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Consumo di suolo: bilancio di un anno. Sempre peggio
Bilancio 2023 [OssSudEstMi]

Chi siamo
Siamo cittadini, rappresentanti di associazioni ambientaliste, culturali e naturalistiche (1) della zona a Sud Est di Milano (2) che, hanno deciso di unirsi per monitorare e combattere la cementificazione sul nostro territorio.
La difesa del suolo va di pari passo con la tutela dell’agricoltura, del paesaggio e dei beni architettonici, oggi oscurati da capannoni, spesso abbandonati e fatiscenti, da innumerevoli centri commerciali e da mega insediamenti di logistica, che stanno crescendo, senza alcun quadro di riferimento, come funghi velenosi sul nostro territorio. Ci battiamo per la salvaguardia delle aree agricole, delle oasi naturalistiche, dei boschi, per la difesa della biodiver sità e per la tutela del patrimonio culturale, i segni del nostro passato, della nostra storia e della nostra cultura: palazzi, mulini, cascine, chiese e castelli.
A livello locale, abbiamo costituito una rete di sentinelle che ha il compito di segnalare progetti che, nei loro comuni, sottraggano suolo e bellezza a un territorio già gravemente deva stato.
Insieme poi ci muoviamo per contrastarli.
(1) L’Osservatorio è un organismo composto dalle strutture locali di Italia Nostra, Legambiente, WWF, Slow Food, DESR, Amici di Carlotta, Comitato Tilt Vizzolo, Greensando, Comitato Stop alla logistica Sordio-San Zenone, Associazione per i Vivai proNatura, Associazione per il Parco Sud Milano, Associazione N>O>I – Network Organizzazione Innovazione, Associazione Cittadini di Paullo, Comitato salviamo gli alberi di via Galvani a Peschiera Borromeo, Comitato Salviamo il Pratone, Comitato No Logistica di Paullo e Associazione Culturale per l’Autogestione
(2) Il perimetro su cui operiamo è quello definito dalla Città Metropolitana come Area Omogenea del Sud Est Milano, territorio che comprende i comuni di: Carpiano, Cerro al Lambro, Colturano, Dresano, Mediglia, Melegnano, Pantigliate, Paullo, Peschiera Borromeo, San Colombano al Lambro, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, San Zenone al Lambro, Tribiano, Vizzolo Predabissi
Fonti
Dove non diversamente citato le frasi in corsivo sono tratte da:
- Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2023, report prodotto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente
- Ambiente in Italia: uno sguardo d’insieme. Annuario dei dati ambientali 2022, prodotto dall’Istituto Superiore per la ricerca e la Protezione Ambientale e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente
Il nostro territorio

Là dove c’era l’erba, ora c’è una città e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà?
cantava Adriano Celentano.
Non è solo un problema di nostalgia, di rimpianto per un paesaggio perduto, di diversa organizzazione del territorio. In nome del profitto la diversità, la varietà dei paesaggi originali è stata sostituita da una grigia uniformità, slegata dalle tradizioni e dalla cultura degli abitanti. Dopo il fenomeno dell’inurbamento in cui le città si sono espanse sempre di più inglobando fette di territorio agricolo, dagli anni ’70, e più rapidamente in seguito, la popolazione dei co- muni più grandi diminuisce, in parte a vantaggio dei comuni metropolitani di cintura. Sono ora questi comuni a consumare il suolo.
Il rapporto città-campagna, seppur con conflitti a volte aspri, si era mantenuto nei secoli equilibrato. La campagna era autosufficiente e cedeva il suo surplus di produzione alla città. A Milano fino al dopoguerra le vie risuonavano delle voci e delle grida dei produttori, raccoglitori, trasformatori che si recavano in città a vendere i loro prodotti. I mercati erano quelli dei contadini e dei territori circostanti, è ciò che oggi chiamiamofiliera corta.
Con l’avvento dell’industrializzazione questo rapporto si è spezzato. Le città non sono più lo sbocco delle produzioni della campagna circostante ma nodi di reti commerciali basate sulla specializzazione regionale e internazionale delle produzioni agricole. La campagna è diventata solo il luogo di passaggio delle merci dirette in città, si è trasformata in un’area economica dominata. Il transito delle merci si appoggia a strutture logistiche che stanno colonizzando le nostre campagne. In Lombardia oltre mille ettari del suolo consumato tra il 2006 e il 2022 sono da imputarsi a nuovi poli logistici. I nuovi impianti si insediano quasi esclusiva- mente nelle zone rurali e in zone ad alta densità di suolo consumato e bassa densità di popolazione.
Le merci che entrano in città vengono da questadigeritee il residuo di questa digestione (rifiuti, acque reflue, gas inquinanti) viene espulso nei territori limitrofi, nella campagna.
Questo stato di cose non è più sostenibile. Occorre ritornare ad un rapporto città-campagna che non sia di sfruttamento.
L’importanza del suolo
Troppo pochi sanno che il nostro futuro dipende dallo strato sottile che si estende sotto i nostri piedi. Il suolo e la moltitudine di organismi che in esso vivono ci forniscono cibo, biomassa, fibre e materie prime, regolano i cicli dell’acqua, del carbonio e dei nutrienti e rendono possibile la vita sulla terra (Commissione Europea, 2021).
Per tali ragioni e per il suo valore intrinseco, il suolo naturale deve essere tutelato e preservato per le generazioni future (Parlamento europeo e Consiglio, 2013).
Il suolo è, infatti, una risorsa finita che, visti i tempi estremamente lunghi di formazione, si può ritenere sostanzialmente non rinnovabile: occorrono migliaia di anni per produrre pochi centimetri di questo tappeto magico (Commissione Europea, 2021).
Il suolo è una risorsa vitale, limitata, non rinnovabile e insostituibile. Un suolo sano costituisce la base essenziale dell’economia, della società e dell’ambiente, in quanto produce alimenti, accresce la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, agli eventi meteorologici estremi, alla siccità e alle inondazioni e favorisce il nostro benessere. Riesce inoltre a immagazzinare carbonio, ha una maggiore capacità di assorbire, conservare e filtrare l’acqua e fornisce servizi vitali come alimenti sicuri e nutrienti e biomassa per i settori non alimentari della bioeconomia (Commissione Europea, 2023).
Le funzioni ecologiche che un suolo di buona qualità è in grado di assicurare garantiscono, oltre al loro valore intrinseco, anche un valore economico e sociale attraverso la fornitura di diversi servizi ecosistemici, che si suddividono in:
- servizi di approvvigionamento (prodotti alimentari e biomassa, materie prime, );
- servizi di regolazione e mantenimento (regolazione del clima, sequestro e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione e regolazione degli elementi della fertilità, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, riserva genetica, conservazione della biodiversità, );
- servizi culturali (servizi ricreativi e culturali, funzioni etiche e spirituali, paesaggio, patrimonio naturale, ).
I processi di degrado non si arrestano e si aggravano, con effetti e cause che vanno oltre le frontiere nazionali, riducendo la capacità del suolo di fornire servizi vitali in tutta l’UE e nei paesi limitrofi. Questa situazione mette a repentaglio la salute umana, l’ambiente, il clima, l’economia e la società perché incide, tra l’altro, sulla sicurezza alimentare, sulla qualità dell’acqua, sull’entità delle inondazioni e della siccità, sulla produzione di biomassa, sulle emissioni di carbonio e sulla perdita di biodiversità (Commissione Europea, 2023).
La tutela del suolo in Europa
La tutela del patrimonio ambientale, del paesaggio e il riconoscimento del valore del suolo e del capitale naturale sono compiti e temi a cui richiama l’Europa, rafforzati dal Green Deal, dalla Legge per il ripristino della natura, dalla Strategia europea per il suolo per il 2030 e dalla recentissima proposta di direttiva europea per il monitoraggio e la resilienza del suolo. Obiettivi che sono ancor più fondamentali per noi alla luce delle particolari condizioni di fra- gilità ambientali e di criticità climatiche del nostro Paese, che anche negli ultimi mesi si sono purtroppo manifestate con forza…
La Commissione Europea (2021), ha definito un preciso ordine di priorità da seguire per raggiungere l’obiettivo di azzeramento del consumo di suolo:
- evitare il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo;
- in caso di nuove necessità, riutilizzare terreni già consumati e impermeabilizzati;
- se non è possibile evitare il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo, utilizzare aree già degradate;
- infine, solo per interventi assolutamente inevitabili, applicare misure di mitigazione per ridurre al minimo la perdita di servizi ecosistemici e per la loro compensazione attraverso interventi come la rinaturalizzazione di una superficie con qualità e funzione ecologica
La Commissione ha chiarito che “azzeramento del consumo di suolo netto” significa evitare l’impermeabilizzazione di aree agricole e di aree aperte, anche in ambito urbano, e, per la componente residua non evitabile, compensarla attraverso la rinaturalizzazione di un’area di estensione uguale o superiore, che possa essere in grado di tornare a fornire i servizi ecosistemici forniti da suoli naturali (Commissione Europea, 2016)
La tutela del suolo in Italia
A livello nazionale, con la promulgazione della Legge costituzionale 11 febbraio 2022 n. 1 […] il Parlamento italiano ha compiuto un’importante innovazione normativa che introduce due diverse modifiche alla Carta costituzionale:
- all’articolo 9, inserisce tra i principi fondamentali un nuovo comma volto alla “tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni” e pone sotto la legislazione dello Stato la tutela degli animali;
- all’articolo 41, inserisce tra i diritti e doveri dei cittadini nell’ambito della libera iniziativa economica privata al comma 2 la previsione di svolgersi “in modo da non arrecare danno alla salute e all’ambiente” e, al comma 3, che sia indirizzata e coordinata, oltre ai già previsti fini sociali, anche “ai fini ambientali”.
In particolare, quest’ultimo è un comando precettivo, cioè, va rispettato e fatto rispettare an- che in assenza di norme regolatrici della materia.
In generale, comunque, queste modifiche dovranno necessariamente indirizzare verso una profonda revisione delle politiche e delle norme di tutela del suolo e di governo dei processi di trasformazione del territorio ai diversi livelli, in una chiara prospettiva di sostenibilità ambientale e di conservazione e ripristino delle risorse naturali, degli ecosistemi e della biodiversità, mettendo al centro l’azzeramento del consumo e dell’impermeabilizzazione del suolo che, evidentemente, quando effettivamente compiuti, arrecano un danno alla salute e all’ambiente quasi sempre irreversibile e assai difficilmente compensabile.
Il Piano per la Transizione Ecologica definisce alcuni tali macro-obiettivi e al loro interno, alcuni ambiti, tra cui il contrasto al consumo di suolo e al dissesto idro-geologico.
Il contrasto al consumo di suolo è, quindi, presente tra gli ambiti prioritari che il nostro Paese ha posto alla base del processo di transizione ecologica della nostra economia. L’obiettivo del Piano è arrivare a un consumo netto pari a zero entro il 2030, ovvero anticipando di vent’anni l’obiettivo europeo e allineandosi alla data fissata dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile.
In questo contesto, anche in considerazione della disomogeneità delle azioni sul territorio, sarebbe importante arrivare all’approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo in conformità agli indirizzi europei, che affermi i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana e limitazione del consumo dello stesso, sostenendo con misure positive il futuro dell’edilizia e la tutela e la valorizzazione dell’attività agricola.
L’iniziativa delle Regioni e delle Amministrazioni locali sembra essere riuscita marginalmente, per ora, e solo in alcune parti del territorio, ad arginare l’aumento delle aree artificiali, rendendo evidente la forza del fenomeno e il fatto che gli strumenti attuali non abbiano mostrato ancora l’auspicata efficacia nel governo del consumo di suolo. Ciò rappresenta un grave vulnus per la capacità dell’Italia di adattarsi ai cambiamenti climatici, con nostri sempre più fragili territori che non possono più permettersi questo tasso di artificializzazione del suolo. Non possono permetterselo neanche dal punto di vista strettamente economico, come ci indica ormai da tempo la Commissione Europea. La perdita consistente di servizi ecosistemici e l’aumento dei “costi nascosti”, dovuti alla crescente impermeabilizzazione del suolo, sono presentati in questo Rapporto al fine di assicurare la comprensione delle conse guenze dei processi di artificializzazione, delle perdite di suolo e del degrado a scala locale, anche in termini di erosione dei paesaggi rurali, perdita di servizi ecosistemici e vulnerabilità agli eventi estremi
Suolo e clima

Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è finalmente uscito dai cassetti in cui giaceva da tempo. Da questo piano apprendiamo che:
Il cambiamento climatico è una delle principali minacce globali alla salute umana del XXI secolo […]: a causa dell’incremento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi esso può determinare effetti diretti (es. morte, lesioni, malattie, a causa del caldo, di frane, di inondazioni, di incendi, ecc.) e indiretti (es. malattie […], effetti su ecosistemi, filiere alimentari, infrastrutture critiche, ecc.).
In Italia, a causa dell’elevata percentuale di popolazione con età superiore ai 65 anni (23% circa nel 2020, ISTAT) sono le temperature estreme e le ondate di calore a rappresentare una forte criticità. Nel giugno di quest’anno (2022) il Ministero della Salute ha registrato complessivamente una mortalità del 9% superiore all’atteso nelle città italiane monitorate dal Sistema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera; nella prima metà di luglio 2022 si è osservato complessivamente un incremento significativo della mortalità pari a +21% con incrementi in diverse città dove si è verificata l’ondata di calore (Ministero della Salute e DEP Lazio, 2022). Oltre agli anziani, risultano particolarmente vulnerabili anche i bambini e i pazienti con patologie corniche, le persone in condizioni di disagio socioeconomico, i lavoratori che svolgono attività all’aperto.
Gli impatti socioeconomici dei cambiamenti climatici
Uno degli scopi principali della strategia e del piano nazionale sull’adattamento al cambia- mento climatico è evitare che gli effetti negativi socioeconomici derivanti dagli impatti clima- tici creino o aumentino disuguaglianza sociale ed economica, creando disparità in termini di accesso alle risorse, al lavoro, e più, in generale, alla prospettiva di una vita dignitosa. Un recente studio prevede la perdita di 410.000 posti di lavoro entro il 2050 se non verranno adottate misure di adattamento.
I cambiamenti rilevati nell’ultimo anno si concentrano in alcune aree del Paese, rimanendo particolarmente elevati nella pianura Padana, con maggiore intensità nella parte lombarda e veneta (in particolare lungo l’asse Milano-Venezia) e lungo la direttrice della via Emilia.
Il consumo di suolo può avere effetti indiretti sui servizi ecosistemici e la biodiversità anche in aree limitrofe a quelle costruite, causando fenomeni di degrado collegati all’urbanizzazione e all’espansione delle aree artificiali, tra cui ad esempio: il disturbo acustico, la conta minazione locale, la diffusione di specie alloctone, con relativi rischi di loro diffusione spon tanea, o di predatori di compagnia.
Il 2023 si conferma un anno da bollino rosso per il clima. Nel 2023 in Italia ben 378 eventi meteorologici estremi, segnando +22% rispetto al 2022, con danni miliardari ai territori e la morte di 31 persone. In aumento alluvioni, frane, mareggiate, grandinate e temperature eccezionali in città ma non solo, con lo zero termico sulle Alpi che ha raggiunto quota 5.328 metri.
Fermo restando che i fenomeni di dissesto geologico, idrologico e idraulico traggono origine da diversi fattori […] L’urbanizzazione e l’uso del suolo possono avere un impatto negativo, contribuendo all’aggravarsi dei fenomeni di dissesto.
Il nord Italia, con 210 eventi meteorologici estremi, si conferma l’area più colpita della Penisola, seguita dal centro (98) e dal sud (70). In aumento soprattutto alluvioni ed esondazioni fluviali (+170% rispetto al 2022), le temperature record registrate nelle aree urbane (+150% rispetto ai casi del 2022), le frane da piogge intense (+64%); seguono poi le mareggiate (+44%), i danni da grandinate (+34,5%) e gli allagamenti (+12,4%).
In Lombardia, il 24 e 25 luglio si sono verificate frane e danni causati dal vento che ha soffiato fino a 100 km/h. Due vittime e danni per oltre 41 milioni di euro.
Dal sito del ministero della Salute,Estate 2023: ridotta la mortalità legata alle ondate di calore. Il Ministro Schillaci: “La strada intrapresa è virtuosa”
Dal 2020 al 2022 in Italia l’eccesso di mortalità di over 65 ha visto una tendenza in continua crescita, raggiungendo un picco del +15%. L’estate del 2023, caratterizzata da intense e prolungate ondate di calore mostra una significativa inversione di tendenza.
[…] “Per la prima volta, torniamo ai livelli precedenti al 2020” sottolinea il Ministro Orazio Schillaci “Ciò sta a significare che si sta rivelando virtuosa la strada intrapresa con le numerose iniziative messe in campo per rafforzare i servizi sanitari e per aiutare i cittadini ad affrontare le ondate di calore”.
Queste cifre, il cui significato merita ulteriori approfondimenti, suggeriscono che sia possibile ridurre l’impatto delle ondate di calore sulla salute dei cittadini tramite misure normative, organizzative ed informative, anche in un contesto di cambiamento climatico che sta rendendo questi eventi sempre più frequenti e intensi.
Positivo la diminuzione delle morti causate dal clima, delude però la valutazione fatta dal ministro, che si limita a vantarsi di pannicelli caldi invece di aggredire le reali cause che originano questi disastri.
Il 2023 rappresenta anche l’anno record per la montagna e i ghiacciai, con lo zero termico sulle Alpi che ha raggiunto quota 5.328 metri e ghiacciai in ritirata, come evidenziato dal Report “Carovana dei Ghiacciai” 2023. Inoltre, con il progressivo ritiro dei giganti bianchi, sono in aumento i laghi glaciali: addirittura 170 quelli nuovi in Valle D’Aosta.
Risulta quantomai urgente attivare azioni di adattamento e gestione dei territori, a partire dal settore turistico e dalla risorsa idrica, che mirino a dare soluzioni nel lungo periodo, uscendo dalla logica dell’emergenza.
Ancor più evidenti sono i danni economici che gli eventi meteo estremi stanno causando agli edifici. Una recente indagine commissionata da Facile.it amUp Research e Norstatha evidenziato come, solo nell’ultimo anno, circa cinque milioni di italiani abbiano subito danni alla propria abitazione causati da maltempo o calamità naturali. Il fenomeno più comune è stata la grandine, indicata dal 49% dei rispondenti all’indagine, seguito dai danni da vento, indicato dal 39,7% delle persone e da alluvioni (23,3%) e allagamenti (18,1%).
Va ricordato, infine, che in Italia il 78% degli immobili è costruito in zone a rischio idrogeologico, con otto milioni di persone esposte
Consumo di suolo e indicatori demografici

La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, della popolazione residente. Anche a causa della flessione demografica, il suolo consumato pro-capite aumenta ancora dal 2021 al 2022 di 2,46 m2/ab e di 16,23 m2/ab dal 2006, così come il consumo di suolo annuale pro capite che passa da 1,24 a 1,30 m2/ab.
A livello nazionale, il nuovo consumo di suolo […] avviene a fronte di una decrescita di popolazione di circa 206 mila abitanti.
Un dato significativo e che dà un’indicazione sugli sviluppi futuri viene dal raffronto tra i numeri ripartiti tra fasce d’età: 2.5 milioni di bambini tra 0 e sei anni contro 3.2 milioni di persone tra 75 e 80 anni.
Il valore economico del suolo
L’analisi del flusso di servizi ecosistemici evidenzia che l’impatto economico del consumo di suolo in Italia produce perdite annuali che si confermano molto elevate. La stima dei costi totali della perdita del flusso annuale di servizi ecosistemici varia da un minimo di 7,8 a un massimo di 9,5 miliardi di euro, persi ogni anno a causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2022. […] Il valore più alto di perdita è associato al servizio di regolazione del regime idrologico, ovvero all’aumento del deflusso superficiale prodotto dal consumo di suolo che è, infatti, tra gli effetti più significativi.
Il valore perso di stock nel periodo 2006-2022 varia tra 18,4 miliardi e 23,3 miliardi di euro, come perdita patrimoniale sempre a causa delle trasformazioni avvenute a partire dal 2006 di cui più di un miliardo dovuto al consumo di suolo dell’ultimo anno. La perdita di stock più elevata rimane quella della produzione agricola. Questa analisi conferma che il maggiore impatto del consumo di suolo avviene a discapito delle principali funzioni ovvero della regolazione dei cicli naturali (in particolare quello idrologico) e della produzione di beni e materie prime (che, in questo caso, assolvono bisogni primari come acqua e cibo).
La perdita economica del flusso annuale dei servizi ecosistemici è stimata in un valore me- dio di 70.835 €/ha, mentre la perdita di stock è stimata in un valore medio di 171.277 €/ha.
Il Bilancio del consumo di suolo in Italia nel 2022
Ci si aspetta che i nostri amministratori, consapevoli della responsabilità che hanno nei con- fronti verso i cittadini che amministrano e, in ultima analisi del pianeta, abbiano compreso questi messaggi e stiano operando per costruire un futuro migliore.
Ahimè, così non è, dal Rapporto ISPRA scopriamo che nel 2023 il consumo di suolo non solo non si è fermato ma un nuovo record che è stato stabilito.
Il monitoraggio di quest’anno conferma la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unita- mente alla criticità delle aree nell’intorno del sistema infrastrutturale, più frammentate e og- getto di interventi di artificializzazione a causa della loro maggiore accessibilità e anche per la crescente pressione dovuta alla richiesta di spazi sempre più ampi per la logistica. I dati confermano l’avanzare di fenomeni quali la diffusione, la dispersione, la decentralizzazione urbana da un lato e, dall’altro, la forte spinta alla densificazione di aree urbane, che causa la perdita di superfici naturali all’interno delle nostre città, superfici preziose per assicurare l’adattamento ai cambiamenti climatici in atto.
Il consumo di suolo può avere effetti indiretti sui servizi ecosistemici e la biodiversità anche in aree limitrofe a quelle costruite, causando fenomeni di degrado collegati all’urbanizza- zione e all’espansione delle aree artificiali, tra cui ad esempio: il disturbo acustico, la contaminazione locale, la diffusione di specie alloctone, con relativi rischi di loro diffusione spon tanea, o di predatori di compagnia.
Gli ultimi dati ci mostrano che, purtroppo, il consumo di suolo […] non solo da due anni non rallenta più, ma nel 2022 accelera bruscamente e torna a correre a ritmi che, in Italia, non si vedevano da più di 10 anni. I fenomeni di trasformazione del territorio agricolo e naturale in aree artificiali hanno così sfiorato i 2,5 metri quadrati al secondo e riguardato quasi 77 chilometri quadrati in un solo anno, il 10% in più rispetto al 2021. Si tratta certamente di un ritmo non sostenibile, che dipende anche dall’assenza di interventi normativi efficaci in buona parte del Paese o dell’attesa della loro attuazione e della definizione di un quadro di indi- rizzo omogeneo a livello nazionale.
La copertura artificiale del suolo è ormai arrivata al 7,2% (7,1% nel 2021) la media UE al 2021 era del 4,2%. La percentuale nazionale supera il 10% all’interno del suolo utile, ovvero quella parte di territorio teoricamente disponibile e idonea ai diversi usi.
Il consumo di suolo continua a trasformare il territorio nazionale con velocità elevate e crescenti. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 76,8 km2, ovvero, in media, più di 21 ettari al giorno. Un incremento che conferma una forte accelerazione rispetto ai dati rilevati nel recente passato, raggiungendo i valori più elevati degli ultimi 11 anni, in cui non si erano mai superati i 20 ettari al giorno
Il suolo consumato per edifici e fabbricati […] risulta di circa 5.414 km2 (un territorio grande quanto tutta la Liguria), equivalente all’1,8% del territorio nazionale e oltre il 25% dell’intero suolo consumato.
I valori percentuali più elevati rimangono quelli della Lombardia (12,16%) […] La Lombardia detiene il primato anche in termini assoluti, con oltre 290mila ettari del suo territorio coperto artificialmente (il 13,5% delle aree artificiali italiane è in questa regione).
Dall’analisi risultano, a livello nazionale, circa 249 km2 di edifici non utilizzati […] la Lombardia ha il 3,5% di edifici inutilizzati […] e circa 68 km2 (1,7%) di edifici ad uso residenziale in pessimo stato.
Nell’ultimo anno sono stati consumati in maniera irreversibile invece 1.485 ettari (oltre 50 ettari in più rispetto ai 1.433 ettari consumati tra il 2021 e il 2022). Tra le classi di consumo permanente, con 724 ettari di suolo impermeabilizzato, è l’edificato quella prevalente (oltre la metà del consumo permanente).
Il Sud Est Milano
Come si vede chiaramente dai documenti sopra riportati non è più il tempo di incertezze. Il problema è reale, le soluzioni sono note e indifferibili.
Nonostante alcune lacune nella nostra legislazione, nonostante alcuni traccheggi della politica una cosa è sicura: la difesa della salute dei cittadini, la difesa del territorio, la lotta ai cambiamenti climatici, la nostra stessa economia nascono dalla tutela del suolo.
Come è possibile che molti nostri amministratori non comprendano queste cose? Che continuino a comportarsi come se vivessero in comuni da fiaba, non soggetti alle leggi di natura. Principi medioevali che decidono con una loro personale e distorta visione del mondo e che valutano la loro potenza in base al numero e alla maestosità dei palazzi costruiti.
Si continua a costruire anche in aree classificate come pericolose e in aree protette. Invece di garantire ai cittadini che amministrano servizi e strutture, si piegano ai voleri dei costruttori vantandosi (o, raramente, giustificandosi) di aver incassato oneri di urbanizzazione
Nel bilancio che facemmo nello scorso anno avevamo registrato un peggioramento, il Sud Est Milano, aveva perso nel 2021 altri 10 ettari di suolo. Nel 2022 il consumo di suolo è stato il doppio, 20 ettari.
Tra i 15 comuni dell’area omogenea Sud Est Milano, solo San Colombano al Lambro non ha consumato suolo.
Al di sotto di un ettaro di suolo consumato ci sono Mediglia, Dresano, Tribiano, San Giu liano Milanese, Vizzolo Predabissi, Melegnano, Pantigliate e Colturano.
Il futuro non sarà roseo, lo testimoniano i silenzi degli amministratori (dichiarazioni rese al Cittadino nelBrindisi dei sindaci)su consumo di suolo e tutela del paesaggio, solo una rara e lodevole eccezione: la sindaca di Vizzolo, con i recuperi della ex cava TEEM ed ex discarica di Montebuono). Per il resto le parole usate dai sindaci su suolo e paesaggio, salvo blande dichiarazioni di principio, sono state: parcheggi, rotatorie, nuova viabilità, nuove strutture.
Alcune considerazioni sui comuni che più hanno consumato suolo nel 2023 o che presen tano rischi per il futuro:
Paullo
Come l’anno scorso la maglia nera per il consumo di suolo nel Sud Est Milano spetta a Paullo, 4.4 ettari si aggiungono ai 5,7 consumati nel 2021.
Di fronte a questi numeri diventa incomprensibile la dichiarazione del sindaco:
Sono orgoglioso che questa sia stata la prima amministrazione comunale a Paullo a ridurre il consumo di suolo negli strumenti urbanistici, concetto difficile da spiegare e che si presta a strumentalizzazioni facili nel momento in cui si vede sorgere una gru.
Poi si giustifica sostenendo che il nuovo cemento viene dal passato e che, essendo Paullo una comunità povera di risorse economiche, l’uso di oneri di urbanizzazione sui bilanci ha permesso di reggere alle crescenti esigenze.
San Donato Milanese
All’orizzonte il mega-progetto del nuovo stadio del Milan nell’area di Cascina San Francesco, la cementificazione di un’area di 108mila m2, stando almeno alla presentazione fatta dal sindaco alla stampa. Il progetto è stato illustrato alla stampa ma non ai cittadini né al Consiglio Comunale, La voglia di protagonismo fa dimenticare le più elementari regole della democrazia.
L’intera area interessata è di 480mila m2 e, molto verosimilmente, una fetta ulteriore di suolo sarebbe sacrificata per le strutture di contorno.
Inoltre, la città sta perdendo grossi insediamenti industriali (SAIPEM e SNAM) e vedrà quindi palazzi vuoti e potenziali fonti di degrado.
Resta ancora aperta la vicenda del Pratone, il sindaco ha dichiarato che non interverrà sulla proprietà dell’area e considera il capitolo chiuso. Quindi, via alla cementificazione.
NelBrindisi di sindacinon una parola sullo stadio né sul trasloco degli insediamenti industriali.
Il sindaco parla invece della riqualificazione, in un’ottica a forte vocazione naturalistica, del parco della “Campagnetta” di via Di Vittorio: un importante polmone verde e un corridoio naturale che potrà diventare parte fondamentale del “Cammino dei Monaci”,il percorso che unirebbe le vicine Abbazie di Chiaravalle e di Viboldone. (Il Sentiero delle Abbazie)
Poco importa se lo stadio di cui è attivo sostenitore ostacolerebbe questoCammino.
Melegnano
Sono iniziati i lavori per l’insediamento del Data Center che stanno sigillando oltre 200mila metri quadrati di suolo agricolo, il 4% dell’intero territorio comunale.
Per il sindaco: Tutto questo porterà molteplici benefici da svariati punti di vista: dalle opere pubbliche connesse al maxi-intervento agli oneri di urbanizzazione con i tributi annuali e l’indotto per le attività produttive locali.
Per rafforzare la visione miope secondo cui sia giusto svendere il suolo, bene comune, fragile, prezioso ci si fa scudo con i velenosi oneri di urbanizzazione. Scordandosi, però, di ri cordare quanto ci costa, anche sotto l’aspetto economico, il consumo di suolo.
Resta poi ancora aperta la vicenda San Carlo, che avrebbe un impatto maggiore.
Altro suolo sarà sigillato per costruire l’ospedale di comunità del territorio. Visti gli enormi problemi della sanità, opera certamente meritoria che avrebbe però potuto trovare spazio in are da rigenerare, che in città sono presenti, senza consumare suolo vergine. La nuova costruzione sarà fatta a ridosso del vecchio cimitero di Pedriano, di cui restano un rudere di muro e una cappella votiva. L’area in questione copre una superficie di circa 3.000metri quadrati. Anche quest’area si chiama San Francesco. Credo che il Santo, e anche il papa, non apprezzino queste devastazioni in aree a loro intitolate!
Tutto questo in attesa della costruzione ex novo dell’ospedale e della casa di comunità, che prenderà il via all’inizio del prossimo anno e vedrà nuovamente Melegnano giocare un ruolo di primo piano sul territorio: finanziata grazie ai 12 milioni di euro in arrivo con i fondi del Piano.
Avviati poi alcuni piani che sono restati nel cassetto per anni e che sigilleranno nuovo suolo e, notizia dell’ultimo minuto, un’area verde sarà sacrificata per creare nuovi parcheggi.
Anche in questo comune, già maglia nera per il consumo di suolo, si sta avviando una variante al PGT.
Colturano
Questo comune ha in approvazione una variante al PGT che prevede nuovo consumo di suolo. Leggendo le dichiarazioni dell’amministrazione invece si ridurrebbe il consumo. Ci mente? In realtà l’amministrazione parla con lingua burocratica, mascherando la realtà con la destinazione d’uso, una norma illogica usata in Lombardia per monitorare il bilancio del suolo.
La variante ipotizza poi, per giustificare i nuovi edifici, una crescita della popolazione del 38%. Questo è un artificio che si ritrova spesso nei Piani di Governo dele Territorio.
Queste le parole del sindaco: Senza dimenticare infine il Piano di governo del territorio che, dopo l’adozione avvenuta nell’ottobre 2023, approveremo entro il primo trimestre 2024. La- sciamo a Colturano uno strumento urbanistico finalmente attuabile per vedere realizzate le opere di urbanizzazione e razionalizzazione ferme da troppo tempo.
Finalmente potremo urbanizzare (leggicostruire) e razionalizzare (leggi ancoracostruire).
Il Parco Agricolo Sud Milano
Il Parco è il nostro più importante polmone verde, oltre ad essere un territorio che ci fornisce cibo.
Nel bilancio fatto lo scorso anno abbiamo ipotizzato che la nuova governance voluta dalla Regione Lombardia avesse l’obiettivo di aprire la strada a nuova cementificazione del territorio.
Nulla è successo ma il progetto per costruire una maxi-logistica a Carpiano, su un’area all’interno del Parco, sembra essere un primo campanello d’allarme.
Conclusioni
2023, ancora un bilancio negativo. Siamo sempre più preoccupati per la vivibilità del nostro territorio e, ancora di più, per l’indifferenza di molti nostri amministratori. La cosa non ci fa sperare in un futuro più roseo anzi, meglio, più verde

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