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Storia dell'Alimentazione

Canapa: dalle origini alla diffusione in Italia

La canapa appartiene alla famiglia delle Cannabinacee. È una pianta annuale e in natura se ne possono trovare più o meno al 50% esemplari che portano solo fiori femminili o solo fiori maschili. Prima della formazione del fiore non è possibile sapere se la pianta è femmina o maschio.

Esistono diverse varietà di canapa tra cui alcune che portano sia fiori maschili che femminili, altre con un elevato contenuto di THC (delta- 9 – tetraidrocannabinolo: principio attivo della cannabis) ed altre che invece ne sono prive, piante con colorazioni verde scuro che tende al verde chiaro oppure al violaceo.
La pianta
Possiede un fusto eretto che può essere alto da 1 a 5 metri circa a seconda delle varietà, delle condizioni climatiche e della densità di semina. La sezione del fusto può variare da pochi millimetri ad alcuni centimetri e quest’ultimo è formato da una corteccia esterna verde costituita da fibre tenute insieme da pectine e dal canapulo (parte interna), di colore bianco e molto leggero.



 

Su ciascun nodo del fusto si sviluppano le foglie che possono essere picciolate, palmate e generalmente con dei pigmenti acuminati, lanceolati, seghettati e pelosi.
Se la pianta è di sesso maschile, l’infiorescenza comincerà a svilupparsi dopo circa 60 giorni dalla germinazione, sotto forma di “pannocchie”; se invece la pianta è di sesso femminile, circa 10 giorni dopo il maschio, l’infiorescenza assumerà  la forma a falsa spiga, grossa, dritta e a ciuffo, molto più compatta rispetto a quella maschile.
In Italia la fioritura avviene circa a metà Luglio: le piante maschio si seccano entro metà Agosto, mentre la femmina continua a vegetare fino a Settembre, per portare a maturazione il seme (prodotto delle sole piante femminili).
Il seme è costituito dall’achenio (frutto secco ovoidale o sferico) ed è molto delicato. Talvolta è di color bruno, talvolta olivastro, rossiccio o altre volte biancastro o verdognolo. Viene generalmente chiamato seme di canapa o canapuccia.
 
Origine e diffusione della Canapa nel mondo
La canapa è arrivata in Medio Oriente tra il 2000 e il 1400 a.C. ed è stata probabilmente utilizzata da un gruppo nomade indoeuropeo chiamato Scythians. Essi occupavano anche i territori russi e ucraini, dove importarono questa pianta. Le tribù germaniche la importarono in Germania e poi in Gran Bretagna nel corso del V secolo con le invasioni anglosassone.
La canapa ha migrato per varie regioni, dall’Asia all’Africa, al sud America al nord America sempre grazie alle migrazioni delle popolazioni nomadi.
L’introduzione della canapa in Italia pare essere avvenuta per opera di popolazioni sciite e illiriche tra il X e il VIII secolo a. C., periodo in cui si registra una diffusione della coltivazione della Canapa in tutta la nazione. Le aree più significative per la produzione canapiera in Italia erano quelle dell’Emilia Romagna, della Campania, del Piemonte, del Veneto e della Lombardia.

 

  Barney Warf, University of Kansas


A seconda del clima e l’ambiente in cui viene coltivata è opportuno distinguere le famiglie di Canapa:

  • Canapa Sativa (la comune Marijuana) con proprietà psicoattive.
  • Canapa Sativa L. (in onore del botanico Carl Linnaeus) che non ha proprietà psicoattive, utilizzata per la produzione di prodotti come olio, stoffe e carburante.
  • Canapa Indica, identificata dal francese Jean-Baptiste Lamarck
  • Canapa Ruderalis (la meno conosciuta), scoperta nel 1924 dal botanista russo D.E. Janischevisky

Al di là della Canapa Sativa (Marijuana) con proprietà psicoattive, le altre varietà di Canapa derivano tutte dalla Canapa Sativa L. e differiscono per l’aspetto fisico, periodo di fioritura e dimensioni.


Cosa dice la Legge Italiana?
Il 14 Gennaio 2017 è entrata in vigore la legge 242 del 2 Dicembre 2016, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, con le disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa.
Le novità introdotte dal nuovo testo di legge sono:

  1. Non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di THC al massimo dello 0,2%. Quindi significa che la comunicazione alla più vicina stazione forze dell’ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) tramite un modulo denuncia, NON è più necessaria.Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente.
     
  2. La percentuale di THC nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Gli eventuali controlli verranno eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore, e gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche. Nel caso in cui la percentuale di THC dovesse superare la soglia dello 0,6%, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso “è esclusa la responsabilità dell’agricoltore“.
     
  3. Sono previsti finanziamenti nell’ordine massimo di 700mila euro l’anno “per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa”.
     
Il ministero della Salute avrà 6 mesi di tempo per legiferare su una questione che sta a cuore a tutti i produttori di canapa ad uso alimentare e cosmetico, e cioè la percentuale di THC che può essere contenuta nei prodotti per la cura del corpo e nei cibi ad uso umano.
 

Curiosità - Etimologia del nome
La pianta di canapa è conosciuta e commercializzata con diversi nomi. Scopriamo insieme da dove derivano i nomi più usati:

  • Canapa:termine italiano derivante dal latino cannabis a sua volta tratto dal greco kannabis che pare avere come genitore il termine sanscrito çanas.  Il termine canapa attualmente gode un po’ di un fascino retrò per indicare l’erba in sé, mentre invece è ancora in uso per indicare la fibra tessile ricavata dalla pianta.
  • Cannabis: termine latino che non è mai stato modificato dagli inglesi che hanno reintrodotto il termine anche in Italia. Il termine è rimasto in uso principalmente in ambito scientifico e botanico.
  • Marijuana: non si è certi dell’origine di questo termine anche se pare appartenga al centro America dal termine maraguanquo – “pianta che da ebbrezza”. Secondo alcuni studi invece il termine ha origini messicane ed è  legata ad una ragazza di nome Maria Juana che portava la canapa da fumare ai soldati. Altre ricerche suggeriscono altresì che il termine sia una conseguenza del dominio arabo nella penisola iberica giacchè la parola deriverebbe dal termine marwana – “coraggioso”.  Non si è ancora capito quindi con certezza quale sia la radice del termine “marijuana” ma è quello più usato in tono dispregiativo e proibizionistico.
  • Maria:termine comune per abbreviare la parola “Marijuana” usato principalmente tra i giovani e solamente nel linguaggio orale.
  • Ganja:nome celebre derivante dall’ indiano, probabilmente proveniente dal sanscrito ganjya, a sua volta proveniente dal sumero ganzigunno. Erroneamente alcuni pensano ci sia un’associazione tra questo termine e la lingua creolo-giamaicana anche se non ci sono fonti che lo accertino.
Per maggiori informazioni sulla Canapa Sativa L. vai nella sezione "Alimenti" della Rubrica "Pensieri e Bocconi".


Referenze:

  1. Asso Canapa – Coordinamento nazionale per la canapicoltura in Italia
  2. Canapa, Atlante delle coltivazioni erbacee – Piante industriali
  3. Marijuana’s History: How One Plant Spread Through the World – Agata Blaszczak- Boxe – October 17, 2014 – Live Science
  4. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Legge 2 Dicembre 2016 -Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. (16G00258) (GU Serie Generale n.304 del 30-12-2016)5-    
  5. I mille nomi della canapa – Marijuana – etimologia di un erba

Conservazione degli alimenti

Conservazione degli alimenti


Gli alimenti freschi, da quando raccolti o prodotti, vanno incontro ad un graduale deperimento, principalmente causato da fattori biologici quali:

  • Microrganismi (batteri, parassiti e muffe), che in condizioni adatte, si moltiplicano fino ad intaccare la salubrità dell’alimento;
  • Gli enzimi, che favoriscono i naturali processi di deperimento dei cibi, possono essere presenti negli stessi alimenti o venire trasmessi dai microrganismi da essi ospitati;
  • Roditori, insetti e animali domestici, possono causare danni alle derrate alimentari ma anche  trasmettere microrganismi patogeni.

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La Farina - Curiosità e Origini



Dal latino “Far”, che significa Farro, la farina nasce dalla macinazione di molti cereali, frutti o semi secchi. Essa è stata parte della dieta dell’uomo fin da quando gli uomini hanno abbandonato uno stile di vita nomade, quali cacciatori e raccoglitori, per stabilirsi in piccoli gruppi di produttori di cibo, divenendo allevatori e coltivatori. Da allora vi sono innumerevoli testimonianze storiche dell’utilizzo della farina, a partire dai laboriosi Egizi che utilizzarono i primi forni in argilla, fino ad arrivare ai Romani che una volta conquistati i Greci, ne acquisirono la conoscenza del pane lievitato.

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Evoluzione delle colture e nutrizione umana




La storia dell' agricoltura ebbe inizio nel neolitico, quando piccoli gruppi nomadi di homo sapiens sapiens abbandonarono la raccolta e la caccia, stabilendosi in piccoli villaggi e dedicandosi alla coltivazione di piante. Questi nostri antenati scelsero determinate piante selvatiche sulle quali operarono una vera e propria “domesticazione”, basata sulla selezione e su incroci indirizzati a necessità di consumo:

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