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Un francobollo rende “liberi” : Il Vangelo filatelico nel carcere di Opera.

Da quanto tempo non spedite una cartolina? personalmente da un mese. Una cartolina spedita a una persona anziana, che non sa far uso di internet. A tutti gli altri una foto via What's app. Per non parlare delle foto postate su Facebook. E' così che noi "liberi" comunichiamo …

E' questa la domanda  che,  postaci  dall'ispettrice della Polizia Penitenziaria Maria Visentini al termine di un tardo pomeriggio trascorso nel carcere di Opera,  ci porta a  riflettere su cosa invece voglia dire un francobollo per chi vive là dentro. Con un francobollo essi comunicano con il mondo esterno. Perchè i contatti con i propri cari,   avvengono con le missive. E queste vanno affrancate.

L'occasione è stata la visita dell'Arcivescovo Angelo Scola, per inaugurare la mostra  "Il Vangelo filatelico" realizzata dai detenuti della Sezione Alta Sicurezza 1,  all'interno della casa di reclusione. I francobolli, inviati loro da Papa Francesco che li ha ricevuti in dono nel tempo, sono stati catalogati uno per uno, e sotto ognuno di essi è stata apposta una didascalia descrittiva.  E nell'Anno della Misericordia, viene qui presentato il francobollo "Visitare i carcerati" una delle opere di Misericordia corporali, con anche la possibilità dell'Annullo realizzato appositamente per la mostra, grazie all'allestimento di un ufficio Filatelico e Numismatico della Città del Vaticano e di Poste Italiane. Per la speciale occasione erano presenti la Presidente di Poste italiane Luisa Todini,  Mauro Olivieri – direttore dell’Ufficio Filatelico e Numismatico dei Musei Vaticani,  Antonello Giacomelli -sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico che insieme al Direttore Giacinto Siciliano, al comandante della Polizia Penitenziaria Amerigo Fusco, al cappellano don Antonio Loi e alcuni detenuti hanno seguito l'Arcivescovo  nell'itinerario della mostra, che oltre ai francobolli comprendeva alcuni quadri, e diverse opere artistiche.  Tra le quali una nave costruita con 60 mila stuzzicadenti!
 
Ma l'opera che ha fatto scaturire un applauso  durante l'omelia, è la "traduzione" della legge sull'ergastolo ostativo": all'interno di alte mura, una cella che sembra una tomba. 
<Pur non essendo un “tecnico” del Diritto, dice la guida della Chiesa Ambrosiana, mi auguro che la questione dell’ergastolo ostativo possa essere ripensata in profondità>.  Questo ergastolo non può essere una tomba anticipata  <se camminiamo insieme, se restiamo uniti possiamo realmente far procedere la nostra civiltà e cultura>. Quello che fate qui sta costruendo società nuova. Sentitevi attori sociali e non solo personali. Dovete vivere e l’uomo vive solo nel presente. Fate la mattina un segno di croce, che porta in sé il segno perfetto della Trinità, e la sera recitate un’Ave Maria: Ricordatevi della Madonna – Myriam più o essere pregata anche dai nostri fratelli musulmani che la venerano – perché è una madre che ci porta suo Figlio.                                      
Ovviamente le Ostie della Comunione sono quelle prodotte in un altro dei laboratori    di questo carcere, che le fornisce anche per le messe in Duomo, e sono state donate anche al Santo Padre. 
I saluti e i ringraziamenti  iniziali li ha presentati  Claudio Savi, diacono permanente oltre che medico impegnato nella struttura che esordisce con «Benvenuto nella nostra realtà di periferia che può essere dimenticata e contrastata, ma che è anche fonte di scoperte incredibili. Qui molti hanno trovato, o ritrovato, un percorso che li ha avvicinato alla Chiesa. Vogliamo unirci in comunione con tutte le periferie del mondo».
A fine messa il ringraziamento di don Antonio Loi per la bella e intensa giornata e il tempo dedicato,  e presentando i doni li spiega come  "risultato dell'intelligenza e fantasia del  personale che   a partire dal 2013  ha un po' rivoltato il carcere"  e  rappresentano il desiderio e lo sforzo di chi desidera tornare a respirare e guardare la vita in un modo diverso recuperando se stesso e la relazione con gli altri e talvolta con il Signore. Infatti in questi doni ci vedo il grido di quell'Uomo duemila anni fa, che non ha chiesto nulla se non di essere ricordato. Un grido che gli fa ricordare anche gli appelli fatti dal Cardinale in favore dei detenuti durante il suo episcopato. I doni sono una raccolta di poesie e preghiere dei detenuti impegnati nel Laboratorio di Lettura e Scrittura creativa, e una riproduzione, incompiuta, della “Madonna della Tenerezza”, dipinta da un ergastolano.                                
Infine i ringraziamenti del Direttore  che commosso  ricorda: «Lei ci invitò a pranzo il giorno dell’Epifania di due anni fa, da quel momento è iniziato un cammino e tante cose sono cambiate. Questo è l’Anno della Misericordia e abbiamo voluto fare in modo che il mondo incontrasse il carcere, incrementando gli incontri con le famiglie, i colloqui, il Laboratorio delle ostie>>.  e comunica che porteranno dal Papa il nuovo spettacolo ispirato alla parabola del Figliol Prodigo. Tra i tanti percorsi che si sono avviati c’è il concetto del perdono: hanno lavorato perché i detenuti imparassero a perdonare soprattutto loro stessi e a comprendere che si può diventare diversi, perché il carcere possa essere non un peso per la società, ma una grande risorsa.
Da questo luogo si torna a casa con la sensazione che respirare in libertà è un dono immenso, da difendere ad ogno costo.
GALLERIA FOTOGRAFICA
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Redazione RecSando Angela Vitanza – Photogallery Luigi Sarzi Amadè
 
 

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