Revisione e permanenza dei valori della Resistenza

Lunedì 12 maggio 2014 si è tenuta in sala consiliare del comune di San Donato la conferenza “Revisione e permanenza dei valori della Resistenza” tenuta dalla professoressa Giuliana Rabbone, una vera e propria veterana dell’insegnamento.
Dopo una lunga carriera come docente liceale, ora presta servizio gratuitamente all’Università della Terza Età. La professoressa ha messo per una sera a disposizione la sua immensa cultura a quanti si sono recati ad ascoltarla.
Tra citazioni di livello eccelso che spaziavano dalla letteratura, alla storia, alla filosofia attraverso ogni epoca con Quintiliano, Manzoni e Nietzsche, ha voluto fondere la storia dell’eroica Resistenza italiana con i valori e l’eredità che l’han contraddistinta. All’interno di questo suo percorso s’è posta con una certa decisione rispetto alle diverse voci, anche autorevoli, che tendono a revisionare la lotta partigiana. Un revisionismo implementato notevolmente da due eventi della nostra recente storia: la svolta di Bologna che portò alla dissoluzione del Pci nel 1991 e l’operazione “Mani pulite”. Questi due momenti della politica italiana portarono all’avvento di nuove forze politiche tra cui in particolare Forza Italia.

 Con ironia ha sottolineato la propaganda politica di queste nuove compagini che non  a caso trovarono terreno fertile per un’alleanza con AN di Gianfranco Fini affermando che mai come ad allora si è sentito parlare di minaccia rossa in Italia. Lo scagliarsi di tali partiti e di conseguenza di una larga parte dell’elettorato contro l’ala più a sinistra della politica italiana portò a un attacco verso tutti quei baluardi che quest’ultima aveva da sempre mostrato come molto prossimi a sé. Ed è qui che è nata una seria problematica dei nostri giorni. La Resistenza non fu un fenomeno prettamente comunista, per quanto costoro avessero partecipato dando l’apporto fondamentale. Lo stesso Togliatti, come ricordato dalla Professoressa, tentò sempre di conciliare le diverse ideologie per condurre alla liberazione. Fu proprio da questa straordinaria collaborazione che nacque poi la Costituzione Italiana alla cui stesura presero parte i cattolici, i comunisti, i socialisti ed i liberali indistintamente, tutti d’accoro sul dover costruire una nuova realtà per l’Italia. L’azione scellerata del Revisionismo ha minato l’essenza stessa delle nostre istituzioni. Tra i principali autori di questo processo vi furono da un punto di vista politico  i sopracitati, ma ben altre voci di livello ben più alto si sono mosse in questo orizzonte. In particolare il giornalista Giampaolo Pansa e lo storico Renzo de Felice. Il primo, evidentemente, deve avere trovato una fonte sicura di introiti nelle pubblicazioni revisionistiche che spesso ritroviamo nelle librerie. Costui ha però la tendenza a escludere o manipolare determinati eventi innalzando a martiri direttori di giornali milanesi assassinati; poiché questi incoraggiavano rastrellamenti e le tristemente note attività del binario 21. Il secondo, uno storico incensato  a livello internazionale, mostra il regime fascista come un qualcosa di tutto sommato bonario, sì, colpevole di aver commesso qualche errore, tanto che la sua monumentale opera su Mussolini vede presunte luci prevalere su ombre assai oscure. Leggendo De Felice sia ha l’impressione di  sentire la storia di un brav’uomo la cui grande colpa può essere al massimo paragonata a un furto di biciclette. 

Di fronte a due plateali casi  di revisionismo  come gli ultimi due, la professoressa Rabbone si è espressa affermando che effettivamente la guerra partigiana ha visto episodi sanguinosi ed oscuri. Però questi non vanno né strumentalizzati né giustificati, ma compresi. L’aver appeso il Duce e la Petacci a piazzale Loreto è sì stata una barbarie, ma non va dimenticato che in
quella stessa piazza erano stati appesi per diversi giorni i cadaveri in putrefazione di quindici partigiani.
Nonostante tutto  il revisionismo oggi, si può dire, abbia vinto. Solamente le frange più radicali della Sinistra conservano profonde radici nel biennio ’43-’ 45. Sono stati eliminati gli altri fronti della lotta partigiana, in questa Pavone aveva individuato non solo la lotta di classe, ma soprattutto una guerra contro l’invasore e una guerra civile per liberare la patria. Prove di ciò sono i continui attacchi alla Costituzione,  sono le sempre più vacillanti istituzioni europee. Si sono persi quelle imprescindibili basi di unità che hanno avuto l’ultimo, purtroppo, infausto, focolare nel “Compromesso Storico” del 1978. Berlinguer e Moro rappresentarono due barlumi di luce in un mondo politico che si apprestava a venire devastato dall’avvento criminale di Craxi e di un’idea di politica fatta di opportunismi e voglie di potere che ancora oggi fa da padrona.

Redazione RecSando: Alessandro Sicignano – Foto R. Tramutoli

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