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Quando arrivano gli alberi alle Cupole ?

A volte ritornano ?….

Noi di RecSando inziamo la nostra ode agli Alberi

In questa torrida estate tutto è disagio per chi resta in città. Non si sa come sopportare il caldo , tutto l’arco del giorno. Una delle soluzioni, se si ha l’auto per muoversi, è trascorrere tempo nei Centri Commerciali. A San Giuliano ne abbiamo tanti. Si tende a parcheggiare nei parcheggi sotterranei (dove ci sono) per trovare l’auto fresca al ritorno. Ma qualcuno lamenta anche che nei parcheggi esterni non ci sono alberi che potrebbero alleviare l’attraversamento degli stessi. Il pensiero corre al parcheggio delle Cupole.

Là gli alberi c’erano, i pioppi cipressini, erano anche piuttosto alti. Così da fare piacevole ombra quando c’erano queste assolate giornate. Ma…un giorno dello scorso anno, il 12 novembre, gli alberi furono tutti abbattuti. La notizia tenne banco per diverso tempo sui media del territorio. Gli ambientalisti sono tornati diverse volte alla carica per denunciare il sopruso operato dalla Società che gestisce il Centro Commerciale lungo la via Emilia, di proprietà del Credit Suisse.
Così noi di RecSando, siamo andati a trovare il Direttore, sig. Giovanni Frattini, per chiedere com’è andata la storia, e quando, (e se), riavremo l’ombra.


Tutto è iniziato quando una notte sono crollati senza nessun motivo, due alberi.
Per cui fortunatamente nessun danno ad auto, che di giorno solitamente son lì parcheggiate, esordisce il Direttore. Tenendo conto che erano alti circa 15 metri, in caso vi fosse stata un’auto sotto, l’avrebbe distrutta, se invece avesse colpito una persona, le notizie avrebbero parlato di cause penali.

Siamo corsi subito ai ripari, facendoli controllare tutti da un agronomo, continua il sig. Frattini, e abbiamo scoperto che erano tutti marciti all’interno. D’altronde quel tipo di pianta, utilizzata solitamente per farne la cellulosa, massimo andrebbe abbattuta entro i sette anni. Quelli abbattuti ne avevano il doppio. Belli per la chioma che faceva l’effetto vela, ma all’interno erano cavi, dunque fragili.

Vista del parcheggio prima dell'abbattimento degli Alberi

Un altro fattore da considerare, è che il parcheggio non è un terreno agrario, ma era una enorme fossa ripiena di materiale di risulta del cantiere di costruzione del centro, e poi ricoperta di terra. Su un terreno simile, le radici non arrivano nemmeno in profondità, dunque non attecchiscono come dovrebbero. La perizia dell’agronomo parlava chiaro. E’ stata depositata all’Ufficio Tecnico, insieme alla comunicazione dell’abbattimento. Il quale ufficio considerando che si operava in area privata, non ha espresso parere negativo al procedimento. Solo dopo le proteste ambientaliste, saltò fuori la storia che l’area era coperta da vincolo paesaggistico, in quanto trovasi a meno di 150 metri dal
canale lungo la via Emilia, dunque facente parte di zona protetta. A questo punto dunque venne comunicata una contestazione sull’operato, per cui abbiamo dovuto attivare una difesa giuridico legale per far valere le nostre ragioni, di aver agito in maniera lecita, dettata dall’emergenza e comunque non tutta l’area rientrava nel vincolo paesaggistico. (Non tutta rientra nei 150 metri…).

Questa “querelle” burocratica, non ancora conclusa, ha fatto sì che i nuovi 156 alberi di Ligustro (che è una siepe resistente, adatto ad ogni tipo di terreno e può essere potato facilmente) subito acquistati (e pagati) in sostituzione, invece che piantarli abbiamo dovuto metterli in sicurezza (vuol dire piantarli per non farli seccare) presso il vivaio dove li abbiamo acquistati, e visto che non si pianta in qualsiasi periodo dell’anno, dobbiamo aspettare settembre. E possiamo piantare solo sul suolo esente da vincolo. Su quello pianteremo quando avremo il permesso. Siamo in attesa degli sviluppi. Speriamo poterli piantare tutti insieme. Anche perché…la dimora ha un costo, e finora la spesa è stata abbastanza ingente.
Lo speriamo anche noi, così come si presenta oggi, il grande parcheggio è veramente desolante.

Redazione RecSando Angela Vitanza – Foto Luigi Sarzi Amadè

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