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Lettera Aperta al Sindaco Sala

di Fiorello Cortiana

Caro sindaco Sala,

con una intervista pubblicata da Repubblica il 12 marzo scorso ci ha comunicato che “Ho deciso, aderisco ai Verdi europei” e ancora “Adesso questi miei due percorsi -sindaco ed appassionato ecologista- si uniscono.”. Un vero e proprio outing, una confessione pubblica non legata all’orientamento sessuale ma alla gestione del potere amministrativo e di indirizzo del sindaco di Milano e della Città Metropolitana.

Sarebbe sbagliato giudicare questa scelta come un riposizionamento a fronte dell’esplosione del PD: una operazione di marketing di comunicazione per ammiccare ad una sensibilità diffusa, che non ha oggi in Italia una rappresentanza credibile.

 A proposito degli ecologisti credibili e autonomi. Gli exit poll della ZDF, danno i verdi al 31,5% in Baden-Württemberg, stato in cui la Cdu scende al 23% rispetto al 27% del 2016 (se confermato sarebbe un crollo storico), mentre l’estrema destra Afd è in calo al 12,5%, i socialdemocratici Spd sono al 10,5%, l’Fpd è all’11%.
 
A fronte dei nodi devastanti dello sviluppo quantitativo illimitato che stanno venendo al pettine, combinati con la crisi pandemica, la conversione dei consumi e nei costumi quotidiani e il cambiamento nello sguardo e negli orientamenti dei decisori, sono auspicabili quanto necessari. Però devono essere effettivi. Anni fa, un italiano di confine, plurilingue e costruttore di ponti, ricoprì con conferma unanime dei parlamentari verdi, la carica di presidente del gruppo al Parlamento Europeo. Una autorevolezza esistenziale e una intensità di visione riconosciute ben più ampiamente del perimetro di appartenenza. Per questo, ancora oggi, di fronte alla sua scelta significativa, partirei da lì, da chi ha abitato la città e abitato la Terra, perché prendo sul serio la sua scelta.
 Ai colloqui di Dobbiaco, nel 1994, Alex Langer fece un intervento fondativo per la cultura e la pratica ecologiste che, fin dal titolo, rispondeva alla necessità di efficacia che anche la migliore intenzione deve poi avere. Con “La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile https://www.alexanderlanger.org/it/140/268 proponeva che “una politica ecologica potrà aversi solo sulla base di nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili, elaborate – come è ovvio – in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse persino etniche (radicate, cioè, nella storia e nell’identità dei popoli). Dalla politica ci si potrà aspettare che attui efficaci spunti per una correzione di rotta ed al tempo stesso sostenga e forse incentivi la volontà di cambiamento: una politica ecologica punitiva che presupponga un diffuso ideale pauperistico non avrà grandi chances nella competizione democratica.”. Forte della esperienza nelle istituzioni regionali e in quella europea, dava anche delle indicazioni molto concrete:
  • sul “bilancio ecologico” per “accurati bilanci della reale economia ambientale che facciano capire i reali profitti e le reali perdite” per “ridurre invece che aumentare i bilanci. Ogni discorso sulla necessità della svolta resta assurdo sino a quando la crescita economica resterà l’obiettivo economico di fondo e sino a quando i bilanci pubblici e privati punteranno ad aumentare di anno in anno.”;

  • per “favorire economie regionali invece che l’integrazione nel mercato mondiale. Sino a quando la concorrenza sul mercato mondiale resterà il parametro dell’economia, nessuna correzione di rotta in senso ecologico potrà attuarsi.”’;

  • per “sistemi tariffari e fiscali ecologici, verità dei costi. Di fronte ad un mercato che addirittura postula e premia comportamenti anti-ecologici, visto che non ne fa pagare i costi, si rende indispensabile un sistema fiscale e tariffario orientato in senso ambientale, che imponga almeno in parte una maggiore trasparenza e verità dei costi.”;

  • per “allargare e generalizzare la valutazione di impatto ambientale. Tutto quanto viene oggi costruito (opere, tecnologie, ecc.), produce impatti e conseguenze di dimensioni sinora sconosciute.”.

Per me, che da decenni vivo il mio impegno ecologista, si tratta di indicazioni ancora vitali da mettere in relazione con i nodi della nostra realtà locale affinché trovi conferma la veridicità della sua scelta perché lei si è ricandidato a sindaco e non basta un annuncio.

 Il primo nodo riguarda la messa in discussione del Modello Milano. Come è possibile pensare al futuro della città al tempo delle emergenze, del Recovery Fund e delle Olimpiadi alle porte, senza inscrivere Milano dentro il contesto metropolitano, quale nodo di relazione e di passaggio della definizione delle politiche economiche e territoriali della globalizzazione. È una questione preliminare che non riguarda la sola area metropolitana milanese e coinvolge anche altri livelli istituzionali.
 Il secondo è direttamente conseguente e chiede una operazione di verità sulla natura e gli attori, protagonisti e caratteristi, del Modello Milano: non possiamo affidare le scelte strategiche sul futuro della città a fondi immobiliari con sede nei paradisi fiscali. Le informazioni, le denunce e le proposte progettuali dei tanti comitati cittadini, da San Siro agli ex Scali FS, hanno certamente evidenziato l’efficacia qualitativa della connessione dell’intelligenza diffusa presente a Milano, ma, soprattutto, richiedono un pieno esercizio della soggettività pubblica nell’amministrazione della città.
 

Sono chiamate direttamente in causa sia l’organizzazione della amministrazione e l’impiego dei suoi dipendenti così come il ruolo e le funzioni delle Società Partecipate: cosa sono diventate, come sono gestite e per quale missione? Si tratta della natura della nostra democrazia repubblicana: la soggettività politica pubblica legata agli interessi generali, alla partecipazione informata al processo deliberativo, alle prerogative efficaci per l’esercizio della cittadinanza attiva, alla qualità e ai poteri della rappresentanza o, in alternativa, relativizzazione delle assemblee elettive, delle amministrazioni locali, degli istituti di partecipazione, con la loro riduzione a una funzione di ratifica di decisioni prese e avocate centralmente, con le politiche pubbliche esercitate dalle società partecipate nazionali e locali, nonché dalle Corporation e dai fondi globali del digitale e non. Questa è la questione in campo e non può essere elusa.

La conversione ecologica chiede di avere uno sguardo e una visione per una metropoli generativa di innovazione, vivibile, socialmente accessibile, ambientalmente sostenibile, partecipata da una cittadinanza attiva e informata. Sindaco, questo significa condividere alcuni concetti chiave:

– quello delle reti, con la loro bidirezionalità, siano quelle idriche/idrauliche, siano quelle delle infrastrutture per i trasporti, di persone/merci/informazioni/energia; – quello della circolarità e dei suoi equilibri; – quello delle filiere e delle loro relazioni qualitative e spazio/temporali; – quello del quadro riassuntivo per un territorio abilitante per l’innovazione qualitativa e la cittadinanza consapevole. Cioè un Sistema Territoriale Qualitativo: qualità ambientale, qualità abitativa, qualità dei servizi, qualità delle infrastrutture, qualità culturale, qualità della ricerca, qualità sociale, qualità della democrazia e dei diritti.

Come è necessaria la responsabilità di tutti nella prevenzione e nelle azioni per circoscrivere il contagio del Covid 19, così l’efficacia della conversione ecologica è legata alla consapevolezza responsabile di tutta la comunità. Per questo occorre analizzare, valutare e modificare, gli istituti di partecipazione perché siano effettivi ed efficaci, ciò vale tanto per i Municipi quanto per l’esercizio della Cittadinanza Attiva.

 Non è accettabile che degli incontri informativi, organizzati dall’Amministrazione Comunale affinché le imprese illustrino la (loro) riorganizzazione di parti della città, vengano spacciati per ‘débat public’.
 Lei ha istituito nel 2019 l’assessorato alla Transizione ambientale e ne ha assunto la guida, poco tempo fa ha istituito il Garante del Verde, del suolo e degli alberi: tre esperti scelti da lei, gli altri assessori e i consiglieri comunali cosa fanno? Occorrono procedure e luoghi che rendano effettiva la partecipazione informata ai processi deliberativi e siano abilitanti tanto per il Consiglio Comunale e la Città Metropolitana, quanto per le esperienze di cittadinanza attiva.
 
 Perché i milanesi sentano di appartenere ad una comunità è necessario l’esercizio della compassione e dell’empatia, per amare Milano, per ascoltare la città, per costituire un buon esempio e non della antipatica e inutile propaganda. Ci dica, sindaco.
 
 
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