Nei giorni 7 e 8 dicembre scorsi ( 2015 ) il MUST, il Museo della Scienza e della Tecnologia ( prima definito della Tecnica ) " Leonardo da Vinci " di Milano, ha ricordato e festeggiato i 10 anni dell'arrivo nella propria struttura museale ( tra i padiglioni ferroviario e aerospaziale ) di via San Vittore 21 del sottomarino Enrico Toti dando la possibilità a tutti i visitatori del Museo di poter entrare gratuitamente nel Toti stesso.
Scrivo dell'arrivo e non dall'arrivo in quanto il sommergibile Toti arrivò a Milano esattamente la mattina del 14 agosto 2005, una domenica che i milanesi ancora ben ricordano.
Impossibile citare il Toti e la sua attuale ubicazione nel Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano senza raccontare la sua ricca storia o almeno le parti salienti del suo agire.

 

L' Enrico Toti, contraddistinto dal distintivo ottico S506, è tecnicamente un sottomarino, costruito in Italia negli anni Venti, più precisamente nei cantieri OTO di La Spezia e il varo avvenne nel 1928.


Dopo aver prestato un lungo servizio con la Marina Militare ( all'inizio del suo percorso fu la Regia Marina Militare ) a seguito della sua dismissione ( la sconfitta dell' Italia nella Seconda Guerra Mondiale e il Trattato di Parigi del 1947 limitarono e di molto la forza navale italiana nel dopoguerra ) e dopo innumerevoli lavori di adattamento, fu ceduto al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ove, dal 2006, è esposto e interamente visitabile.

Questa la breve cronistoria dell'arrivo del sommergibile Enrico Toti a Milano ( il cui nome è intitolato al grande eroe romano della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra, che nonostante perse l'arto sinistro fino al bacino lavorando come fuochista sui treni, si distinse per coraggio e caparbietà diventando anche un sublime ciclista capace di compiere tragitti impensabili anche per un normodotato, quali nel 1911 il raggiungimento di Parigi per proseguire poi attraverso i Paesi Bassi, la Danimarca e la Finlandia, facendo ritorno in Italia nel 1912 passando per Russia e Polonia ).

Il 6 maggio 2001 il Toti fece il suo ingresso nel porto di Cremona. Da qui l' 8 agosto 2005 il sottomarino partì varcando il cancello di uscita esattamente alle 21.12.

Il Toti attraversò quindi diversi comuni tra le province di Cremona e Milano e gli abitanti del Sud Milano ricordano il suo passaggio sulla S.S. 415 Paullese nei pressi di Settala, ove vennero distribuiti gadgets e cappellini recanti la data del passaggio.

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Il trasporto speciale fu condotto dalla Fagioli, ditta specializzata in tali operazioni e tra le più importanti in Europa in questo campo. A questo proposito è giusto inoltre sottolineare come il trasferimento del sottomarino, passato dalle immensità oceaniche ( anche se non si spinse mai oltre una profondità di 150 metri circa pur potendo scendere fino a 300 metri ) alle più modeste acque interne del porto di Cremona, fino alla data definitiva di agosto 2005 era sempre stato posticipato perché le strade sulle quali avrebbe dovuto essere trasportato non davano certezze assolute sul fatto che avrebbero potuto reggere il suo peso ( un peso che all'asciutto è in superficie poteva arrivare sino a 1465 tonnellate, peso che per potersi immergere veniva di molto aumentato riempiendo d'acqua appositi dipartimenti laterali dello stesso ).

Il convoglio era lungo 62 metri, di cui 46 distintivi soltanto del sommergibile Toti ( che reca una larghezza di 5 metri circa ).
Il sottomarino arrivò quindi al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano la mattina di domenica 14 agosto 2015, come già riportato in apertura di articolo.
L'apertura gratuita al pubblico del Toti ha reso se possibile ancora più interessante la visita al MUST, un gioiello tutto milanese che fa sì che questa eccellenza meneghina porti lustro a tutto l'ingegno tecnico e scientifico dell'Italia intera.
A questo proposito è giusto ricordare e rivolgere sempre un immenso Grazie alla memoria di un imprenditore come pochi ne ha avuti il nostro paese, mi riferisco all'Ing. Guido Ucelli di Nemi, il quale tanto alacremente si adoperò affinché la città di Milano potesse avere uno spazio dedicato alla tecnica che da sempre è motore dello sviluppo cosciente e razionale del mondo.


a cura di  Flavio Mantovani
fotografia: Fabrizio Cremonesi