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VAS Nuovo Stadio San Siro: le osservazioni oppositive dell’Associazione N>O>I

Copertina grafica VAS San Siro con la struttura dello stadio Giuseppe Meazza e logo Associazione NOI
Osservazioni dell'Associazione N>O>I alla VAS per il progetto Nuovo Stadio Milano a San Siro.

OSSERVAZIONI OPPOSITIVE ALLA PROPOSTA DI PIANO ATTUATIVO RELATIVO ALL’AMBITO DELLA GRANDE FUNZIONE URBANA (GFU) «SAN SIRO» – PROGETTO «NUOVO STADIO MILANO»

Mittente / Estensore : 
Associazione N > O > I – Network Organizzazione Innovazione
Destinatari :  Comune di Milano – Direzione Rigenerazione Urbana / Area Pianificazione Attuativa 2 / PEC: pianificazionetematicavalorizzazionearee@postacert.comune.milano.it
Procedura di Riferimento :  Procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) – D.Lgs. 152/06 e s.m.i. – L.R. 12/2005

PREMESSA E LEGITTIMITÀ DELL' INTERVENTO

L’Associazione N>O>I formula le presenti Osservazioni Oppositive Puntuali nell’ambito della fase di messa a disposizione della proposta di Piano Attuativo denominata «Nuovo Stadio Milano», del relativo Rapporto Ambientale e della Sintesi non tecnica, concernenti l’ambito della GFU «San Siro», esprimendo una radicale contestazione dell’impostazione complessiva dell’intervento e del procedimento che ne accompagna la definizione.
L’operazione, formalmente presentata come un intervento di interesse pubblico e sportivo, si configura, alla luce delle sue caratteristiche e dei dati tecnici disponibili, come una vasta operazione di trasformazione immobiliare a prevalente vocazione speculativa e terziario-commerciale, nella quale le finalità sportive e di interesse collettivo rischiano di essere subordinate alle logiche di valorizzazione economica e rendita fondiaria.
L’operazione è riconducibile a fondi di investimento internazionali che controllano le società F.C. Internazionale Milano e A.C. Milan ed è stata avallata da una forzatura politico-amministrativa culminata nella deliberazione del Consiglio Comunale del 30 settembre 2025, approvata alle ore 04:00 del mattino, al termine di una maratona consiliare protrattasi a oltranza. Una modalità decisionale che solleva seri interrogativi sulla qualità del confronto democratico, sulla possibilità di un’effettiva partecipazione della cittadinanza e sulla tutela del patrimonio storico e collettivo della città.
Di seguito vengono illustrate le criticità normative, le contraddizioni sul piano ambientale, le carenze del Rapporto Ambientale e le incongruenze economico-finanziarie che, nel loro insieme, delineano un quadro di criticità sostanziali e motivano la richiesta di interrompere il procedimento e respingere l’operazione nella sua attuale configurazione.

1. IL VIZIO DI FONDO :  CEMENTIFICAZIONE MASSIFICA E NATURA SPECULATIVA DELL'INTEROPERAZIONE

Il Rapporto Ambientale allegato al Piano Attuativo relativo alla GFU «San Siro» indica una Superficie Territoriale complessiva di circa 280.916 m² e una Superficie Lorda (SL) edificabile di circa 98.314 m², articolata in due stralci funzionali. Dimensioni che rendono necessario un esame rigoroso non soltanto dei volumi edificabili, ma anche della loro effettiva funzione, del carico urbanistico indotto e delle conseguenze ambientali e sanitarie per il quartiere e per la città.

La sproporzione tra funzioni commerciali e spazi a redditività privata. Dietro la presentazione dell’intervento come un progetto finalizzato alla realizzazione di un nuovo impianto sportivo da 70.000-71.500 posti, emerge una trasformazione urbana che comprende rilevanti superfici destinate a funzioni terziarie e commerciali, spazi per lo shopping e gallerie a carattere esclusivo, oltre a un significativo incremento, indicato in circa 12.000 posti, degli spazi e delle logge VIP. Si pone pertanto una questione sostanziale: quanto del progetto risponde a effettive esigenze sportive e di interesse collettivo e quanto, invece, è orientato alla massimizzazione dei ricavi e della redditività privata?
Il carico di materiali e l’impatto ambientale della cantierizzazione. Le stime tecniche e le valutazioni critiche emerse nel dibattito consiliare, richiamate anche negli atti di sindacato ispettivo del consigliere Enrico Fedrighini, segnalano un impiego potenziale superiore a 375 milioni di chilogrammi di cemento armato e altri materiali pesanti. Un ordine di grandezza che, se confermato dalle analisi progettuali, impone una valutazione approfondita degli impatti derivanti dalle lavorazioni, dai trasporti, dalle emissioni di polveri e inquinanti e dalla movimentazione dei materiali, in un contesto urbano densamente abitato e già esposto a criticità relative alla qualità dell’aria.
Il Rapporto Ambientale deve quindi essere esaminato anche sotto il profilo della completezza delle valutazioni sugli **impatti cumulativi del cantiere sulla salute pubblica, sulla qualità dell’aria e sul microclima urbano**. In assenza di analisi adeguate, documentate e verificabili, non è possibile considerare pienamente valutate le conseguenze ambientali di una trasformazione di queste dimensioni, né garantire che i costi collettivi dell’intervento siano s

2. LA DISTRUZIONE DEL PATRIMONIO PUBBLICO E LA SOTTRAZIONE DI RISORSE AL QUARTIERE (IL CASO DEL TUNNEL PATROCLO)

La perdita di patrimonio storico e culturale: la parziale demolizione dello Stadio Giuseppe Meazza. 
Il Piano Attuativo prevede la parziale demolizione dello Stadio Giuseppe Meazza, un impianto di straordinario valore storico, architettonico e identitario, riconosciuto a livello internazionale come uno dei simboli di Milano. La scelta di sacrificarne una parte significativa solleva interrogativi sulla capacità dell’Amministrazione di tutelare il patrimonio collettivo e di valutare alternative concretamente percorribili, in un contesto nel quale le esigenze di bilancio e le strategie economiche dei fondi che controllano le società calcistiche sembrano assumere un peso determinante rispetto all’interesse generale.
Lo spostamento del tunnel Patroclo e la destinazione delle risorse pubbliche.

Come evidenziato dai comitati e dalle attività di monitoraggio civico, l’operazione comprende lo spostamento del tunnel Patroclo e pone rilevanti questioni circa la destinazione di risorse pubbliche stimate in circa 40 milioni di euro, originariamente vincolate o previste per interventi di riqualificazione urbana diffusa e per servizi destinati agli abitanti del quartiere San Siro. È pertanto indispensabile chiarire la provenienza di tali risorse, i relativi vincoli di destinazione e la ripartizione effettiva dei costi tra soggetti pubblici e privati. Occorre inoltre verificare in quale misura queste risorse siano destinate a soddisfare esigenze di interesse collettivo e in quale misura, invece, concorrano a rendere possibile la realizzazione dell’intervento privato, con i relativi vantaggi logistici ed economici per i soggetti attuatori.
L’assenza di adeguate garanzie compensative per i residenti.
Nel Rapporto Ambientale devono essere individuate e valutate con chiarezza le misure concrete di compensazione e mitigazione destinate alla popolazione residente, chiamata a sostenere gli effetti della trasformazione in termini di cantierizzazione, traffico, pressione sui servizi, qualità dell’aria e vivibilità del quartiere. Non è sufficiente richiamare genericamente benefici futuri o interventi di riqualificazione: occorrono impegni verificabili, risorse definite, tempi certi e strumenti efficaci di controllo.
In mancanza di garanzie adeguate, si determina una grave asimmetria tra i costi ambientali e sociali potenzialmente sopportati dalla collettività e i benefici economici e patrimoniali derivanti dalla valorizzazione immobiliare dell’area a favore dei soggetti privati. Una sproporzione che impone di riconsiderare l’impostazione dell’intervento e di subordinare qualsiasi ulteriore avanzamento alla dimostrazione della sua effettiva sostenibilità sociale, ambientale ed economica.

3. OMESSE e CARENTI VALUTAZIONI SANITARIE NEL RAPPORTO AMBIENTALE (VAS)

Le criticità metodologiche della Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Il procedimento di VAS presenta criticità metodologiche che meritano un approfondimento sin dalle sue fasi iniziali, caratterizzate anche da un tentativo di escludere l’assoggettamento alla valutazione, successivamente superato a seguito di esposti e approfondimenti tecnici promossi nelle sedi istituzionali. Tale precedente rende necessario verificare con particolare rigore la completezza, l’indipendenza e l’effettiva capacità valutativa dell’intero procedimento, affinché la VAS non si riduca a un adempimento formale, ma costituisca uno strumento sostanziale di prevenzione e tutela ambientale.
Impatto sulla salute umana: carenze nella valutazione sanitaria e delle emissioni.

Ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. 152/2006, la valutazione degli effetti ambientali deve considerare anche le possibili ricadute sulla popolazione e sulla salute umana. Il Rapporto Ambientale appare concentrarsi prevalentemente su parametri quantitativi relativi alle dotazioni e alle compensazioni a verde, senza sviluppare, per quanto emerge dalla documentazione esaminata, un’analisi sufficientemente approfondita degli effetti sanitari connessi all’incremento delle emissioni inquinanti.
In particolare, si richiede una valutazione rigorosa, anche mediante analisi georeferenziate (GIS), degli effetti dell’esposizione a PM10, PM2,5 e biossido di azoto (NO₂), distinguendo le diverse fasi di realizzazione e di esercizio dell’intervento. La fase di cantiere, destinata a protrarsi per più anni, comporterà la necessità di valutare le emissioni generate dai mezzi d’opera, dal trasporto dei materiali e dalle lavorazioni. La successiva fase di esercizio dovrà invece considerare il traffico aggiuntivo potenzialmente indotto dallo stadio, dalle funzioni commerciali e dalle altre attività previste, con particolare attenzione ai flussi veicolari nei giorni degli eventi e nei periodi di maggiore affluenza.
La valutazione deve inoltre considerare la distribuzione territoriale dell’esposizione, la presenza di recettori sensibili e gli effetti cumulativi con le fonti emissive già esistenti. 
La semplice previsione di superfici verdi o di interventi compensativi non può sostituire un’analisi documentata delle emissioni, dell’esposizione della popolazione e dei potenziali effetti sulla salute.

Infrastrutture di trasporto e sostenibilità effettiva della mobilità. 


La sostenibilità del progetto non può essere valutata prescindendo dall’effettiva capacità delle infrastrutture esistenti e programmate di assorbire i flussi di mobilità aggiuntivi. Il Rapporto Ambientale deve chiarire su quali presupposti si fondi la compatibilità del sistema dei trasporti, verificando la capacità delle reti stradali e del trasporto pubblico, i carichi previsti nei diversi scenari di affluenza e le criticità legate all’interscambio tra le diverse modalità di trasporto.

In tale quadro, assumono particolare rilievo i ritardi e le incertezze relativi al prolungamento della linea metropolitana M5 verso Baggio, nonché la necessità di verificare la capacità effettiva delle infrastrutture di interscambio rispetto ai flussi previsti. È pertanto indispensabile chiarire se le valutazioni di sostenibilità si basino su opere già disponibili, su interventi finanziati e con tempi di realizzazione definiti oppure su infrastrutture ancora programmatiche, la cui attuazione non può essere data per acquisita.
In assenza di un quadro infrastrutturale verificato e di misure concrete per contenere il traffico privato, il rischio è che una parte rilevante delle conseguenze della trasformazione ricada sui residenti e sulla collettività, sotto forma di congestione, emissioni inquinanti, rumore e peggioramento della qualità della vita. La sostenibilità della mobilità deve quindi essere dimostrata attraverso dati, scenari comparabili e impegni attuativi verificabili, non semplicemente presunta sulla base di interventi futuri incerti.

4. IL VIZIO PROCEDURALE E POLITICO DELLA DELIBERA DEL 30 SETTEMBRE 2025

Le criticità dell’iter amministrativo e il primato dell’interesse pubblico.

L’impianto amministrativo su cui si fonda la proposta di Piano Attuativo trae origine da una decisione consiliare la cui formazione e le cui modalità di approvazione sollevano rilevanti interrogativi sotto il profilo della partecipazione democratica e della ponderazione dell’interesse pubblico. La deliberazione del Consiglio Comunale del 30 settembre 2025 fu approvata alle ore 04:00 del mattino, al termine di una discussione protrattasi a oltranza, in un contesto che ha alimentato forti contestazioni circa l’effettiva possibilità di un confronto ampio e approfondito su una trasformazione destinata a incidere profondamente sul futuro urbano di Milano.
Una decisione di tale portata, maturata nel cuore della notte dopo una lunga maratona consiliare, impone una riflessione sulla qualità del processo decisionale e sulla capacità dell’istituzione di garantire un’effettiva rappresentanza degli interessi della collettività. Il rischio denunciato è che le esigenze economico-finanziarie dei soggetti privati coinvolti nella trasformazione abbiano assunto un peso preponderante rispetto alla tutela del patrimonio pubblico, dell’ambiente e dei diritti dei cittadini.
Il ruolo della VAS: valutare, non ratificare decisioni già assunte.

Nell’ambito del procedimento di Valutazione Ambientale Strategica, l’Autorità Competente e l’Amministrazione Comunale sono chiamate a verificare, ciascuna nell’ambito delle proprie attribuzioni, la coerenza della proposta con gli obiettivi di tutela ambientale e di sostenibilità, esaminandone gli effetti, le alternative ragionevoli e le misure di prevenzione e mitigazione. Qualora emergano carenze istruttorie o criticità incompatibili con gli obiettivi di tutela, tali elementi devono trovare un riscontro effettivo nelle determinazioni conclusive del procedimento.
La VAS non può essere ridotta a una mera formalità né trasformarsi in una ratifica di scelte urbanistiche ed economico-finanziarie già consolidate nella Convenzione Quadro. Deve, al contrario, conservare la propria funzione sostanziale di valutazione preventiva, garantendo che le alternative siano esaminate concretamente e che gli interessi ambientali, sanitari e territoriali siano adeguatamente ponderati rispetto alle esigenze dei soggetti attuatori.
La tutela dell’interesse pubblico deve tradursi in decisioni verificabili.

L’interesse collettivo non può essere considerato una formula da richiamare a sostegno di scelte già definite: deve trovare riscontro nella qualità delle valutazioni, nella trasparenza delle decisioni, nella tutela delle risorse comuni e nella capacità di prevenire danni ambientali e sociali. Per queste ragioni, si chiede che le criticità evidenziate nelle presenti osservazioni siano esaminate in modo puntuale e sostanziale e che, qualora non risultino superabili mediante adeguate modifiche e integrazioni, venga espresso un esito negativo sulla proposta nella sua configurazione attuale.
La VAS deve rappresentare uno strumento effettivo di garanzia per l’ambiente, la salute e il territorio, non un passaggio procedurale destinato a legittimare automaticamente decisioni assunte in precedenza.

CONCLUSIONI E RICHIESTE FORMALI

Alla luce delle criticità esposte nelle presenti osservazioni, l’esponente
ASSOCIAZIONE N>O>I – Network Organizzazione Innovazione
formula formale opposizione alla proposta in esame e
                                                                             
CHIEDE:

1. L’espressione di un parere motivato negativo nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS)  relativa alla proposta di Piano Attuativo «GFU San Siro / Nuovo Stadio Milano», in ragione delle rilevanti criticità ambientali, dei potenziali impatti sulla salute pubblica, delle carenze valutative evidenziate e della sproporzione tra le funzioni previste e il carico urbanistico e immobiliare generato dall’intervento.
2. La sospensione dell’iter di approvazione del Piano Attuativo,  affinché siano integralmente esaminate e risolte le criticità sollevate, e il conseguente riesame delle scelte che comportano la parziale demolizione e la trasformazione del complesso dello Stadio Giuseppe Meazza, salvaguardando il patrimonio storico, architettonico e collettivo della città.
3. Il ripristino di un confronto pubblico trasparente, effettivo e partecipato,  fondato sull’esame di alternative concrete alla demolizione, sulla tutela dell’impianto esistente e sulla priorità della salute dei residenti del quartiere San Siro e dell’intera cittadinanza milanese.
L’Associazione chiede, inoltre, che tutte le criticità illustrate siano esaminate puntualmente dall’Autorità Competente e che le relative controdeduzioni trovino riscontro nel parere motivato conclusivo della VAS, con adeguata esplicitazione delle valutazioni effettuate e delle ragioni che sosterranno le determinazioni assunte.
La tutela dell’ambiente, della salute pubblica e del patrimonio collettivo deve costituire il presupposto imprescindibile di ogni decisione urbanistica, non una variabile subordinata agli interessi economici dei soggetti attuatori privati.


Milano , 29 ottobre 2026
Associazione N>O>I – Network Organizzazione Innovazione

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