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Centro Direzionale ENI: da sogno a incubo per la città

“AAA Vendesi. Importante compagnia petrolifera italiana vende a San Donato Milanese terreno edificabile per la realizzazione di un edificio direzionale di 65.000 mq. – Per ulteriori informazioni, cliccare qui: http://www.immobiliare.eni.it/backend/news-archive/10695 -”

 No, non siamo diventati improvvisamente mediatori immobiliari (ce ne guardiamo bene), ma con questo comunicato vogliamo evidenziare come ENI chiarisca definitivamente la sua posizione sul futuro del piano immobiliare detto “De Gasperi Est”, rimangiandosi i bei proclami, fatti propri dall'amministrazione sandonatese a guida PD, sulla sua volontà di riportare gli investimenti sul territorio di San Donato Milanese.

 Sì, si tratta proprio del famoso VI palazzo uffici, proprio quello, quello che quando il PD era all'opposizione aveva tanto osteggiato fino ad arrivare al ricorso al TAR, ma che poi, una volta al governo della città ha quasi osannato, arrivando "all'inchino" con l’approvazione della variante per l'innalzamento dell'Icon Tower.

Con la decisione di vendere il terreno e il progetto esecutivo, vincolando la costruzione del VI Palazzo Uffici ad una procedura negoziale detta “affitto di cosa futura”, ENI dovrebbe poi subentrare nell’immobile esclusivamente come locatario. ENI passa così la palla a qualche grande gruppo immobiliare (o bancario?) e l’amministrazione comunale rimane senza l’interlocutore privilegiato su cui aveva fondato lo sviluppo di altri progetti per la citta’, primo tra tutti il rilancio del parco Mattei.

Preferendo un contratto d’affitto per gli uffici del centro direzionale, piuttosto che il mantenimento della proprietà dei terreni e della titolarità dei progetti di costruzione del VI palazzo Uffici, il segnale che ENI lancia alla citta’ di San Donato Milanese e’ dunque molto chiaro.

 Ma questa operazione immobiliare e’ preoccupante anche da un punto di vista non strettamente comunale.

In questa vicenda infatti vediamo ancora una volta una primaria società a partecipazione pubblica che preferisce monetizzare nell'immediato vendendo tutti i gioielli di famiglia per procurare a breve termine dividendi per gli azionisti ( ricordiamo che la compagine azionaria ha solo a cuore i suoi dividendi ) a fronte di un governo, che dovrebbe rappresentare gli interessi dei cittadini e la politica industriale del Paese, a cui purtroppo preme solo di fare subito cassa per pagare i debiti e ripianare i conti del patto di stabilità nel breve periodo. Benvenuti (arabi, cinesi, americani, russi…) ai saldi di fine stagione della Repubblica Italiana!

Di fatto la precarizzazione e la vendita di assets importanti del gruppo ENI evidenzia lo stato di salute quanto mai preoccupante della spina dorsale dell'industria italica, pronta a piegarsi agli appetiti di un mondo manipolato dalla grande finanza e declinato attraverso privatizzazioni, svendite e riassetti industriali, accomunati dalla voce presunta "valorizzazione" (a breve termine) e a politiche industriali all’insegna di “Svendiamoci tutto il possibile e facciamo cassa”.

 Secondo il Movimento 5 Stelle questa vicenda mette in risalto la miopia dell’attuale classe politica: a livello locale con un’amministrazione ancorata a vecchi modelli di sviluppo del territorio (tutto si fa per gli oneri di urbanizzazione), e a livello nazionale con una politica economica incentrata sul sogno del pareggio di bilancio e la realta', sempre prioritaria, dei ritorni finanziari a breve termine.

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