La lunga strada contro la corruzione

Si apre la seconda puntata della folle iniziativa di portare il tema della lotta contro la mafia in Lombardia, a San Giuliano, il sabato mattina, partendo dal migliorare gli atteggiamenti e le politiche degli amministratori e dipendenti pubblici. Appena il dottor Andrea Ferrarina inizia ad esporre i punti di questo intervento mi accorgo però di non star assistendo ad un incontro schematico e tecnico sulla funzione dei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, ma ad una più ampia dissertazione che sfocia nell’etica e nel tentativo di strutturare un nuovo modo di comportamento politico, anzi bio-politico.
     Dopo aver spiegato i principi base della legge 190 del 2012, infatti il relatore inizia un valzer con alcuni dei più celebri filosofi dell’era moderna e contemporanea. Snocciola princìpi etici kantiani, per poi passare alla crisi del sistema dualistico del bene e del male con Hannah Arendt, fino a lezioni di Sartre e alla chiusura con scritti di Hans Jonas. La corruzione, infatti, spiega, non è circoscritta alla semplice figura del dipendente pubblico cattivo e recidivo, ma è qualcosa di connaturato, di sistemico. “Durante Tangentopoli chiusero un distaccamento della guardia di finanza per aver arrestato tutti e dieci i dipendenti. Il primo a confessare raccontò di essere arrivato in un ufficio dove tutti ricevevano mazzette, e per mantenere il suo posto di lavoro dovette iniziare anche lui.”      In questo quadro le cupole mafiose si inseriscono non come pedine attive, ma come intermediari, come garanti di un ordine prestabilito in un universo illegale parallelo alla legalità dello Stato. Le famiglie si occupano quindi di vigilare sugli scambi, e punire i disonesti.
     Per combattere ed estirpare questo endemico fenomeno italiano, non basta quindi reprimere con dure pene i condannati, ma iniziare un vero lavoro di prevenzione, che abbia come obiettivo la creazione di valori, come legalità, eticità. Quante volte abbiamo assistito a raccomandazioni, o quanto può essere forte la tentazione di fare il favore ad un potente per far si che nostro figlio trovi un posto di lavoro. Alcuni di questi atteggiamenti possono sembrare giustificabili, specialmente in un periodo di crisi, ma è proprio in queste piccole cose che bisogna dimostrarsi intransigenti, e premiare coloro che si dimostrano integri.
     In conclusione si è tentato quindi di delineare quale deve essere il ruolo e l’atteggiamento del politico e del funzionari pubblico, che non deve ragionare secondo le responsabilità della legge, ma deve agire secondo le responsabilità naturali, come dei genitori nei confronti dei figli, perché la società e il suo futuro sono nelle mani dei nostri rappresentati. Non può esistere l’indifferenza, la non-azione, ma soltanto la cura, e la capacità di vedere più in la; ed in anni di crisi e disaffezione al mondo della politica è da questo che dovremmo partire per costruire la classe dirigente del futuro.
L’appuntamento è quindi rimandato a sabato 14 Giugno, con la speranza di assistere ad una maggiore partecipazione da parte della cittadinanza, non può essere un orario difficile a fermare la nostra voglia di cambiamento!
 
     14 Giugno 2014, SpazioCultura, Biblioteca di San Giuliano Milanese, incontro sulla mappatura delle famiglie mafiose in Lombardia, interviene David Gentili, Presidente commissione anti mafia di Milano.
  
Davide Polimeni.

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