Il Sindaco di San Giuliano motiva il suo no al Protocollo SPRAR della Prefettura

Il Sindaco di San Giuliano, contrario al Protocollo di accoglienza profughi (SPRAR) proposto dalla Prefettura, motiva la sua posizione in una lettera inviata a Luciana Lamorgese
Il Sindaco Marco Segala, ha dichiarato la sua contrarietà al progetto SPRAR, motivando in una lettera al Prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, le ragioni del no.
Al Prefetto è stato inoltre richiesto un incontro per illustrare di persona le motivazioni alla base del rifiuto. Infatti, questa mattina, Marco Segala e gli altri Amministratori dei Comuni della Città Metropolitana contrari al Protocollo non hanno potuto accedere all'incontro previsto con il Prefetto, in quanto riservato ai soli Sindaci firmatari dello stesso.  Tra le motivazioni addotte nella lettera si legge: “Solo nel mese di marzo, in occasione dell’incontro tenutosi presso gli uffici della Prefettura, sono venuto a conoscenza del numero esatto di immigrati presenti sul territorio (49) in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato. Sempre in quella occasione, Le ho manifestato molte perplessità rispetto alla sottoscrizione del protocollo sia per motivi di ordine generale, sia per ragioni prettamente locali…la nostra Città è cambiata nella composizione sociale e demografica, nella sua “internazionalizzazione” dovuta alla presenza di cittadini provenienti da ben 93 paesi del mondo (pari a circa il 20% dell’intera popolazione residente), così come negli stili di vita, nelle condizioni di lavoro e nel crescere dei bisogni.
Tutto questo è stato accompagnato da una riduzione delle risorse economiche disponibili. Il nostro territorio, dunque, è un laboratorio permanente in cui si coniugano integrazione e accoglienza. Inoltre i servizi sociali sono quotidianamente alle prese con la gestione di un numero sempre maggiore di sfratti per morosità – circa 90 all’anno – e la nostra Città non è in grado di fornire risposte adeguate a causa del fallimento che ha coinvolto l’ex società in house, Genia Spa… il cui patrimonio pubblico, costruito grazie al sacrificio di tantissimi sangiulianesi, oggi deve essere riacquistato dal Comune… Sento l’obbligo di ribadire le criticità strutturali del nostro Ente. Infatti, abbiamo deliberato il Piano di Riequilibrio Pluriennale (c.d. predissesto) a causa dell’emersione di ingenti debiti relativi a servizi prestati da terzi nel periodo 2010/2016, le cui spese non erano state inserite nei bilanci degli anni passati, inserendo anche il finanziamento della proposta concordataria.
La lettera continua poi sul tema specifico: “Per quanto attiene alla gestione dei flussi migratori, questi ultimi, come certamente saprà, ricadono pesantemente sui Servizi Sociali in senso lato. Per questo, ho sottoscritto la nota trasmessa in data 7 aprile dal Presidente dell’assemblea intercomunale del Distretto Sociale Sud Est. Non sfuggirà, infatti, che il distretto sociale di cui fa parte San Giuliano Milanese accoglie o accoglierà, stante la disponibilità di alcuni colleghi dei comuni limitrofi, 366 immigrati a fronte dei 278 che spetterebbero se si applicasse il parametro definito da ANCI e Ministero dell’Interno. Aggiungo, per completezza informativa, che l’accoglienza di famiglie o mamme con bambini ha prodotto, nel tempo, anche situazioni critiche e meritevoli dell’interesse dell’Autorità Giudiziaria Minorile, che costituiscono per i Comuni – oltre che un onore per i servizi di welfare in titolarità dell’Ente Locale e di responsabilità istituzionale – anche una fonte di spesa consistente e perdurante nel tempo, spesso oltre i tempi di accoglienza.
Infine, analizzando lo schema di protocollo, nelle premesse è possibile leggere che il piano “ha l’obiettivo di realizzare un sistema idoneo ad assicurare una distribuzione sostenibile e flessibile dei posti da destinare all’accoglienza di tali soggetti”. L’aggettivo “sostenibile”, immagino, stia a significare che l’accoglienza non possa né debba alterare le situazioni preesistenti dell’ordine pubblico, della sicurezza effettiva e percepita, della coesione e convivenza civile… non si può parlare di sostenibilità senza tenere in considerazione aspetti di carattere soggettivo (ad esempio, se si tratta di famiglie, donne con minori, uomini, donne, etc.) e aspetti di carattere oggettivo (marginalità sociale, aree a rischio, fenomeni di criminalità emergenti, inciviltà, illegalità diffusa e così via) della Città coinvolta. In questo contesto, viceversa, appare soltanto la spinta dettata da un’incoercibile urgenza e da un allarme che non si riesce a dissimulare.”