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Non solo Via Galvani, il verde e la manutenzione a Peschiera Borromeo non sono una priorità

“La vicenda di via Galvani è solo la punta dell’iceberg e, anche se ha attirato i riflettori di tv e stampa nazionale, vi sono tanti esempi sul territorio di Peschiera Borromeo che non fanno altro che evidenziare la nostra preoccupazione sulla gestione del verde.
Girando per la città non mancano situazioni che lasciano senza parole. L’amministrazione Molinari ha parlato dei tanti alberi piantumati ma la realtà è che molti di questi sono già morti, come quelli in via Neruda: nel giro di soli 3 anni sono ridotti a steli secchi. Triste ed eguale destino toccherà a molti degli alberi di via Matteotti ai quali sono state recise le radici nel corso di lavori di “riqualificazione” effettuati in modo scellerato. 
Parlando di verde un fatto grave è la tenuta dell’area pubblica (ex area feste) Tra le scuole di via Carducci e il Laghetto Azzurro. Qui il campo incolto è letteralmente invaso dall’ambrosia. Causa rinite, congiuntivite, asma, fino ad attacchi respiratori che nei fisici delicati possono risultare devastanti e con un’ordinanza di Regione Lombardia ai Comuni vengono date le disposizioni da adottare contro la sua diffusione. Lo sfalcio però in quest’area a due passi dalle scuole non è stato effettuato.
Spostandosi a San Bovio troviamo invece quello che dovrebbe costituire un’attrattiva del territorio, vista la sua rarità, ovvero il fontanile Gambarone. È un vero monumento naturale e storico di Peschiera Borromeo, menzionato già nel 1011. Nel giro di pochi anni è mutato notevolmente, trasformandosi da locus amoenus con le sponde di facile raggiungimento a bosco inaccessibile con alberi caduti. In quanto ecosistema semi-naturale deve essere curato dall’uomo: l’abbondante vegetazione acquatica farebbe evolvere infatti il fontanile verso lo stadio di palude.
Come sempre ritorna la parola chiave: manutenzione. Sconosciuta a questa Amministrazione e la cui mancanza è sotto gli occhi di tutti”.

ALBERI DI VIA NERUDA




AMBROSIA, SCUOLE DI VIA CARDUCCI



 

CARTELLONISTICA ABBANDONATA, FONTANILE GAMBARONE



FONTANILE GAMBARONE, ALBERO CADUTO







Stefania Accosa,
Presidente del circolo di Fratelli d’Italia di Peschiera Borromeo
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26 Settembre 2020, Rocca Brivio: Un bene pubblico da tutelare e valorizzare

Rocca Brivio - 26 Settembre 2020 - Un bene pubblico da tutelare e valorizzare


Nel pomeriggio di sabato 26 settembre, presso la dimora seicentesca situata tra San Giuliano Milanese e Melegnano, si è svolto il convegno dal titolo  "Rocca Brivio: un bene pubblico da tutelare e valorizzare".
L'incontro, organizzato dal comitato Salviamo Rocca Brivio con il patrocinio di Città Metropolitana di Milano, Parco Agricolo Sud Milano e Comuni di San Giuliano Milanese, San Donato Milanese e Melegnano, ha visto l'alternarsi di una serie di interventi di varie realtà, soprattutto del Terzo Settore, operanti con successo in Lombardia.
Tutti gli interventi hanno sottolineato la necessità di partire dalla comunità e di muoversi insieme, Associazioni, Imprese e Comuni.
Tra i contributi più interessanti, citiamo i seguenti:
  • il prof. Edo Bricchetti ha espresso un concetto molto interessante di "crownfunding culturale" e, concretamente, ha suggerito l'utilizzo dei PIC, Piani Integrati di Cultura, per la valorizzazione del patrimonio culturale, che nel Basso Milanese è ricchissimo e al tempo stesso sconosciuto a tanti. Ha indicato questa zona come ideale per un "turismo calmo", sottolineando il fatto che l'Europa è disposta a finanziare i progetti, purchè siano realizzabili.
  • il dott. Pedroni è intervenuto illustrando la storia e l’opera di recupero del Castello di Padernello (Brescia): si è partiti da una Fondazione di Partecipazione basata su una serie di progetti (puntare su un unico progetto può essere rischioso) che sono stati sviluppati dalla Comunità. Un castello che era in rovina è ora visitato da migliaia di  persone ed ora si pensa anche al recupero del borgo e delle cascine. Nella zona sono stati aperti ristoranti, aumentando il numero dei posti di lavoro nella zona, e 5 persone lavorano stabilmente all'interno della Fondazione nella gestione del Bene, con un bilancio in attivo. Tra i suoi consigli: mai da soli (fare le cose in comunità), avere una buona gestione con progetti chiari. Occorre partire dal concetto che la bellezza non è solo un valore estetico, ma anche economico e morale. La bellezza va riscoperta e anche arricchita con idee e progetti di arte contemporanea e con il coinvolgimento delle ammistrazioni locali per costruire insieme  una forma di turismo rurale ed esperienzale. Bisogna sognare con i piedi per terra e fare cose non effimere, ma che durino nel tempo.
  • il dott. Marco Pietripaoli, CIESSEVì di Milano, ha evidenziato come, nella gestione di Beni come Rocca Brivio, i comuni da soli non ce la fanno e l'imprenditoria neppure. Le realtà che funzionano sono quelle del terzo settore insieme alle amministrazioni ed alle imprese.Occorre partire dal concetto di "Bene Comune" che la comunità sente proprio e che decide rimanga accessibile ai più. Anche lui ha parlato di turismo sostenibile e di innovazione sociale, di capacità imprenditiva e sviluppo sostenibile ambientale, ecologico e istituzionale
  • il dott. Massimo Pirovano, Museo Etnografico Alta Brianza (MEAB) ha parlato de “Il Museo e il Parco del Barro nel contesto culturale, storico e ambientale del suo territorio”, mostrando i frutti di uno sforzo per registrare la memoria materiale e immateriale e i cambiamenti della cultura locale partendo dai mestieri e lavori come l'allevamento del baco da seta o la pesca lacustre con l'obiettivo di far conoscere le diverse culture
  • la prof. Valeria Bacchelli, vicepresidente dell'associazione Parco Piazza d'Armi-le Giardiniere, REMAFLOW e don Massimo della Masseria di Cisliano (bene sottratto alla 'ndrangheta) hanno presentato le loro esperienze che hanno portato alla sottrazione alla speculazione edilizia di spazi verdi, al coinvolgimento di vari mestieri e categorie svantaggiate per recuperare i beni destinati all'abbandono


Erano presenti i sindaci di Melegnano e di San Giuliano Milanese
 

Il sindaco di San Giuliano è anche intervenuto dicendo di essere grato all'iniziativa dei luoghi del cuore FAI perchè ha riportato l'attenzione, anche nazionale, su Rocca Brivio, ma ha ribadito che non bastano le firme raccolte nel censimento dei luoghi da tutelare e salvaguardare per evitare la liquidazione della società publica Rocca Brivio Sforza e che, nel caso in cui non verranno presentate, entro il 9 novembre, manifestazioni di interesse, per problemi erariali, Rocca Brivio rischia seriamente di essere venduta.
 
Nel dibattito successivo sono intervenuti varie persone che hanno ribadito il ruolo di Rocca Brivio come Bene Comune da preservare, da cui partire per far riscoprire il territorio e la bellezza nascosta, e la necessità che i Comuni proprietari non si sottraggano alle loro responsabilità.
 
Nell'occasione il comitato Amici del Cuore di Rocca Brivio ha continuato a raccogliere le firme per eleggere Rocca Brivio a luogo del cuore FAI 2020.
 
L'evento è stato trasmesso anche in diretta Facebook ed ha raggiunto più di 2.500 visualizzazioni

Fotografia di Luigi Sarzi Amadè - N>O>I  Network Organizzazione Innovazione
Innocente Curci  - GreenSando
Elisabetta Viganò - Cascina Carlotta
Video diretta by Stacco

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IL PATRONO, UN’OCCASIONE PER DIRE GRAZIE

CS SDMLa festa patronale, quest’anno, sarà dedicata a rivolgere la riconoscenza della Comunità a chi se n’è preso cura durante l’emergenza sanitaria

LA FESTA del patrono, quest’anno ancor più che in passato, sarà l’occasione per rivolgere la gratitudine della Comunità verso chi se n’è preso cura con grande attenzione e profondo altruismo. I drammatici mesi dell’emergenza Covid-19 sono stati contrassegnati dall’impegno di tante persone che si sono sentite in dovere di spendersi per gli altri, affrontando con coraggio e determinazione giorni incerti e ricchi di insidie. A loro sarà dedicata gran parte della cerimonia istituzionale che, come tradizione, vedrà l’Amministrazione comunale rendere merito a una serie di cittadini tramite l’assegnazione delle Benemerenze, delle Targhe di Riconoscenza e del Ringraziamento ai dipendenti dell’Ente con 25 anni di servizio. Ai civici riconoscimenti classici, come detto, si sommeranno quelli rivolti a chi ha esercitato un ruolo attivo nella gestione dell’emergenza Covid: volontari, medici di famiglia e associazioni.

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Parco Gustavo Hauser: Presentazione di un progetto condiviso

Il 23 alle 21:00  - Il Progetto condiviso con la città - PARCO GUSTAVO HAUSER

Un luogo di interconnessione, cammino di fede, un ciclo percorso che unisce e attrae





Il 23 Settembre alle ore 21:00, al Caffè Minerva, è stata organizzata dall' Associazione N>O>I, una serata per la presentazione alla cittadinanza e a tutti gli abitanti del Sud Est Milano, del progetto condiviso per la realizzazione del PARCO GUSTAVO HAUSER, un luogo unico, selvaggio,  ricco di emozioni che grazie alla battaglia condotta dal Comitato Giù le mani dalla Campagnetta è stato sottratto alla speculazione edilizia. Un luogo meravoglioso, unico punto di interconnessione naturale con il Comune di San Giuliano Milanese e il Comune di Milano, situato lungo il SENTIERO DELLE ABBAZIE.

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Ragazzi, siete meravigliosi, vi prometto che non ci annoieremo, che nei libri troverete sorprese




E come sarà dopo quasi sette mesi?
Varcare la soglia, percepire l’atmosfera diversa, vederli arrivare alla spicciolata, neanche tutti, solo un gruppo.

Piccoli drappelli di vedetta stazionavano sotto gli alberi in attesa della campana, a colpi di chiacchiere. Un boato di saluti.

Salve prof!

Li ho aspettati in classe. Sono entrati sfilando con ordine, silenziosi, gli occhi bene aperti e fissi su di me.
Si siedono e attendono la mia prima parola.
E non la devo sbagliare quella prima parola anche se sono tante le cose che mi vengono in mente.

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26 Settembre tutti a Rocca Brivio - Un bene pubblico da tutelare e valorizzare



Quasi tutto pronto per il Convegno del prossimo 26 settembre “Rocca Brivio: un bene pubblico da tutelare e valorizzare” che il Comitato, nato agli inizi dell’anno all’indomani del primo bando per l’assegnazione della Rocca in gestione o per la costituzione di una fondazione, andato deserto, ha organizzato per rispondere ai ventilati propositi di vendita del bene monumentale che le proprietà pubbliche (Gruppo Cap Holding al 51%, Comuni di San Giuliano e San Donato con pari quota al 21%, Melegnano al 5%) e l’Associazione Rocca Brivio con il rimanente 2%, vorrebbero intraprendere.

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Accoglienza: modelli e metodi per ripartire

L’alfabeto dell’accoglienza in tempi di distanziamento sociale:
millecinquecento docenti coinvolti nella formazione progettata dalla cooperativa Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali

In un panorama di scenari mutevoli, dove la ripartenza scolastica sembra ancora ricca di sfumature e variabili poco definite, la Libera Compagnia di Arti & Mestieri sociali , in collaborazione con diversi Comuni del Sud Est Milanese, l’Azienda speciale ASSEMI, la fondazione Con i Bambini e alcuni partner del terzo settore, sta promuovendo, nei servizi scolastici, una iniziativa di formazione per i docenti sul tema dell’accoglienza nel nuovo anno scolastico.

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PumTrack e Area Fitness inclusiva, nuovi spazi di aggregazione per San Giuliano Milanese


PumTrack e Area Fitness inclusiva, nuovi spazi di aggregazione per San Giuliano Milanese
Giovedì 17 settembre, alle ore 18 presso il Parco dei Giganti a San Giuliano Milanese, quartiere Zivido (ingresso da via Corridoni), è stata inaugurata ufficialmente la pista di Pump Track. L’impianto, realizzato dalla ditta Dolomeet Srl, è una pista a circuito chiuso, della lunghezza di circa 130 metri, costituita da dossi e paraboliche e utilizzabile dagli appassionati di mountain bike, skateboard, roller e monopattini.

La struttura è parte del progetto di riqualificazione complessiva dell’area in cui sorgevano gli orti abusivi, che ora invece diventa a pieno titolo un luogo sociale, di aggregazione e di pratica sportiva che viene restituito alla città. La sistemazione dell’area è completata dal posizionamento di 7 archi urbani di stazionamento bici e di 4 panchine.

E’ anche stata inaugurata ufficialmente la nuova area fitness “inclusiva”, nelle vicinanze della pista di Pump Track, con attrezzature utilizzabili anche dai disabili e pavimentazione antitrauma.

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A San Giuliano il nono Emporio della Solidarietà della Diocesi di Milano



Un segnale forte in una città ancora prudente, con la vita ancora sospesa tra la paura del coronavirus e la voglia di ritorno alla "normalità". L'apertura Sabato 19 settembre a San Giuliano Milanese del nono emporio della Solidarietà della Diocesi di Milano, alla presenza di Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, dei sindaci di San Donato e San Giuliano Andrea Checchi- e Marco Segala, a Marco Rasconi della Fondazione Cariplo e Mons. Michele Elli vicario Episcopale di zona con don Luca Violoni, ospite di casa, prevosto della città (oltre che decano di san Giuliano e San Donato) e primo fautore del progetto, è uno spiraglio di speranza in più per le famiglie in disagio economico che si rivolgono agli enti caritativi delle due città. Si legge sul Comunicato Stampa di Caritas Ambrosiana diffuso per l'occasione: «Durante i mesi più duri del lockdown, gli Empori sono stati una rete di sicurezza fondamentale per migliaia di famiglie che si sono ritrovate in poche settimane a non avere più un reddito sufficiente a soddisfare le esigenze primarie.

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La Battaglia dei Giganti - Edizione 2020



Il 13 settembre 2020 , nella verde cornice del parco dei giganti, e andata in onda, anche se in forma strettamente ridotta, ( per mantenere il distanziamento a causa del Covid-19,  la XXIX edizione della Battaglia dei Giganti, l'ultima battaglia combattuta dagli svizzeri.
Presenti le autorita comunali, regionali e svizzere, rigorosamente con mascherine.
La seconda parte della rievocazione storica si è tenuta in serata, al calare del sole. Questo ha consentito di dar vita ad uno spettacolo entusiasmante fatto di luci, duelli con fuochi e costruzioni un po' fantasiose, ma con un impatto notevole sul pubblico presente. Abbiamo pensato di realizzare un incredibile reportage fotografico, diviso in due parti per consentire a tutti i cittadini del Sud Est Milano di rivivere l'evento grazie agli occhi del nostro fotografo Luigi Sarzi Amadè.



 

LA STORIA

La Battaglia dei Giganti

Il 12 settembre Massimiliano Sforza, Matthäus Schiner, Markus Röist e i principali comandanti svizzeri si riunirono in assemblea nella rocchetta del Castello Sforzesco di Milano per decidere se scendere in battaglia contro i francesi o meno. Le opinioni erano contrastanti, parte degli svizzeri voleva ritirarsi in patria, altri erano contrari allo scontro campale a causa della posizione favorevole dei francesi presso Melegnano e dal momento che si sarebbe potuto sfruttare il supporto delle truppe pontificie al comando di Lorenzo de' Medici ed imperiali al comando di Raimondo di Cardona, accampate presso Piacenza. Prevalse la posizione interventista di Schiner che poteva contare sull'appoggio della maggior parte dei capitani e su quello del presidio della città. Nella notte tra il 12 e il 13 settembre fu ordinato a Muzio Colonna, al comando di un reparto di cavalleggeri, di provocare i francesi che già da giorni inviavano piccole unità di cavalleria sino alle porte della città scontrandosi in scaramucce con la fanteria svizzera. La mattina del 13 settembre gli svizzeri si riunirono nella piazza del Castello e Schiner arringò ai soldati incitandoli alla battaglia, riuscendo ad ottenere la maggioranza dei consensi per alzata di mano. I contrari si preparono al ritorno in Svizzera.
Schiner, certo della vittoria, si mise a cavallo alla testa dell'esercito continuando ad incitare i soldati, seguito dai cantoni più favorevoli alla battaglia ovvero Glarona, Svitto, Untervaldo, Uri, dai freiknechte di Berna, Friburgo e Soletta, quindi da quelli di Zurigo cui si aggiunsero lungo la strada alcune squadre di cavalleria sforzesche e volontari milanesi. L'esercito mosse dal Castello raggiungendo la basilica di San Giovanni in Conca ed uscì dalla città attraverso Porta Romana. Si divise poi in tre colonne: la prima, al centro, costituita dall'avanguardia e dall'artiglieria, marciò lungo la via Emilia, la seconda, alla sua destra, costituita dal corpo centrale, lungo la strada di Chiaravalle e l'ultima, alla sua sinistra, la retroguardia, lungo la cosiddetta "strada delle farine" che attraversava i piccoli borghi agricoli di Morsenchio, Triulzo, Monticello, Bolgiano giungendo a Zivido. Fu questa colonna che incontrò gli avamposti francesi nei pressi di Monticello e Bolgiano, oggi nuclei urbani di San Donato Milanese, le cui truppe furono costrette a ritirarsi verso Melegnano. Nel frattempo l'avanguardia aveva inspiegabilmente fatto fuoco con una decina di falconetti, a quanto pare per sollevare ulteriormente il morale degli uomini, mossa che determinò l'impossibilità di ogni attacco a sorpresa a danno dei francesi in quella giornata. I francesi, tuttavia, erano già stati informati dei movimenti degli svizzeri da cavalleggeri, spie e persino da alcuni prigionieri a cui inizialmente non fu dato credito.
Nel tardo pomeriggio Muzio Colonna propose di accamparsi nelle marcite tra borghi di Civesio e di Borgo Lombardo, protette su ciascun lato dalla Vettabbia e dal Redefossi ma il suo consiglio non fu ascoltato e si decise di proseguire verso il borgo di San Giuliano che essendo parzialmente incendiato nascondeva l'accampamento nemico. I francesi si erano acquartierati a nord di Melegnano, tra Zivido e Rocca Brivio, in una distesa di campi protetti a ovest dalla Vettabbia, dal Redefossi, dalla roggia Spazzola e da altri fossati minori, ad est dal Lambro e a nord da una roggia che era stata fortificata dal Trivulzio e da Pietro Navarro con un alto argine che fungeva da bastione. A sud di questa roggia, presso Zivido, si era accampata l'avanguardia costituita da 100 lance di cavalleria pesante scelta del Trivulzio e da alcuni reparti fanteria francesi e balestrieri guasconi del Navarro; era guidata da Carlo III di Borbone-Montpensier. Il corpo centrale dell'esercito francese e il quartier generale di Francesco I si trovavano presso cascina Santa Brera mentre la retroguardia guidata da Carlo IV di Alençon si trovava presso Rocca Brivio. Complessivamente gli accampamenti francesi si estendevano per circa tre chilometri.
Prima giornata
Gli svizzeri giunsero poco a nord di Zivido dove disposero l'artiglieria e iniziarono a tirare contro le posizioni francesi che risposero al fuoco. Verso le quattro del pomeriggio uno squadrone di 2.000 picchieri svizzeri, dopo aver varcato la roggia Spazzola e il Redefossi, mosse all'assalto dell'argine difeso dall'artiglieria e dalla fanteria del Navarro riuscendo ad oltrepassarlo e a catturare sette pezzi d'artiglieria al prezzo di un gran numero di morti per poi inseguire il nemico in rotta. Secondo Le Moine l'assalto riuscì dopo una prima carica respinta dai lancieri e dall'artiglieria che aveva provocato un tal numero di morti da riempire il fossato a difesa dell'argine. I francesi a questo punto lanciarono poche centinaia di cavalieri pesanti contro il grosso della fanteria svizzera, ben 14.000 uomini, che era sopraggiunta ma l'efficacia della carica fu ridotta dalla natura del luogo, ricco di rogge e fossati.
Negli scontri cadde Francesco di Borbone, duca di Châtellerault e fratello di Carlo. In aiuto dei francesi giunse un contingente di 1.200 lanzichenecchi inizialmente schierati a difesa dell'argine, che attaccarono il fianco della fanteria svizzera ma furono presto sconfitti, costretti a ritirarsi e inseguiti da ottomila svizzeri. Vedendo che l'avanguardia stava ormai cedendo, Francesco I decise di attaccarli personalmente con 300 cavalieri pesanti, 5.000-6.000 lanzichenecchi e alcuni pezzi d'artiglieria. Durante lo scontro gli svizzeri e i lanzichenecchi apparivano talmente simili che si aveva difficoltà a distinguerli. Seguì un attacco portato da alcuni reparti di cavalleria e da migliaia di fanti francesi al comando di Carlo di Borbone. La mossa di Francesco I permise ai francesi di evitare la disfatta e costrinse gli svizzeri ad accamparsi per la notte in una zona paludosa nota come "il pontile", presso San Giuliano,, protetta da boschi, rogge o fossati su tutti i lati. Verso le ventitre Schiner, Röist ed Engelhart si ritrovarono in una casa del borgo per decidere il da farsi.
Seconda giornata
Durante la notte i francesi lanciarono diversi attacchi per cercare di costringere gli svizzeri ad abbandonare le loro posizioni ma non vi riuscirono. Il Trivulzio fece allagare dai suoi guastatori il fossato che si trovava a protezione dell'argine già citato. Poco dopo l'alba i due eserciti si schierarono per la battaglia.
Il centro dello schieramento svizzero era tenuto dai "vecchi cantoni": Uri, Glarona, Untervaldo e Svitto e gli era stato assegnato il compito di assaltare il corpo principale dell'esercito francese. Sull'ala sinistra c'erano i cantoni di Basilea, Sciaffusa e Lucerna che avrebbero dovuto attaccare sul fianco il duca d'Alençon, disperdendone i ranghi per poi supportare il corpo centrale contro il re. Alla destra operavano, Appenzello, San Gallo e Zurigo, i meno motivati alla battaglia, che avrebbero dovuto sostenere l'attacco dei francesi guidati da Carlo III di Borbone. Tra gli zurighesi appariva anche un giovane cappellano di nome Zwingli, figura importante nella riforma protestante.
Come da piani, il corpo centrale degli svizzeri attaccò il corrispettivo francese ma prima di riuscire a raggiungerlo l'artiglieria nemica ne decimò i ranghi tanto che una parte, terrorizzata dal fuoco dei cannoni, decise di abbandonare il campo. I restanti cercarono di nuovo di separare il fossato e argine posto a difesa dell'accampamento ma subirono gravi perdite poiché venivano continuamente bersagliati dai quadrelli dei balestrieri guasconi e dal tiro degli schioppettieri che si alternavano per la necessità di ricaricare le rispettive armi. Dopo essere riusciti ad oltrepassarlo riuscirono a catturare sedici cannoni ma furono presto affrontati dai lanzichenecchi e dalla cavalleria reale. Nella zuffa fu ferito persino lo stesso Francesco I. I cavalieri del Trivulzio e le truppe del Navarro mossero allora contro il fianco sinistro del corpo centrale svizzero costringendolo a combattere su due fronti. Verso mezzogiorno gli svizzeri, avendo catturato quattro cannoni ma a corto di munizioni o con schioppi malfunzionanti perché bagnati, furono costretti a ritirarsi. Nel frattempo, vero le nove del mattino, l'ala sinistra svizzera, forte di 5.000-6.000 uomini, era riuscita a mettere in fuga la cavalleria del duca d'Alençon ma i capitani Aymar de Prie e Robert Stuart d'Aubigny riuscirono a riorganizzare i fuggitivi e opposero resistenza impedendo agli svizzeri di raggiungere il fianco sinistro del corpo centrale francese.
Poche ore dopo l'inizio degli scontri giunse sul campo di un esercito di 12.000 veneti guidato da Bartolomeo d'Alviano che attaccò nel fianco due squadre di fanteria dell'ala sinistra svizzera. Questi inizialmente riuscirono a resistere disperdendo la cavalleria veneta, poi però, data la notevole inferiorità numerica, si diedero alla fuga venendo poi inseguiti e decimati dai cavalieri nemici. Gli svizzeri al comando di Trüllerey di Sciaffusa si trincerarono nel borgo di Zivido e dopo aver opposto una strenua resistenza morirono nel rogo del villaggio appiccato dai soldati e dall'artiglieria veneta. Ritenendo che la battaglia fosse ormai persa l'ala destra svizzera si ritirò in ordine verso Milano senza combattere. I veneti poterono quindi attaccare da dietro il corpo centrale svizzero determinando le sorti della battaglia. Francesco I, persuaso dal Trivulzio, decise di non inseguire il nemico a differenza degli stradiotti veneziani.
La cronaca del tempo ci informa che, commosso dalla strage avvenuta, Francesco I fece celebrare nella chiesa di San Giuliano Milanese messe solenni per ben tre giorni ed in seguito (1518) fece erigere la cappella espiatoria, con annesso monastero, detta di Santa Maria della Vittoria, affidata all'ordine dei padri Celestini di Francia. Fra i comandanti francesi era presente anche Gaspard I de Coligny, incaricato del coordinamento con le truppe venete. La sua attività deve aver avuto notevole importanza e dovette essere stata svolta con capacità se poi, per questa ragione, il de Coligny ottenne da Francesco I il titolo di maresciallo di Francia.
Conseguenze
Con la pace di Noyon (1516), Milano fu restituita alla Francia. Il trattato di pace tra Francia e Svizzera, chiamato Trattato di Friburgo, non venne mai più infranto fino all'intervento decisivo della Francia napoleonica in Svizzera alla fine del diciottesimo secolo.
Marignano stabilì la superiorità dell'artiglieria francese (fabbricata in lega di bronzo) e quello della cavalleria sulla tattica a falange della fanteria svizzera, fino ad allora quasi invincibile. Importante fu anche l'uso di trincee e di fortificazioni campali per fermare gli svizzeri (tattica già utilizzata da italiani e spagnoli al medesimo scopo) e l'impiego massiccio di armi da fuoco e balestre per indebolire i solidi quadrati elvetici. Per la ennesima volta i picchieri lanzichenecchi non riuscirono a reggere l'impatto coi picchieri svizzeri: malgrado l'appoggio della cavalleria e delle artiglierie il primo giorno gli svizzeri sfondarono la prima linea in una sola ora avanzando di un miglio e solo il buio salvò la seconda linea. Con la ripresa dei combattimenti la linea dei lanzichenecchi fu di nuovo sfondata.
Marignano rappresentò, nel contempo, la fine dell'avventura espansionistica svizzera. Dopo un'impressionante serie di vittorie (sul duca di Borgogna, contro l'esercito imperiale di Massimiliano I d'Asburgo e contro i francesi in Lombardia), i Confederati non tentarono più offensive militari extraterritoriali. In seguito alla sconfitta i Confederati persero la propria influenza sul Ducato di Milano e cedettero alla Francia i baliaggi acquisiti due anni prima con la Battaglia di Novara (1513): la Valcuvia e la Valtravaglia. Il Vallese, che aveva combattuto a fianco dei Confederati, perse a sua volta la Val d'Ossola

fonte:wikipedia


Fotografia di Luigi Sarzi Amadè
a cura di Redazione N>O>I - Network Organizazione Innovazione

Reportage Fotografico PARTE 1 - di Giorno


La Battaglia dei Giganti - Ed.2020 - Parte 1

Reportage Fotografico PARTE 2 - di Notte




La Battaglia dei Giganti . Notturna
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Mobilità Ciclabile. Non mettete il Codice Fiscale sulla bicicletta

San Donato apre le porte alla Settimana europea della mobilità. Ma è già bagarre con Bicipolitana per i codici fiscali incisi sulle bici


Al centro della contesa, oltre all’invito dell’amministrazione a incidere sul telaio delle biciclette il codice fiscale del proprietario, anche lo slogan dell’evento che sarebbe stato “copiato” da quello di Bicipolitana

La settimana europea della mobilità sta per arrivare e la città di San Donato si è preparata ad accoglierla. Tema prescelto della rassegna riguarda “Emissioni zero, mobilità per tutti”, ovvero la promozione e la diffusione su larga scala di mezzi di locomozione e di trasporto ecosostenibili. Sono stati infatti organizzati numerosi eventi che si terranno a partire da mercoledì 16 settembre; tra questi, si legge in un comunicato stampa del comune, «All’Officina Bici & Caffè di piazza 9 Novembre 1989 (alle 17.30) si brinderà al terzo compleanno della struttura e alla conferma di San Donato tra i ComuniCiclabili, con l’assegnazione della bandiera gialla della Federazione italiana ambiente e bicicletta (Fiab) quale riconoscimento dell’impegno nel promuovere politiche bike-friendly». Appuntamento successivo, prosegue il comunicato, «sarà sempre presso l’Officina la mattina successiva. Giovedì 17 dalle 7 alle 9, si svolgerà il “Bike to work”, iniziativa simbolica per incentivare l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro». Seguirà un ulteriore evento in piazza Dalla Chiesa, dove «i volontari della Fiab saranno a disposizione dei ciclisti che vorranno incidere il loro codice fiscale sul telaio delle proprie biciclette, approfittando del progetto per prevenire i furti, “Bici Marcata, Bici Salvata”, promosso nell’ambito del Bilancio Partecipativo». Si tratta della decisione che, pur invitando i cittadini a partecipare a titolo puramente volontario, ha scatenato le maggiori polemiche.  «Penultimo appuntamento – conclude il testo emanato dal comune – martedì 22 alle 9 di fronte all’Officina. Da lì partirà la seconda edizione di “Umarell per un giorno”. Tecnici e Amministratori illustreranno le soluzioni adottate per la realizzazione della ciclovia San Donato – Peschiera, ormai prossima all’inaugurazione. Gran finale all’Officina, sempre martedì (alle 17.30) con un incontro sulla bicicletta elettrica che includerà un laboratorio di sostituzione della camera d’aria nelle bici tradizionali».
Soddisfatto di quanto approntato il Vicesindaco di San Donato Gianfranco Ginelli, il quale si è così espresso riguardi agli eventi in programma: «Emissioni zero, mobilità per tutti è il tema scelto per questa edizione della Mobility Week, che individua un duplice obiettivo su cui la nostra Amministrazione lavora con impegno da anni. Lo dimostrano le azioni diversificate promosse nel recente passato per rendere più sostenibili, rapidi e meno impattanti i movimenti di tutti noi. I servizi di sharing (a due e quattro ruote), il futuro asse ciclopedonale che ci unirà a Peschiera, l’installazione delle colonnine per la ricarica delle auto elettriche, la riduzione della velocità nei quartieri e la regolamentazione della sosta sono alcuni degli interventi con cui stiamo ridisegnando la mobilità futura che, nei nostri piani, dovrà essere funzionale alle esigenze di tutti e rispettosa dell’ambiente»
 
Come accennato, si è presentata una serie di fattori che ha scompaginato le carte degli eventi in programma: si è infatti aperta nelle ultime ore una contesa con Bicipolitana network in merito ad alcune questioni. In primis, lo slogan utilizzato dall’amministrazione comunale per pubblicizzare gli eventi, “Pedaliamo il futuro”, è stato, a detta di Fabrizio Cremonesi, pedissequamente copiato da quello di cui il network, appunto Bicipolitana, si serve da molto tempo e che è presente in molti tratti della pista ciclabile di San Donato. Ha suscitato inoltre strascichi e polemiche l’invito della giunta sandonatese a far incidere sui telai delle biciclette il codice fiscale dei rispettivi proprietari. A tal riguardo, Cremonesi ha ricordato che «Non abbiamo partecipato a un bilancio partecipativo, alla realizzazione del quale per altro siamo stati invitati all’ultimo minuto, portando avanti le nostre idee. A questo bilancio ha partecipato anche l’associazione San Donato Riparte, la quale ha proposto di marchiare le biciclette con il codice fiscale dei proprietari. Ci siamo da subito opposti – racconta Cremonesi – per il fatto che il codice fiscale è un dato sensibile, che può essere utilizzato da chiunque, se reso pubblico, anche per scopi illeciti». «La soluzione che noi abbiamo proposto – spiega ancora Cremonesi – è quella di applicare sulle bici un QR Code, comunque riconoscibile e riconducibile tramite un sistema informatico al proprietario, ma assolutamente anonimo e pertanto non servibile da malintenzionati»
 
Cremonesi ha infine constatato con amarezza che «l’operazione di incisione dei codici fiscali è stata pagata dai cittadini tramite un bilancio partecipativo, ma il tutto si ritorcerà contro ai cittadini stessi».

L’invito di Bicipolitana è quindi quello di non partecipare a questa iniziativa patrocinata dal comune perché, se si vogliono tutelare le biciclette da eventuali furti, ci sono molti metodi alternativi e maggiormente sicuri.
Cremonesi ha infine chiosato con una annotazione riguardo alla mobilità sostenibile tout court: «le piste ciclabili di San Donato sono per molti tratti inservibili, in quanto non a livello della strada ma soprelevate; per quanto riguarda gli autobus, si potrebbe invece lavorare con corse su richiesta, onde evitare di avere pullman che girano a vuoto per la città inquinando senza che ce ne sia una necessità».
 

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NOTA BENE: Il codice fiscale è un dato personale che permette un utilizzo significativo, e che agevola l´intreccio di un numero rilevante di banche dati sulla base di una ricerca non nominativa; deve essere pertanto disciplinato in modo da selezionarne l´impiego sulla base di idonee garanzie, in attuazione della disciplina comunitaria in materia di trattamento dei dati personali – art. 8 dir. n. 95/46/CE – (parere sullo schema di d.P.R. sull´uso e la diffusione della Carta nazionale dei servizi).
• Garante 9 luglio 2003 [doc. web n. 1054823]

Fonte 7Giorni
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SAN DONATO CONTINUA A “PEDALARE” VERSO IL FUTURO

CS SDMAnche quest’anno, la città prenderà parte alla Settimana europea della mobilità, condividendo il messaggio di cambiamento e di rinnovamento dei nostri stili di vita

TANTO spazio alle due ruote. A scorrere il programma locale stilato in occasione della Settimana europea della mobilità salta all’occhio che la parte “del leone” spetterà alle biciclette, tema a cui faranno riferimento tutti gli eventi promossi in collaborazione con l’associazione Fiab. La mobilità ciclabile, infatti, è la via scelta dall’Amministrazione per cercare di centrare l’obiettivo dell’edizione 2020 della rassegna continentale: "Emissioni zero, mobilità per tutti". La Settimana che prenderà il via da domani (mercoledì 16), in città, ha avuto un prologo in occasione dell’avvio dell’anno scolastico con la promozione del progetto sperimentale “Strade scolastiche”, consistente nell’interdizione del traffico veicolare in prossimità delle scuole Galilei e D’Acquisto. Maggiore libertà per i bambini, in spazi sottratti a traffico e smog.

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