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Conferenza Stampa del 15 giugno 2016

ASSEGNAZIONE E DESTINAZIONE SOCIALE DEI LOCALI CONFISCATI ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA IN VIA LODI 39/41 A MELEGNANO

Indetta da OSSERVATORIO MAFIE SUD MILANO e PERSIDIO di LIBERA SUD EST MILANO intitolato a
Renata Fonte, Barbara Rizzo con i figli Giuseppe e Salvatore
 

Questa conferenza è stata voluta dall’Osservatorio Mafie Sud Milano e dal Presidio di Libera Sud Est Milano intitolato a Renata Fonte, Barbara Rizzo con i figli Giuseppe e Salvatore, vittime innocenti di mafia, per informare sull’attuale situazione del Bene confiscato alla criminalità presente a Melegnano in via Lodi 39/41 e sull’iter della sua destinazione per il riutilizzo sociale ai sensi della L. 109/96. 

La speranza è infatti quella di riuscire a sollecitare il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Melegnano perché si attui un fruttuoso percorso di rete, che coinvolga le realtà locali, che porti alla destinazione sociale del bene in tempi brevi in modo da evitare il progressivo depauperamento del bene stesso pregiudicandone il riutilizzo sociale. 

A tal fine l’Osservatorio e il Presidio di Libera, si sono da diverso tempo attivati sul territorio e, nello specifico caso di Melegnano, ripetutamente messi a disposizione dell’Amministrazione per supportare l’Amministrazione nella creazione di un percorso condiviso. Purtroppo alle nostre offerte di disponibilità non è mai stato dato riscontro.
Nel corso del 2016 l’Amministrazione Comunale di Melegnano ha infatti indetto ben due bandi di gara per l’assegnazione dei locali di via Lodi, uno a febbraio e uno a maggio. La prima asta pubblica si è conclusa con esito infruttuoso ed anche la seconda gara si è conclusa senza aggiudicare definitivamente la concessione dei locali in quanto l’offerta pervenuta è risultata indeterminata e in difformità rispetto alle condizioni di cui al bando.
Appare al quanto singolare l’ostinazione con cui l’Amministrazione di Melegnano continua a percorre una strada che di fatto ha finora portato al risultato di allontanare l’obiettivo fondamentale di riconsegnare in tempi congrui alla cittadinanza il bene confiscato alla criminalità organizzata e ha finora vanificato anche l’obiettivo di dare a quei locali una dignità sociale che non può prescindere dalle necessità e dal sentire della comunità a cui appartiene.
È stato chiesto in diverse occasioni al Sindaco Vito Bellomo l’istituzione di un tavolo di confronto con le associazioni locali per condividere la scelta della destinazione sociale del bene e per l’individuazione di un percorso che ponesse le condizioni affinché le realtà locali portatrici di interessi sociali potessero esprimere la propria progettualità e concorrere al bando.
Nulla di straordinario, così come dimostrato da esempi virtuosi molto vicini come a San Donato Milanese dove in meno di un anno i locali confiscati di Poasco sono stati assegnati con un utilizzo sociale condiviso dalla comunità rappresentata dalle associazioni locali e gran parte dei costi di ristrutturazione dei locali sono stati coperti da fondi pubblici. Un atro esempio virtuoso è quello di Mediglia, anche in questo caso l’Amministrazione ha condiviso con la comunità la scelta dell’utilizzo sociale del bene confiscato e si è adoperata per recuperare i fondi necessari per la ristrutturazione dei locali.
L’aspetto economico è, infatti, l’altro grande ostacolo che ha precluso a molte associazioni che operano sul territorio, la possibilità di accedere ai bandi pubblicati dal Comune di Melegnano per l’assegnazione dei locali confiscati di via Lodi.
 
                                                                                                                                                
 
Il primo bando prevedeva addirittura un canone di locazione che, peraltro, sembrerebbe non consentito dalla normativa vigente di settore nei termini proposti dal bando se non come ultima ratio. Nel secondo bando il canone non è più stato previsto ma rimanevano a carico del concessionario i costi di ristrutturazione dei locali. Ma qual è l’associazione no profit di livello locale che dispone di una liquidità pari ai 20.000 euro stimati per la ristrutturazione dei locali? E perché un’associazione no profit dovrebbe destinare tale somma alla ristrutturazione dei locali quando una legge regionale mette appositamente a disposizione dei Comuni dei fondi pubblici per il recupero dei beni confiscati?
Il bando del 19.04.2016, cita testualmente: “ …l’Amministrazione autorizza sin da ora il concessionario a richiedere direttamente o per proprio tramite i contributi previsti dalla normativa per il recupero e valorizzazione dei beni confiscati ai sensi dell’art.23 comma 1 lettera a9 della L.R. 24.06.2015 n.17…”
L’Osservatorio si è rivolto alla Regione Lombardia per capire in che termini il concessionario di un bene confiscato può accedere ai fondi pubblici messi a disposizione della L.R. 17 del 2015. La risposta della Regione è stata in nessun termine, cioè mai! 
La Regione è stata molto esplicita nel rispondere alla nostra richiesta di chiarimenti precisando che i soggetti assegnatari dei contributi, ai sensi della DGR n.3597 del 21 maggio 2015 “Determinazioni in ordine alla assegnazione di contributi per il recupero dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ai sensi della L.R. 3 maggio 2011 n.9 – Approvazione linee guida”, sono solo i Comuni.
A fronte della risposta della Regione Lombardia l’Osservatorio e il Presidio hanno chiesto al Sindaco e al Responsabile del Procedimento di intervenire e, se necessario, di annullare il bando ravvisando una possibilità irregolarità nelle indicazioni date nel bando circa la possibilità del concessionario di accedere ai fondi stanziati dalla L.R. 17 del 2015. Naturalmente anche a questa segnalazione non abbiamo ricevuto alcuna risposta. 
Per chiarezza è necessario precisare che Libera non gestisce beni confiscati e non ha alcuna intenzione di partecipare a bandi per la loro assegnazione e che l’Osservatorio non ha l’esigenza né l’obiettivo di per prendere in capo la gestione di un bene confiscato oltre a non avere una struttura per la sua gestione. L’obiettivo è esclusivamente quello di facilitare nel percorso virtuoso di destinazione dei beni confiscati sia i soggetti che possano beneficiarne, supportandoli nella progettualità, che le Amministrazioni, mettendo a loro disposizione l’esperienza sul tema. In questi ultimi due anni si è infatti lavorato su due possibili progetti per il recupero sociale dei locali di via Lodi, sviluppando delle ipotesi di destinazione sociale che, come nei casi di altri Comuni, non prevedevano e non prevedranno alcun beneficio per l’Osservatorio e per il Presidio di Libera.
L’Osservatorio prende atto della posizione di chiusura dell’Amministrazione Comunale anche a fronte del fatto che Melegnano è uno dei Comuni che ha aderito al “Protocollo per la legalità” proposto dall’Osservatorio e siglato da altri 16 Comuni. Questo protocollo ha portato all’istituzione di un tavolo di coordinamento dei Sindaci finalizzato alla condivisione delle buone pratiche che possono essere utilizzate sul territorio per promuovere e garantire il rispetto della legalità.                                                                                                                                       
 
È altrettanto incomprensibile il fatto che un ‘Amministrazione comunale non voglia avvalersi di un contributo autorevole come quello di Libera la cui ventennale esperienza nella normativa che disciplina il recupero dei beni confiscati non può che essere riconosciuta come un valore aggiunto al fianco dei Comuni che per l’assegnazione dei beni confiscati vogliono intraprendere un percorso virtuoso che si distingue per efficacia e trasparenza.
L’Osservatorio e il Presidio di Libera confidano che possa aprirsi una nuova fase di condivisione e collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Melegnano in nome dell’obiettivo comune della restituzione sociale del bene confiscato.
 
 

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