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Coronavirus: Intervistiamo il Prof. Giacomo Rossi

Il valore aggiunto dell’informazione di N>O>I RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l’informazione che ci giunge dall’altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un’operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

 

INTERVISTA AL PROF. ROSSI GIACOMO, UNIVERSITÀ DI CAMERINO, Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria

DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Rossi, Lei è un medico veterinario e forse sembra strano, a una prima lettura, chiedere a una figura come la Sua delle informazioni rassicuranti circa la lotta al CoronaVirus. E invece la terapia messa a punto nei laboratori dell’Università di Camerino dal gruppo di ricerca da Lei coordinato è già stata prenotata da alcuni ospedali del Nord America e altresì canadesi. Ci vuole raccontare come è andata nello specifico tutta questa vicenda che apre una breccia di speranza nel buio di una tragedia collettiva e sociale che stiamo vivendo ?
Cosa c’entrano i nostri amati amici gatti nella lotta alla ormai famigerata malattia Covid-19 ?

RISPOSTA:

Buongiorno a lei e grazie per qusta domanda che peraltro mi è stata spesso rivolta anche da molti colleghi medici! Da circa due anni mi sto interessando della risposta immunitaria del gatto affetto da FeCov, il coronavirus felino, con particolare riguardo alla risposta mediata dai macrofagi, le cellule che sono deputate a “mangiare” gli agenti patogeni che ci infettano. Vede nel gatto con FeCoV ci siamo accorti che se la funzione di queste cellule non è perfetta o è incompleta, il virus  può attraversare l’intestino, sede dove normalmente risiede, generalizzare nell’organismo e causare una grave malattia, per la quale con c’è vaccino nè terapia specifica ed il cui esito è praticamente quasi sempre la morte dell’animale infetto. Anche in questa malattia del gatto negli ultimi mesi si stanno provando alcuni farmaci inibitori della polimerasi e dealla proteasi virali, ma anche alcuni particolari integratori che sembrano aprire speranze terapeutiche.  Bene studiando il meccanismo con cui il virus FeCoV entra nelle cellule, appena sono stati resi noti i risultati della struttura del recettore Covid-19 dai colleghi Cinesi, ho fatto le debite comparazioni nella struttura proteica ed aminoacidica ed ho visto che il coromavirus Covid-19 differisce da altri coronavirus, avendo vari siti di glicosilazione in più. Questi siti sono quelli i cui alcuni zuccheri semplici si legano all’amminoacido Asparagina terminale di una proteina trans-membrana. Ho pensato quindi che questa differenza potesse essere alla base della maggiore virulenza del virus. Ho anche pensato che, eliminando questi siti, si possa ridurre in maniera veramente importante il legame del coronavirus Covid-19 alle cellule dell’ospite, e quindi in pratica ridurre in maniera sensibile l’impatto dell’infezione e dei segni clinici di malattia.

DOMANDA:

2 ) Lei, studiando il modo con il quale i coronavirus si legano alle cellule ospitanti lo stesso, si è accorto di una particolarità del Covid-19, vale a dire che il virus presenta un numero maggiore di legami con i siti Ace2, cioè il recettore cellulare che Covid-19 utilizza per entrare nelle cellule polmonari, dell’apparato digerente e del tratto genito-urinario dell’uomo. E’ così ? Inoltre questo può cambiare per certi versi la nostra primaria convinzione che l’attacco portato avanti dal CoronaVirus sia solo rivolto all’apparato respiratorio ( causando, per esempio, polmoniti bilaterali alveolari o interstiziali ) e che invece i danni provocati dalla malattia Covid-19 sono, purtroppo, multi-target ?

RISPOSTA:

La sua domanda chiarisce già in maniera molto puntuale quanto sostengo con i risultati della mia ricerca. In effetti come Le dicevo nella mia precedente risposta, Covid-19 ha la peculiarità di presentare un maggior numero di siti di glicosilazione a livello del sito recettoriale con il recettore ACE2, rispetto a quello che si osserva in altri Coronavirus. I siti di glicosilazione sono dei siti in cui una proteina trans-membrana si lega ad una struttura polisaccaridica costituita da zuccheri semplici come il fucosio, il mannosio ed il galattosio. La cosa caratteristica è che questi gruppi zuccherini si legano invariabilmente all’ ultimo aminoacido della proteina trans-membrana, che è rappresentato dall’ Asparagina, e che è il “target” della nostra terapia, a base di L-Asparaginasi che “tagliando” via dalla superficie cellulare l’Asparagina, riduce di fatto i potenziali siti di attacco del virus.Questo riduce la naturale alta affinità che Covid-19, come giustamente Lei ricordava, ha per alcuni apparati dove si concentrano in modo particolare i recettori ACE2.  Voglio inoltre approfittare della sua peculiare domanda per precisare un concetto che pochi mettono in evidenza;: il legame di Covid-19 alle cellule dei vari apparati non è legato alla sola presenza del recettore ACE2! Occorre infatti che la cellula “recettiva” al virus co-esprima sulla sua superficie una serina-proteasi, ovvero un enzima che erodendo la parte apicale dei “raggi” della corona del virus, li !apra” in modo da poterli far legare ai recettori della cellula. Come dice Lei, vari apparati, anche in maniera molto più “permissiva” dell’apparato respiratorio, hanno questa associazione ACE2/Serina Proteasi 2 che permette attivazione e legame del virus. L’apparato più recettivo è quello gastroenterico e riproduttore maschile (prostata e cellule testicolari del Leydig..), ma anche l’apparato cardio circolatorio e renale. Questo ci spiega appunto perchè la patologia indotta da Covid-19 sia multiorganica e produca un “crollo” sistemico di molteplici apparati, potendo rapidamente portare il paziente in condizioni molto critiche o addirittura alla morte…. Ciò che accelera le fasi terminali del paziente è lo sviluppo della coagulazione intravasale disseminata e la formazione di trombi sia nel letto capillare respiratorio, che a livello delle grosse vene. Tutto questo determina una condizione molto critica del paziente in terapia intensiva…

DOMANDA:

3 ) Passiamo ora a trattare il capitolo Eparina. Da qualche giorno, al centro dell’attenzione, in merito ai farmaci che possono (o potrebbero) curare i pazienti dalle complicazioni cliniche derivanti dal Covid-19, c’è un nuovo farmaco, di natura totalmente diversa rispetto a quelli fino ad ora esaminati e utilizzati in via sperimentale. Si tratta appunto dell’Eparina e in particolare delle EBPM (eparine a basso peso molecolare).Ci può spiegare, nelle 3 fasi caratterizzanti la malattia Covid-19, quando l’assunzione di questo farmaco, tra l’altro ben noto nel contrasto alla trombosi venosa profonda, può rivelarsi più utile ?

RISPOSTA:

In parte penso di averLe già risposto quando le ho detto che in parte i recettori ACE2 si trovano anche a livello cardiovascolare….vede oggi (e questo è un merito tutto Italiano, legato all’ottimo lavoro che hanno fatto molti patologi che hanno effettuato autopsie sui pazienti Covid-19 tristemente deceduti…) si sa che Covid-19 non causa una patologia respiratoria o una vera e propria “polmonite interstiziale”, bensì una sindrome cardiorespiratoria molto simile alla ARDS (acute respiratory distress syndrome) che colpisce in maniera tardiva i pazienti affetti da pancreatite acute. In questo caso, come nel caso di pazienti affetti da pancreatite, la sindrome multiorganica che si crea è legata alla liberazione di proteasi e alla forte risposta infiammatoria che segue l’evento patologico acuto. Questo genera un danno acuto a livello vascolare (danno endoteliale acuto) e respiratorio (danno alveolare e alterazione nella produzione di surfactante, quel sottile liquido chè una emulsione di acqua e fosfolipidi che ricopre i nostri alveoli polmonari e ci permette di respirare…) . L’uso di eparina a basso peso molecolare, peraltro contemplato anche nel nostro protocollo, è veramente utile già in prima fase di ospedalizzazione, soprattutto se alcuni parametri ematologici quali i D-dimeri, prodotti che si liberano dalla degradazione della fibrina, sono elevati indicando già un fenomeno di coagulazione anomala in atto. Bene in questa fase occorre ricordare che l’eparina, se di basso peso molecolare, esercita anche un interessantissimo effetto anti-infiammatorio, affatto trascurabile, che può contribuire ulteriormente a preservare l’apparato cardiovascolare del paziente e l’integrità dei differenti parenchimi del paziente!

DOMANDA:

4 ) Lei ha dichiarato di aver studiato su lavori di medici cinesi, i quali sono stati i primi ad aver analizzato il coronavirus 2019, e di essere stato favorito dal forte legame che unisce l’Università di Camerino con il mondo imprenditoriale marchigiano. Pur tuttavia sappiamo che le Marche sono state profondamente colpite dalla pandemia in atto e che però sono una regione fortemente produttiva. In vista della possibile Fase 2, che in termini di concretezza significa riapertura delle fabbriche e delle imprese manifatturiere presenti in gran copia sul vostro territorio, si sente di sposare la volontà del presidente di regione Luca Ceriscioli di voler “riaprire le Marche solo a chi avrà operai bardati in stile-Wuhan” ?

RISPOSTA:

Certamente sì: vede questa Pandemia (come quelle che potrebbero seguire se non rivediamo i nostri stili di vita e di produzione…) è frutto di tre  fattori che caratterizzano la nostra Società odierna:
a) il mettere l’economia avanti alla salute e spesso all’etica della produzione,
b) il produrre in maniera non armonizzata al rispetto dell’ambiente, e 
c) la globalizzazione più spinta. Questo voler “riaprire a tutti i costi” che è divenuto il cavallo di battaglia di Trump, ma anche dell’inglese Johnson e di molti nostri politici è sbagliato! Questo virus è poco immunogeno, la “serrata” generale ha preservato “indenne” dall’infezione ma ancora completamente recettiva al virus una elevatissima percentuale di italiani, e l’assenza di un efficace presidio immunizzante o di un effetto “gregge” dell’immunità ci esporrebbero ad una infezione di ritorno anche tremenda, forse grande quanto quella che abbiamo patito nei mesi scorsi, se si riaprisse senza osservare le più rigide norme di auto-preservazione e di distanziamento sociale……è brutto a dirsi e a configurarlo…ma è così!

Redazione N>O>I – Network Organizzazione Innovazione – FM-Staff


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