel tempo:casa-chiesa e famiglia. Perennemente vestita di nero come si conveniva alle donne d'onore, partecipava a tutti i funerali occupandosi della gesta necessarie, come la vestizione del defunto. Caso vuole che questa volta sembra che a miglior vita ci fosse andata giusto la sua “rivale”, Vittoria Ambrosoli detta Vita, la giovane maestra tutte forme arrivata dal nord, che si era ingraziata subito le attenzioni delle autorità cittadine e della scuola, prima riservate a lei. La storia si svolge nella disordinata casa di questa, tra battute esilaranti, e dialoghi…improbabili…con Salvatore o Salvo, che è ….Gesù Cristo: una Croce che lei porta nella capiente borsa…del mestiere: contiene infatti anche un drappo funebre e la corona per recitare continue preghiere salvo inserirci qualche colorita frase sulla vita della “povirazza”, con qualche parola in dialetto comprensibilissima che scatena risate e applausi.
La cosa strana è che oltre lei non arrivano altri compaesani per la veglia funebre, come si usava. Invece, essendo tempo di elezioni politiche, da fuori arrivano echi di propaganda e musiche di riferimento ai partiti. (c'erano solo Partito comunista e Democrazia Cristiana).

Galleria Fotografica a cura di Luigi Sarzi Amadè [tutti i diritti riservati]
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Donna Tanina mimica e racconta tutta la storia dall'arrivo della “rivale” accolta con tutti gli onori, ai cambiamenti di usi e abitudini nella scuola, da lei fino allora gestita con autorità, sia con gli alunni che con il direttore; deviando a tratti sulla vita della città e degli uomini che la controllano, come don Raffaele, che guarda caso non ha rivali politici..
Il tutto cadenzato nel tipico dialetto siciliano, con una ironia e un umorismo spassosissimi e comicissimi.
Fino a una telefonata e alla scoperta di un fazzoletto in un cassettino del vecchio comò.

Racconterei volentieri il finale, ma non sarebbe giusto. Meritano Silvana Fallisi e tutta l'organizzazione di essere visti e ascoltati. Per cui, se ne avete la possibilità, cercate dove sarà in cartellone prossimamente. E andate a vederlo. Ho ancora le lacrime agli occhi. Dalle risate.

Redazione RecSando  – Angela Vitanza
– Foto Luigi Sarzi Amadè
– montaggio video e scelta della musica – radiocodaritorta