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Guerra in Yugoslavia

La Storia del Kosovo

Guerra in Yugoslavia

La Storia del Kosovo

Il Kosovo (Kosovo per l'etnia serva e Kosova per l'etnia albanese) è situato nel sud della Repubblica di Serbia e confina con Montenegro, Albania e Macedonia. Ha una superficie di 11.000 kmq, (simile all'Abruzzo) e una popolazione di circa 2.100.000 abitanti di cui circa il 90% di etnia albanese (di religione musulmana con piccola minoranza cattolica), l'8% di etnia serba (di religione cristiano ortodossa), il 2% è costituito da turchi, macedoni, rom.
La capitale è Prishtina (200.000 abitanti) e le risorse principali sono le miniere di metalli di Trepcia. Il tasso di natalità e mortalità infantile sono i più elevati d'Europa: più del 50% della popolazione ha meno di 20 anni e l'età media è di 24 anni.
Nella regione del Kosovo è storicamente provata la presenza albanese sin dai tempi degli Illiri. Dal XII fino al XIV secolo il popolo slavo dei serbi occupò progressivamente queste regioni.
Questa regione fertile nel sud della Serbia era uno dei nuclei dell'antico stato feudale sebo che s'era evoluto dal principato di Raska, la cui capitale era l'odierna città di Novi Pazar. Il Kosovo con la capitale Prishtina, a quell'epoca, era una regione di frontiera dell'impero bizantino.
Ma tra il 1100 e il 1200 passò sotto il dominio della dinastia serba dei Nemanjdi che vi istituirono il loro centro di potere. Così il Kosovo diventò il perno politico del regno serbo, che al punto della sua massima estensione territoriale durante il regno dello zar Stefan Dusan (1331-1355), spaziava dal Danubio all'Egeo e al Mar Ionio.
Agli inizi del XIV secolo il Kosovo era anche il centro della vita religiosa del popolo serbo. Il 28 giugno 1389 (giorno di S. Vito) presso la Piana dei Merli ci fu la battaglia di Kosovo Polje, dove si fronteggiarono l'esercito serbo guidato dal Principe Lazaro, contro il sultano Murat 1 a capo dell'esercito ottomano.
L'armata serba fu sconfitta e dovette riparare in Montenegro e verso la Bosnia. Il Regno servo medioevale, già in fase di declino nel 1200, si dissolse ed incominciò la dominazione turca, che durerà per cinque secoli.
Durante i cinque secoli di impero ottomano, il Kosovo era una delle quattro unità amministrative albanesi. Nella metà del 1400 iniziano le prime grandi migrazioni albanesi verso il Sud Italia. Per chi rimane inizia il processo di islamizzazione che durerà fino al XVIII secolo.

Fino al 1600 si registrò un continuo flusso di immigrazione albanese nella fertile piana del Kosovo, senza che questo movimento migratorio creasse un capovolgimento definitivo della composizione etnica dell'intera regione, fino ad allora prevalentemente cristiana.

Nel 1683 i turchi vennero sconfitti alle porte di Vienna; le truppe asburgiche conquistarono Budapest e nel 1689 Belgrado. L'impero asburgico, minacciato alle sue frontiere occidentali da Luigi XIV di Francia, dovette ritirare le sue truppe dai Balcani e rinunciare a Belgrado. I serbi e gli albanesi ribellatisi fiduciosi dell'appoggio delle truppe asburgiche, finirono vittime della vendetta turca.

Nel 1690, una cospicua parte della popolazione serba del Kosovo sotto la guida del patriarca Arsenije III si vide costretta a lasciare il paese, sotto le pressioni di pulizia etnica dei turchi. Non tutta la popolazione serba abbandona il Kosovo. Dopo tre mesi di saccheggi e terrore la Sublime Porta (leggi Impero Ottomano) si rese conto del rischio di spopolare un'intera regione. Il sultano arrivò a garantire a tutti i serbi rimasti o disponibili al ritorno il rispetto delle proprietà e un'amnistia.

Altre immigrazioni avvennero nel 1735-39 a causa della guerra fra la Russia e il Regno asburgico contro l'impero ottomano. Tali fenomeni migratori, anche se di dimensioni minori si registrarono fino all'inizio del 1900. Nel Kosovo queste migrazioni lasciarono effetti duraturi. Cambiò la composizione etnica perchè ora gli albanesi non solo popolavano i villaggi abbandonati della pianura, ma anche le città.

1878. A Prizren, nel sud del Kosovo, viene fondata la "Lega di Prizren", centro del movimento nazionale di tutti gli albanesi. L'obiettivo principale è la liberazione nazionale di tutta la popolazione albanese. Dalla Turchia in un primo momento si rivendica l'autonomia come vilajet unificato degli albanesi.

1880. La Lega di Prizren rivendica uno stato autonomo e si dichiara "governo provvisorio dell'Albania"; controlla il Kosovo e la Macedonia occidentale.

1881. Il governo ottomano riconquista i territori "autonomi" e vieta l'attività della Lega di Prizren che continua in forma illegale.

1909-12. Il movimento nazionale albanese riesce a controllare tutto il Kosovo e a occupare Shkup (Skopje). Ma all'inizio della guerra dei Balcani l'esercito serbo, appoggiato dalla Russia e dalla Francia, occupa tutto il Kosovo.

1912. Gli albanesi si liberano dal giogo ottomano e il 28 novembre viene proclamata a Vlore (Valona) l'Albania indipendente, ma nello stesso anno il Kosovo viene occupato dalle forze serbe e annesso alla Serbia.

1914. Il 28 giugno l'arciduca Francesco Ferdinando, viene assassinato a Sarajevo, un mese dopo scoppia la prima guerra mondiale.

1914-18. Durante la I Guerra Mondiale il Kosovo è temporaneamente occupato e spartito tra gli eserciti austro-ungarico e bulgaro che se ne contendono il controllo. Poi viene riconquistato dalle truppe serbe.

1919. Nell'accordo di Versailles il Kosovo e la Macedonia vengono assegnati al regno dei Serbi, Croati e Sloveni, dal 1929 "Jugoslavia", senza interpellare la popolazione in maggioranza macedone e albanese. Il territorio viene ripartito in "Banovini".

1919-40. Sistematica oppressione degli albanesi nel sud del "Regno dei Serbi, Croati e Sloveni". Gli albanesi, a differenza di altri gruppi etnici, non godono di alcun diritto di minoranza. Espropri, violenza generalizzata e distruzione di villaggi nel Kosovo. Trecentomila albanese vengono forzatamente trasferiti in Turchia. In questo periodo non è riconosciuto il diritto all'uso della lingua e della cultura albanese. Tutti i ruoli dirigenti sono occupati da serbi e montenegrini che costituiscono circa il 20% della popolazione.

1934. Assassinio di re Aleksandar a Marsiglia.

1941-43. Il Kosovo e la parte occidentale della Macedonia vengono occupate dall'Italia e unite all'Albania. Si istituisce il protettorato italiano e si creano scuole in lingua albanese.

1943-44. Dopo la resa dell'esercito italiano, i territori albanesi vengono occupati dalle truppe tedesche. Si mantiene l'unione amministrativa delle regioni albanesi e si promuove la creazione di una "Grande Albania".

1944. Una conferenza dei comunisti albanesi (31/12/1943 - 2/1/1944) del Kosovo e dell'Albania, a Bujane, vicino a Prizren, si pronuncia in favore dell'autodeterminazione del Kosovo e della riunificazione con l'Albania alla fine della guerra.

1945. Gli albanesi del Kosovo vengono mobilitati forzatamente dai partigiani di Tito. Nel Kosovo viene proclamato lo stato d'assedio. Dopo la vittoria delle unità titoiste sul fronte nazionalista albanese Balli kombetar, il Kosovo viene nuovamente occupato e inglobato nella Jugoslavia come Provincia Autonoma della Repubblica Socialista di Serbia.

1946-66. Periodo di repressione per opera della polizia jugoslava comandata dal ministro degli interni Alexander Rankovic. Più di 100 morti, deportazione di numerosi intellettuali. Più di 400.000 albanesi vengono costretti all'emigrazione in Turchia. La lingua albanese viene riconosciuta come una delle lingue nazionali della Jugoslavia. Serbi e montenegrini costituiscono ancora la maggioranza dell'élite politico-economica e delle forze di polizia.

1963. La nuova costituzione jugoslava equipara l'autonomia del Kosovo a quella della provincia della Vojvodina.

1966-68. Dopo la riunione i Brioni, Rankovic viene deposto. La tensione si allenta. Viene ampliato il sistema scolastico in lingua albanese e iniziano attività didattiche in albanese all'università. La Lega dei Comunisti Jugoslavi e lo stesso Tito riconoscono la necessità di una politica di eguali opportunità per evitare il proliferare del nazionalismo albanese.

1968. Nel dibattito sulla costituzione viene chiesto lo status di repubblica per il Kosovo. Si verificano violenti scontri, partiti dall'Università e viene rivendicata la trasformazione da Provincia Autonoma a Settima Repubblica della Federazione Jugoslava. Si hanno repressioni e arresti, ma prosegue la politica di apertura con l'introduzione dell'uso della bandiera albanese a fianco di quella jugoslava. Il quotidiano in lingua albanese Rilindja (Rinascimento) diventa di gran lunga il più venduto nella regione.

1970. Viene fondata l'Università di Prishtina, centro accademico per tutti gli albanesi dell'ex-Jugoslavia, che presto registra 40.000 studenti iscritti.

1971. Congresso ortografico di Tirana a cui partecipano anche i delegati del Kosovo. Nell'ambito di una consultazione linguistica si decide di mantenere un regime unificato di lingua albanese standardizzata in tutti i territori abitati da albanesi.

1974. Viene approvata la terza riforma della costituzione della Jugoslavia. Il Kosovo, quale "Provincia autonoma" viene riconosciuto come uno dei soggetti costitutivi della Jugoslavia, con una propria costituzione, un proprio governo, parlamento, magistratura, sistema scolastico e altre istituzioni indipendenti da quelle serbe. Il Kosovo resta però parte della repubblica serba e non ha diritto di secessione. La percentuale di albanesi presenti nel partito e nei ruoli dirigenti comincia a crescere e, in parallelo, cresce il disagio della componente serba della popolazione che in buon numero lascia la regione, spinta anche dalle cattive condizioni economiche. Il Kosovo, costituendo l 9% della popolazione dell'intera federazione, produce solo il 2% del reddito nazionale lordo e a partire dagli anni 50 ha usufruito di una fetta sempre crescente del fondo federale per le regioni meno sviluppate.

1980. Muore il maresciallo Tito.

1981. Dopo la morte di Tito, le manifestazioni di Prishtina in cui gli studenti rivendicano migliori condizioni di vita e si allargano fino a reclamare lo status di "Repubblica del Kosova". Gli scontri sono violenti: una decina i morti, centinaia i feriti, migliaia gli arresti; per la prima volta nella storia jugoslava intervengono i carri armati. Molti indicano quel momento come il vero inizio delle successive guerre nella post-Jugoslavia. Negli anni seguenti migliaia sono le persone arrestate e accusate di cospirazione. In diversi casi Amnesty International denuncia violenze e torture ai danni della componente albanese del popolo kosovaro. Il malcontento e i timori dei serbi che vi abitano vengono strumentalizzati dai nazionalisti e gli intellettuali giocano un notevole ruolo in questa rinascita dell'identità serba. Basta ricordare il Memorandum di alcuni membri dell'Accademia delle Scienze e delle Arti di Belgrado nel 1985 (... là dove c'è un serbo, là c'è la Serbia) e i due appelli del 1986, sottoscritti da numerosi intellettuali di varie tendenze (... il genocidio a cui sono sottoposti i serbi in Kosovo ...).

1987. Prende il potere, a Belgrado, Slobodan Milosevic, dal 1986 Segretario della Lega dei Comunisti Serbi, poi Partito Socialista Serbo. Inizia il processo di cancellazione dell'autonomia del Kosovo.

1988. Manifestazioni di massa, cui partecipano dalle decine alle centinaia di migliaia di persone, avvengono in tutta la Serbia al grido "riprendiamoci il Kosovo". Nel novembre la dirigenza del Partito Comunista del Kosovo viene sostituita con uomini fedeli a Milosevic. Sciopero ad oltranza di 1300 minatori albanesi a Trepca, grande complesso minerario del Kosovo.

1989 Viene proclamato lo stato d'assedio e il parlamento del Kosovo è costretto ad approvare l'abrogazione dell'autonomia. Seguono proteste di massa sciolte con violenza dalla polizia. Protesta di 215 intellettuali per la difesa dell'autonomia. Persecuzione dell'élite albanese, ondata di processi e dure pene. Numerosi giovani condannati a lunghi periodi di carcere. Scioglimento della "Lega dei comunisti del Kosovo". Si formano i primi partiti liberi fra cui la Lega Democratica del Kosovo, che raccoglie i maggiori consensi. Inizia la resistenza passiva e organizzata degli albanesi.

1989. Luglio. Slobodan Milosevic viene eletto Presidente della Serbia: cancella l'autonomia del Kosovo.

1990. Il 2 luglio il parlamento del Kosovo proclama la "Repubblica Kosova" all'interno della Jugoslavia; il 5 luglio il parlamento viene sciolto da parte di Belgrado; il 7 settembre il parlamento albanese del Kosovo approva la nuova costituzione della Repubblica. La Serbia chiude la stazione radio-tv di Prishtina, il quotidiano Rilindja, le scuole albanesi e licenzia migliaia di dipendenti pubblici. La Resistenza è non violenta, la scelta dichiarata è quella della non violenza; la consegna è quella di non reagire alle provocazioni. All'elevato grado di organizzazione della comunità albanese si accompagna un intenso lavoro diplomatico dei suoi rappresentanti politici. Le radici di questa forma di resistenza non violenta vanno ricercate anche, se non soprattutto, nel lavoro di Anton Cetta, etnologo di fama internazionale, principale animatore del movimento per il superamento della tradizione della vendetta e per la riconciliazione ("remissione del sangue") tra le famiglie in lite reciproca. I casi di riconciliazione sono stati circa 1250. Le riunioni in cui venivano presentati erano diventate manifestazioni di massa, tanto che ad uno di quegli incontri erano presenti circa 500.000 persone. Dal 1990 gli albanesi nella pubblica amministrazione sono in parte licenziati e in parte si rifiutano di lavorare per uno stato in cui non si riconoscono e non partecipano alle elezioni che vedono il trionfo di Milosevic.

1991. In maggio nei pressi di Borovo Selo nelle immediate vicinanze della periferia industriale della città di Vukovar, muoiono in un'imboscata 12 poliziotti della milizia croata. Per molti quella data viene considerata come l'inizio effettivo della guerra nell'ex-Jugoslavia. Vengono licenziati tutti gli insegnanti albanesi del Kosovo; inizia l'insegnamento scolastico in lingua albanese nelle scuole private parallele; il 1° settembre l'università di Prishtina viene chiusa. Dal 26 al 30 settembre si tiene un referendum popolare. L'87,5% della popolazione del Kosovo si esprime in favore di uno stato indipendente e sovrano.

21 febbraio 1992. Risoluzione ONU N. 743, nasce l'UNPROFOR che dispiegherà 14.000 caschi blu in Croazia.

29 febbraio - 1 marzo 1992. Referendum per la Bosnia Erzegovina, il 64% vota a favore dell'indipendenza, i serbi boicottano le urne, iniziano le prime manifestazioni di piazza degli studenti, le prime sparatorie, le prime barricate; da lì a poco inizierà il drammatico e lungo assedio della città di Sarajevo.

27 aprile 1992. A Belgrado viene proclamata la Federazione jugoslava che comprende Serbia, Kosovo, Voivodina e Montenegro.

27 maggio 1992. Slovenia, Croazia e Bosnia Erzegovina entrano a far parte delle Nazioni Unite.

30 maggio 1992. Risoluzione ONU N. 757, embargo totale contro Serbia e Montenegro.

31 maggio 1992. Elezioni a Belgrado boicottate dall'opposizione, Cosic (membro del partito di Slobodan Milosevic) ottiene il 60% dei suffragi e diventa Presidente della Federazione serba-montenegrina.

8 giugno 1992. Risoluzione ONU N. 758, dispiegamento di 1000 caschi blu all'aeroporto di Sarajevo per permettere l'arrivo degli aiuti umanitari.

29 giugno 1992. Risoluzione ONU N. 761, vengono inviati 850 caschi blu per riaprire l'aeroporto di Sarajevo.

13 agosto 1992. Risoluzione ONU N. 770, autorizza ogni misura per assicurare il rifornimento delle città assediate in Bosnia Erzegovina.

13 agosto 1992. Risoluzione ONU N. 771, che condanna la pulizia etnica e ordina ispezioni presso i campi di prigionia della ex-Jugoslavia.

14 settembre 1992. Risoluzione ONU N. 776, altri 6000 caschi blu in Bosnia per proteggere i convogli umanitari.

6 ottobre 1992. Risoluzione ONU N. 780, istituita commissione che dovrà verificare le violazioni dei diritti umani nella ex-Jugoslavia.

9 ottobre 1992. NO FLY ZONE sulla Bosnia Erzegovina.

18 dicembre 1992. Risoluzione ONU N. 798, l'ONU condanna le brutalità da parte della milizia Serba nei confronti delle donne musulmane, ed esige la chiusura dei campi di prigionia.

Nella semi-clandestinità, gli albanesi del Kosovo eleggono un loro Parlamento che il 24 maggio designa Presidente della Repubblica, col 99% dei voti, lo scrittore Ibrahim Rugova, leader della Lega Democratica del Kosovo (LDK). La regione viene completamente militarizzata. Il Consiglio per la difesa dei diritti umani e delle libertà, che ha come presidente Adem Demaci, premio Sacharov del Parlamento Europeo nel 1990, ha accumulato una impressionante documentazione fotografica di casi di maltrattamenti e torture. L'organizzazione umanitaria "Società di Madre Teresa" fornisce aiuti alimentari a circa 300.000 persone e assistenza medica di base a tutta la popolazione. I fondi per le strutture parallele provengono dall'autotassazione degli albanesi del Kosovo e dai lavoratori all'estero.

19 febbraio 1993. Risoluzione ONU N. 807, i caschi blu sono autorizzati all'uso della forza per garantire la propria sicurezza.

22 febbraio 1993. Risoluzione ONU N. 808, istituzione di un tribunale di guerra per giudicare i responsabili dei crimini di guerra nell'ex-Jugoslavia.

31 marzo 1993, Risoluzione ONU N. 816, garantisce l'uso della forza da parte della NATO per controllare il rispetto della NO FLY ZONE.

16 aprile 1993. Risoluzione ONU N. 819, viene creata un'area protetta nella zona di Srebrenica.

4 giugno 1993. Risoluzione ONU N. 836, autorizza l'UNPROFOR a rispondere con le armi in caso di attacco alle zone protette.

Dall'agosto 1993 è stato negato l'ingresso in tutta la Serbia alle delegazioni di Amnesty International e dell'OSCE (in risposta all'applicazione dell'embargo contro la Serbia, coinvolta nella guerra della Bosnia-Erzegovina). Nel gennaio circa 120.000 albanesi (su circa 170.000 occupati albanesi) sono licenziati, perdendo così il diritto all'assistenza sanitaria pubblica e a volte anche all'alloggio fornito dal datore di lavoro. Nelle scuole pubbliche e nell'Università sono condotti nuovi programmi di insegnamento basati sulla lingue e la cultura serbe, che non vengono accettati dagli albanesi. In alternativa vengono aperti in case private corsi di scuola superiore e universitari, spessi interrotti dalla polizia. Solo i corsi di istruzione elementare sono ancora svolti negli edifici pubblici, ma gli insegnanti, che si rifiutano di accettare il programma di studi governativo, non vengono pagati dallo Stato.

31 marzo 1994. Risoluzione ONU N. 908, approvato piano UNPROFOR per la riapertura dell'aeroporto di Tuzla.

22 aprile 1994. Risoluzione ONU N. 913, condanna gli attacchi serbi contro Gorzde.

20 novembre 1994. Risoluzione ONU N. 958, estende al territorio della Croazia, il mandato per l'uso della forza aerea.

1995. Nel mese di novembre viene siglato l'accordo di Dayton.

1996. In settembre, con la mediazione della Comunità di Sant'Egidio, viene firmato un accordo tra Milosevic e Ibrahim Rugova per il ripristino del diritto all'uso della lingua albanese e allo studio della cultura albanese nelle scuole pubbliche statali e quindi con la possibilità per gli studenti albanesi di riutilizzare gli edifici pubblici per lo svolgimento dei corsi; ma l'applicazione viene continuamente ritardata.

1997. Durante la primavera, per la risoluzione del conflitto in Kosovo, vengono avviati vari incontri e tavole rotonde con la partecipazione di politici e intellettuali serbi e albanesi. Il 19 maggio appaiono i primi manifesti dell'Uck nelle strade di Prishtina. In tre grandi processi politici vengono condannati 52 albanesi per terrorismo a complessivamente 557 anni di reclusione. In autunno scendono in piazza decine di migliaia d studenti e insegnanti albanesi per protestare contro la loro esclusione dalle scuole pubbliche. Le manifestazioni del 1° ottobre e del 30 dicembre vengono sciolte con brutalità, solo quella del 27 ottobre a Prishtina non subisce cariche dalla polizia.

1998. Il 28 febbraio unità serbe compiono massacri nella zona di Drenica provocando 80 morti fra i civili albanesi. Inizia una fortissima repressione in tutta la regione. La polizia e l'esercito attaccano numerosi villaggi nelle zone centrali, una repressione che continua fino a giugno e provoca più di 300 morti. Il 22 marzo viene rieletto il presidente e il parlamento del Kosovo. E' confermato Ibrahim Rugova e l'LDK (Lega Democratica del Kosovo) alla guida della Repubblica del Kosovo. Alla fine di maggio viene attaccata la prima città, Decan. Quindicimila profughi si rifugiano in Albania, quasi 40.000 in altre città del Kosovo. La Nato svolge una serie di manovre per scoraggiare la violenza. A metà giugno Milosevic incontra il presidente russo Yeltzin a Mosca, il quale scongiura un intervento della Nato. Sembra ripetersi lo scenario della guerra in Bosnia. Gli attacchi serbi alla popolazione civile albanese continuano. Alla fine di settembre, il numero di albanesi vittime degli attacchi serbi ha superato il migliaio. Oltre 250 villaggi sono inabitabili, mentre più di 400.000 albanesi si sono rifugiati dove possono. Nell'attesa di un intervento dall'esterno, si profila una nuova catastrofe umanitaria nei Balcani.

Cronistoria della Guerra in Yugoslavia

Guerra in Yugoslavia

Cronistoria della Guerra in Yugoslavia

23 marzo - Cominciano i Bombardamenti NATO sulla Serbia
29 marzo - Il tentativo di mediazione del russo Primakov viene affondato
5 aprile - Cade un missile nel centro di Aleksinac: dodici morti. I profughi Kosovari in Albania sono duecentomila, in Macedonia sessantacinquemila
13 aprile - Un missile lanciato da un aereo della NATO colpisce un treno: 9 morti
14 aprile - Un missile NATO centra un convoglio di civili, oltre 60 morti
23 aprile - La televisione di Belgrado viene bombardata: 12 morti
28 aprile - Le bombe della NATO centrano il paese di Surdulica. 20 morti, di cui 11 bambini. Fino a questa data le vittime civili definite "danni collaterali" sono 500
1 maggio - Nuovo tentativo di mediazione russo
3 maggio - Di nuovo centrato un autobus da una bomba NATO, 20 morti. I profughi kosovari raggiungono la cifra di 450 mila.
5 maggio - Il leader kosovaro Rugova raggiunge l'Italia, con il permesso delle autorità di Belgrado
6 maggio - L'Onu rientra in gioco dopo che la NATO e la Russia durante la riunione del G8 concorda i punti che dovrebbero essere la base delle trattative
7 maggio - Le bombe della NATO colpiscono un ospedale a Nis; l'ospedale e il mercato: 20 morti
10 maggio - Un missile della NATO centra l'ambasciata cinese a Belgrado, due morti. La Cina pretende scuse ufficiali. La via del negoziato diventa più difficile

Diario sotto le bombe

Guerra in Yugoslavia

Diario sotto le Bombe
 di  Aleksandar "Sasa" Zograf
 

Sasa e Gordana ci raccontano come si vive sotto le bombe, giorno per giorno, attraverso le loro e-mail. Aleksandar "Sasa" Zograf è un autore di fumetti underground, pubblicato in una decina di paesi.
Di Zograf in Italia è uscito l'albo "Diario" (Centro fumetto Andrea Pazienza) sulla guerra civile nella ex-Jugoslavia e le sue storie vengono regolarmente pubblicate sulla rivista "Kerosene", diretta da Dario Morgante, che riceve e traduce le e-mail.


Mercoledì 24 marzo 1999, ore 23:19


Saluti dai vostri amici in Serbia!

Cari amici,
sto scrivendo durante i raid aerei... la Nato ha attaccato Pancevo e alcuni villaggi vicini oltre che a dei quartieri periferici di Belgrado, e molte altre città della Serbia e del Monte Negro... Io e Gordana abbiamo deciso di rimanere nella nostra casa... Ho provato a mandare una e-mail un'ora fa, ma il collegamento si è interrotto per un'esplosione... L'esplosione non era vicino alla nostra casa ma ha colpito la Utva, una fabbrica di aerei, la stessa di cui ho parlato in "Alas n. 3" diversi anni fa... Questa volta non hanno colpito le installazioni della Utva nel nostro quartiere ma dall'altra parte della città... Riesco a vedere ancora le fiamme mentre scrivo queste righe. Non vi preoccupate! Stiamo bene! I ragazzi di "Tv Pancevo" (una emittente locale) sono stati lì e hanno già diffuso le immagini girate dentro la fabbrica in fiamme! Non ci sono state vittime in questa occasione, almeno per quanto ne sappiamo finora... Le sirene antiaeree hanno suonato per l'ultima volta meno di venti minuti fa... Molta gente è ancora per strada, ma siamo sorpresi che il panico non sia dilagato... Dio, è così prosaico... Ho appena visto dei ragazzi di 16-17 anni seduti sulle altalene del piccolo parco vicino al nostro palazzo... E quelle fiamme in distanza... È così stupido. I ragazzi dei "Nup" (il gruppo musicale del villaggio qui vicino) hanno chiamato 20 minuti fa per salutare tutti i nostri comuni amici... È molto difficile prendere la linea se provate a telefonare... Nel vicino villaggio di Kacarevo ci sono state delle esplosioni, ma ancora non sappiamo cosa sia successo... Non so se sarò in grado di spedire nuovi messaggi, o se potrò connettermi, ma volevamo solo dirvi che non vi dovete preoccupare e che stiamo bene. Scusate per gli errori di battitura ecc,
Love you all
Sasa and Gordana

 

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Dagli Ottomani alle Bombe della NATO

Guerra in Yugoslavia



LA STORIA 
Dagli Ottomani alle Bombe della NATO

KOSOVO: TRA STORIA E MITO
Il 15 giugno 1389, Lazar, principe della Serbia, che si estendeva allora fino alla Bulgaria e alla Grecia del Nord, fu ucciso dai Turchi nella battaglia di Kosovo, e insieme a lui l'intero esercito venne annientato.
Da allora si dice che si aggirino, fra le montagne, gli spiriti dei dieci figli del nobile Jug, tutti morti in quella battaglia, condotta dai cristiani ortodossi per difendere la terra dei duecento monasteri dal conquistatore turco ottomano.
Kosovo, patria di Jug e dei suoi dieci figli; terra dei ducento monasteri; culla dei Serbi. 
Si narra che lì ogni bambino fosse salutato dalla madre così: " Salve piccolo vendicatore di Kosovo"
Ancora in Kosovo nel 1448 il sultano Murad II sconfisse gli Ungheresi di Giovanni Hunyadi e due anni dopo, l'esrcito guidato da Solimano il Magnifico dilagò fino a Belgrado.

GLI OTTOMANI

Nel 1463 venne ucciso Stevan Tomasevic, ultimo re di Bosnia e anche questa regione passò sotto i Turchi.
Da allora , fino al 1699, tutti i Balcani passarono sotto la dominazione ottomana. Solo il Montenegro, indipendente dal 1355, retto dalla monarchia autarchica dei vescovi di Cetinjie, rimase indipendente. Il 1669, si diceva, quando con il trattato di Karlowitz, Croazia e Slovenia passarono sotto la corona asburgica di Eugenio di Savoia. E venne il 1774, quando a Kutchuk Kainardi, in Bulgaria, fu firmata la pace tra Russia e impero ottomano: per i Serbi, sotto la protezione russa rinasceva il sogno di indipendenza, e la guerriglia antiturca, mai sopita, si riaccese con violenza negli anni fra il 1805 e il 1813. Belgrado e Smederovo furono riprese dagli Ottomani e nel 1815 un'insurrezione appoggiata dai russi portò infine al trattato di Adrianopoli: le truppe turche si ritirarono dalla regione della quale fu sancita l'autonomia. Nel 1882 la Serbia sarebbe diventata regno.
Anche la Bosnia Erzegovina, con il Congresso di Berlino del 1878, quando ormai l'impero ottomano era in fase di avanzato declino, passo sotto la dominazione Austroungarica . Solo la Macedonia restò turca: il problema della sua assegnazione rimase allora insolubile. Proprio per la spartizione della Macedonia, sarebbe scoppiata la Prima Guerra Balcanica.
Petar Karadiordjevic I , re di Serbia, approfittando della sconfitta che gli Italiani avevano inflitto alla Turchia nel 1912, in Libia, si fece promotore della Lega per la liberazione dei Balcani, alla quale aderirono immediatamente Bulgaria, Grecia e Montenegro.
Il 17 ottobre 1912 gli eserciti della Lega attaccarono le forze ottomane, le quali, nel giro di poche settimane fuorno sconfitte: la Serbia riconquistò il Kosovo e si prese la Macedonia. Nel 1913 a Londra venne firmata la pace con la quale la Turchia perdeva quasi tutti i terriotri balcanici. Il nuovo assetto della regione, però non soddisfaceva alla Bulgaria, che accampava diritti sulla Macedonia e nel giugno dello stesso anno scoppiò la Seconda Guerra Balcanica: Serbia, Montenegro, Grecia e più tardi Romania e Turchia, attaccarono la Bulgaria che fu sconfitta. La Dobrugia bulgara passò alla Romania, Edirne tornò alla Turchia, Salonicco passò alla Grecia e gran parte della Macedonia alla Serbia, la quale uscì da questa guerra rafforzata, aumentando il proprio potere di attrazione nei confronti di Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia, all'epoca ancora amministrate dall' Austria - Ungheria.

LA GRANDE GUERRA ( I Guerra Mondiale )
Il 28 Giugno 1914 venne assassinato a Sarajevo l'ariduca Francesco Ferdinando, erde del trono d'Austria. L'Austria dichiarò guerra alla Serbia, accusata di essere la vera mandante dell'omicidio. Cominciò cosi', con questo pretesto, la Prima Guerra Mondiale. Con la sconfitta degli imperi centrali da parte di Francia, Inghilterra, Italia, Stati Uniti, il 1 dicembre 1918 il principe di Serbia, Alessandro Karadjordjevic, proclamò il regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, al quale si unirono Bosnia Erzegovina e Montenegro. Dal 1929 il paese avrebbe preso il nome di Yugoslavia. Per tutto il periodo tra le due guerre la nazione visse una situazione di grande instabilità politica, segnato da gravi sconttri tra Serbi e Croati separatisti. Nel gennaio 1929 il re Alessandro sciolse l'Assemblea Nazionale e abrogò la Costituzione, facendo della Yugoslavia una monarchia assoluta. In questo clima, che sarebbe culminato nell'assassinio del re, crebbe il movimento filo-fascista degli Ustascia croati. Il potere passò quindi in mano al principe reggente Pavle, il quale intensificò ancora di più la repressione. Nel 1941 la Yugoslavia, di fatto diventata un alleata della Germania nazista ; si sperava che il potente alleato avrebbe in qualche modo tenuto a freno le mire espansionistiche italiane. Ma il calcolo si sarebbe rilevato disastroso. Un tardivo colpo di stato filo inglese , compiuto dai militari e appoggiato dalla Chiesa ortodossa, il 27 marzo del 1941, non salvò la Yugoslavia dalla carneficina nazifascista.

SECONDA GUERRA MONDIALE

Il 6 aprile 1941 gli aerei nazisti bombardavano Belgrado, mentre gli eserciti italiano, tedesco e ungherese varcavano le frontiere.
Tredici giorni furono sufficienti alle forze dell'asse per occupare tutto il Paese.
Re Petar II, che nel frattempo era subentrato al principe Pavle, fuggì in Grecia e la Yugoslavia venne di nuovo spartita: all'Italia Lubiana, gran parte della costa del mare Adriatico e il controllo del Montenegro; all'Ungheria i territori del nord di Drava e del Danubio e alla Bulgaria la Macedonia.
Ante Pavelic, capo degli Ustascia, venne messo dai nazisti a capo di uno stato fantoccio che comprendeva parte della Croazia e della Bosnia Erzegovina. Proprio Pavelic, durante la sua dittatura, mise in atto una pulizia etnica tale da assumere le dimensioni di un genocidio: seicentomila dei due milioni di Serbi che vivevano nella regione da lui retta passarono alle armi.
Sulle montagne intanto, un altro croato, Josip Broz " Tito", al comando dei partigiani dava vita a una strenua resistenza, alla quale i nazifascisti reagiorno con rappresaglie indiscriminate contro i civili e con ogni genere di atrocità. Il 26 Novembre 1942 si formò il comitato antifascista per la liberazione nazionale, che mise fuori gioco il governo di Petar II. I partigiani di Tito e ntrarono a Belgrado nell'ottobre del 1944. Nella guerra erano morti quasi due milioni di Yugoslavi, un decimo dell'intera popolazione. L'11 ottobre 1945 il Fronte Popolare ottenne il 96 per cento dei voti: la monarchia fu abrogata e il 31 gennaio del 1946 nacque la repubblica popolare federale di Yugoslavia, composta da 6 repubbliche ( Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Montenegro) e da due territori autonomi, Vojvodina e Kosovo- Metohija, inclusi nella Serbia.

DA TITO ALLA DISSOLUZIONE
Nel 1948 la Jugoslavia fu espulsa dal Cominform, l'organismo che raccoglieva i Paesi Comunisti, per gravi dissensi con l'Unione Sovietica e intanto Tito perseguiva la " via jugoslava al socialismo", che avrebbe portato il Paese all'equidistanza fra i due blocchi e a una posizione di prestigio internazionale, tanto che nel 1961, a Belgrado, si sarebbe tenuta la Prima Conferenza dei Paesi non allineati.
Le relazioni con l'U.R.S.S., dopo un periodo di riavvicinamento coinciso con il periodo Kruscioviano, peggiorarono di nuvo, nel 1968, dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia e si normalizzarono solo nel 1972.
Nel frattempo la Yugoslavia viveva un periodo di notevole benessere, nonostante la povertà che continuava a restare preoccupante nelle regioni meridionali del Paese.
Tito morì il 4 maggio del 1980 e subito si cominciarono a proliferare scenari che avrebbero portato prima, nel 1991 alla secessione di Slovenia e Croazia e subito dopo alla sanguinosissima guerra di Bosnia, all'assedio di Sarajevo, ai terribili episodi di pulizia etnica compiute da Serbi e Croati, all'intervento della Nato, e alla pace precaria con gli accordi di Dayton del 1995.
Intanto l'11 marzo del 1981, neppure un anno dalla morte Tito, era esplosa in Kosovo, la regione piu' povera della federazione, una prima rivolta popolare, alla quale non seguì nessuna risposta in termini di sviluppo e di garanzie democratiche. Ma anche i Serbi e I Montenegrini della regione erano in fermento: con le modifiche costituzionali del periodo 1968-1974, che lasciavano ampio spazio alle autonomie e con il grande sviluppo demografico della minoranza albanese, essi vedevano messe in pericolo le posizioni fino a quel momento garantite loro in Kosovo.
Nel 1986 una nuova ondata di manifestazioni scosse la regione, di nuovo seguirono arresti e processi. Nel novembre del 1988, i dirigenti del Kosovo furono rovesciati dalla protesta di piazza. Nel 1989 Slobodan Milosevic, ormai saldamente al potere in Serbia, riuscì a far passare, con l'appoggio di Sloveni e Croati, una modifica alla costituzione serba con la quale si riduceva l'autonomia delle sue regioni (Vojvodina e Kosovo).
E nel giugno 1989 Milosevic, proprio in Kosovo, arringò una folla di Serbi rievocando la famosa battaglia del 1389, nella quale parlo' del destino di guerra che attendeva il popolo serbo.

Fonte: Avvenimenti del 4/4/99 a cura di Gianandrea Turi

OGGI dal 24 Marzo 1999
Dopo il dramma di Sarajevo, di Mostar, di Vukovar, quello che resta della Yugoslavia è ancora dilaniato dalla guerra.
I Balcani sono di nuovo in fiamme.
Belgrado è sotto le bombe, come nel 1941 e gli abitanti del Kosovo privati di ogni diritto sono diventati ancora di più vittime, schiacciati e spinti verso i confini possono scegliere se morire ammazzati dalle squadre della morte di Milosevic o dalle bombe intelligenti della Nato e la guerra non permette purtroppo di avere testimoni internazionali ad ogni tipo di violenza.
I Balcani sembrano stati proiettati indietro nel passato: vittime della politica delle divisioni, dei nazionalismi e degli interessi delle grandi potenze che in nome dei diritti umani hanno portato ulteriore guerra dove la guerra gia' era di casa, permettendo che i massacri si facessero ancora piu' sanguinosi dove gia' avvenivano

(n.d.r. - l'ultimo pezzo [ OGGI dal 24 Marzo 1999 ] e' stato leggermente cambiato e ampliato rispetto alla fonte originale)

Chiude Radio B92

Guerra in Yugoslavia

CHIUDE RADIO B92 
26/3/99 

E' stato allestito il sito http://helpb92.xs4all.nl/ dove viene coordinato il supporto a B92 da parte dei media di tutto il mondo. E' disponibile un intervista con i redattori di Radio B92 (disponibile interamente tradotta in formato Real Audio) 
La frequenza 92.5 MHz di Radio B92 a Belgrado è muta da stamattina alle ore 2:50 quando 2 tecnici della ministero delle poste Yugoslavo e 10 poliziotti hanno intimato lo stop delle trasmissioni allo staff di B92. Il motivo è un banale cavillo tecnico secondo il quale Radio B92 aveva un livello di modulazione superiore a quello consentito dalle leggi serbe. La notizia appare sul sito della BBC, che con Radio B92 collabora dal 1996 e sul sito della Reuters. Radio B92 di Belgrado rappresenta l'informazione "libera" nell'ex-Jugoslavia, attraverso una rete di 33 stazioni sparse per la Serbia che collaborano attraverso il progetto ANEM (Association of Independent Electronic Media). 

http://www.b92.net/b92/live/live.html Per ascoltare RADIO B92 in diretta real audio collegatevi qui:
http://www.b92.net/b92/live/live.html Radio B92, dopo le censure e la chiusura durante la guerra dei Balcani utilizza i mezzi piú moderni per poter informare in maniera completamente libera sulle reali condizioni di vita dell'ex-jugoslavia. Per fare questo vengono utilizzati collegamenti via satellite con la BBC di Londra che si fa carico di ritrasmettere le news di B92 alle radio del progetto ANEM e ad altre Televisioni indipendenti serbe. Anche la rete viene utilizzata al massimo con trasmissioni in Real Audio e anche con la creazione del primo provider "libero" (Opennet) dell'ex-Jugoslavia. Radio B92 ha ricevuto il premio "Radio Free Your Mind" da Mtv nel 1998, un premio speciale dall'assemblea di AMARC (l'associazione mondiale delle radio comunitarie) sempre nel 1998, 

Dalla viva voce dei redattori di Radio B92 , chiamati al telefono dai golem Sherpa, abbiamo avuto la notizia che solo la frequenza di Belgrado è stata chiusa dai tecnici delle ministero Serbo delle telecomunicazioni. B92 continua quindi a trasmettere attraverso la rete di 33 Radio sul territori serbo e attravero internet in Real audio e con un collegamente diretto via satellite con la BBC di Londra. Ancora una volta la rete mette a nudo la sua capacità di funzionare come "media" alternativo e soprattutto come mezzo di comunicazioni difficilmente censurabile o controllabile. Il webserver di B92 e' ospitato infatti dal provider Olandese XS4ALL e difficilmente potrà essere chiuso dalla autorità serbe. Il segnale di B92 viene ricevuto via satellite e ritrasmesso in tutto il mondo attraverso il Real Audio. 

Navigazione consigliata

Il sito di Radio B92 http://www.b92.net/
La diretta in Real Audio di B92 
Il provider olandese XS4ALL che ospita il sito di Radio B92 
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ore 12:11 del 02-04-1999 

Milosevic si impossessa di Radio B92

BELGRADO - Zittita un'altra voce indipendente in Jugoslavia. La polizia serba ha chiuso oggi la radio B-92 interrompendo brutalmente le trasmissioni. Gli agenti hanno fatto irruzione impugnando un ordine del magistrato secondo cui il direttore Sasa Mirkovic è stato licenziato e sarà sostituito da Aleksandar Niakcevic, un ex leader studentesco del Partito comunista. Stando alla decisione dei giudici, ora l'emittente è sotto il controllo del Consiglio della gioventù, un'organizzazione che è collegata ai socialisti del presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. Ai dipendenti della radio è stato detto di andare a casa e di ripresentarsi solo lunedì. Nonostante un giro di vite della polizia, che il 24 marzo arrestò l'editore della radio Veran Matic e fece saltare il ripetitore, B-92 aveva continuato a trasmettere via satellite e via Internet.

 

Guerra in Yugoslavia

Guerra in Yugoslavia

23 Marzo 1999 - inizia la guerra

 
 

STOP THE WAR NOW !!!

23 Marzo 99 ore 19.20 - Inizia il Conflitto Serbia/Kosovo ... e il 2 Aprile tarda notte (foto ANSA) BELGRADO VIENE BOMBARDATA DAGLI AEREI N.A.T.O.

23 Marzo 1999 ore 19.20 - 

Inizia il Conflitto Serbia/Kosovo 

... e il 2 Aprile tarda notte (foto ANSA) BELGRADO VIENE BOMBARDATA DAGLI AEREI N.A.T.O.

Dagli Ottomani alle Bombe della NATO
KOSOVO: TRA STORIA E MITO

Il 15 giugno 1389, Lazar, principe della Serbia, che si estendeva allora fino alla Bulgaria e alla Grecia del Nord, fu ucciso dai Turchi nella battaglia di Kosovo, e insieme a lui l'intero esercito venne annientato. ...continua ->

Chiude Radio B92
Radio B92 - indipendent radio in Yugoslavia

Diario sotto le bombe

Sasa e Gordana ci raccontano come si vive sotto le bombe, giorno per giorno, attraverso le loro e-mail.

Aleksandar "Sasa" Zograf è un autore di fumetti underground, pubblicato in una decina di paesi ... continua ->

Cronistoria della Guerra in Yugoslavia
23 marzo - Cominciano i Bombardamenti NATO sulla Serbia
29 marzo - Il tentativo di mediazione del russo Primakov viene affondato

5 aprile - Cade un missile nel centro di Aleksinac: dodici morti.
I profughi Kosovari in Albania sono duecentomila, in Macedonia sessantacinquemila
...continua ->

 

La Storia del Kosovo
Il Kosovo (Kosovo per l'etnia serva e Kosova per l'etnia albanese) è situato nel sud della Repubblica di Serbia e confina con Montenegro, Albania e Macedonia. Ha una superficie di 11.000 kmq, (simile all'Abruzzo) e una popolazione di circa 2.100.000 abitanti di cui circa il 90% di etnia albanese (di religione musulmana con piccola minoranza cattolica), l'8% di etnia serba (di religione cristiano ortodossa), il 2% è costituito da turchi, macedoni, rom. ...continua ->

 

 

 

 
Kosovari, massacrati dalle Milizie Serbe, vengono spinti verso i confini macedoni e albanesi... E intanto la NATO bombarda le città del Kosovo, per sconfiggere le milizie serbe contribuendo a distruzione e morte. Mentre tutti parliamo di questa guerra, nella vicina Turchia, vengono massacrati ogni giorno Kurdi e l'unica televisione curda MED TV viene chiusa dal governo turco.