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PIANO INTEGRATO DI INTERVENTO SMARTLIFECITY: UN PROGETTO DA RIVEDERE INTEGRALMENTE

Consegnate le osservazioni ufficiali al PII SmartLifeCity, che prevede la nascita di una città dello sport nel comparto San Francesco.

San Donato Riparte chiede a sindaco e Giunta di ridiscutere il progetto con i cittadini

Un’arena per eventi sportivi e spettacoli che accoglierà 20mila spettatori e nuove edificazioni nel comparto San Francesco, in una grande area agricola dietro il quartiere Torri Lombarde di San Donato. E’ questo il progetto SmartLifeCity che il sindaco Checchi si appresta a ratificare in Giunta, senza averne mai discusso nel merito e in dettaglio in Consiglio comunale, nelle commissioni consigliari e con cittadini e associazioni del territorio.

San Donato Riparte ha nei giorni scorsi presentato ufficialmente le proprie osservazioni, chiedendo un’ampia riflessione sul tema, a partire dal metodo adottato. “Anni addietro il mondo ambientalista aveva lottato per evitare modifiche al Piano Regolatore di San Donato Milanese che oggi consentono l’edificazione dell’area San Francesco e della sua storica cascina.” – dichiara Marco Pagliotta, capogruppo della lista civica San Donato Riparte –Ancora oggi siamo convinti che quell’area sarebbe da preservare e valorizzare così come è, per il suo grande valore ecologico-ambientale nel territorio del Parco Agricolo Sud Milano e per la vicinanza del borgo storico di Chiaravalle e della sua abbazia, ma sappiamo sussistere dei diritti edificatori della proprietà sanciti dagli strumenti urbanistici. Diventa quindi fondamentale interrogarsi su quale debba essere il miglior progetto realizzabile, con un accordo tra privati e pubblica amministrazione che parta da una discussione seria e approfondita in città; cosa mai avvenuta in questi anni.”

San Donato Riparte evidenzia una serie di forti criticità:

  • A fronte dell’importanza e del carattere strategico della scelta che sta per prendere in maniera definitiva l’amministrazione, la prima osservazione riguarda l’assenza pressoché totale di connessione e riferimento tra proposta sul San Francesco avanzata dai privati e la vision complessiva del futuro della città, perché quest’ultima non c’è. L’amministrazione non ha mai elaborato un quadro di riferimento, descrivendo le ragioni e le opportunità da cogliere e non sta pretendendo garanzie affinché il nuovo costruendo comparto entri in relazione e sia funzionale alle reali esigenze della città di San Donato.

In sintesi: prima di tutto si dovrebbe stabilire se una nuova città dello sport è ciò che serve davvero a San Donato Milanese; solo allora si potrebbe valutare un progetto con cognizione di causa.

  • E’ necessario porre grande attenzione sulla sostenibilità economica e gestionale del progetto, verificando la sussistenza di un solido business plan per un intervento tanto ambizioso, a maggior ragione considerata la vicinanza del centro sportivo in via di realizzazione nel quartiere Santa Giulia a Milano e del centro sportivo Mattei, attualmente in decadenza e privo di alcun credibile intervento di rilancio.

Ciò che si teme è la possibilità che SportLifeCity non abbia poi le risorse per essere mantenuto nel tempo. Sacrificheremmo una cospicua porzione di territorio vergine, sostituendola con opere che potrebbero attrarre degrado, abusivismo abitativo e problemi di sicurezza, se poi non più sostenibili nel tempo.

  • Si chiede una revisione complessiva e sostanziale degli interventi previsti in tema mobilità, per scongiurare l’arrivo di migliaia di macchine in città, non solo negli orari di punta e in concomitanza di grandi spettacoli ed eventi sportivi, ma anche per la fruizione quotidiana di tutte le altre strutture che saranno realizzate, a partire dal nuovo centro commerciale. Serve, innanzitutto, una drastica riduzione degli spazi dedicati a parcheggio, investendo invece in opere e servizi che incentivino l’utilizzo della stazione ferroviaria già esistente, navette di trasporto pubblico e piste ciclabili di collegamento con il centro della città. Questa potrebbe essere l’occasione per riqualificare la stazione in maniera che sia più sicura per i fruitori.
  • Per meglio comprendere i reali impatti acustici generati dal nuovo quartiere, per mitigarne le conseguenze e permettere valutazioni complete sulla fattibilità e “desiderabilità” dell’intervento, si richiede un immediato aggiornamento della previsione di clima e impatto acustico con sorgenti impiantistiche e antropiche.
  • Mancando una proposta compensativa adeguata che tenga conto della grande perdita di naturalità e della vocazione agricola da sempre assegnata all’ambito di intervento del PII in oggetto, si chiede di progettare e allocare adeguate risorse economiche per la realizzazione di un corridoio ecologico-ambientale, un ampio spazio verde all’interno del quartiere San Francesco e un “bosco intercomunale dello sport” che si colleghi a tutte le aree di pregio presenti nell’intorno.
  • La previsione di realizzazione di una struttura dedicata al grande commercio di 5.000 mq potrebbe porre un problema di ulteriore concorrenza nei confronti dei commercianti sandonatesi, soggetti oggi particolarmente fragili e al centro delle negative conseguenze determinate dalla pandemia. Al contrario, i negozi storici e la rete del commercio di vicinato sandonatese sono da sostenere e valorizzare, anche con lo specifico obiettivo di scongiurare il “rischio desertificazione” delle vie della nostra città.
  • Il progetto si è dimenticato totalmente di un impegno sottoscritto congiuntamente dell’amministrazione Checchi con ENI: la realizzazione del Museo dell’Energia presso la cascina San Francesco, in un luogo simbolo a poche centinaia di metri di distanza dallo storico quartiere generale di ENI. Il silenzio dell’amministrazione su questo tema è particolarmente grave, in virtù del “Protocollo di intesa tra Comune di San Donato Milanese ed ENI SpA finalizzato allo sviluppo della città di San Donato Milanese” sottoscritto in data 25/11/2014, protocollo che sanciva formalmente l’impegno a “… studiare la creazione a San Donato di un MUSEO DELL’ENERGIA, che trovi il proprio fondamento nel patrimonio tecnico e scientifico di Eni. Il museo collocabile a San Donato potrà essere concepito come science museum, come centro di diffusione di tale patrimonio attraverso progetti, concorsi e iniziative volte ad avvicinare gli studenti alla natura e alla scienza, creando strumenti didattici innovativi, oltre che luogo di ricerca proiettato verso il futuro.”.

Queste e molte altre sono le critiche, ma anche le proposte e le indicazioni operative contenute nel documento di San Donato Riparte. “Questo è il nostro modo di intendere il ruolo di minoranza, che non ci stancheremo mai di esercitare.” – conclude Marco Pagliotta – “La città di San Donato merita un futuro di qualità, pianificato con attenzione attraverso il contributo di tutti. Ci aspettiamo ora dall’amministrazione una forte presa di coscienza; chiediamo al sindaco l’avvio di una fase di riflessione e approfondimento, per non trovarsi in futuro a dover gestire errori e gravi problemi.”

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