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Alberto Figliolia, un terzo premio per la poesia che racconta il lavoro e il disagio

Alberto Figliolia, terzo premio per la poesia che racconta il lavoro e il disagio

Un premio che parte da una poesia e arriva a una delle questioni più difficili da raccontare quando si parla di lavoro: la sofferenza psicologica.

Sabato 26 settembre, a Palazzo Reale a Milano, si è svolta la cerimonia di premiazione della decima edizione del Concorso Nazionale “Poesia e Prosa del Lavoro”, dedicato alla memoria di Carlo Stelluti. Tra i premiati c’è anche Alberto Figliolia,   che ha ottenuto il terzo premio nella sezione poesia con   “Burnout”.

Il concorso è promosso da FNP CISL Milano Metropoli e CISL Milano Metropoli, in collaborazione con l’Associazione CISL e con il patrocinio di Regione Lombardia e Comune di Milano.

“Burnout” non è una poesia che cerca di rendere più sopportabile ciò che racconta. Figliolia entra direttamente dentro quella condizione di logoramento che può trasformare il lavoro da parte della vita quotidiana in una fonte di sofferenza, isolamento e perdita di sé.

La dedica è esplicita: “a tutti coloro che hanno indicibilmente sofferto e soffrono nei luoghi di lavoro”.

Sono versi che provano a dare una forma a qualcosa che spesso rimane invisibile. L’esaurimento professionale, il disagio psicologico, la sensazione di non riuscire più a uscire da un meccanismo che continua a consumare energie. La poesia diventa così il modo per dare voce anche a chi quella voce, nei luoghi di lavoro, può averla persa.

Alcune immagini della lirica sono particolarmente dure: “il cane liquido delle ore / a mangiarti il cuore”, oppure “il pensiero è una scure / che spacca sé stessa”. Sono parole che restituiscono il senso dell’usura e dell’angoscia senza trasformarle in una semplice descrizione del burnout.

E poi arrivano i versi conclusivi, quasi una richiesta di essere finalmente ascoltati:

“Mi sentite? Mi sentite?
Capite? Osate capire
l’atroce sofferenza
di quest’abbandono?”

È qui che la poesia esce dalla dimensione individuale e diventa una domanda rivolta a tutti. Quanto siamo capaci di accorgerci della sofferenza di chi lavora accanto a noi? E quanto siamo disposti a guardare anche ciò che normalmente rimane nascosto dietro una scrivania, una fabbrica, un ufficio, un turno di lavoro?

Per RecSando questo riconoscimento ha anche un significato particolare. Alberto Figliolia collabora infatti con il nostro magazine e cura   “Parole in Gioco”, la rubrica attraverso la quale porta nella nostra piazza virtuale poesia, parole e riflessioni sulla realtà che ci circonda.

Il terzo premio ottenuto con “Burnout” si aggiunge quindi al percorso di un autore che conosciamo e che da tempo condivide con RecSando quello spazio in cui la parola non è soltanto esercizio letterario, ma può diventare uno strumento per osservare ciò che accade intorno a noi.

Questa volta quelle parole hanno parlato del lavoro, della sua fatica e di una sofferenza che troppo spesso rimane senza nome.

E sono arrivate fino a un premio nazionale.

“Di cosa parla e dove si svolge”
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