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MALATTIA DI CROHN: speranze di cura

MALATTIA DI CROHN: speranze di cura

 

Per chi soffre del mordo di Crohn, la malattia infiammatoria cronica dell’intestino, si aprono nuove speranze di cura, grazie a un farmaco, già in commercio, indicato per la psoriasi. Il prodotto in questione, agisce, infatti, sue due modulatori della malattia, Interleuchina 12 e 23, che comandano le due patologie. Il farmaco, oggi, nuovo di fatto, spegne i due modulatori della malattia di Crohn e regala anni di vita e di miglior qualità in chi soffre di questa patologia, spesso dimenticata, spesso mal curata e scambiata per altre malattie. Finora i farmaci in circolazione erano in grado di attenuarne gli effetti, ma non di guarirla.

 

È stata approvata in Italia la nuova terapia per la Malattia di Crohn. Si tratta di Ustekinumab di Janssen, il primo di una nuova classe di anticorpi monoclonali indicati per questa patologia, che rappresenta una doppia novità. Il farmaco colpisce contemporaneamente due target, andando ad agire più a monte del processo infiammatorio responsabile della malattia, di quanto sia stato possibile fare fino a ora. Questa doppia azione si traduce in un beneficio clinico che, sulla base dei dati emersi dagli studi clinici effettuati, ha dimostrato di offrire una combinazione mai osservata prima in termini di velocità di azione e durata del mantenimento della remissione. Infatti, i dati hanno mostrato la rapidità dell’azione già nel breve periodo e, parallelamente, la persistente durata dell’effetto del farmaco: a 2 anni, nel 75% dei pazienti in terapia con Ustekinumab la malattia è risultata in remissione.

Oggi il più grande bisogno ancora non soddisfatto delle persone affette dalla Malattia di Crohn”, ha detto Silvio Danese, Responsabile Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI),è combinare un miglioramento repentino, che possa risolvere la dolorosa fase acuta, con l’efficacia mantenuta nel lungo periodo, per permettere al paziente di stare bene negli anni senza dover affrontare ricadute e cambi di terapie. Questa nuova opzione terapeutica apre per la prima volta un ampio orizzonte fino a ora inesplorato, quello del più lungo periodo libero da malattia mai osservato fino a ora”.

Oltre agli evidenti disturbi clinici, infatti, la malattia di Crohn è spesso causa di disagio sociale, perché “ha un importante impatto su diversi aspetti della vita quotidiana”, ha spiegato Enrica Previtali, Presidente di AMICI Onlus, l’associazione che tutela le persone colpite da Mici. “Rende difficili tanto le relazioni personali e più intime, quanto quelle lavorative e sociali. È una malattia di cui non si parla, perché imbarazzante, per via dei sintomi che la caratterizzano. Spesso i malati soffrono in silenzio – ha detto. A volte rischiano il posto di lavoro per le numerose assenze a cui sono costretti. È fondamentale che di questa malattia si parli e la si conosca”.

 

Sintomi e complicanze

Si tratta di una malattia infiammatoria intestinale caratterizzata da un’infiammazione cronica e acuta del tratto gastrointestinale. Un grande numero di fattori genetici, ambientali, immunologici e batteri endogeni giocano un ruolo nel suo sviluppo. In Italia ha un’incidenza di circa 8-10 casi ogni 100.000 con 8.000 nuovi casi all’anno. Le persone colpite, tra gli altri sintomi, lamentano dolori addominali, perdita di peso, diarrea frequente e prolungata, fatica, perdita di appetito o febbre. È una patologia cronica recidivante il cui decorso, se non trattato correttamente, può portare a invalidità e frequentemente a interventi chirurgici.

I pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali hanno un rischio maggiore di ospedalizzazione, con un costo relativo che pesa tra il 30% e il 60% della spesa totale. I tassi di resezione chirurgica (che non modificano il decorso della malattia ) variano dal 30% fino al 50%. Un recente studio, che ha considerato i dati di ammissione ospedaliera connessi a tali patologie nell’arco di 3 anni (2005, 2008, 2011), ha messo in luce come nella metà dei casi (47,5%) si trattasse di Malattia di Crohn. Di questi, l’11,8% erano pazienti pediatrici sotto i 18 anni. Nonostante l’età media delle ospedalizzazioni sia risultata di 43,2 anni, il numero di ricoveri di bambini o adolescenti affetti dalla malattia è cresciuto. Nel complesso, dal 2005 al 2011 il numero delle ospedalizzazioni dovute al Crohn è cresciuto del 12%.

La patologia insorge soprattutto in età giovanile, nei i giovani tra i 20 e i 30 anni, più raramente tra gli over 65, ma non risparmia neppure bambini e adolescenti. Tuttavia, viene spesso diagnosticata tardivamente.

Il nuovo farmaco

I dati degli studi ci mostrano come, oggi, fino al 25-30% dei casi i pazienti trattati con gli agenti anti-TNF non rispondano alla terapia già tra le 12 e le 16 settimane dall’inizio del trattamento. Tra questi, si va incontro a un secondo fallimento nel medio lungo periodo in una percentuale che oscilla tra il 20% e il 45% dei pazienti, afferma Ambrogio Orlando, Responsabile della Unità di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti “Villa Sofia-Cervello” di Palermo. “Se consideriamo le caratteristiche della patologia da un lato e lo stato attuale dello standard terapeutico dall’altro, abbiamo una situazione in cui la risposta più importante da dare al paziente è quella di un farmaco che sia sicuro e efficace nell’immediato e al tempo stesso mantenga la risposta nel tempo, che significa evitare i fallimenti delle attuali terapie e soprattutto ridare una prospettiva di normalità alla vita di queste persone”.

La cura – Ustekinumab, sviluppato da Janssen, è un anticorpo monoclonale delle interluchine 12 e 23, il cui ruolo nella patogenesi della Malattia di Crohn è stato dimostrato negli studi preclinici. L’azione del farmaco previene il legame tra i due fattori e il loro recettore, riducendo in questo modo l’attivazione delle cellule immunologiche. “Il primo elemento è che Ustekinumab ha dimostrato di portare un miglioramento clinico repentino, con un alto tasso di risposta entro le tre settimane dall’inizio della terapia”, spiega Silvio Danese, Responsabile Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI). “La rapidità è parallela a un mantenimento della risposta. Inoltre, abbiamo a disposizione dei dati sull’azione sistemica anti infiammatoria del farmaco, tra cui la riduzione dei marcatori infiammatori, già dalla terza settimana di trattamento. Le molecole infiammatorie rappresentano un target per il miglioramento biologico, il che sostiene ulteriormente l’efficacia clinica della terapia. Data quindi l’azione sistemica di Ustekinumab, possiamo aggiungere che un’opportunità ulteriore è quella che si prospetta per i pazienti con concomitanti malattie immuno-mediate, tra cui quelle dermatologiche e reumatologiche”.

Un ultimo, non meno importante, elemento di novità è rappresentato dallo schema di somministrazione di Ustekinumab, che prevede solo la prima induzione per via endovenosa presso il centro e poi la terapia di mantenimento da farsi ogni 3 mesi per via sottocutanea. “Una cosa non da poco per la persona che deve gestire una terapia cronica”, commenta AMICI. “Si tratta di 4 iniezioni all’anno, che il paziente si può fare a casa da solo”.

Ustekinumab è stato approvato in Italia con l’indicazione per il trattamento di pazienti adulti affetti da malattia di Crohn attiva di grado da moderato a grave, che hanno avuto una risposta inadeguata o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o ad un antagonista del TNFα o che hanno controindicazioni mediche per tali terapie. Per venire incontro all’informazione da ottobre partirà un cortometraggio dal titolo: Aspettando Crohn, l’agenda impossibile”, realizzato con ironia e un pizzico di irriverenza dagli youtubers romani The Pills, che sarà trasmesso nei locali cinematografici. Prima tappa della promozione in Lombardia nel circuito Spazio cinema di Milano , Monza e Cremona e nel 2019 in Emilia Romagna, Lazio, Piemonte e Sicilia. Per Massimo Scaccabarozzi, amministratore delegato e presidente di Janssen Italia, ha sottolineato l’importanza per l’azienda di essere entrata in questo filone di ricerca, dove esistevano ancora bisogni per i pazienti. Il nostro impegno va nella direzione di iniziative di respiro sociale, non limitandosi alla ricerca e allo sviluppo dei farmaci”. Il cortometraggio è su www.mici360.it

Edoardo Stucchi
 


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