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Oltre la TAV: una storia di partecipazione

 Lo scorso 4 Aprile si è tenuto presso Cascina Roma a San Donato un incontro su una questione assai problematica come la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione e con particolare attenzione alle reazioni degli abitanti della Val di Susa. Sono intervenute diverse autorevoli voci che hanno sottolineato la necessità di una maggiore e più genuina informazione e partecipazione a decisioni che, in caso contrario, sarebbero meramente imposte dall’alto. Introdotta dal sindaco Andrea Checchi, l’iniziativa ha visto prendere parola Emilio Chiarberto sindaco di Villar Focchiardo, Angelo Tartaglia professore del Politecnico di Torino, Gigi Richetto portavoce del gruppo cattolici per la valle e Daniele Forte presidente di “Etinomia”.

Tutte le relazioni vertevano verso un unico imperativo: informarsi è pienamente necessario in una democrazia. Per primo il sindaco aveva stimolato in questa direzione suggerendo come soluzione all’ondata di antipolitica, un ripartire dal basso, ripartire da noi come fondamento delle scelte poiché troppo spesso le decisioni prese da altri si rivelano dannose per il bene comune.

Particolarmente significativa è stata l’accurata analisi diretta da Tartaglia che ha comunicato l’inadeguatezza di un’opera simile scagliandosi contro previsioni e stime che riteneva sbagliate e mettendo in luce la dubbia indispensabilità di una struttura così costosa. Le critiche mosse parevano più che legittime, ma giudicare sarebbe improprio in quanto non vi è stata la possibilità di aver un confronto con un tecnico della medesima preparazione a sostegno della tesi opposta; cosa che, afferma il professore, gli viene costantemente negata dalle autorità statali. Il presidente di “Etinomia” Daniele Forte ha approfondito il tema dell’inutilità di queste mastodontiche grandi opere. Anche costui, però, che avrebbe dovuto muoversi al di fuori dell’utilitarismo sfrenato dominante nella politica e nell’economia dei nostri giorni, ha condotto un intervento considerando null’altro che l’efficienza come strumento di giudizio di tali opere. Nonostante ciò ha ricordato i nobili principi che guidano la sua associazione. Ha proposto un’economia che non fosse unicamente remunerazione, ma fosse più solidale ed a misura d’uomo. Ultimo è stato l’intervento di Gigi Richetto. Il “Cattolico per la valle” ha chiesto giustizia per coloro che lottano in modo Gandhiano da venti anni contro un’opera che potrebbe causare seri danni alla salute di chi abita la valle. Ha ricordato di come la montagna da attraversare contenga amianto e della nocività delle polveri liberate da certi tipi d’interventi sulle montagne. Ha Inoltre reclamato pace, negata da un continuo stato di tensione a cui forze dell’ordine e rami più estremisti e violenti della protesta sottopongono la Val di Susa.

 

Al di là delle posizioni espresse l’iniziativa si è rivelata fortemente significativa. Innanzitutto ha dimostrato come l’informazione proveniente dai media sia troppo spesso unilaterale e non permetta una visione complessiva delle opinioni e tanto meno delle problematiche. Media accusati di consegnare una zona d’Italia che si è resa protagonista della propria sorte in mano ai delatori conducendo verso la Damnatio memoriae le motivazioni della protesta. Di grande importanza sono state anche le osservazioni riguardo al concetto di economia prevalente nel mondo odierno. Piuttosto che perseguire una Prosperity sempre più lontana e astratta che ci spinge ad emulare stati del nord Europa senza considerare le infinite diversità esistenti. Bisognerebbe ritornare a porre l’Uomo al centro delle politiche anche scegliendo una società più austera. Un’austerità da non confondere con l’Austerity di cui ci si sente vittime, ma un’austerità che sia la via per una società più libera, meno diseguale e democratica come affermato da Enrico Berlinguer a Roma nel 1977.

Redazione RecSando: Alessandro Sicignano – Foto: Pietro Del Monte
Diapositive del prof. Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino 

 

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