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Laghetto di via Europa, tra allarme ambientale e attese: cittadini e associazioni chiedono risposte concrete
Illaghetto di via Europa torna al centro del dibattito pubblico a San Donato Milanese. Non è solo uno specchio d’acqua: è uno spazio vissuto, attraversato ogni giorno da cittadini, famiglie, sportivi. Un luogo che negli anni ha assunto un valore ambientale e sociale crescente. Ed è proprio per questo che quanto accaduto nel dicembre 2025 — la moria di pesci — continua a pesare come una ferita aperta.
La serata pubblica dal titolo “Laghetto di via Europa: come stai?”, organizzata da GreenSando e WWF Martesana Sud Milano con il patrocinio del Comune, ha registrato una partecipazione ampia e attenta. Non un incontro formale, ma un vero confronto: domande dirette, osservazioni puntuali, richieste di trasparenza.
Un ecosistema fragile e complesso
l primo elemento emerso con chiarezza è la natura stessa del laghetto: un bacino nato da una cava dismessa, evolutosi nel tempo in un ecosistema articolato. Un equilibrio delicato, dove convivono specie diverse — non sempre compatibili.
Tra le criticità segnalate, la presenza di fauna alloctona: tartarughe americane, anatre mute e persino, secondo alcune testimonianze, tartarughe azzannatrici. Elementi che possono alterare la dinamica biologica del lago, incidendo sulla qualità complessiva dell’ambiente.
Qui emerge un primo punto chiave: intervenire senza una conoscenza approfondita rischia di peggiorare la situazione. Ogni azione deve partire da dati.
Il nodo dell’anossia
Al centro del dibattito tecnico, il fenomeno dell’anossia: la carenza di ossigeno nell’acqua, indicata da ARPA come causa della moria di pesci.
Un fenomeno noto nei laghi di cava, ma tutt’altro che banale. Può derivare da diversi fattori: accumulo di materia organica, scarso ricambio idrico, temperature elevate, decomposizione di vegetazione sommersa.
Ed è proprio qui che il confronto si è fatto più concreto: senza un monitoraggio continuo e strutturato, ogni intervento resta un’ipotesi. Aeratori, svuotamenti parziali, ricircolo delle acque — tutte soluzioni possibili, ma nessuna applicabile “a prescindere”.
Il rischio, altrimenti, è intervenire sugli effetti e non sulle cause.
Cosa è stato fatto (e cosa no)
Dopo l’evento del 2025, l’unico intervento documentato resta quello di emergenza: il rilevamento dei parametri da parte di ARPA e la rimozione delle carcasse dei pesci.
Un’azione necessaria, ma insufficiente.
La mancanza di un piano successivo è il vero nodo critico sollevato dai cittadini. Non risultano interventi strutturali, né un percorso pubblico di monitoraggio. Una situazione che alimenta preoccupazione e sfiducia.
Le criticità nella gestione quotidiana
Durante il dibattito sono emersi anche problemi concreti e visibili:
- manutenzione della passeggiata e dei parapetti
- gestione della vegetazione
- alberi abbattuti lasciati nel lago
Quest’ultimo punto non è marginale. Il materiale organico in decomposizione contribuisce al consumo di ossigeno, aggravando fenomeni come l’anossia. Non è solo una questione estetica, ma ecologica.
Il tema del ricambio idrico
Un passaggio particolarmente interessante riguarda il funzionamento idrico del laghetto. Privo di emissari naturali, il bacino dipende in larga parte dalla falda.
In passato, però, esisteva un elemento oggi assente: l’immissione di acque di raffreddamento provenienti dagli impianti Saipem. Un contributo che, secondo quanto emerso anche nel report ARPA, favoriva il mescolamento e l’ossigenazione superficiale.
La sua interruzione potrebbe aver inciso sull’equilibrio del lago. Non è una certezza, ma è un fattore che merita approfondimento. Valutarne un eventuale ripristino non è un’idea nostalgica, ma una possibile leva tecnica.
Un quadro ancora incompleto
Il dato più rilevante emerso dalla serata è, paradossalmente, ciò che manca:
- assenza di dati storici strutturati
- mancanza di monitoraggi continuativi
- incertezza sulla distribuzione del problema nel lago
- scarsa chiarezza sulle dinamiche stagionali
In altre parole: non sappiamo se l’evento del 2025 sia stato un episodio isolato o il punto di rottura di un processo in atto da anni.
E senza questa risposta, ogni decisione resta fragile.
Le risposte dell’amministrazione
Il vicesindaco, Carlo Barone, presente ha confermato attenzione e consapevolezza. Ha parlato di complessità e di necessità di soluzioni coerenti con la transizione ecologica.
Ma è mancato ciò che i cittadini chiedevano:
- un cronoprogramma
- azioni già avviate
- impegni verificabili
La distanza tra intenzioni e operatività resta evidente.
Il punto politico (e culturale)
C’è un aspetto che va oltre la dimensione tecnica. Il laghetto è diventato un simbolo: della capacità — o incapacità — di gestire i beni comuni.
Non intervenire è, di fatto, una scelta. E in questo caso è la peggiore possibile.
Perché lascia che il problema si aggravi, aumentando costi e complessità future.
Cosa serve adesso
Dalla serata emerge una linea chiara, condivisa da tecnici e cittadini:
- Monitoraggio strutturato e continuo
- Analisi approfondite delle cause
- Trasparenza dei dati
- Definizione di un piano operativo
- Manutenzione ordinaria corretta e costante
Solo dopo questi passaggi ha senso parlare di interventi.
Una questione di futuro
Il laghetto di via Europa non è solo un problema ambientale. È un banco di prova per la qualità delle politiche locali.
Le prossime scelte diranno se San Donato vuole gestire il proprio territorio con visione o rincorrere le emergenze.
Perché la vera domanda, emersa tra le righe durante tutta la serata, resta una sola:
non “cosa è successo”, ma “cosa si farà adesso”.
Cosa sapere ancora ...

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