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Foibe ed eccidi nel Giorno del Ricordo

La parola “foiba” è entrata , finalmente, nelle ricorrenze dei ricordi dei genocidi e sta ad indicare la voragine carsica divenuta tomba di vittime innocenti italiane sotterrate in cave di bauxite, Istria, in pozzi di miniere, Pozzo Littorio d’ Arsia, in Istria e a Basovizza, presso Trieste. Ma furono commessi eccidi anche in vari campi di concentramento, Marasego, Aidussina, Borovnica; eccidi perpetrati anche in mare a Santa Marina di Albona e Zara o nel mare di Fasana.

Da quel settembre 1943 ad oggi, molto è stato fatto per arrivare alla verità, per conoscere il numero ed i nomi di tutte le vittime innocenti,  “combattendo”, soprattutto, contro la volontà ed il silenzio delle autorità del Governo Italiano e di quello Sloveno e Croato e di una parte politica odierna, ben nota, che fa fatica a ricordare le nefandezze dei comunisti Titini.  
Oggi le tante famiglie sopravvissute alle varie nefandezze subite, sperano che finalmente vengano alla luce tutte le verità, scientemente nascoste, al di là di qualsiasi appartenenza politica. 
Nelle foibe concentrate attorno a Pisino,  sede allora del comando jugoslavo-comunista, nei mesi di settembre/ottobre 1943 furono fatti confluire dalle varie cittadine tantissime famiglie di italiani, con l’accusa di appartenenza al Partito Fascista per poterli  infoibare anche vivi, senza alcun processo.
In seguito le infoibature ebbero luogo nella zona ai piedi e lungo le pendici del Monte Maggiore, là dove avevano sede i Comandi dei Partigiani Titini. Nel terzo periodo gli infoibamenti ebbero luogo soprattutto attorno a Trieste e Gorizia, ma anche nella zone del Tomino a nord e di Capodistria a sud.
Attualmente  un ampio territorio non è stato ancora esplorato e setacciato, relativo al Carso, all’Istria o al mare di Zara. Chissà cosa si troverebbe, sarebbe veramente impietoso.
In questo Giorno del Ricordo non devono essere dimenticati anche i sacerdoti, i monaci, le suore e i seminaristi, vittime anche loro di questo odio contro tutto quello che rappresentava l’italianità e il clero, anche se non erano di fede fascista.
Lascio questi ricordi storici, per parlare di mio zio Stefano di 22 anni, mai conosciuto da me perché non ero ancora nato, ucciso ed infoibato chissà dove.
Zio Stefano, come tutti i giovani di quel periodo, cercava disperatamente di trovare una sistemazione lavorativa che lo potesse aiutare a mettere su famiglia. Un colpo di fortuna l’ebbe con la chiamata nel servizio della Pubblica Sicurezza, ma con la condizione di dover andare a Spalato, perché nativo della provincia di Bari.  Accettò con grande entusiasmo, lasciando il paese natio, di imbarcarsi per la sua nuova città.
Fu la sua condanna a morte.
Dopo tre mesi dall’entrata in servizio, l’Italia chiese l’armistizio. I soldati di Tito, appoggiati dalla Russia, si scatenarono contro gli italiani dell’Istria, della Dalmazia, della Croazia, con una ferocia inaudita, pari a quella fascista e nazista, stuprando donne e bambine, ammazzando uomini, rubando nelle case, distruggendo e ammazzando tutto quello che rappresentava l’italianità.
Nella caserma di zio Stefano si rifugiarono molte famiglie italiane, impaurite ed indifese da tale ferocia barbara, per avere un minimo di protezione. Ma i Titini comunisti, forti di numero e di armi, occuparono la caserma, deportando tutti quelli che trovarono all’interno. I primi ad essere bloccati furono i militari. Vennero caricati su camion e da quel momento si persero le loro tracce. Una testimonianza postuma dichiarò ai miei famigliari che i militari presi prigionieri furono fucilati e buttati nelle foibe. Foibe che ancora oggi non siamo riusciti ad identificare.
Purtroppo anche il neo Governo italiano che si insediò, su forti pressioni ideologiche si dimenticò di questi connazionali, considerandoli cittadini di secondo ordine.
Continueremo le nostre ricerche nella speranza di arrivare alla verità.
Oggi, a distanza di settant’ anni da quei tragici eventi, finalmente è caduto il tabù del non ricordo, riportando alle memoria le nefandezze dei comunisti Titini, perpetrate contro indifese famiglie, considerate fasciste, anche se molte non lo erano, ma che avevano solo la colpa di avere intrapreso attività commerciali e lavorative su un territorio occupato dai fascisti, molti, lontani dall’ideologia di quel momento. Erano puri e semplici lavoratori.
Continueremo le nostre ricerche nella speranza di arrivare alla verità. Mi fermo qui.
Il Prefetto di Bari, con una solenne cerimonia al Palazzo di Governo, ha ricordato, quest’anno, il sacrificio di zio Stefano, auspicandosi che simili episodi non accadano più, conferendogli la Medaglia d’Oro, mentre il Comune di nascita lo ha ricordato intitolando una Piazza Comunale a suo nome.
Questo per me è un motivo d’orgoglio.
 
Stefano Sportelli
GALLERIA FOTOGRAFICA
Foibe ed eccidi nel Giorno del Ricordo
In occasione del Giorno del Ricordo, il Comune di San Giuliano Milanese, in collaborazione con l’ANVGD – Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – ha proposto  due appuntamenti per ricordare i fatti accaduti dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947.
Sabato 10, alle ore 16 presso la Sala Esposizioni di Spazio Cultura (piazza della Vittoria 2), presente il sindaco Marco Segala, e gli assessori Marnini, Nicolai,Ravara, Doina Francu e Salis,  vi è stata l’inaugurazione della mostra “Conoscere per ricordare”,  a cura e con la presenza del sig. Romano Cramer de Albona, esule istriano, segretario generale del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia. 
La mostra rimarrà aperta fino al 18 febbraio. 
Venerdì 16 febbraio, alle ore 17 presso la Sala Previato di Spazio Cultura, ci sarà la  conferenza: “La conoscenza e il ricordo”. 
 
A.V. – Foto Luigi Sarzi Amadè


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