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Come si sentono gli studenti dopo l’attentato di Parigi ?

Corpi, sangue, devastazione. Un odore acre di morte si diffonde in una Parigi che non può far altro che guardare attonita, incassare lo scempio dell’estremismo.
Il cruento scenario che è stato diffuso dai media di tutto il mondo non viene da una zona di guerra dell’Afganistan, ma dalla redazione del settimanale satirico francese “Charlie Hebdo”, noto per le sue vignette sull’Islam. Due fratelli franco-algerini di 32 e 34 anni e un terzo ragazzo, appena diciottenne, nella mattinata di ieri, hanno fatto irruzione nella sede di “Charlie Hebdo” durante una riunione di redazione e hanno aperto il fuoco seminando il terrore a colpi di kalashnikov.
Dodici sono le vittime che questo insano gesto di fanatismo lascia dietro di sé (tra cui il direttore e i vignettisti più importanti). Hollande denuncia e condanna questo avvenimento come un attentato terroristico al cuore della Francia. I tre, infatti, hanno rivendicato l’attentato per Al-Quaeda e uscendo dalla sede hanno urlato “Allah è grande”.
In questa sede non mi sembra adeguato alzare polemiche sull’appartenenza religiosa o gli estremismi (che sono da condannare sempre, di qualsiasi provenienza siano) o ancora sugli attentatori e l’Islam (ricordo che il “mostro di Utoya” uccideva in nome di Cristo e le stragi, tra cui quella di Londra del 2005, sono state compiute negli ultimi anni da cittadini europei).
Ieri non è stata solo la Francia ad essere colpita ma soprattutto la libertà di parola e di espressione. La gente si è riversata nelle piazze parigine con delle matite in mano e sui social è impazzato l’hastag #jesuischarlie. Perché Charlie non è morto ieri e mai dovrà morire. La circolazione di idee è e deve essere libera e sacra. Si ammetta pure che la satira a volte risulti pesante, deve comunque essere presa per quello che è.

E allora io e tutta la redazione di Omnia ci vogliamo unire all’urlo silenzioso di quelle matite alzate al cielo. Perché la libertà di stampa e di espressione non vengano mutilate, umiliate, in nome di niente e di nessuno. Perché si rifletta sulla morte, sul terrorismo e su quanto fragile possa essere la libera circolazione delle idee. Nessuna polemica sull’appartenenza religiosa. Un doloroso e doveroso promemoria. Accusa del fatto e incasso del colpo.
Mattia Tortelli (mattinchiostro.tumblr.com)

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