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Il Parco Gustavo Hauser finalmente c’è.

Ora facciamo vivere il corridoio verde tra le Abbazie

Il parco, la storia, il futuro

Estratto dell'articolo su SDMese di Ottobre 2026 che annuncia l'inaugurazione del Parco Gustavo Hauser a San Donato Milanese, sabato 31 ottobre alle 16.30. Immagine realizzata da Redazione RecSando
Il nuovo Parco Gustavo Hauser, corridoio verde e ciclabile tra le Abbazie di Chiaravalle e Viboldone.

Il 31 ottobre alle 16.30 verrà inaugurato il Parco Gustavo Hauser, nell’area della Campagnetta di via Di Vittorio, a San Donato Milanese.
Per chi, come noi, ha seguito questa vicenda da vicino e ha avuto l’opportunità di far parte, a suo tempo, del Comitato “Giù le mani dalla Campagnetta”, questa inaugurazione non può essere considerata una semplice cerimonia.
È una buona notizia. Una notizia che aspettavamo da molto tempo.
E proprio per questo vogliamo dirlo subito: siamo felici che il parco finalmente ci sia.
Non soltanto perché San Donato Milanese guadagna un nuovo spazio verde nel quartiere più popoloso della città, ma perché quella che per anni è stata una battaglia dal basso, fatta di cittadini, associazioni, idee e partecipazione, oggi trova finalmente una sua realizzazione concreta.

Una storia lunga, troppo lunga

La storia della valorizzazione della Campagnetta non è una storia iniziata ieri, dura da oltre 20 anni
È una vicenda che ha attraversato amministrazioni, progetti, procedure, difficoltà burocratiche e anche ai giorni nostri, il fallimento dell’impresa che stava realizzando gli interventi, circostanza che ha determinato il blocco dei lavori per oltre un anno.
Come racconta oggi SDMese, dopo la lunga procedura burocratica l’Amministrazione è riuscita a riaggiudicare l’appalto e a completare gli interventi previsti.
È giusto riconoscere questo risultato a chi è riuscito, alla fine, a portare a compimento il progetto.
Ma è altrettanto giusto ricordare che prima dei cantieri c’erano le persone.
C’erano cittadini che avevano deciso che quell’area non dovesse semplicemente diventare un altro pezzo di città da trasformare, ma potesse rappresentare qualcosa di diverso: uno spazio verde, un luogo per la comunità, una parte di quella rete ambientale che San Donato Milanese e il Sud Milano possiedono e che troppo spesso viene considerata come uno spazio vuoto sul quale prima o poi costruire.
Oggi quella battaglia ha un risultato visibile.
Il Parco Gustavo Hauser esiste.
Ed è una conquista che appartiene alla città.

Il nome di Gustavo Hauser e una visione che torna attuale

C’è poi una coincidenza che, per noi, coincidenza non è.
L’annuncio dell’inaugurazione definisce il nuovo parco come un elemento fondamentale di un percorso ciclopedonale nel verde tra le Abbazie di Chiaravalle e Viboldone.
Sono parole importanti.
Perché proprio questa connessione rappresentava una delle idee alle quali Gustavo Hauser aveva dedicato attenzione: mettere in relazione le due abbazie attraverso un sistema di percorsi capace di unire natura, paesaggio, storia e mobilità dolce.
Oggi, quindi, il parco che porta il suo nome può diventare qualcosa di più di un’area verde di quartiere.
Può essere un tassello di una visione territoriale più ampia.
E qui arriva la parte che ci riguarda direttamente.
Attraverso  Bicipolitana Network e RecSando, insieme all’Ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili,  abbiamo lavorato alla costruzione di un percorso che abbiamo chiamato Sentiero delle Abbazie.
Un percorso pensato per essere fatto autonomamente a piedi o in bicicletta, collegando non soltanto Viboldone e Chiaravalle, ma anche l’Abbazia di Mirasole.
Il tracciato è disponibile attraverso il relativo file GPX, che può essere scaricato e inserito in un navigatore compatibile, permettendo a chiunque di percorrere il territorio senza bisogno di una guida.
È un esempio concreto di come il territorio possa essere raccontato e vissuto attraverso strumenti semplici.
Ma il percorso, da solo, non basta.

Un corridoio verde deve essere davvero un corridoio

Se vogliamo che quella frase contenuta nell’annuncio del Parco Gustavo Hauser — un corridoio per un percorso ciclopedonale nel verde tra le Abbazie di Chiaravalle e Viboldone — diventi realtà, bisogna fare un passo ulteriore.
Servono indicazioni.
Servono cartelli di marketing territoriale.
Servono punti di sosta, informazioni sulla storia dei luoghi, indicazioni naturalistiche e collegamenti riconoscibili.
Nel progetto   SENTIERO DELLE ABBAZIE  che abbiamo elaborato ci sono anche idee come  l’Autostrada delle Api  e i Bee Hotel, perché un percorso nel verde non dovrebbe essere soltanto una linea tracciata su una mappa.
Dovrebbe essere un ecosistema.
Un luogo nel quale camminare, pedalare, osservare, imparare.
Un luogo nel quale una bambina o un ragazzo possano scoprire perché le api sono importanti, perché un albero non è semplicemente un elemento dell’arredo urbano, perché un fontanile, un corso d’acqua  come la Vettabbia  sono una parte della storia idrica e agricola del territorio, perché un prato può avere un valore ecologico anche quando non produce nulla che abbia un prezzo sul mercato.
Si potrebbero creare   piccoli laboratori, installazioni didattiche, percorsi per le scuole, osservatori della biodiversità.
Il parco potrebbe, anzi deve,  diventare anche questo.

La vera sfida è ciò che c'è oltre il parco

Logo Parco Gustavo Hauser

Ed è proprio qui che la nostra soddisfazione per l’inaugurazione si accompagna a una preoccupazione.
Per arrivare da Viboldone a Chiaravalle attraverso un vero corridoio verde bisogna attraversare un territorio più ampio.
E quel territorio comprende anche  l’area San Francesco.
Un’area che oggi, fortunatamente, conserva ancora la sua dimensione naturale e agricola, ma che da anni è al centro di ipotesi e interessi urbanistici.
Non vogliamo anticipare decisioni che non sono ancora state prese né trasformare questo articolo in un processo alle amministrazioni.
Ma proprio perché oggi si parla ufficialmente di corridoio naturale, è necessario porsi una domanda semplice.
Che cosa intendiamo per corridoio verde?
Un percorso che sopravvive come una sottile striscia di verde fra nuove costruzioni, parcheggi e infrastrutture?
Oppure un sistema territoriale nel quale il verde abbia continuità, profondità e funzione ecologica?
Perché le due cose non sono equivalenti.
E non basta mettere una pista ciclopedonale accanto al cemento per poter dire di avere costruito un corridoio naturale.
La precedente ipotesi di Sport Life City  e la nuova idea di farci uno Stadio avevano già mostrato quanto fosse delicato il tema della tutela dell’area San Francesco. Questi progetti, fortunatamente, non sono decollati, ma prevedevano una trasformazione significativa dell’area e una superficie destinata a verde pubblico inferiore rispetto a quella che era stata individuata nei vincoli e nelle previsioni ambientali.
Oggi la vicenda urbanistica dell’area è ancora aperta e anche il contenzioso relativo ai vincoli ambientali non è una questione che possiamo considerare archiviata.
Per questo crediamo che le parole contenute nell’annuncio del nuovo parco debbano essere prese sul serio.
Corridoio naturale non deve diventare una semplice definizione comunicativa.
Deve diventare una scelta urbanistica.
Non si può proteggere un corridoio costruendoci intorno
È una questione che va oltre San Donato Milanese.
Quando un territorio naturale viene consumato, non basta prevedere una compensazione altrove per restituire ciò che è stato perso.
Un albero adulto può essere ripiantato, ma non si ricrea in pochi anni il sistema ecologico che aveva costruito nel tempo.
Un prato può essere riseminato, ma non si ricostruisce semplicemente il suolo che è stato impermeabilizzato.
Un terreno agricolo o naturale può avere un valore che non compare nei bilanci economici: assorbimento dell’acqua piovana, biodiversità, regolazione del microclima, connessione ecologica, paesaggio, possibilità di fruizione e relazione con il territorio.
Quando lo trasformiamo in una superficie edificata, una parte di quel patrimonio viene perduta in modo irreversibile.
Ecco perché oggi siamo contenti del Parco Gustavo Hauser, ma proprio per questo guardiamo oltre i suoi confini.

Un parco da vivere

L’inaugurazione non chiude questa storia, la apre. Il Parco Gustavo Hauser può diventare un punto di riferimento per l’educazione ambientale, collegandosi al Sentiero delle Abbazie e a un percorso che unisce Viboldone, Chiaravalle e Mirasole.

Autostrada delle Api, Bee Hotel, attività con le scuole e strumenti per conoscere la biodiversità possono trasformarlo in uno spazio non solo da attraversare, ma da vivere e comprendere.

Perché proteggere il territorio significa prima di tutto imparare a conoscerlo.

E questa sarebbe forse la migliore eredità possibile per  non dimenticare l’impegno e le battaglie di Gustavo Hauser e di tutto il Comitato” Giù le mani dalla Campagnetta “

Finalmente possiamo dire: quel parco c'è

Ci sono voluti anni.
Ci sono stati comitati, discussioni, progetti, amministrazioni, procedure, ritardi e un fallimento d’impresa che ha fermato i lavori per oltre un anno.
Ma oggi possiamo finalmente dirlo: il Parco Gustavo Hauser c’è.
E siamo sinceramente felici.
Siamo felici per i cittadini di San Donato Milanese, per il quartiere, per le famiglie che potranno viverlo e per tutti coloro che negli anni hanno creduto che quell’area meritasse un futuro diverso.
Siamo felici anche perché un progetto nato dalla sensibilità di cittadini e associazioni trova oggi una concreta realizzazione.
E siamo felici che, nero su bianco, l’Amministrazione riconosca al parco una funzione che va oltre i suoi confini:  quella di contribuire alla connessione verde tra le Abbazie di Viboldone e Chiaravalle.
Adesso, però, viene la parte più difficile.
Fare in modo che quel corridoio sia davvero verde.
Che non sia una linea sottile disegnata sulla carta tra due grandi aree di cemento.
Che possa continuare verso Chiaravalle, attraversare il territorio, incontrare Mirasole, collegarsi ai percorsi ciclabili e pedonali esistenti e diventare una vera infrastruttura verde del Sud Milano.
Perché un corridoio naturale non è soltanto un percorso che collega due luoghi.
È un territorio che rimane vivo mentre li collega.
E forse è proprio questo il modo migliore per inaugurare il Parco Gustavo Hauser: non considerandolo un punto di arrivo, ma il primo passo di qualcosa di molto più grande

Ora comincia una nuova responsabilità

L’inaugurazione del Parco Gustavo Hauser non deve essere un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase.
Ora servono manutenzione costante, risorse stanziate a bilancio, cura del verde, percorsi accessibili e attenzione alla sicurezza e al decoro. E serve continuare a investire perché questo spazio possa diventare davvero parte di una rete verde più ampia.
L’Autostrada delle Api, i Bee Hotel, le attività con le scuole, la segnaletica e il Sentiero delle Abbazie possono trasformare un nuovo parco in un luogo da vivere e conoscere.
Il progetto, insomma, non finisce con l’inaugurazione. 

Da domani bisogna prendersene cura. Perché ciò che oggi consegniamo alla città deve poter essere ancora lì, bello e vivo, per le generazioni che verranno

Questo articolo è stato realizzato dall’Associazione N>O>I, attraverso i dipartimenti RecSando e Bicipolitana Network, con il fondamentale contributo dell’Ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili. Un contributo fatto di conoscenza del territorio, percorsi, idee e progettualità per valorizzare il patrimonio naturale e storico del Sud Milano e renderlo sempre più accessibile e fruibile.
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