Skip to content

Loading

Giuseppe Selvaggi: Abbracci d’Autunno

Come e quando nasce in lei la passione per la scrittura?

“Un libro è come un figlio, va alimentato giorno dopo giorno sino a quando non cresce e allora le tue parole non sono più tue ma di chi vorrà accarezzarle e farle proprie”, questa considerazione si accompagna a molti ragionamenti che sono stampigliati nelle mie composizioni. Prosa e poesia, uno stile che riprende la satyra latina,  non con intenti moralistici di fustigazione dei costumi ma come riflessione, a volte dolce a volte melanconica. La mia scrittura, preparazione di un  telaio e cominciare  a intessere l’ordito con storie verosimili, suggerite dalle muse. ‘Dice cose vere che sembrano false e cose false che sembrano vere.’ Questo riportava Ovidio di Esiodo a proposito del loro rapporto con le storie del mondo, quelle che ci passano sotto gli occhi quotidianamente, e ci commuovono e ci inteneriscono, ci fanno soffrire e amare, nostalgiche, che guardano al futuro, tutte intrise di grande umanità. 

Amo ritirarmi nel suo studio di casa prediligendo le prime luci dell’alba e ancor più spesso le tarde ore del finire del giorno, per esprimere pensieri ed emozioni attraverso la scrittura e la poesia. Un’esigenza esistenziale che accomuna tanti e non necessariamente quelli che poi credono di essere scrittori e poeti. C’è un intima esigenza di comunicare e non solo verbalmente; attraverso l’uso della poesia, affronto con efficacia comunicativa diversi temi esistenziali quali lo scorrere del tempo, la brevità dell’esistenza e la morte, a tratti con malinconia quando si tratta di far riaffiorare i ricordi personali, scoloriti dal tempo. Ne emerge una tela vivacemente colorata dalle forti emozioni vissute da me stesso per riflettere sulla mia terra natia (la Puglia), la città che mi ha accolto (Milano), le stagioni dell’esistenza che imitano quelle della natura l’amicizia, i ricordi personali e dell’infanzia.

Da cosa si lascia ispirare per le sue poesie?

Più che ispirazione parlerei di “suggerimenti” che arrivano da un lato dell’esperienza personale, dall’altro dai temi esistenziali e universali propri di ogni essere umano. Ecco che allora ogni lettore potrà rispecchiarsi nei miei versi, riflettendo sul senso della vita e magari ritrovando qualche frammento della propria esistenza, fino ad arrivare a condividere con l’autore le emozioni che caratterizzano il nostro essere umani. Emozioni trascritte sulla carta e raccontate dal cuore, il passaggio dell’anima attraverso le esperienze di una realtà che percepita come ricerca del tempo smarrito ritrovato nelle parole che evocano vissuti, desideri di attimi, attingimenti dal passato di cose amate, quello che ne scaturisce sublima la mancanza di vissuti irripetibili e non cancellabili. Nel Seicento venne coniata l’espressione ‘tempo pittore’, la scurità che il tempo fa apparire sopra le pitture intesa come il valore del passaggio del tempo sull’opera che talvolta le favorisce. Il tempo smorza le tinte forti e attiva una patina di mistero sulla tela pittorica che è la vita di ciascuno.

 

Vuole raccontare ai nostri lettori il suo ultimo libro?

“Abbracci d’autunno. Cercando nuove primavere” Secop edizioni

In un periodo di pandemia potrebbe risultare fuori luogo parlare di abbracci , ma la metafora, suggeritami da una riflessione paterna, e che dà il titolo al mio ultimo libro, rende bene – con l’efficacia dell’immagine – l’idea alla base delle mie considerazioni. Se l’autunno è la stagione dei crepuscoli e delle nostalgie, la primavera è l’esplosione della vita. Se in autunno ci si prepara a vivere l’intimità della casa, in primavera si ci accinge a vivere ​nella natura rigogliosa. Se in autunno si cerca il calore da cui ripartire, anche quello dell’abbraccio degli affetti, in primavera si mette in pratica quella socialità ritornando in pienezza nel mondo circostante per sperimentare che la primavera non è una sola ma sono tante, sempre nuove, sempre diverse, pure nell’unicità del ciclo stagionale. E’ questo l’invito che  Francesco , mio padre,  mi rivolse: “Abbraccia l’autunno. E’ solo un passaggio in cui il sole diventa solo un poco più avaro e non ti stancare di cercare nuove primavere”.

In questo libro uso le parole come pennello quasi a voler dipingere sensazioni e personaggi. Alle immagini delle feste patronali, con luminarie e fuochi d’artificio, del mare in burrasca, della terra rossa, delle memorie dei genitori, della loro sapienza antica, fanno da ponte le immagini di treni che partono, di valigie, di nuvole in fuga che conducono ad uno scenario cittadino di luci, vetrine e … clochard, segno di una dolente umanità.

Come si pone nei confronti della vita in generale e come la sua sensibilità l'ha portata a vivere?

Tempo, miti, parole, dotte dispute. Uscire dall’affanno del quotidiano e accorgersi di voler dare risposte anche a domande che nessuno ha poi interesse a farti. A volte mi parlo addosso e mi rispondo che il tempo l’ho speso e continuo a spenderlo senza curarmi di quanto me ne resta e per quanto riguarda la libertà l’ho cercata, credo di averla incontrata in tante occasioni ma non conoscendola se non per sentito dire non gli ho prestato particolare attenzione. Vorrei poter condividere un pensiero di Alda Merini che sosteneva che “Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni”, però non posso ignorare che la libertà sognata è qualcosa che svanisce quando il sognatore riapre gli occhi. Libertà, una parola affidata al vento che ne disperde il suono, forse vive e più intensamente in chi ha consapevolezza della catena invisibile che si chiama sicurezza e tranquillità per le quali sacrifichiamo tanta della nostra libertà. Non possiamo dirci liberi dalla paura restando sulla terra ferma evitando l’affanno di dover affrontare un mare in tempesta, è la determinazione di andare oltre la lunghezza della nostra catena che ci consentirebbe di provare l’ebbrezza di un maggiore spazio vitale. La libertà è come un abito su misura, non è sufficiente un buon sarto e i mezzi per pagarlo, serve la capacità di indossarlo con naturalezza come se fosse stato sempre nostro. Temo che qualcuno possa chiedermi cosa sia per me la libertà, sarei più bravo a descrivere l’odore del mare. La libertà è anche ignoranza della vita che ci fa credere prima di poter fare tutto quello che ci pare, poi ci offre spunti di riflessione per capire che crediamo di essere liberi e ancora dopo in una fase di maturità accettare di essere schiavi inconsapevoli o addirittura felici.

Riesce sempre a "cogliere" nei suoi versi ciò che anima il suo cuore?

Parole occupano spazi bianche di pagine il cui contenuto a volte finisce per somigliare a un saggio autobiografico. Trovare spunti da annotazioni frammentarie raccolte inizialmente senza una precisa idea di utilizzazione. Chiudersi in una stanza per quell’atto creativo che è la scrittura, provare l’emozione riga dopo riga nello scoprire i motivi che ti inducono a brevi clausure. Avere il dono di immaginare che due pagine possano diventare ali e prendere il volo.

Generalmente è soddisfatto delle sue opere oppure "manca sempre quel qualcosa"?

Mi affido ai giudizi dei critici e soprattutto di chi mi legge. Ci sono sempre due verità, una vera e l’altra che ti piace di più e ti convinci che l’altra ti aiuta a vivere meglio.

Progetti futuri?

 L’ho incontrato, era in bella posa nei giardini vicino casa. Ci siamo guardati a lungo, io perché non avevo nulla da fare e lui perché impossibilitato a fare altro. “Osa e vivi al meglio che puoi” questo sembrava volermi augurare. Ammirare la sua precaria bellezza mi ha trasmesso una seducente serenità.

In fondo la condizione umana non è poi tanto diversa.

Ho il sospetto che se dipendesse da lui continuerebbe a guardare incuriosito il nostro mondo. Testimonierà il tempo corrente, il pupazzo di neve durerà finché il suo cuore resterà freddo, i primi raggi del sole pian piano lo faranno sparire ai nostri occhi, resterà il ricordo come per gli umani incontri.

Comunque, divagazioni a parte, ho un nuovo libro a cui manca solo il titolo e mi deve tornare la voglia di prospettarlo a un editore. Non so se sono a più della metà di un saggio il cui titolo provvisorio è “Colloqui con il Padre Eterno” e in questa incertezza scrivo che “Nelle mie lunghe passeggiate provo a pregare ma non ricordo più le parole” 

 

di carla Paola Arcaini

 

Skip to content