Per l’Agenzia internazionale dell’energia, la pandemia potrebbe avere riflessi negativi sugli investimenti in rinnovabili e decarbonizzazione
La risposta di molti governi alla diffusione delcoronavirusè stata quella di ridurre al minimo le interazioni umane, limitando ochiudendo molte attività produttive. Questo ha portato a effetti inaspettatamente positivi dal punto di vista climatico. Qualche settimana fa,un’analisi condotta del Centre for research on energy and clean air (Crea), in Finlandia, ha mostrato che leemissioni di carbonio in Cinasono crollate di almeno 100 milioni di tonnellate nelle ultime settimane,riducendo di un quarto il livello diinquinamento nel paese. Però, se da un lato quest’emergenza sanitaria ha fatto crollare la domanda mondiale di petrolio, limitando la diffusione di combustibili fossili nell’aria, dall’altro è facile presumere che questatendenza non sia sostenibile nel lungo periodo, come sottolineato dall’Aie (Agenzia internazionale per l’energia).
Cosa potrebbe accadere
“Non c’è nulla da festeggiare in un probabile declino delle emissioni causato dalla crisi economica perché in assenza delle giuste politiche e misure strutturaliquesto declino non sarà sostenibile”, ha spiegato il direttore esecutivo dell’Aie, Faith Birol. Lo scenario più plausibile che si potrebbe prospettare a fine pandemia è che le piùgrandi compagnie energetichedel mondo, travolte da un’importante recessione economica globale, decidano ditagliare gli investimentia favore dienergie pulite.
Bloccare progetti infrastrutturali, ricerche e soluzioni per abbattere le emissioni di CO2potrebbe vanificare gran parte dei progressi fattinegli ultimi anni, per evitare la catastrofe climatica entro fine decennio. Secondo unrapportodi Bloomberg New Energy Finance, il prossimo anno potrebbe esserci un crollo, per la prima volta dagli anni ’80, di investimenti a favore dell’energia solare.
“Non dovremmo permettere alla crisi di oggi dicompromettere la transizioneverso l’energia pulita”, ha sottolineato Birol. E, come riporta ilGuardian, un’ottima soluzione per fare in modo che ciò non accada è spingere i paesi in recessione a investire gli aiuti economici, ricevuti dai governi, in tecnologie che utilizzino energie non inquinati. In merito, il numero uno dell’Aie parla di“un importante ventaglio di opportunità”perché“le principali economie di tutto il mondo stanno preparando pacchetti di stimolo che potrebbero offrire grandi vantaggi economici a chi vuole modificare il proprio impatto energetico sull’ambiente”.
Il ruolo dei governi
Un’analisi dell’Aie, a cui fa riferimento sempreil giornale inglese, ha mostrato che il70% degli investimentimondiali inenergia pulitasono guidati dalgoverno, attraverso finanziamenti pubblici diretti o attraverso sussidi o tasse. Fondamentali, quindi, per la lotta ai cambiamenti climatici. Investire infonti energetiche zero emissionipotrebbe non essere redditizio nel breve periodo – quando i prezzi del petrolio sono così bassi – ma potrebbe essere una mossa intelligente se si analizza il contesto a lungo termine. Birol propone alla comunità globale di sfruttare, quindi, questa flessione per riuscireeliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili, che potrebbero essere utilizzati in maniera più efficiente, per esempio per aumentare la spesa sanitaria.
La pandemia da coronavirus potrebbe essere, quindi, una catastrofe o unpunto di svoltacontro il cambiamento climatico. La chiave di volta, in questa situazione, è capire se i governi mondiali e i colossi dell’industria riterranno ancora necessario investire inenergia greencon il pericolo di una grave recessione alle spalle. Secondo Faith Birol,“se vengono messe in atto le giuste politiche, ci sono tutte le opportunità per sfruttare al meglio questa situazione”.
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