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Olio di Palma e tumori, 10 cose che dobbiamo sapere

Olio di palma e tumori, 10 cose che dobbiamo sapere

L’ultimo rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha raccolto tutti i dati sui principali contaminanti dei grassi vegetali sottoposti ad alte temperature. Un esperto dell’Istituto superiore di sanità ci aiuta a fare il punto, soprattutto sul famoso olio tropicale

palma

Durante il processo di lavorazione degli oli vegetali e delle margarine, e in particolare nel corso delle raffinazioni che portano i materiali di partenza ad alte temperature, possono formarsi alcune sostanze indesiderate, definite contaminanti da processo. Si tratta di un piccolo gruppo di molecole presenti in tutti i grassi vegetali lavorati a caldo, così come nei loro derivati, la cui percentuale più abbondante è quella riscontrata nell’olio di palma, che conosciamo come ingrediente di molti dolci, prodotti da forno e cibi pronti del supermercato.

Sotto richiesta della Commissione europea, cui spetta il ruolo normativo rispetto alla commercializzazione e il consumo dei nostri cibi, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha avuto il compito di condurre negli ultimi anni un’ampia analisi dei dati disponibili su questi composti, con l’obiettivo di comprenderne più a fondo la tossicità, ma anche di valutare con la migliore approssimazione possibile i livelli di esposizione a cui siamo sottoposti con la nostra alimentazione, comprensiva di tutte le fonti vegetali.

Nell’ultima settimana il parere scientifico degli esperti di contaminanti alimentari dell’Efsa è stato reso pubblico: un resoconto di ben 160 pagine, dove sono raccolte tutte le informazioni presenti in letteratura riguardo a questo tipo di contaminanti, come composizione chimica e tipo di tossicità, ma anche le stime sull’esposizione della popolazione europea in base al consumo dei vari grassi vegetali, diversificata in base alle fasce d’età.

Trattandosi di un documento indirizzato agli addetti ai lavori della Commissione e, in questa fase, non ai consumatori, la sua interpretazione non è affatto semplice e, in ragione della presunta cancerogenicità di una delle sostanze, ha già generato le prime paure. Così come anche i primi fraintendimenti, in primis il collegamento automatico tra olio di palma e insorgenza di tumori. Per questo, con l’obiettivo di chiarire gli interrogativi più immediati del grande pubblico, abbiamo consultato un esperto di salute e nutrizione, il ricercatore Marco Silano dell’Istituto superiore di sanità, con l’aiuto del quale abbiamo sviluppato 10 punti utili per chi volesse inquadrare meglio la questione.

1. Quali sostanze indesiderate sono state trovate negli olii vegetali, e quindi anche in quello di palma?
Il rapporto dell’Efsa si riferisce in particolare a tre tipi di sostanze: il 3- e il 2-monocloropropandiolo, i loro derivati nella forma di esteri degli acidi grassi e i glicidil esteri degli acidi grassi. “In termini più semplici, si tratta di derivati del glicerolo che si formano negli olii vegetali quando questi vengono portati a temperature al di sopra dei 200 °C nei processi di raffinazione”, spiega Silano.

Sono stati individuati in tutti gli oli per uso alimentare analizzati: oltre a quello di palma, quelli di cocco, arachidi, colza, mais e girasole e, poiché non è desiderabile ottenerli nel prodotto finale, sono considerati dei contaminanti alimentari. I loro effetti sull’organismo, tra cui le eventuali forme di tossicità, sono legati strettamente all’ingestione: vengono infatti assorbiti a livello intestinale durante la digestione e quindi distribuiti a livello sistemico, e in questo modo raggiungono i diversi organi e distretti del corpo.

2. Perché ne veniamo a conoscenza solo ora? Prima sono mancati controlli?
Se il grande pubblico viene a conoscenza di questi composti solo oggi non è per una mancanza nel monitoraggio, o per una precisa volontà di tenerli nascosti. “Che gli olii vegetali, quando raffinati, diano luogo al loro interno a queste sostanze non è una novità, è un fatto noto da tempo”, spiega il ricercatore: “Sono anni che questi composti sono stati attenzionati e si studia la loro presenza. E non solo nell’olio di palma, bensì in tutti gli olii vegetali raffinati.

Insomma, non siamo dinanzi a una scoperta, bensì a un’analisi basata proprio sui dati scientifici raccolti negli ultimi anni su sostanze che erano già da tempo nel mirino delle autorità e degli scienziati, e delle quali oggi si è deciso di approfondire la conoscenza.

3. È provato che le molecole trovate siano cancerogene? Ma allora l’olio di palma è cancerogeno e chi ne consuma di più si ammala più facilmente di tumore?
Il documento dell’Efsa riprende dati sperimentali su animali da laboratorio che evidenziano il potenziale effetto genotossico e cancerogeno del glicidolo, il composto nel quale, durante la digestione, i glicidil esteri (che, ricordiamo, sono presenti non solo nell’olio e nel grasso di palma, bensì in tutti gli olii vegetali raffinati) potrebbero trasformarsi.

“Tuttavia, nonostante gli effetti sugli animali” aggiunge Silano, “va precisato che non esistono a oggi dati che correlino l’uso dell’olio di palma all’insorgenza di tumori nell’uomo”. Al di là degli allarmismi, non vi sono insomma prove che dimostrino che chi consuma molto olio di palma sia esposto a un rischio più elevato di sviluppare tumori.

4. Tutto l’olio di palma contiene questi contaminanti o solo quello di bassa qualità?
Quello dell’Efsa è un discorso generale sugli olii vegetali, comprensivi di olio e grasso di palma, ma che non fa un distinguo tra olio di alta o bassa qualità, come non prende in considerazione la qualità degli altri oli in esame.

Il gruppo di lavoro dell’Efsa non si propone di approfondire nello specifico gli effetti dell’olio di palma, ma piuttosto il margine di esposizione della popolazione a questo tipo di contaminanti (che, ricordiamo, sono solo alcuni nel complesso della nostra catena alimentare), in modo tale da poterne possibilmente valutare l’intervallo di sicurezza.

5. I dati del dossier significano che se mangio alimenti che contengono olio di palma potrei ammalarmi più facilmente di cancro rispetto che consumando altri oli e grassi?
È una delle domande più frequenti dei consumatori, tuttavia non abbiamo in mano dati sufficienti per rispondere, “mancando dati epidemiologici sulla correlazione tra il consumo di oli vegetali e sviluppo di tumori nell’uomo”, ci spiega Silano.

Occorre poi sempre considerare che l’insorgenza di un tumore è la conseguenza di più fattori in causa: genetici, ambientali e tra questi anche alimentari.

6. Ci sono categorie di prodotti più rischiose di altre e che è meglio evitare?
Il parere dell’Efsa non fornisce raccomandazioni di questo tipo ma si imita a indicare i prodotti nei quali è verosimile che la presenza di olii contenenti le sostanze in questione sia maggiore: latte in formula, grassi, olii vegetali e margarine, prodotti da forno, patatine.

7. Qual è il margine di sicurezza di questi contaminanti?
Come sempre nel valutare le sostanze genotossiche e cancerogene presenti accidentalmente nella catena alimentare, l’Efsa calcola per la tutela dei consumatori un cosiddetto margine di esposizione.

In questo caso, il gruppo ha stabilito che i derivati genotossici e cancerogeni degli olii vegetali rappresentano un potenziale problema di salute per tutte le fasce d’età più basse e allo stesso tempo mediamente esposte, più i consumatori di tutte le età e allo stesso tempo fortemente esposti“Nello specifico, quello che l’Efsa intende per ‘fortemente esposto’ è l’esposizione oltre al 95esimo percentile all’interno della popolazione, cioè il livello di esposizione di quel 5% della popolazione europea che, tra tutti, ne ingerisce di più”, precisa Silano.

8. Chi è più esposto e perché?
I bambini, anche i più piccoli e soprattutto i lattanti, come conseguenza della loro alimentazione (se non nutriti al seno), costituita esclusivamente dal latte di formula.

In particolare, perché il latte il polvere e altri alimenti per la prima infanzia contengono acido palmitico, a mimare il latte materno che lo contiene, e quest’aggiunta comporta quella di olio di palma.

9. Il rapporto Efsa ci sta dicendo di smettere di consumare prodotti che contengono olio di palma?
No, il gruppo di lavoro non ha rivolto alcun avviso ai consumatori, tantomeno in relazione a un singolo tipo di olio o grasso. D’altronde (come anche lo stesso Istituto superiore di sanità) l’Efsa è un organo tecnico-scientifico e non normativo, mentre le decisioni regolatorie e le raccomandazioni spettano esclusivamente alla Commissione europea.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha sottoposto proprio in questi giorni la richiesta di avviare con urgenza l’esame della questione all’interno dei gruppi tecnici al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare per accelerare i tempi.

10. Che conseguenze potrebbe avere questo studio?
Dobbiamo aspettarci nuove raccomandazioni sui nostri consumi, l’abolizione degli olii vegetali e dell’olio di palma raffinati, oppure nuovi limiti per i produttori e le aziende?

Innanzitutto, saranno gli stati membri della Commissione europea a stabilire quali provvedimenti prendere sulla base del parere dell’Efsa e altre informazioni eventualmente disponibili.

In secondo luogo, è poco plausibile che le raccomandazioni riguardino in prima persona i consumatori. Di fatto, quando un prodotto giunge sullo scaffale del supermercato, non è possibile limitare l’accesso a quell’alimento alla popolazione: deve essere sano e non tossico. “È più plausibile piuttosto pensare a nuove ricerche e nuove considerazioni sui limiti nel tasso di contaminanti, da rivolgere ai produttori”, commenta lo scienziato: “Lo stesso resoconto dell’Efsa mette in luce come negli ultimi anni, tra il 2010 e il 2015, la concentrazione dei glicidil esteri negli alimenti con olio di palma sia stata dimezzata, segno che vi sono stati sforzi da parte dei produttori e che questa potrebbe essere una via percorribile”. 

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L’Internet of Things cambia il business delle aziende

L’Internet of Things cambia il business delle aziende

di Giulio Coraggio, Partner dello Studio Legale DLA Piper e fondatore di IoTItaly

(Foto: Getty Images)L’Internet of Things (IoT) è definito la quarta rivoluzione industriale, ma le aziende che non riusciranno ad adattare il loro modello di business all’IoT potrebbero mettere a rischio il proprio futuro.
Sono rimaste famose le dichiarazioni rilasciate dall’ex CEO di Nokia durante la conferenza stampa di annuncio dell’acquisizione da parte di Microsoft della divisione smartphone di Nokia: “We didn’t do anything wrong, but somehow, we lost…” (non abbiamo fatto nulla di male, ma in qualche modo abbiamo perso).

Nokia è stata in passato uno dei principali produttori di telefoni cellulari al mondo e infatti nel terzo quadrimestre del 2007 quasi la metà del telefoni cellulari al mondo era Nokia.

Tuttavia nel terzo quadrimestre del 2012 la propria quota di mercato si era ridotta a poco più del 3%.

Il declino dell’azienda non era dovuto a specifiche scelte sbagliate, ma al fatto che il mondo è cambiato troppo velocemente, mentre Nokia non è cambiata così non solo ha perso l’opportunità di guadagnare, ma anche di sopravvivere…

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Unicef, 1 maggio iniziativa dedicata ai bambini lavoratori

UNICEF 1 Maggio, iniziativa dedicata ai bambini lavoratori


 Rilanciamo l'iniziativa nazionale promossa da Unicef, prendendo spunto da una notizia comparsa oggi su IL QUARTIERE.

Ancora oggi prosegue in 1.700 piazze di tutta Italia – grazie al sostegno di migliaia di volontari- l’iniziativa UNICEF dell’Orchidea
“Oggi 1° maggio, festa di tutti i lavoratori e le lavoratrici, vogliamo dedicare questa iniziativa a tutti i bambini e bambine che nel mondo sono costretti a lavorare”- ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera – “150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni nei paesi in via di sviluppo, circa il 16% di tutti i bambini e i ragazzi in quella fascia di età, sono coinvolti nel lavoro minorile. Nei paesi meno sviluppati, circa un bambino o ragazzo su 4 (tra i 5 e i 14 anni) lavora, correndo seri rischi per la sua salute e il suo sviluppo. La più alta percentuale di bambini lavoratori si trova in Africa Subsahariana (il 25% di quelli tra i 5 e i 14 anni); in Asia Meridionale il 12% dei bambini nella stessa fascia d’età svolge lavori potenzialmente dannosi. In Asia Meridionale sono 77 milioni i bambini lavoratori: in Pakistan l’88% dei bambini tra i 7 e i 14 anni che non vanno a scuola, lavora; in Bangladesh sono il 48%, in India il 40%”.

ASCOLTA IL PODCAST


L’UNICEF lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile con programmi di sensibilizzazione, prevenzione e reinserimento scolastico o lavorativo per bambini lavoratori, ex-bambini soldato e bambini di strada, che prevedono orari flessibili, metodologie didattiche partecipative e un apprendimento che contempla competenze utili per la vita quotidiana e per la formazione professionale.


Fonte : IL QUARTIERE

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Roamning: da domani taglio dei costi per chiamate e internet all'estero

Roaming: da domani scatta il taglio dei costi per chiamate e Internet all’estero

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Si avvicina la fine del roaming: da domani, sabato 30 aprile, arriva il maxitaglio dei sovrapprezzi per chiamare e navigare su internet dall’estero. È il primo passo che porterà alla scomparsa della tariffa maggiorata, prevista per il prossimo 15 giugno 2017, quando usare il telefono e la rete costerà come se si fosse in Italia.

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Come cambiano i costi

Da sabato, chiunque viaggerà in uno dei Paesi Ue vedrà tagliati di 3-4 volte i costi attuali: le chiamate, gli sms e il traffico dati saranno effettuati alla propria tariffa più un massimo rispettivamente di 5 centesimi, 2 centesimi e 5 centesimi (Iva esclusa).

Le tariffe pagate fino a oggi

Oggi l’attuale regolamento Ue in vigore dal 2012, che ha tagliato i prezzi l’ultima volta nel 2014, prevede sovra-costi di 19 centesimi per le chiamate, 6 per gli sms e 20 per i dati (sempre Iva esclusa). La Commissione Ue ha iniziato nel 2007 la battaglia contro le bollette telefoniche stratosferiche di cui molti sono stati vittime viaggiando all’estero, e da allora i costi sono stati ridotti dell’80%. E da sabato saranno ancora inferiori.

Cosa cambia dal 15 giugno 2017

Dal 15 giugno 2017 saranno infine ridotti a zero: tutto il traffico verrà dedotto dal proprio abbonamento o sarà effettuato alla propria tariffa, esattamente come a casa. Unico limite, che Bruxelles ha tempo sino a dicembre per definire con precisione legale: farne un “uso equo”, ovvero il divieto di abusi come l’acquisto di una sim straniera in un Paese in cui i prezzi sono inferiori per usarla in modo permanente nel proprio Paese di residenza.

Le sanzioni in caso di abusi

Resterà vietato quindi comprare una carta telefonica per esempio in Lettonia per usarla in modo permanente in Italia. In caso di abusi, l’operatore telefonico potrà infatti imporre al proprio utente un recupero dei costi. “È un assoluto cambio di mentalità, non c’è differenza se si va in vacanza due settimane o due mesi”, ha assicurato la relatrice dell’Europarlamento Pilar Del Castillo, che l’anno scorso strappò il sofferto accordo agli stati membri piuttosto allineati con le grandi compagnie telefoniche, da sempre ostili alla fine del roaming da cui hanno finora intascato introiti.

fonte: consumatrici.it

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Milano: piatti e contenitori di plastica diventano orti verticali per le scuole dell’infanzia

Parte il progetto “Riciclo e coltivo” in collaborazione con Milano Ristorazione, Corepla (Consorzio di Riciclo Plastica) e Amsa.

Piatti per il pranzo riciclati e trasformati in contenitori per le piante. È il nuovo progetto “Riciclo e Coltivo, l’orto verticale a scuola”, grazie al quale in tutte le 175 scuole d’infanzia milanesi verranno distribuiti i nuovi scaffali di orto verticale prodotti con 12mila kg di stoviglie utilizzate durante la mensa scolastica.
Basilico, prezzemolo, maggiorana, misticanza, ravanello e altre piante comuni verranno seminate e coltivate dai bambini nei nuovi scaffali, composti da 12 vasi e da un annaffiatoio, tutto in plastica riciclata.
L’idea nasce dalla collaborazione tra Milano Ristorazione, Comune di Milano, Corepla (il Consorzio di Riciclo Plastica) e Amsa per ridare nuova vita alle stoviglie di plastica, ancora in uso nei refettori scolastici delle scuole d’infanzia.

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#TESSERA-2016/2017 RecSando, ... basta poco per spezzare le ali a una farfalla

#TESSERA 2016/2017
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RecSando sempre più #ETICA dal 15 Aprile 2016 il giorno dopo l'evento NEXTSanDo​ la decisione di utilizzare un conto etico per garantire maggiore trasparenza ai nostri soci e far crescere un modello di economia sostenibile, allineato con le scelte del nostro dipartimento culturale Bicipolitana

 #BUONA #TESSERA #PER #TUTTI

 

La quota può essere versata:

  •     presso la sede di RecSando di via Di Vittorio, 48/B
  •     durante le iniziative pubbliche di RecSando sul territorio
          

con bonifico bancario intestato a: 
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IBAN: IT 38 I 03599 01899 050188533660

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1) Quota Associativa Anno _ _ _ _, Nome e Cognome, indirizzo email
2) Donazione per sostentamento attività - Nome e Cognome / Ragione Sociale, indirizzo email
3) Donazione per Adotta un giornalista - Nome e Cognome  / Ragione Sociale, indirizzo email
 



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Inviato: 30/04/2016 09:59 da Fabrizio Cremonesi #4118
Avatar di Fabrizio Cremonesi
Da aprile 2016 se diventi socio RecSando sei anche socio di Bicipolitana e ottieni sconti, punti, vantaggi nei negozi convenzionati che aderiscono all'iniziativa. Eticamente conviene ... è come se diventare socio non ti costasse nulla :-)
Inviato: 21/12/2015 07:53 da Fabrizio Cremonesi #3999
Avatar di Fabrizio Cremonesi
Io direi che anche una donazione di pochi eruro possa andare bene, basta che ci aiutate.
o no ?
SMACK
Inviato: 20/12/2015 10:37 da Luciano Monti #3995
Avatar di Luciano Monti
Attiva...ti:
Aiuta...ci,
Sostieni...ci,
Bonifica...ci :-)

Biblioshare acquista Anobii

Biblioshare acquista Anobii

Biblioshare acquista Anobii

Oggi è un grande giorno. Come riporta autorevolmente anche l’AGI (Agenzia Giornalistica Italiana), abbiamo acquisito Anobii, il primo social network dedicato ai libri, nato nel 2006.

In sintesi, di seguito, qualche passaggio dall’articolo dell’AGI.

Biblioshare, piccola startup milanese che ha compiuto da poco un anno, compra un pezzo del gigante Mondadori, che a sua volta aveva acquisito Anobii due anni fa. “Sono episodi ai quali ci dobbiamo abituare sempre di più” – ha dichiarato Riccardo Luna, digital champion italiano, interpellato per un commento a caldo sulla notizia mentre si trovava alla libreria Open di viale Monte Nero a Milano questa mattina.

L’acquisizione comporta la possibilità per Biblioshare di espandersi velocemente sul territorio italiano e non solo, creando una sinergia straordinaria con Anobii e con la sua grande comunità di lettori. Anobii è una piattaforma online diffusa in molti paesi del mondo ed i suoi iscritti hanno catalogato oltre 40 milioni di libri, condividendo recensioni, commenti e giudizi.

Paolo Pisani, fondatore di Biblioshare, ha dichiarato: “La rete di Anobii si integrerà perfettamente con la filosofia di Biblioshare, dando nuovo impulso alla lettura di libri e coinvolgendo anche nuovi lettori. Il “ritorno sociale” determinato da questa nuova sinergia avrà ripercussioni positive per il futuro del Paese”.

Stay tuned, prossimamente su questi schermi.

fonte: blog di Biblioshare

LEGGI ANCHE SU RECSANDO:
Biblioshare: La biblioteca condivisa aperta 24 ore al giorno
#BIBLIOSHARE anche su San Giuliano Milanese ...


Grazie di aver letto fino a qui e BUON PESCE D'APRILE

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Bike to work: "Si muove il mondo delle imprese"

Bike to work: con Coop Alleanza 3.0 si muove il mondo delle imprese

fonte: RIVISTABC.COM

Partirà nei prossimi mesi il primo esempio di bike to work finanziato direttamente da un’azienda. Il nome, significativo, è quello di Coop Alleanza 3.0, la più grande cooperativa di consumo italiana (2 milioni 700 mila soci, 5 miliardi di fatturato e 22 mila dipendenti). Ha presentato il 21 marzo un bando rivolto ai propri dipendenti, In bici alla Coop, per selezionare 250 nomi che riceveranno per ogni chilometro percorso tra casa e lavoro 0,30 euro di contributo (fino a un massimo di 6 euro giorno, pari a una distanza di 20 chilometri, e 60 mensili).

Per questo primo ciclo di bike to work – che avrà la durata di sei mesi – Coop Alleanza 3.0 doterà anche i partecipanti di un kit composto da zainetto, borraccia, fascetta catarifrangente e luci a led. Lo strumento per il calcolo del tragitto sarà la app Vivibici: convenienza doppia quindi per tutti i dipendenti che hanno scelto come operatore Coop Voce e che con Vivibici potranno convertire i chilometri sui pedali in minuti e traffico internet gratuiti.

L’iniziativa rientra in un più ampio sistema di welfare aziendale sviluppato da Coop Alleanza 3.0 per promuovere salute e benessere dei dipendenti,

Ricordiamo che, nel Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità approvata lo scorso dicembre, tra i fondi stanziati dal Governo per la ciclabilità una fetta è destinata a incentivare buone pratiche di bike to work.

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Una catena umana per unire il futuro. Da Poasco a Rogoredo tutti insieme per la pista ciclabile

#CATENAUMANA #POASCOROGOREDO


Le organizzazioni di Bicipolitana & VerdeFestival, si  sono incontrate una sera  di qualche mese fa per discutere su una possibile joint-venture, si è discusso di creare eventi comuni per la sensibilizzazione dei cittadini  per favorire l’utilizzo della bicicletta nel sud est Milano, di collaborare unitamente per rilanciare la nascita di una pista ciclabile sul vecchio tracciato della Ferrovia dismessa Poasco / Rogoredo, un tratto che unirebbe in modo verde  il Comune di San Donato Milanese con quello di Milano.

Eh si c’è molto feeling tra  i due soggetti,  nasce l’idea di far ritornare a parlare di questo progetto, di organizzare qualcosa di grandioso ed epocale, un evento che entri nella storia, che faccia parlare, che SVEGLI  le istituzioni, le ferrovie.

Ormai non possiamo più aspettare.

L’Italia ha bisogno di adeguarsi all’Europa, di dare il via alla realizzazione di progetti come questo che consentono di frenare l’inquinamento, di inveritire la rotta e salvaguardaere il pianeta dai cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento del pianeta per l’uso intensivo dei combustibili fossili.

Abbiamo quindi pensato di promuovere una CATENA UMANA, aperta a tutti, proprio a tutti e inizare a tastare il terreno, di vedere se vi era consenso tra la gente del sud Est Milano e di iniziare a promuovere l’idea di questa iniziativa attraverso i social network.

Riteniamo che sia giunto il momento dopo ben 8 lungi anni di spingere le istituzioni e gli Enti preposti affinchè con la spinta dal basso venga realizzato questo bellissimo progetto per il futuro che consentirebbe di percorrere velocemente , in mezzo alla natura, passando in prossimità di luoghi incantevoli come l’abbazia di Chiaravalle, quel tratto ciclabile  abbandonato, favorendo possibilità di sviluppo del territorio e creando nuove opportunita di lavoro e di turismo attraverso l’uso ciclabile, favorendo gli spostamenti e incentivando l’uso dei velocipedi, in sicurezza.

Già dalle prime ore, dopo aver parlato dell’ idea di realizzare una catena umana, il risultato è stato  eclatante, alcune realtà si sono già messe in contatto con noi e molti hanno condiviso l’iniziativa sui loro profili social.

Questo è il post che sta girando su facebook

Bicipolitana di San Donato Milanese e verdeFestival, realtà che operano in ambito culturale ed ambientale, hanno deciso di collaborare promuovendo insieme un evento molto importante: UNA CATENA UMANA di persone che mano nella mano partiranno dalla stazione ferroviaria di Milano Rogoredo per arrivare fino a POASCO. A quale scopo ? Sensibilizzare, svegliare l’Italia, gli enti pubblici, le ferrovie dello stato, le persone, i media e dare il via ai lavori di costruzione della pista ciclabile sull’asse del vecchio tracciato ferroviario, ormai in disuso e abbandonato. Se ti piace l’idea e se sarei dei nostri, fai conoscere questa idea, metti un MI PIACE e aiutaci a condividere l’evento

Nei prossimi giorni fisseremo la data dell’evento. Rimanete sintonizzati #STAYTUNED

 twitta con noi gli hashtag  #CATENAUMANA #POASCOROGOREDO

TUTTI POSSONO PARTECIPARE, UNITI E SENZA BANDIERE.

 
Ma ecco un po’ di notizie

(immagini fonte: sito ferrovieabbandonate)

FOTO del tracciato ferroviario Rogoredo Poasco Locate Triulzi - fonte www.ferrovieabbandonate.it - (collage fotografico realizzato ad uso divulgativo del progetto)Variante di tracciato Milano Rogoredo – Locate Triulzi

Dal sito www.ferrovieabbandonate.it si legge questa scheda:

Dati principali

Lunghezza: 8,466 km
Apertura: 1862
Chiusura: 2007
Linea interessata: Milano – Pavia – Voghera – Tortona – Genova
Ultimo gestore: Ferrovie dello Stato
Elettrificazione: 3000 V CC
Scartamento: ordinario
Stazioni e fermate: Milano Rogoredo, Chiaravalle Milanese, Locate Triulzi

Stato attuale
Linea ancora armata ma priva di catenaria, in probabile rapido smantellamento.

TRACCIATO_LUOGHI lungo il percorso della futura pista ciclabile Poasco Rogoredo #catenaumana Abbazia di Chiaravalle, TRACCIATO FERROVIA POASCO ROGOREDO - fonte: Bicipolitana Network - futura pista ciclabile Uno sguardo al passato, perchè è proprio nel passato che leggiamo il futuro

articolo apparso su il quotidiano la Repubblica Milano il 21 Maggio 2008

Una pista ciclabile
al posto delle vecchie rotaie
Da Rogoredo a Poasco la prima via verde milanese
di Stefano Rossi

(fonte: http://milano.repubblica.it/dettaglio/una-pista-ciclabile-al-posto-delle-vecchie-rotaie/1462371 )

In Francia si chiamano voies vertes, in Spagna vias verdes. Le “vie verdi” sono le vecchie strade ferrate, dismesse dalle Ferrovie e riconvertite in piste ciclabili.

Hanno il vantaggio di svilupparsi lungo un tracciato già definito e di sostenere una mobilità ecologica. A Milano se n´è parlato in un convegno internazionale lo scorso novembre ma è già dal 2004 che la Provincia punta su questo modello, ampiamente sperimentato all´estero. Adesso c´è il primo, vero passo. La prima “via verde” milanese, se tutto va bene, sarà quella da Rogoredo a Poasco, frazione di San Donato. Sono 3.400 metri che costeggiano l´abbazia di Chiaravalle. Ci passano i binari ma non i treni. Quel pezzo della Milano-Pavia è stato bypassato, sia per evitare danni alle fondamenta del monumento, sia per allontanare la linea dal borgo e sopprimere (secondo una costante delle Ferrovie, quando è possibile) due passaggi a livello. La pista ciclabile partirà dalla stazione di Rogoredo, dove passa anche la Mm gialla, e la facoltà di portare le bici in metropolitana ne aumenterà il potenziale utilizzo. Così come il collegamento al Passante, attualmente in costruzione, delle due linee attestate a Rogoredo, la Milano-Piacenza e la Milano-Pavia. L´assessore provinciale al Territorio, Pietro Mezzi, su questo punto è chiaro: «Questa giunta vuole dare un´alternativa di trasporto. Prima di noi la Provincia pensava alla ciclabilità come momento di tempo libero, noi abbiamo cambiato impostazione». Mezzi, che ha la delega per la mobilità sulle due ruote, ha così avviato il progetto MiBici per adattare alle bicicletta 1.200 chilometri di percorsi centrati su città e hinterland, da aggiungere ai 2.200 di piste ciclabili esistenti. Un piano decennale.

Il primo passo sono i 3 chilometri e mezzo della Rogoredo-Chiaravalle-Poasco, al costo di 1 milione e 570.000 euro. C´è un però. La proprietà è di Rfi, Rete ferroviaria italiana, alla quale la Provincia ha chiesto, il 23 aprile, la concessione delle aree in comodato (dunque gratis) per una pista larga 3-4 metri.  Sono partite due lettere, una per l´amministratore delegato di Rfi, Michele Mario Elia, e una per il direttore del compartimento di Milano, Michele Marzano. Dopo un mese si aspetta ancora una risposta ma Mezzi è ottimista e anche Rfi conferma che, di solito, richieste simili vengono accolte. I tempi della burocrazia ferroviaria non sono rapidi, questo è il vero problema. Inoltre, trattandosi dell´utilizzo del patrimonio, la decisione sarà presa a Roma. Ottenuto l´ok, i tempi prevedibili sono di sei mesi per la progettazione esecutiva e di un anno per i lavori.  Sebbene la Rogoredo-Chiaravalle-Poasco sia un tassello di un piano di mobilità, la sua qualità ambientale e turistica è evidente.

Dai rendering emerge un percorso nel verde a un passo dall´abbazia, con l´aggiunta di alberi e la rinaturalizzazione del paesaggio. Positiva la reazione del mondo delle due ruote. Eugenio Galli, presidente dell´associazione Ciclobby e coordinatore regionale della Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), spiega che “la Fiab fa parte di Comodo, la Confederazione della mobilità dolce, la cui principale proposta è proprio il riutilizzo delle ferrovie dismesse come vie verdi, per evitare che giacciano in abbandono o vengano cementificate”.  E a proposito di voies vertes, ricorda “che in Francia, da quando sono state smantellate le ferrovie ottocentesche, si possono percorrere lunghi tracciati in bicicletta. A me è capitato, la scorsa estate, di pedalare per 750 chilometri fra Bordeaux, la costa atlantica e il Perigor”.
(21 maggio 2008)

Anche su un’altro sito nel lontano 2008 rieccheggia questa strepitosa notizia

ROGOREDOPOASCO: APPROVATO IL PROGETTO DELLA PRIMA VIA VERDE MILANESE
maggio 30, 2008
Sarà immersa nel verde, ad un passo dall’Abbazia di Chiaravalle, la pista ciclabile lunga 3 km e mezzo e larga 3-4 metri che verrà realizzata tra un anno circa sul vecchio tracciato della ferrovia Rogoredo-Chiaravalle-Poasco, un tratto della Milano-Pavia che è stato bypassato, sia per evitare danni alle fondamenta del monumento, sia per allontanare la linea dal borgo e sopprimere due passaggi a livello.
Quella dalla stazione di Rogoredo a Poasco, frazione di San Donato, sarà dunque la prima via verde milanese caratterizzata da un’elevata qualità ambientale e turistica il cui potenziale utilizzo verrà aumentato dalla vicinanza della Mm gialla e dalla possibilità di portare le bici in metropolitana.
http://www.urbanocreativonews.it/…/rogoredopoasco-approvat…

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La bici è più veloce dell'auto ma noi non lo sappiamo

La bici è più veloce dell’auto, ma noi non lo sappiamo

Il Tom Tom Index 2016 non ci dà tregua:
perdiamo in colonna fino a 147 ore l’anno, ci ammaliamo, danneggiamo la nostra economia e il nostro futuro e rendiamo brutte le nostre città.
Perché trascuriamo la bici che, invece, è ormai il mezzo più veloce

Foto: Corbis Image

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Il Tom Tom Index mi piace molto e lo potremmo ribattezzare l’indice degli sfigati, in cui ovviamente l’Italia primeggia. Calcola quanto tempo perdiamo in coda fermi a rosicarci le unghie al semaforo, e ci ricorda – casomai non lo sapessimo – che le nostre città sono le peggiori da vivere di tutta Europa: trafficate e quindi caotiche, rumorose, inquinate e soprattutto ferme, paralizzate. Il celebre studio ha valutato i dati del 2015 sui numeri di percorrenza reale di 295 città di 38 Paesi del mondo. Rispetto a tutte le città considerate, Palermo è 41esima.

Amiamo talmente l’auto e la sua decadenza da prenderla anche se ci costa 147 ore l’anno di coda, cosa che succede appunto a Palermo e che, se avete mai visitato la città, non farete fatica a credere: il trasporto pubblico è arcaico, non esistono o quasi le piste ciclabili e soprattutto non esiste una cultura della mobilità sostenibile. Detto meglio, se in Europa andare in giro in bici è cool da morire, soprattutto se è inverno e piove, da noi sfigati ancora si misura il benessere con il possesso e l’uso di un’auto.

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Mobilità. Arrivano le "Superstazioni" bus terminal nuovo a San Donato e riqualificazione a Lampugnano


MOBILITÀ. ARRIVANO LE “SUPERSTAZIONI”: BUS TERMINAL NUOVO A SAN DONATO E RIQUALIFICAZIONE A LAMPUGNANO

Milano, 13 marzo 2016 - Realizzare un nuovo terminal a San Donato e riqualificare quello di Lampugnano, per dotare la città di due “superstazioni” per i bus granturismo. È il grande intervento a favore della mobilità e del turismo individuato dalla Giunta comunale, che ha approvato le linee di indirizzo per l’affidamento in concessione d’uso mediante gara pubblica delle due aree.

Lampugnano ad oggi è l’unico capolinea utilizzato da compagnie di bus granturismo che collegano Milano con numerose destinazioni italiane ed europee, in continua crescita grazie al successo di alcune compagnie nate negli ultimi anni. La comodità di poter raggiungere la propria destinazione senza necessariamente prendere un aereo o muovere la propria auto, unita ad un’offerta economica talvolta estremamente vantaggiosa, ha cambiato infatti il modo di viaggiare di molti cittadini in tutta Europa. A Milano, sono in molti quelli che oggi possono comodamente raggiungere la stazione di Lampugnano in metropolitana e salire a bordo di un bus per i propri spostamenti di media e lunga percorrenza.

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Le città più bike-friendly del mondo

Le città più bike friendly del mondo

Parigi e Oslo sposano la mobilità sostenibile. Il Nord Europa è sempre più bike friendly. L’Italia è fanalino di coda, ma le cose sembrano migliorare

Foto: Corbis Ima

Foto: Corbis Ima

Se l’indice Copenhagenize aveva incoronato le città del Nord Europa come quelle più bike-friendly – ai vertici della classifica figuravano infatti Copenhagen, Amsterdam, Utrecht, Strasburgo e Einchoven – i dati del più recente report dell’ECF, European Cyclist Federation, come si evince dall’immagine sottostante, premiano il Lussemburgo e Malta per la sicurezza stradale ciclistica, i Paesi Bassi per l’intenso uso del mezzo a due ruote, la Finlandia per il supporto al turismo ciclistico, la Slovenia per le dimensioni del mercato ciclistico proporzionato alle ridotte dimensioni della nazione e la Danimarca per la promozione di uno stile di vita “bike friendly”.

Immagine: ECF Barometer

Immagine: ECF Barometer

Dal Nord Europa arrivano altre importanti iniziative in tema di ciclabilità. Il progetto delle piste ciclabili nei tunnel abbandonati della metropolitana di Londra sta prendendo piede e potrebbe avere il nome The London Underline. Il progetto, proposto dallo studio di architettura Gensler, in collaborazione con Momentum e PaveGen System, ha vinto il London Planning Awards e prevede la realizzazione di piste ciclopedonali nei vecchi tunnel della metropolitana, corredati da ristoranti, bar e negozi.

Le piste sotterranee saranno inoltre dotate di una speciale pavimentazione che trasformerà l’energia cinetica, prodotta da ciclisti e pedoni, in energia elettrica, in modo che la rete sia completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Ecco un’anteprima del progetto:
 

Anche a Parigi e Oslo qualcosa sta cambiando. A Oslo, la nuova giunta ha annunciato di voler chiudere completamente al traffico il centro cittadino, entro il 2019 tutte le auto verranno espulse dal cuore della capitale norvegese. A Parigi, invece, potrebbe essere la sponda sinistra della Senna ad essere chiusa completamente al traffico. La città vanta già 500 chilometri di piste ciclabili, ma l’idea è quella di creare un percorso solo per biciclette che collegherebbe Place de la Bastille alla Tour Eiffel, eliminando il traffico veicolare.

Come precisano i responsabili di Fiab Onlus: “la ciclabilità richiede un mix di interventi, dosati con competenza e monitorati nel tempo”. L’Italia risulta un fanalino di coda in Europa per quello che riguarda la ciclabilità, ma qualcosa si sta muovendo, basti pensare alla recente operazione della Regione Lazio, che offre un bonus di 150 euro per l’acquisto di bici pieghevoli, per chi sceglierà l’abbonamento annuale al trasporto pubblico.

Come illustra il report Ecosistemi urbani 2015 di Legambiente salgono a 8 (erano 6 lo scorso anno) i capoluoghi che superano un indice di 20 m_eq/100 ab: oltre alle già citate Mantova e Reggio Emilia, Cremona, Lodi, Ravenna, Sondrio, Verbania e Vercelli.

fonte: wired

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