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La scuola non basta, la politica mente: Il manifesto della giovinezza disincantata

intervista - il futuro dopo di noi

Il mondo visto da noi: specchi, maschere e speranze della Generazione Z

Un viaggio senza filtri tra i banchi di scuola, le strade della città e i labirinti delle relazioni. Le ragazze e i ragazzi di oggi si raccontano in un’intervista corale, delineando i contorni di un futuro che oscilla tra il disincanto della realtà e il desiderio profondo di autenticità.

Ascoltare la voce dei giovani oggi significa immergersi in un racconto denso, privo di retorica e ricco di contraddizioni generative. Attraverso una serie di interviste a cuore aperto, i ragazzi si sono messi a nudo affrontando i nodi cruciali della loro quotidianità e della società che li circonda. Dall’analisi emerge una fotografia nitida delle loro principali aree di interesse e preoccupazione: il sistema scolastico, tra utilità pratica e bisogno di inclusione; il legame sociale, diviso tra le fragilità dell’amore, la paura del giudizio e la ricerca di amicizie autentiche; l’ambiente e lo spazio pubblico, sospesi tra il degrado urbano e il desiderio di cittadinanza attiva; e infine le sfide della crescita, tra episodi passati di bullismo, dipendenze, sogni ambiziosi e la costante ricerca di una propria identità. Un mosaico di pensieri dove la “maschera” sociale diventa lo strumento chiave per difendersi o per integrarsi.

La scuola: tra teoria, vita reale e inclusione

Il giudizio sul mondo della scuola è fortemente polarizzato. Se da un lato viene riconosciuta come un’istituzione fondamentale per fare eguaglianza e fornire le basi per il futuro, dall’altro emerge una critica netta alle metodologie e ai programmi. I ragazzi lamentano una distanza tra ciò che si studia e ciò che serve nella vita quotidiana. C’è chi suggerisce di introdurre materie pratiche fondamentali, come la gestione finanziaria e l’educazione al risparmio, e chi propone di alleggerire programmi considerati eccessivi o di eliminare materie come la religione.
Ma la critica più profonda riguarda l’empatia e l’inclusione: la scuola viene talvolta vissuta come un ambiente noioso o addirittura discriminatorio, dove gli insegnanti non sempre valorizzano le diversità o non sanno gestire i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), lasciando indietro chi ha più bisogno di supporto. Tuttavia, per molti, la presenza degli amici tra i banchi resta l’unico vero motore che accende la voglia di frequentare.

L’ambivalenza delle relazioni: amici veri e maschere sociali

Il tema della “maschera” attraversa quasi tutte le testimonianze, svelando una profonda vulnerabilità emotiva. Nelle relazioni, la fiducia è un bene raro: molti intervistati confessano che la maggior parte degli amici è “finta” o si rivela tale, spingendoli a mostrare la propria vera natura solo a una ristrettissima cerchia di persone. Indossare una maschera diventa una strategia di sopravvivenza per nascondere le proprie fragilità ed evitare che vengano usate come armi nei litigi.
C’è anche chi affronta questa dinamica da una prospettiva neurodivergente, spiegando come il “masking” sia l’unico modo possibile per decodificare gli altri e integrarsi a causa di un disturbo dello spettro autistico. L’evoluzione della maschera cambia però con l’età: se alle scuole medie si tendeva a copiare gli altri per essere accettati o fare i “fighi”, l’approdo alle superiori sembra portare una maggiore sicurezza in se stessi e il coraggio di essere finalmente autentici. E l’amore? Viene visto come un porto sicuro necessario in un mondo violento, ma estremamente difficile da trovare, tanto che qualcuno suggerisce che a questa età sia meglio non forzare nulla e viversi la spensieratezza della giovinezza.

Le ombre del passato: il bullismo e le spugne sociali

Il bisogno di appartenenza al gruppo ha purtroppo radici profonde, che a volte sfociano nel bullismo fin dai tempi delle scuole elementari. Le testimonianze raccolte rievocano ricordi dolorosi di isolamento e violenza verbale e fisica, spesso diretti verso chi viene percepito come “diverso” o “strano”. Emblematico e spietato è il racconto di chi veniva emarginato a causa della malattia psichiatrica della madre.
I ragazzi riflettono sul fatto che i bambini si comportano spesso come “spugne”, replicando i pregiudizi e i giudizi taglienti che ascoltano in ambito familiare. Altri ammettono di aver preso parte a dinamiche di esclusione o prevaricazione in passato, non per reale cattiveria, ma per la paura totalizzante di rimanere soli e per il desiderio di attirare l’attenzione dei coetanei.

Ambiente e territorio: la cura di ciò che è "casa nostra"

Piccoli grandi sguardi Voci del Futuro -Magazie RecSando

Lo sguardo dei ragazzi sul mondo del 2026 è disincantato, segnato dal degrado e dalle brutte notizie di cronaca. Questo riflesso si vede anche nel rapporto con l’ambiente circostante. L’analisi dei quartieri milanesi mette in luce forti disparità: se i centri urbani sono descritti da alcuni come più curati (e da altri come specchi del consumismo di massa e del turismo disattento), le periferie della Città Metropolitana di Milano soffrono di abbandono.
I giovani non si tirano indietro dalle proprie responsabilità: ammettono la tendenza della loro generazione a essere “viziata”, distratta dagli smartphone e incline a gettare rifiuti a terra con noncuranza, delegando la pulizia agli addetti ai lavori. Emerge però anche una forte critica verso la cultura dello spreco alimentare, sia dei singoli che delle grandi catene di ristorazione, colpevoli di non donare il cibo a chi ne ha bisogno. Accanto a questo scenario, resistono oasi di tranquillità come Sud Est Milano, descritto come un quartiere sereno dove gli spazi di aggregazione giovanile non mancano, anche se l’autonomia e il divertimento non strutturato rimangono le priorità per i più grandi.
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Sogni di fuga, sostanze e disillusione politica

Infine, lo sguardo sul futuro prossimo si divide tra ambizioni personali e totale sfiducia nelle istituzioni. La politica viene bocciata senza appello: i politici sono descritti come figure “mascherate”, montate e corrotte, che promettono solo in campagna elettorale senza mantenere la parola. Anche il mondo del lavoro in Italia spaventa per via dei salari troppo bassi e del precariato, spingendo molti a sognare la fuga all’estero – verso mete come Dubai – con l’obiettivo di diventare indipendenti o realizzare sogni grandiosi, come entrare nell’aeronautica militare per diventare piloti.
In questo quadro di incertezze, trovano spazio anche le riflessioni sul fumo e sulle droghe. La sigaretta o la cannabis vengono talvolta percepite come valvole di sfogo temporanee per rilassarsi e dimenticare i “momenti bui”, pur nella consapevolezza dei rischi. Di fronte alle droghe pesanti, invece, il giudizio è di netta condanna, non solo per la dipendenza e la “schiavitù” che creano, ma anche per il devastante spreco di risorse economiche che potrebbero essere investite per costruirsi un futuro reale, come comprare una casa o una macchina.
Questo viaggio dentro i pensieri della giovinezza del 2026 ci restituisce una generazione che non ha paura di guardare in faccia le proprie ombre e quelle del mondo, rivendicando, dietro ogni maschera, il diritto a un futuro più pulito, giusto ed autentico.

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