Se sei un utente della vecchia RecSando il tuo nome utente è nomecognome in minuscolo senza spazi (es. se ti chiami Mario Rossi il tuo nome utente è mariorossi). La password è la medesima di prima.

Accedi come Utente

La bici è più veloce dell'auto ma noi non lo sappiamo

La bici è più veloce dell’auto, ma noi non lo sappiamo

Il Tom Tom Index 2016 non ci dà tregua:
perdiamo in colonna fino a 147 ore l’anno, ci ammaliamo, danneggiamo la nostra economia e il nostro futuro e rendiamo brutte le nostre città.
Perché trascuriamo la bici che, invece, è ormai il mezzo più veloce

Foto: Corbis Image

Foto: Corbis Image

Il Tom Tom Index mi piace molto e lo potremmo ribattezzare l’indice degli sfigati, in cui ovviamente l’Italia primeggia. Calcola quanto tempo perdiamo in coda fermi a rosicarci le unghie al semaforo, e ci ricorda – casomai non lo sapessimo – che le nostre città sono le peggiori da vivere di tutta Europa: trafficate e quindi caotiche, rumorose, inquinate e soprattutto ferme, paralizzate. Il celebre studio ha valutato i dati del 2015 sui numeri di percorrenza reale di 295 città di 38 Paesi del mondo. Rispetto a tutte le città considerate, Palermo è 41esima.

Amiamo talmente l’auto e la sua decadenza da prenderla anche se ci costa 147 ore l’anno di coda, cosa che succede appunto a Palermo e che, se avete mai visitato la città, non farete fatica a credere: il trasporto pubblico è arcaico, non esistono o quasi le piste ciclabili e soprattutto non esiste una cultura della mobilità sostenibile. Detto meglio, se in Europa andare in giro in bici è cool da morire, soprattutto se è inverno e piove, da noi sfigati ancora si misura il benessere con il possesso e l’uso di un’auto.

Leggi tutto...

Log in to comment

Mobilità. Arrivano le "Superstazioni" bus terminal nuovo a San Donato e riqualificazione a Lampugnano


MOBILITÀ. ARRIVANO LE “SUPERSTAZIONI”: BUS TERMINAL NUOVO A SAN DONATO E RIQUALIFICAZIONE A LAMPUGNANO

Milano, 13 marzo 2016 - Realizzare un nuovo terminal a San Donato e riqualificare quello di Lampugnano, per dotare la città di due “superstazioni” per i bus granturismo. È il grande intervento a favore della mobilità e del turismo individuato dalla Giunta comunale, che ha approvato le linee di indirizzo per l’affidamento in concessione d’uso mediante gara pubblica delle due aree.

Lampugnano ad oggi è l’unico capolinea utilizzato da compagnie di bus granturismo che collegano Milano con numerose destinazioni italiane ed europee, in continua crescita grazie al successo di alcune compagnie nate negli ultimi anni. La comodità di poter raggiungere la propria destinazione senza necessariamente prendere un aereo o muovere la propria auto, unita ad un’offerta economica talvolta estremamente vantaggiosa, ha cambiato infatti il modo di viaggiare di molti cittadini in tutta Europa. A Milano, sono in molti quelli che oggi possono comodamente raggiungere la stazione di Lampugnano in metropolitana e salire a bordo di un bus per i propri spostamenti di media e lunga percorrenza.

Leggi tutto...

Log in to comment

Le città più bike-friendly del mondo

Le città più bike friendly del mondo

Parigi e Oslo sposano la mobilità sostenibile. Il Nord Europa è sempre più bike friendly. L’Italia è fanalino di coda, ma le cose sembrano migliorare

Foto: Corbis Ima

Foto: Corbis Ima

Se l’indice Copenhagenize aveva incoronato le città del Nord Europa come quelle più bike-friendly – ai vertici della classifica figuravano infatti Copenhagen, Amsterdam, Utrecht, Strasburgo e Einchoven – i dati del più recente report dell’ECF, European Cyclist Federation, come si evince dall’immagine sottostante, premiano il Lussemburgo e Malta per la sicurezza stradale ciclistica, i Paesi Bassi per l’intenso uso del mezzo a due ruote, la Finlandia per il supporto al turismo ciclistico, la Slovenia per le dimensioni del mercato ciclistico proporzionato alle ridotte dimensioni della nazione e la Danimarca per la promozione di uno stile di vita “bike friendly”.

Immagine: ECF Barometer

Immagine: ECF Barometer

Dal Nord Europa arrivano altre importanti iniziative in tema di ciclabilità. Il progetto delle piste ciclabili nei tunnel abbandonati della metropolitana di Londra sta prendendo piede e potrebbe avere il nome The London Underline. Il progetto, proposto dallo studio di architettura Gensler, in collaborazione con Momentum e PaveGen System, ha vinto il London Planning Awards e prevede la realizzazione di piste ciclopedonali nei vecchi tunnel della metropolitana, corredati da ristoranti, bar e negozi.

Le piste sotterranee saranno inoltre dotate di una speciale pavimentazione che trasformerà l’energia cinetica, prodotta da ciclisti e pedoni, in energia elettrica, in modo che la rete sia completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Ecco un’anteprima del progetto:
 

Anche a Parigi e Oslo qualcosa sta cambiando. A Oslo, la nuova giunta ha annunciato di voler chiudere completamente al traffico il centro cittadino, entro il 2019 tutte le auto verranno espulse dal cuore della capitale norvegese. A Parigi, invece, potrebbe essere la sponda sinistra della Senna ad essere chiusa completamente al traffico. La città vanta già 500 chilometri di piste ciclabili, ma l’idea è quella di creare un percorso solo per biciclette che collegherebbe Place de la Bastille alla Tour Eiffel, eliminando il traffico veicolare.

Come precisano i responsabili di Fiab Onlus: “la ciclabilità richiede un mix di interventi, dosati con competenza e monitorati nel tempo”. L’Italia risulta un fanalino di coda in Europa per quello che riguarda la ciclabilità, ma qualcosa si sta muovendo, basti pensare alla recente operazione della Regione Lazio, che offre un bonus di 150 euro per l’acquisto di bici pieghevoli, per chi sceglierà l’abbonamento annuale al trasporto pubblico.

Come illustra il report Ecosistemi urbani 2015 di Legambiente salgono a 8 (erano 6 lo scorso anno) i capoluoghi che superano un indice di 20 m_eq/100 ab: oltre alle già citate Mantova e Reggio Emilia, Cremona, Lodi, Ravenna, Sondrio, Verbania e Vercelli.

fonte: wired

Log in to comment

10 donne della libertà

di Gianfranco Pagliarulo

8 marzo: ci è parso non scontato immaginare un percorso ideale, che va dal Risorgimento ad oggi, tracciato dalle donne della libertà. Con “donne della libertà” intendiamo il rilevantissimo numero di personaggi, alcuni famosissimi, in grande maggioranza del tutto sconosciuti, che hanno contribuito, come si dice “al femminile”, a fare dell’Italia un Paese più libero.
Non era facile. L’Italia – come e più di tanta parte del mondo – ha ereditato secoli (o millenni?) di subordinazione di genere; è stato uno degli ultimi Paesi europei a conquistare l’unità nazionale; ha mantenuto fortissimi condizionamenti culturali e di costume a causa della presenza dell’antico Stato Pontificio e di una tutt’altro che risolta questione meridionale. Ha vissuto vent’anni di fascismo, con le donne ridotte all’esclusivo ruolo di madre-casalinga; va ricordato a questo proposito il capitolo 9 delManifesto futurista di Marinetti (1909), che anticipava questo punto di vista e la diceva lunga sulla cultura e sulla visione di quel “modernissimo” movimento, precursore del fascismo: “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”. Quel fascismo definito da Piero Gobetti “autobiografia della nazione”, a rappresentare un’endemica arretratezza culturale, una tara forse derivante dai limiti irrisolti del processo di unità nazionale.
Mondine al lavoro (da https://ecospiragli.files.wordpress.com/2012/01/mondine.gif)
Poi vi sono stati vent’anni di conservatorismo nel costume, con pesanti discriminazioni di genere in una società che da agricolo-industriale diventava industriale-agricola ed con un sistema di media (in particolare radio e televisione) condizionato spesso da una visione confessionale e censoria della comunicazione pubblica; poi – dopo la lunga primavera iniziata alla fine degli anni 60 e conclusasi all’inizio degli anni 80 – un progressivo declino, nel quale l’ideologia della riduzione dell’intera attività umana a mercato e la cultura dello spettacolo e dell’apparenza ha ridotto il ruolo della donna alla sua immagine, all’avvenenza e alla frivolezza; infine la crisi, ancora in corso, che ha travolto diritti e tutele, generi e generazioni, colpendo in particolare le donne.
In questa Italia con questa storia e nel tempo in cui viviamo, ci piace l’idea delle “donne della libertà”, che comprende la libertà delle donne, la sormonta e costruisce un messaggio di libertà generale. Ci piace questa idea perché è frutto – a ben vedere – di uno dei più interessanti, ed ancora non del tutto esplorati, messaggi soprattutto della Resistenza: quelle partigiane, quelle staffette, quei Gruppi di Difesa della Donna, hanno praticato una libertà delle donne che ha anticipato la libertà del Paese, si è trasmessa nella storia successiva, ha fecondato un movimento di emancipazione e di liberazione che avrebbe avuto nei decenni successivi straordinari effetti di cambiamento nell’intera società italiana.
Le donne in prima fila in una manifestazione operaia degli anni 70 (da http://files.fullimmersion2cspes1.webnode.it/200000026-3df843ef32/1.jpg)
Oggi, come giustamente segnalato da Marisa Ombra nell’editoriale di questo numero di Patria Indipendente, si colgono segnali inquietanti di passi indietro nel mondo del lavoro e nel costume sociale. Convivono due Italie: quella, luminosa, di donne ai vertici della cultura, della scienza e delle capacità umane; quella, oscura, del femminicidio, della violenza di genere, del dramma del lavoro.
Questa è la ragione per cui abbiamo scelto di ricordare alcune “donne della libertà”. Ne segnaliamo dieci, ma sono cento, mille, un milione. L’elenco è inesauribile, dalla politica alla cultura alla scienza al costume alla difesa della legalità democratica alla vita quotidiana. La sequenza delle dieci “donne della libertà” che proponiamo non esclude nessuna, anzi, idealmente, le comprende nella totalità, dalle più famose alle sconosciute che hanno trasformato l’Italia. Basti pensare alle donne lavoratrici che, in centinaia di migliaia, attraverso aspre stagioni di lotte sociali, hanno conquistato terreni d’eguaglianza fino ad allora sconosciuti. E l’eguaglianza è esattamente una delle questioni su cui nel nostro tempo registriamo sconvolgenti passi indietro.
Dieci donne che – ciascuna a suo modo – scandiscono il Risorgimento, la seconda metà dell’800, l’antifascismo e la clandestinità, la Resistenza e la Liberazione, il dopoguerra e gli anni 60 e 70, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Eccole: Anita Garibaldi, Anna Maria Mozzoni, Camilla Ravera, Carla Capponi, Tina Anselmi, Gisella Floreanini, Nilde Iotti, Franca Viola, Tina Merlin. E da ultima – il tempo in cui viviamo – Giusi Nicolini, combattiva figura di sindaco di Lampedusa.

ANITA GARIBALDI, LA LIBERTÀ DELL’AVVENTURA RISORGIMENTALE

Nasce a Merinhos (Brasile) nel 1821 e scompare a Mandriole (Ravenna) nel 1849. Anita incarna il mito del Risorgimento.
Ana Maria De Jesus Riberio nasce vicino alla città di Laguna, all’estremo Sud del Brasile, nello stato di Santa Caterina. È la terza di dieci figli. Alla morte prematura del padre, la famiglia Riberio cade in una estrema povertà ed è per avere meno bocche da sfamare che la madre cerca di accasare le figlie maggiori, ancora giovanissime. Anita sposa Manuel Giuseppe Duarte, un calzolaio, occasionalmente pescatore, conservatore e reazionario, all’età di 14 anni e si trasferisce a Laguna. Il matrimonio dura pochi, difficili, anni.
Nel 1839 e Garibaldi arriva con tre lancioni per prendere Laguna e costituire la Repubblica Juliana, terra che aspirava all’indipendenza.
Questo il contesto storico-politico di quell’anno. Dalla sua nave Garibaldi scruta la terraferma con un cannocchiale e scorge un gruppo di ragazze che passeggiano lungo la riva. Sbarcato, la sera stessa incontra la giovane. Quando riceve l’ordine di salpare, Anita vuole a tutti i costi imbarcarsi con lui.
Da quel momento la storia di Anita diventa la storia di Garibaldi. I due si sposano quando viene accertata la morte del primo marito.
Nella fazenda di San Simon nasce il primo figlio, che viene chiamato Menotti, in onore di Ciro, martire del Risorgimento. Anita e Giuseppe hanno una vita disseminata da pericoli, sacrifici e povertà, anche perché lui ha sempre rifiutato i compensi che i governi dei popoli da lui aiutati gli avevano spontaneamente offerto. Quando la piccola famiglia si trasferisce a Montevideo, in una piccola casa in affitto, nascono altri tre figli: Rosita, che porta il nome della nonna paterna e muore a due anni, Teresita, a cui viene dato il nome della sorella di Garibaldi, e Ricciotti, cognome di un collaboratore dei fratelli Bandiera. Nel frattempo, in Italia, stanno maturando eventi nuovi e Garibaldi può essere di grande aiuto al suo amato paese. Decide di farsi precedere da Anita e dai bambini: Menotti ha sette anni, Teresita due e Ricciotti appena uno.
Quando, nel 1849, fu proclamata la Repubblica Romana, con a capo il triumvirato Mazzini, Armellini e Saffi, Garibaldi viene proposto come deputato. Anita, che si trova a Nizza, lo raggiunge.
Da un racconto di Alessandro Dumas, generale garibaldino, si apprende che Anita appare davanti a Garibaldi che, fra lo stupore, il dispiacere e la gioia di vederla in una circostanza così drammatica, la presenta con queste parole: «Questa è Anita, ora avremo un soldato in più!».
Quando la Repubblica di Mazzini cade, Garibaldi e le sue camice rosse fuggono da Roma, Anita si taglia i lunghi capelli, si veste da uomo e parte a cavallo a fianco di Josè. L’intenzione di Garibaldi e della sua colonna è quella di raggiungere Venezia e sostenere la repubblica di Mazzini. Il generale e le sue truppe attraversano l’Appennino, trovando sempre sostegno nelle popolazioni. Molti avrebbero anche ospitato e curato Anita, che nel frattempo aveva contratto la malaria. Garibaldi, Anita e 160 volontari raggiungono Cesenatico, dove si imbarcano, ma nei pressi di Goro iniziano dei cannoneggiamenti e sono costretti a sbarcare a Magnavacca, oggi Porto Garibaldi.
La fuga prosegue a piedi o con mezzi di fortuna. Raggiungono la fattoria dei conti Guiccioli, presso Mandriole e qui vengono ospitati da Stefano Ravaglia, fattore del conte. Anita, ormai priva di conoscenza per la malattia e gli stenti, viene deposta su un letto dove muore poco dopo fra le braccia del suo Josè.
Fonte: Graziella Gardini Pasini da http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/anita-garibaldi/

ANNA MARIA MOZZONI, LA LIBERTÀ DELLE DONNE

Anna Maria (all’anagrafe Marianna) Mozzoni nasce a Milano il 5 maggio 1837 e scompare a Roma il 14 giugno 1920). stata una figura straordinaria: pioniera del femminismo, la sua biografia racconta di un impegno teorico, civile, culturale straordinario con la centro il tema dell’emancipazione della donna.
Il suo scritto, del 1855, è una commedia dal titolo La Masque de fer, comédie en trois actes. Vicina alle posizioni repubblicane e mazziniane, scrive La donna e i suoi rapporti sociali.
A partire dagli anni Settanta si dedica con impegno al movimento a favore dei diritti delle donne. Partecipa nel 1877 al Congresso di Ginevra, che ha come obbiettivo l’abolizione delle norme sulla prostituzione. Tiene una conferenza, Del voto politico alle donne, presso la Società Democratica di Milano, con lo scopo di far notare i limiti del governo di Depretis di fronte alla questione del suffragio universale, e nel 1877 presenta una mozione al Parlamento italiano per il voto politico alle donne.
Nel 1878 la Mozzoni rappresenta l’Italia al Congresso internazionale per i diritti delle donne di Parigi. L’anno seguente fonda a Milano la Lega promotrice degli interessi femminili. Nel 1879 entra a far parte della Lega della Democrazia. Dal 1870 al 1890 collabora al giornale «La Donna», impegnato sul tema dell’emancipazione femminile e sensibile alla questione sociale: questa testata sarà la tribuna delle principali battaglie per il diritto all’istruzione alle donne. Secondo la Mozzoni l’istruzione avrebbe garantito alle donne l’autonomia e l’indipendenza economica. La sua esperienza in merito ai problemi pedagogici connessi all’istruzione femminile la porta ad avere incarichi nell’ambito del ministero della Pubblica Istruzione presieduto da Francesco De Sanctis.
La vita della Mozzoni si avvia ad avere e a ricercare una vivace rilevanza pubblica in virtù di un impegno senza frontiere. La sua vita privata rimarrà invece quasi sconosciuta, ravvivata dalla presenza della figlia, Bice del Monte, avuta in un anno imprecisato, non si sa se figlia naturale o forse di un’amica – dunque adottata dalla Mozzoni – alla quale Anna Maria darà il suo cognome. Nel 1886 si sposa con un procuratore, il conte Malatesta Covo Simoni, di circa dieci anni più giovane, che rifiuterà di riconoscere la figlia, dal quale si separerà dopo sette anni con pesanti strascichi giudiziari.
Nel 1881 fonda un’associazione indipendente, collegata al movimento socialista, la Lega promotrice degli interessi femminili e otto anni più tardi, con Filippo Turati, Costantino Lazzari e Anna Kuliscioff, la Lega socialista Milanese. Collabora alla rivista «Critica Sociale» di Turati.
Si orienta verso il socialismo quando comprende che le donne assunte in fabbrica accettano salari bassi perché non sono per niente tutelate e scrive diversi testi sulla necessità di adesione al socialismo. Nel 1884 ne scrive uno dal titolo Alle fanciulle. Non facile il suo rapporto con la Kuliscioff, a causa delle polemiche relative alla lettera pubblicata sull’Avanti il 7 marzo 1898 con il titolo La legislazione a difesa delle donne lavoratrici. Dagli amici mi guardi Iddio! La Mozzoni si inserisce provocatoriamente nel dibattito sulle leggi di tutela del lavoro femminile, sostenute dalla Kuliscioff. La sua diffidenza verso la legislazione protettiva è motivata dal timore che leggi speciali contribuiscano a considerare il lavoro femminile di grado inferiore rispetto a quello degli uomini e a legittimare differenze salariali.
Anna Maria Mozzoni si batterà fino alla fine della sua vita per raggiungere il traguardo del voto alle donne.
Fonte: http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/anna-maria-mozzoni/ 

CAMILLA RAVERA, LA LIBERTÀ DELL’ANTIFASCISTA

Camilla Ravera, insegnante, nasce ad Acqui Terme (Alessandria) il 18 giugno 1889 e scompare a Roma il 14 aprile 1988, insegnante.
È stata la prima delle due donne italiane sinora nominate senatore a vita (la seconda è Rita Levi Montalcini). Quando, il 26 gennaio 1982, fece il suo primo ingresso a Palazzo Madama, i senatori, riuniti in assemblea plenaria, l’accolsero tutti in piedi. Aveva 96 anni quando fu ancora chiamata a presiedere l’Assemblea. Un altro suo record: è stato il primo caso, nella storia dei movimenti politici del mondo, di una donna nominata (era il 1927), segretaria del suo partito. Era il Partito Comunista d’Italia (del quale era stata uno dei fondatori nel 1921 e nel quale aveva subito assunto la guida dell’organizzazione femminile, fondando anche il periodico La compagna). Camilla Ravera resse la segreteria del PCdI sino al 1930 quando, rientrata clandestinamente in Italia dalla Francia, fu arrestata e condannata a quindici anni e mezzo, trascorsi tra carcere e confino sino alla caduta del fascismo. Con Umberto Terracini, fu l’ultima dei confinati a lasciare Ventotene (“una ciabatta in mare”, come ebbe a descrivere l’isola). Lì ebbe a conoscere Alessandro Pertini (che l’avrebbe poi scelta, quarantaquattro anni dopo, per il laticlavio) e lì, con Terracini, fu espulsa dal suo partito per aver condannato il patto Ribbentrop-Molotov. Riacquistata la libertà, Camilla Ravera riuscì a raggiungere dopo molte peripezie i suoi famigliari, che erano sfollati a San Secondo di Pinerolo. Dopo l’8 settembre 1943, sapendo di essere di nuovo ricercata, la Ravera riparò in un casolare sulle colline, che diventò presto luogo di incontri politici clandestini. Dovette abbandonarlo quando i fascisti cominciarono a dare alle fiamme tutti i casolari della zona. Rientrata a Torino dopo la Liberazione, Camilla Ravera, riammessa nel PCI, divenne consigliere comunale. Nel 1947, con Ada Gobetti, del Partito d’Azione, fu tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane. Nel 1948 fu eletta deputato per il PCI. Aveva intanto ripreso le battaglie di sempre, cominciate idealmente quando lei, di famiglia borghese, aveva assistito, ancora bambina, ad uno sciopero di operaie a Valenza. Soprattutto si è impegnata nelle battaglie per la pace. Camilla Ravera ha lasciato molte pubblicazioni. Al suo libro Diario di trent’anni è andato, nel 1973, il “Premio Prato”. Nel 1978 la sua Breve storia del movimento femminile in Italia ha avuto il “Premio Viareggio”. Nel 1979 gli Editori Riuniti hanno raccolto in volume le Lettere al Partito e alla famiglia. Nel 1992 la Fondazione Istituto Gramsci ha acquisito l’Archivio Storico delle donne “Camilla Ravera”, costituito nel 1987 dalla Commissione femminile del PCI.
Fonte: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2021/camilla-ravera


CARLA CAPPONI, LA LIBERTÀ DELLA PARTIGIANA

Carla Capponi nasce a Roma il 7 dicembre 1921 e scompare a Zagarolo (Roma) il 23 novembre 2000. Medaglia d’Oro al Valor militare.
Studentessa di Legge, subito dopo l’8 settembre 1943 partecipò coraggiosamente alla Resistenza romana, divenendo presto vice comandante di una formazione operante a Roma e in provincia. Nell’ottobre del 1943 per procurarsi un’arma (i suoi compagni dei GAP gliela negavano, perché preferivano riservare alle donne funzioni di appoggio), ruba la pistola a un milite della Gnr, che si trovava vicino a lei in un autobus superaffollato. Nella primavera del 1944 è tra gli organizzatori e gli esecutori dell’azione gappista di via Rasella contro un contingente dell’esercito nazista. In un’intervista (http://www.larchivio.com/capponi.htm) afferma: “Io sono Carla Capponi. Sono una delle partigiane che ha fatto parte dell’attacco di via Rasella. La mattina del 23 marzo 1944 ci siamo alzati da quel giaciglio dove dormivamo, in una cantina a via Marco Aurelio, ed avevamo dormito pochissimo. Tutta la notte a lavorare intorno a questo carretto della nettezza urbana all’interno del quale avevamo collocato una serie di spezzoni e la bomba”.
“Il battaglione Bozen che passava per via Rasella che noi abbiamo attaccato, l’abbiamo attaccato perché era polizia antipartigiana, chiamata proprio dalla zona del Trentino in appoggio alle SS: erano SS di Bolzano, gruppi speciali. Li portavano a addestrare al Flaminio, ma non sapevamo dove sennò l’avremmo attaccati là. Li vedevamo fare tutto questo percorso, facevano piazza del Popolo, poi il Corso, poi deviavano per via del Babbuino, piazza di Spagna, via Tomacelli, arrivavano al largo del Tritone, lì prendevano la scorciatoia, via Rasella, che era una strada silenziosa, con poche botteghe artigiane, le macchine non c’erano, naturalmente; poi Quattro Fontane, via XX Settembre e andavano a Castro Pretorio, dove c’erano tutti accampamenti tedeschi. Questo battaglione era stato fatto venire proprio come truppa antiguerriglia che sarebbe stata utilizzata in seguito”. L’azione, che fu nascosta per giorni dal regime all’opinione pubblica censurando la notizia su tutti i giornali, fu poi presa dai nazisti a pretesto per la feroce strage delle Fosse Ardeatine. Riconosciuta partigiana combattente con il grado di capitano, è stata decorata di Medaglia d’Oro al valore militare per aver partecipato, si legge tra l’altro nella motivazione, “alle più eroiche imprese nella caccia senza quartiere che il suo gruppo di avanguardia dava al nemico annidato nella cerchia abitata della città di Roma”. Più volte parlamentare del PCI, membro della Commissione Giustizia nei primi anni settanta, ha fatto parte sino alla morte del Comitato di presidenza dell’ANPI. Poco prima della scomparsa di Carla Capponi, “il Saggiatore” ha pubblicato un suo volume sull’attività dei GAP a Roma. Si intitola Cuore di donna.
Fonte: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/378/carla-capponi

TINA ANSELMI, LA LIBERTÀ DELLA BUONA POLITICA

Tina Anselmi è nata a Castelfranco Veneto (Treviso) il 25 marzo 1927: insegnante, sindacalista, esponente della DC, più volte ministro.
La notorietà di Tina Anselmi non deriva tanto dal contributo da lei personalmente dato alla Resistenza, quanto dall’attività politica da lei svolta nel dopoguerra. Eppure proprio la guerra partigiana ha determinato le sue scelte. Tina Anselmi, infatti, decise da che parte schierarsi quando, giovanissima, vide un gruppo di giovani partigiani portati al martirio dai fascisti che li impiccarono. Divenne così staffetta della brigata autonoma “Cesare Battisti” e del Comando regionale del Corpo volontari della libertà. Nel 1944 si iscrisse alla DC e – non si era ancora laureata in lettere all’Università Cattolica di Milano – partecipò attivamente alla vita del suo partito, non dimenticando mai le ragioni profonde della sua scelta antifascista. Tina Anselmi è stata via via dirigente sindacale dei tessili, incaricata dei giovani nella DC, vice presidente dell’Unione europea femminile. Parlamentare dalla V alla X legislatura eletta nella Circoscrizione Venezia-Treviso, ha fatto parte delle Commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali, occupandosi molto dei problemi della famiglia e della donna. Ha inoltre presieduto per due volte la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia P2. A questo proposito affermò fra l’altro nella sua relazione in Commissione parlamentare: “Dall’esplorazione di questo mondo, da questa ricognizione, invero poco edificante dell’altra faccia della luna, possiamo trarre una conclusione principale: che la politica sommersa vive e prospera contro la politica ufficiale; che ogni tentativo di correggere surrettiziamente e per vie traverse il sistema democratico significa in realtà negarlo alla radice dei suoi lavori costitutivi”. Tina Anselmi è stata tre volte sottosegretaria al Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, una volta ministra del Lavoro, due volte ministra della Sanità. Si deve a lei la legge sulle “pari opportunità” ed è stata tra gli autori della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale. Nel 2004 ha promosso la pubblicazione del libro intitolato Tra città di Dio e città dell’uomo. Donne cattoliche nella Resistenza veneta di cui ha scritto l’introduzione e un saggio.
Fonte: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/131/tina-anselmi

GISELLA FLOREANINI, LA LIBERTÀ DELLA REPUBBLICA

Gisella Floreanini nasce a Milano il 3 aprile 1906, muore nella stessa città il 30 maggio 1993.
Cresciuta dal padre, uomo profondamento laico e progressista, milita nell’antifascismo fin dal 1929. Rimasta vedova e con una figlia, nel 1935 aderisce al PSI. Ricercata dall’OVRA per aver diffuso stampa clandestina e per aver raccolto aiuti destinati alle famiglie dei perseguitati politici, nel 1938 è costretta a riparare clandestinamente in Svizzera. Nel 1941 entra nel PCI e all’indomani del 25 luglio 1943 fa ritorno in Italia. Dopo l’8 settembre, collabora con Eugenio Curiel ed è impegnata a tenere collegamenti tra le formazioni partigiane e la Svizzera dove viene arrestata nel giugno del 1944.
Tre mesi dopo, scarcerata, è di nuovo in Italia e raggiunge subito la neonata Repubblica partigiana dell’Ossola. Qui organizza i Gruppi di Difesa della Donna e viene nominata commissario aggiunto all’assistenza. E’ stata così, di fatto, la prima donna a svolgere un ruolo di governo nel nostro Paese (32 anni dopo, nel 1976, fu la volta di Tina Anselmi come Ministro del lavoro). Ebbe a scrivere su questa esperienza: “La Repubblica dell’Ossola è la sola che abbia immesso una donna nella Giunta provvisoria di governo (…). Fu questa già una prova di una maturità democratica della Repubblica ossolana; essa sta ad indicare sia il peso che ha avuto il lavoro che le donne svolgevano, sia la maturità politica degli uomini della Giunta e proprio perché i Commissari al governo dell’Ossola portavano avanti un’Italia che pochi pensavano che così sarebbe stata. È l’Italia anche delle donne. È l’Italia del voto alle donne, del riconoscimento dei loro diritti politici, sociali, civili. […]. Una donna che non fosse una regina, una principessa, una badessa, è diventata dirigente di governo!”.
Quando appare inesorabile il sopravvento del nemico e la conseguente caduta della Repubblica, Gisella si incarica di evacuare i bambini in Svizzera. L’operazione ha pieno successo. In seguito, raggiunge il comando delle brigate valsesiane di Cino Moscatelli e lì dirige l’attività di assistenza ai combattenti del Cusio e del Verbano.
All’insurrezione è lei che, come presidente del CLN di Novara, tratta la resa dei tedeschi. Medaglia d’Oro della Resistenza, dopo la Liberazione è stata membro della Consulta nazionale, deputata alla Camera nelle prime due legislature, segretaria dell’Unione nazionale soccorso infanzia, dirigente nazionale dell’Unione Donne Italiane. Fra il 1958 e il 1963 ha ricoperto incarichi di partito nella Federazione internazionale delle donne a Berlino. Dal 1963 al 1968 è stata consigliera comunale a Milano. Diplomata in Conservatorio, ha insegnato musica per alcuni anni.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Gisella_Floreanini




NILDE IOTTI, LA LIBERTÀ DELLA PASSIONE CIVILE

Nilde Iotti nasce a Reggio Emilia il 10 aprile 1920 e scompare a Roma il 3 dicembre 1999, insegnante, dirigente comunista, prima donna in Italia nominata Presidente della Camera dei deputati.
Il padre, un perseguitato dai fascisti, aveva voluto che la figlia Leonilde – per tutti Nilde – studiasse. La ragazza si era così laureata (in Lettere e Filosofia, all’Università Cattolica di Milano) e, per alcuni anni, aveva insegnato all’Istituto tecnico industriale di Reggio Emilia. Dopo l’8 settembre 1943 entra nelle file della Resistenza operando nei “Gruppi di difesa della donna”. Dopo la Liberazione, la Iotti è segretaria dell’UDI a Reggio Emilia, nel ’46 viene eletta al Consiglio Comunale come indipendente nelle liste del PCI e, dopo aver maturato la propria iscrizione al partito, il 2 giugno dello stesso anno è eletta all’Assemblea costituente. Nel PCI entra a far parte degli organismi dirigenti nazionali e, nel 1948, è eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. È riconfermata per le successive legislature e il 29 giugno 1979 è eletta (al primo scrutinio e prima donna nella storia parlamentare italiana), Presidente della Camera. Per tredici anni Nilde Iotti ha ricoperto con grande prestigio quell’incarico, sino a che, il 18 novembre 1999, già gravemente malata, si era dimessa tra l’applauso unanime e ammirato dell’intero schieramento parlamentare.
Sin dalla Resistenza, la Iotti è stata protagonista delle battaglie in difesa delle donne. Nel 1955 era stata la prima firmataria di una proposta di legge per istituire una pensione e un’assicurazione per le casalinghe. Nel 1974 aveva partecipato attivamente alla battaglia referendaria in difesa del divorzio. L’anno dopo promosse la legge sul diritto di famiglia. Nel 1978 contribuì a far approvare la legge sull’aborto. E così sino a che la malattia non la costrinse a dimettersi. Al nome di Nilde Iotti – che per diciotto anni fu la compagna di Palmiro Togliatti – sono intitolati, in molte parti d’Italia asili, organizzazioni giovanili, sedi dei Democratici di sinistra. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della giornata commemorativa organizzata dal Comune di San Quirico d’Orcia (Siena) per ricordare Nilde Iotti ha inviato, il 28 marzo 2009, questo messaggio al Sindaco Marileno Franci: “Nilde Iotti, con la quale ho condiviso una lunga attività parlamentare e intrattenuto un rapporto di feconda amicizia, ha rappresentato un esempio altissimo di rigore morale, di forte passione civile, di intelligente e totale impegno al servizio delle istituzioni del paese. Nella sua vicenda umana e politica si riflette la storia stessa dell’Italia repubblicana, che ella ha accompagnato nel cammino di ricostruzione e di sviluppo dai banchi dell’Assemblea costituente e poi della Camera dei Deputati, di cui per lungo tempo fu presidente unanimemente apprezzata, garanzia di libero confronto per tutti i gruppi politici. La lezione politica di Nilde Iotti, anche nella costante affermazione del principio costituzionale dell’uguaglianza della donna nella società, nel lavoro e nelle professioni, mantiene oggi intatta tutta la sua forza e attualità, e la manifestazione di oggi costituisce un giusto riconoscimento ad una eredità che è patrimonio dell’intero paese”.
 Fonte: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1199/nilde-iotti

FRANCA VIOLA, LA LIBERTÀ DALL’OSCURANTISMO

Franca Viola è nata ad Alcamo (Trapani) il 9 gennaio 1947. stata la prima donnaitaliana a rifiutare il matrimonio riparatoreed è diventata il simbolo dell’emancipazione delle donne, della crescita cultura e civile dell’intero Paese, delle battaglie di libertà.
Nasce da una modesta famiglia di mezzadri. All’età di quindici anni, con il consenso dei genitori, Franca si fidanza con Filippo Melodia, nipote di un noto mafioso locale e membro di una famiglia benestante. Ma Filippo viene accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa, il padre di Franca decide di rompere il fidanzamento. Le sue minacce sono rivolte al padre, che viene più volte intimidito. Ma il padre non molla. Il 26 dicembre 1965 il Melodia, con la sua banda di amici, dopo aver devastato tutto e malmenato la madre, si porta via Franca e il fratellino, che viene poi liberato. Franca rimane prigioniera e viene ripetutamente violentata. Il 6 gennaio 1966 la polizia rintraccia il rifugio e riesce a liberare la giovane. Il Melodia viene arrestato con i suoi complici, ma conta evidentemente sul matrimonio “riparatore” che, come prevedeva la legge italiana, scagionava il rapitore che sposava la propria vittima.
Franca però rifiuta di sposarsi dando quindi avvio al processo, che si svolge nel dicembre del 1966. Il padre Bernardo decide di costituirsi parte civile malgrado le pressioni esercitate per dissuaderlo. L’attenzione di tutta la stampa locale e nazionale è altissima, sia perché è la prima volta che una donna sceglie di dichiararsi “svergognata” e sfidare le arcaiche regole di un “onore” presunto e patriarcale. Ma la chiarezza della posizione di Franca risuonava come un monito a una società in movimento: “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”.
Franca presenzia con grande coraggio a tutte le udienze. Il Melodia tenta di infangarla ulteriormente, ma il processo si conclude con la condanna ad 11 anni per il Melodia ed i suoi complici.
“Non ho mai avuto paura, non ho mai camminato voltandomi indietro a guardarmi le spalle. È una grazia vera, perché se non hai paura di morire muori una volta sola”.
Franca si sposa il 4 dicembre del 1968 con Giuseppe Ruisi, nonostante le continue minacce del Melodia. Arrivano gli auguri di Saragat, Presidente della Repubblica, di Leone, Presidente del Consiglio. Paolo VI la riceve in udienza.
Sulla sua storia Damiano Damiani ha girato il film La moglie più bella.
Oggi Franca vive ancora ad Alcamo, ha avuto tre figli. Filippo Melodia è morto, ucciso vicino a Modena. Nonostante il coraggio di Franca abbia fatto da apripista a molte analoghe denunce, affinché il “matrimonio riparatore”, insieme con il “delitto d’onore”, escano dal codice civile come argomenti che legittimano di fatto la violenza su donne, fidanzate, mogli, si dovrà aspettare il 1981.
L’8 marzo 2014, in occasione della festa della donna, Franca Viola è stata insignita alQuirinale dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la motivazione: “Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese”.
Fonte: http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/franca-viola/

TINA MERLIN, LA LIBERTÀ DI STAMPA

Tina (Clementina) Merlin nasce a Trichiana (Belluno) il 19 agosto 1926 e scompare a Belluno il 22 dicembre 1991, giornalista.
Tina –l’abbreviativo col quale sarebbe stata poi sempre chiamata – era entrata nella Resistenza col fratello “Toni” (che sarebbe poi caduto combattendo contro i nazifascisti al comando del Battaglione “Manara”). Dal luglio 1944 alla Liberazione, Tina sarebbe stata una coraggiosa staffetta; coraggio e determinazione che avrebbe mantenuti anche quando, nel dopoguerra, si sarebbe dedicata al giornalismo. Sposata col partigiano Aldo Sirena, che era stato tra i fondatori del CLN di Belluno, ebbe da lui un figlio a cui fu imposto il nome Antonio, in memoria del fratello caduto nella Resistenza. La carriera di giornalista di Tina Merlin cominciò con la pubblicazione di racconti nella “Pagina della donna” de l’Unità. Dal 1951 al 1982 ha lavorato nel quotidiano comunista a Belluno, Milano, Vicenza e Venezia. Consigliere provinciale a Belluno dal 1964 al 1970, Tina Merlin ha pubblicato numerosi saggi, dedicati prevalentemente al ruolo delle donne nella Resistenza; ma più che per la sua produzione letteraria è ricordata per aver messo in luce la verità sulla costruzione della diga del Vajont, che provocò la tragedia di Longarone.
Dal sito http://temi.repubblica.it/corrierealpi-diga-del-vajont-1963-2013-il-cinquantenario/tina-merlin-partigiana-comunista-giornalista/ : “Ormai l’attenzione si sposta dagli espropri ai pericoli per la valle. Ne scrive ancora Tina Merlin: “Una enorme massa di 50 milioni di metri cubi minaccia la vita e gli averi degli abitanti di Erto”. Le informazioni sono dettagliate. L’articolo riferisce l’allarme degli abitanti di Erto, ma denuncia anche i rischi per la stessa Longarone”. “Fioccano in Parlamento interrogazioni soprattutto da parte del Pci, ma si muovono anche i deputati della Dc. Tutti sollevano il problema di cosa stia accadendo sul Vajont. Se ne occupa anche il consiglio provinciale di Belluno, a più riprese. Si riunisce perfino in seduta straordinaria per discutere sui danni provocati dalla Sade nelle valli dove sta costruendo le dighe, Vajont compreso. Una delegazione della giunta (Dc) viene mandata dal ministro. Risultati zero. Solo risposte rassicuranti. Del resto, per rispondere alle interpellanze il ministro chiede i dati al Consiglio superiore dei lavori pubblici, il quale ha solo le informazioni fornite dalla Sade stessa. Anche di tutto questo dibattito, anzi di queste accese polemiche, Tina Merlin scrive sul suo giornale. Inascoltata: perché è il giornale comunista, il giornale dell’opposizione. Nel clima plumbeo della guerra fredda non si può certo dare ragione ai comunisti. Anche i giornali sono schierati. Nessuno protesta – tranne il Pci – quando alla corrispondente dell’Unità viene impedito di entrare a manifestazioni pubbliche, o quando viene ostacolata nel suo lavoro in Tribunale, dove è mal vista e osteggiata”.
Inascoltata dalle istituzioni, la giornalista fu denunciata per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”. Processata per i suoi articoli sul quotidiano comunista, fu assolta dal Tribunale di Milano. “Quelli che comandavano – dichiarò in un’intervista – avevano paura dei miei articoli”. Dopo la strage del Vajont, avvenuta il 9 ottobre 1963, Tina Merlin tentò di pubblicare un libro sulla vicenda. Il titolo del volume era Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe; soltanto nel 1983 trovò un editore. Nel 1992 è stata fondata, in memoria della valorosa giornalista, una associazione culturale a lei intitolata. Grazie anche a Mario Rigoni Stern, il libro autobiografico della Merlin, La casa sulla Marteniga, è stato pubblicato postumo. Sono intitolati a Tina Merlin la scuola materna del Comune di Vajont (Pordenone) e il circolo ARCI di Montereale Valcellina (PN).
Fonte: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1286/clementina-merlin

GIUSI NICOLINI, LA LIBERTÀ DELLA VITA

Giusi Nicolini nasce a Lampedusa il 5 marzo 1961. Viene eletta sindaco di Lampedusa e Linosa (le due isole compongono il Comune) nelle elezioni comunali del 6-7 maggio 2012.
Alla sua elezione, fra i tanti supporters, esultano gli ambientalisti: “Giusi Nicolini è il nuovo sindaco del Comune di Lampedusa e Linosa, un’ottima notizia per l’ambiente e la solidarietà. Giusi ha collaborato anche con il nostro giornale greenreport.it durante i durissimi tempi degli sbarchi di massa a Lampedusa segnalandoci episodi di attività contro l’ambiente sulla sua isola, ma anche le manifestazioni organizzate da Legambiente, dai ragazzi di Lampedusa e da Libera per l’ambiente e la legalità. (dahttp://www.greenreport.it/_archivio2011/?id=15740&page=default ).
Giusi Nicolini rivolge successivamente un appello all’UE:
“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa.
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.
Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.
In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza” (dahttp://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-cb0328f7-f715-4c84-8822-ca06b5de47d5.html).
La sua ultima dichiarazione: “L’Orso d’oro di Berlino per Fuocommare è una grande vittoria per tutta Lampedusa e per tutto ciò che Lampedusa rappresenta. Onore al grande regista e poeta Gianfranco Rosi, che sarà presto un nostro concittadino a tutti gli effetti”.
 
Log in to comment

Telegram: perchè usarla ?

Dalla privacy agli sticker, tutti i motivi per cui dovresti usare Telegram

Abbiamo incontrato il Ceo e fondatore di Telegram, Pavel Durov, per parlare della sua app, di dove sta andando e dei diritti di tutti

Philip Di SalvoDi: Philip Di Salvo
Pubblicato: marzo 4, 2016

Pavel Durov, Ceo di Telegram

Pavel Durov, Ceo e fondatore di Telegram, parla a voce bassa, pesando ogni parola. Al Mobile World Congress di Barcellona ha annunciato che il suo servizio è utilizzato da 100 milioni di utenti attivi e che, ogni giorno, 350mila persone scaricano la sua applicazione. La sensazione è che le cose per Telegram stiano diventando davvero molto serie e il tono di Durov si adatta di conseguenza.

Fuggito dalla Russia per non cedere alle autorità i dati degli utenti della sua precedente azienda, Durov, che ha anche trascorso alcuni anni della sua infanzia a Torino, ha lanciato Telegram con l’idea di fornire un’applicazione di chat più sicura delle concorrenti e con un maggior rispetto della privacy: chi la usa non torna indietro, dice Durov: “Siamo riusciti a raggiungere una base utenti davvero globale, che si fida di noi e che consiglia agli amici di usare la nostra app. Spero che riusciremo a tenere fede alle aspettative, ma penso che siamo appena all’inizio”.

In quali paesi Telegram sta andando meglio? Dove vi siete espansi di più? “Non c’è un singolo paese, ci sono diversi contesti dove abbiamo quasi 2 milioni di utenti. Sono contento che l’Italia sia in questo gruppo e, anche se i numeri assoluti non sono così alti, la crescita è davvero incoraggiante e il giudizio nei nostri confronti è più che positivo. Ci fa molto piacere, specialmente per me, che sono molto legato alla cultura italiana”.

Telegram ha avuto una sua evoluzione precisa, da applicazione a servizio desktop, poi sono arrivati i canali e i bot. Credi che Telegram possa diventare una piattaforma di comunicazione completa? State andando in questa direzione? “Esattamente, e per quel motivo gli utenti si aspettano molto dalla nostra app e molti servizi ne vogliono fare parte. Noi diamo la possibilità agli altri di costruire nel nostro ambiente e le Api sono una parte fondamentale per lo sviluppo di Telegram. Ogni mese, poi, mettiamo a disposizione un aggiornamento basato sul modo in cui le persone definiscono il modo in cui comunicano. Il mese scorso, ad esempio, abbiamo migliorato il nostro servizio di messaggi vocali. Una volta che le persone passano a Telegram da altre applicazioni, se hanno abbastanza amici che la usano, non tornano più indietro”.

Siete un’azienda europea che produce un servizio globale che fa concorrenza ai grandi nomi della Silicon Valley. Pensi sia possibile una risposta europea o gli altri sono troppo grandi? “Siamo partiti da Berlino e l’Europa è un buon posto per gestire un’azienda tecnologica: mi sembra che i governi qui si stiano rendendo conto di come sia necessario sostenere gli imprenditori di questo settore e penso che sarà sempre più conveniente essere qui, specialmente se penso a quanti ingegneri di talento ci sono, soprattutto in Europa dell’Est. E i costi sono molto più bassi che nella Silicon Valley”.

Cosa rende Telegram diversa rispetto alle altre app di messaggistica? Le altre fanno davvero schifo? “Per sopravvivere in questo settore dobbiamo essere migliori dei nostri concorrenti e noi crediamo di aver creato l’esperienza di messaggistica più veloce e facile da usare, nonché la più sicura. Abbiamo tenuto la sicurezza al centro del progetto sin dall’inizio, mentre altre app hanno affrontato in ritardo la gestione dei dati degli utenti: WhatsApp, ad esempio, fino al 2012 aveva layer di sicurezza molto bassi e chiunque, avendo accesso alla tua rete Wi-Fi poteva accedere anche ai tuoi messaggi. Molte persone usano Telegram per gli sticker, per altri la motivazione è la possibilità di avere chat di gruppo molto grandi; per altri, invece, è la possibilità di inviare grandi file; per altri ancora, come giornalisti, politici e teenager, per gli stessi motivi per cui usano Snapchat, sono le chat sicure e la privacy”.

Hai lasciato la Russia per non venire a patti con le pressioni del governo in termini di sorveglianza sui dati dei cittadini. Pensi che la sorveglianza digitale sarà sempre più pervasiva e che la crittografia sarà sempre più importante? “Penso che ci siano cambiamenti positivi e altri negativi: tra i primi ci metto il fatto che le aziende stanno fornendo ai loro utenti la possibilità di chattare sfruttando la crittografia forte e standard migliori di protezione. Per quanto riguarda i cambiamenti poco incoraggianti, invece, c’è il fatto che, nel mobile, ci sono solo due grandi player dal punto di vista dei sistemi operativi”: iOS e Android, ovviamente. “Il punto è che sono entrambi americani ed è possibile che queste aziende dovranno venire a compromessi sulla sicurezza, perché se c’è una backdoor nel sistema operativo, i dati sarebbero ancora vulnerabili. Questo è qualcosa che spero possa essere cambiato”.

Il caso Apple vs. Fbi è emblematico in questo senso. Come ti poni in questo scenario? “Pensiamo che la privacy degli utenti e la sicurezza dei loro dati sia estremamente importante. Ogni tentativo di regolamentare questa tecnologia che porti a dei precedenti legali deve essere affrontato con la dovuta cautela. Siamo felici che la comunità globale abbia sostenuto Tim Cook e questo mi fa sperare che la situazione possa svilupparsi in un modo costruttivo. Quello che il governo Usa vuole risolvere può essere risolto senza dover pagare un prezzo così alto”.

Dopo gli attentati di Parigi, la crittografia è tornata al centro del dibattito e molti l’anno accusata di essere un’arma nella mano dei terroristi e Telegram ha dovuto chiudere diversi canali che erano utilizzati dai jihadisti. Come rispondi a questi attacchi contro la sicurezza digitale? “Ci sono due risposte da dare. Channels è uno strumento di broadcasting pubblico e, sì, è stato utilizzato anche da persone che lo hanno usato per promuovere il movimento jihadista, ma la nostra posizione è molto chiara: bloccare tutto, per quanto ci è possibile. Ogni giorno chiudiamo una dozzina di canali. La seconda parte, invece, ha a che vedere con la crittografia end-to-end, che consente di evitare di esporsi a sorveglianza potenziale. Noi siamo tra i provider di questa tecnologia e per noi è problematico sapere che questa possa essere utilizzata per scopi malvagi, ma la tecnologia esiste già, ci sono diverse opzioni, e se si vuole se ne può creare una nuova facilmente. Per questo penso che sia estremamente difficile affrontare questo problema e le soluzioni sono probabilmente fuori dalla tecnologia”.

Pensi che le rivelazioni di Edward Snowden abbiano avuto un influenza particolare sul successo di Telegram? “Inizialmente, di sicuro. Snowden, per noi in particolare, è stato fondamentale per capire che i problemi che avevamo in Russia erano sostanzialmente gli stessi anche in altri paesi: un governo che invade la privacy dei cittadini con troppa facilità. Quando siamo partiti, abbiamo avuto un picco di nuovi utenti senza alcun annuncio, né attività di marketing e quello potrebbe essere dovuto alle rivelazioni di Snowden. Poi, quando abbiamo lanciato le chat sicure, c’è stato un altro picco. Detto questo, credo che la nostra tecnologia sia superiore anche in altri modi, a partire dalla velocità e dalla semplicità. L’anno prossimo ci piacerebbe che siano altre ragioni, oltre alla sicurezza, a causare un’altra impennata di nuovi utenti”.

Quale sarà il prossimo passaggio di questa evoluzione? “Lavoriamo in questo modo: lanciamo qualcosa e vediamo in che modo gli utenti la adottano e cerchiamo di intercettare un trend. Per noi è sempre stato così e non abbiamo un piano di lungo periodo su cosa faremo tra un anno, ad esempio. Abbiamo un piano al massimo per i prossimi due o tre mesi: questo ci consente di restare rilevanti ed evolverci sulla base delle richieste del mercato. Se guardi alla nostra storia, siamo partiti come un’app che forniva la possibilità di chattare in sicurezza, ma poi abbiamo guardato a cosa volevano i nostri utenti e ci siamo evoluti”.

Log in to comment

“Baratto amministrativo”- Milano attiva il Bando e i Comuni del Sud-Est Milano?

“Baratto amministrativo”- Milano attiva il Bando e i Comuni del Sud-Est Milano? 

 

Dal 1 marzo 2016 a Milano  parte il “Baratto amministrativo”, una  pratica  prevista dal decreto “Sblocca Italia” che coniuga il rispetto delle regole nel pagamento dei tributi con la tutela sociale, perchè il rispetto delle regole nel pagamento di sanzioni o tributi è fondamentale per erogare i servizi ai cittadini.  Il Comune di Milano è la prima città italiana che avvia questa modalità di collaborazione con i cittadini.
 
Ci possono essere  situazioni particolari nelle quali un cittadino può  trovarsi  e il baratto puo' diventare un’opportunità importante per chi è in difficoltà economica.
 
Sarà possibile estinguere i debiti maturati fino al 2013 e per un valore minimo di 1.500 euro, per  tributi comunali quali Ici, Imu, Tarsu, Tares e Tari, violazioni al Codice della strada o a entrate patrimoniali quali canoni e proventi per l'uso dei beni comunali, corrispettivi e tariffe per la fornitura di beni e la prestazione di servizi.

 
Per accedere al baratto è necessario però dimostrare che l’impossibilità di pagare è dovuta alla perdita o alla riduzione della capacità reddituale del nucleo familiare a causa di: licenziamento, riduzione di reddito consistente (oltre il 30%) per cassa integrazione o riduzione di orario di lavoro, mancato rinnovo del contratto, cessazione di attività libero professionale, problemi di salute o variazioni nella composizione del nucleo familiare che provocano la riduzione del reddito.


Per ciascuna ora di lavoro prestata viene riconosciuto il valore di 10 euro,  è prevista la copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi connessa all’attività e per gli infortuni.
 
I requisiti di base richiesti sono: la residenza nel Comune di Milano o la titolarità di una ditta individuale con sede a Milano, la cittadinanza europea o, per i cittadini stranieri, il possesso di permesso di soggiorno valido, avere almeno 18 anni, non essere destinatario di sentenza passata in giudicato, decreto penale di condanna per alcuni reati o delitti - ad esempio contro la Pubblica amministrazione, il patrimonio o l’ordine pubblico – avere un Isee non superiore a 21mila euro ed essere in condizioni psico-fisiche adeguate per svolgere l’attività del baratto.

Per presentare la domanda si può scaricare e compilare il modulo (CLICCARE QUI)
Gli interessati hanno 60 giorni di tempo per presentare domanda.

Ornella Bongiorni
Log in to comment

La Città metropolitana di Milano vince la prima edizione di Bike Challenge Milano

La Città metropolitana di Milano vince la prima edizione di Bike Challenge Milano.

La Città metropolitana di Milano ha vinto la prima edizione di Bike Challenge Milano, la sfida tra aziende che ha lo scopo di stimolare i dipendenti ad utilizzare la bicicletta per andare al lavoro.
 

La premiazione della Bike Challenge 2015 di Milano si e' tenuta martedi' 16 febbraio 2016 presso la Sala Alessi di Palazzo Marino e ha visto la Citta' metropolitana di Milano posizionarsi in testa alla classifica, grazie all'impegno e all'entusiasmo dei suoi dipendenti che hanno registrato un totale di 7.438 chilometri superando una nutrita schiera di agguerriti concorrenti.
 

L'iniziativa fa parte del progetto europeo Bike2Work che vuole invogliare i lavoratori a spostarsi in bicicletta, e al tempo stesso convincere le aziende a rendersi piu' bike-friendly.

Capofila del progetto in Italia e' stata FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, che ha deciso di organizzare la prima Bike Challenge Milano dal 16 settembre al 31 ottobre 2015, sostenuta dalla piattaforma informatica Love to Ride, che ha raccolto i dati dei chilometri percorsi da tutti i partecipanti.

Un'iniziativa che ha riscosso un grande successo e che vedra' a giugno la sua seconda edizione.
Guarda la classifica

Redazione RecSando - Ornella Bongiorni

Log in to comment

Coordinamento per la democrazia costituzionale zona Sud Est Milanese

Coordinamento per la democrazia costituzionale della zona sud est Milanese


Si è riunito per la prima volta mercoledì 3 Febbraio presso la sede ANPI di Paullo il”Coordinamento per la democrazia costituzionale della zona sud est Milanese” che raggruppa tra i suoi sostenitori le varie sezioni ANPI , le associazioni e diversi partiti politici della zona. L'intento del neo coordinamento, oltre a sostenere la campagna referendaria per il no al referendum costituzionale con la raccolta firme, banchetti divulgativi e informativi, si prefigge anche lo scopo di far riflettere sui guasti che queste riforme produrrebbero sulla vita democratica. Le attivita’ del coordinamento saranno in tutti i Comuni del SUD-EST MIlLANO compresi nell’area  S. Donato -Melegnano – Paullo.

Il comitato auspica che altre persone e associazioni possono avvicinarsi per concorrere ad una più ambia informazione e partecipazione.

Per il coordinamento

Alberto Pacchioni

Per ulteriori informazioni:

www.coordinamentodemocraziacostituzionale.net/

Facebook - Pagina
Log in to comment

Canone RAI 2016 niente bollettino da pagare entro il 31 Gennaio

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
Agenzia delle Entrate / RAI

Il canone Rai arriva in bolletta e costa di meno
Da quest’anno pagare l’abbonamento Tv è più semplice ed economico Niente più bollettini postali nelle case degli italiani.


Pagare il canone tv è adesso facile come accendere la luce: dal 2016 il costo sarà incluso nella bolletta elettrica e sarà più conveniente. Il canone è dovuto una sola volta, per ogni famiglia o per gruppo di persone
residenti nella stessa casa. Per tutte le altre abitazioni non ci sarà inoltre alcun addebito.
Il canone Rai è oggi più vantaggioso: l’importo per il 2016 è stato ridotto a 100 euro, diviso in rate e comincerà ad essere integrato nella bolletta elettrica di luglio.

Niente più bollettino da pagare entro il 31 gennaio

il canone verrà addebitato nella bolletta elettrica della casa di residenza a prescindere dalla persona a cui è intestata.
Scompare anche il rischio di dimenticare il versamento e di incappare nelle sanzioni per il ritardato pagamento.

Per qualunque dubbio o chiarimento è sempre possibile consultare il sito www.canone.rai.it
Per permettere a tutti di conoscere le nuove regole, su tutti i canali della Rai viene inoltre da oggi trasmesso uno spot che illustra le modalità della nuova normativa.
La Rai sta inoltre lavorando per attivare nei prossimi giorni un Numero Verde gratuito con cui spiegare ai cittadini tutti i dubbi sul nuovo canone.


Roma, 13 gennaio 2016

Log in to comment

Taylor Swift

MUSICA

Taylor Swift

Shake it off
I stay up too late
 Got nothing in my brain
 That’s what people say
 That’s what people say
 I go on too many dates
 But I can’t make them stay
 At least that’s what people say
 That’s what people say
 
But I keep cruising
 Can’t stop, won’t stop moving
 It’s like I got this music
 In my mind, saying it’s gonna be alright
 
Cause the players gonna play, play, play
 And the haters gonna hate, hate, hate
 Baby I’m just gonna shake, shake, shake
 Shake it off
 Heart break is gonna break, break, break
 And I think it’s gonna fake, fake, fake
 Baby I’m just gonna shake, shake, shake
 Shake it off, Shake it off
 
 I never miss a beat
 I’m lighting up my feet
 And that’s what they don’t see
 That’s what they don’t see
 I’m dancing on my own
 I make the moves as I go
 And that’s what they don’t know
 That’s what they don’t know
But I keep cruising
 Can’t stop, won’t stop moving
 It’s like I got this music
 In my mind, saying it’s gonna be alright
 
Cause the players gonna play, play, play
 And the haters gonna hate, hate, hate
 Baby I’m just gonna shake, shake, shake
 Shake it off
 Heart break is gonna break, break, break
 And I think it’s gonna fake, fake, fake
 Baby I’m just gonna shake, shake, shake
 Shake it off, Shake it off
 
Hey, hey, hey
 Just think while you been getting down and out about the liars
 And the dirty dirty cheats of the world
 You could have been getting down to this sick beat
 
My ex man brought his new girlfriend
 She’s like oh my god
 But I’m just gonna shake
 And to the fella over there with the hella good hair
Won’t you come on over baby we could shake, shake, shake
 
Cause the players gonna play, play, play
 And the haters gonna hate, hate, hate
 Baby I’m just gonna shake, shake, shake
 Shake it off. Shake it off
 Heart break is gonna break, break, break
 And I think it’s gonna fake, fake, fake
 Baby I’m just gonna shake, shake, shake
 Shake it off, Shake it off
 Shake it off,  Shake it off, Shake it off, Shake it off

Taylor Alison Swift incide Lucky you
Taylor Alison Swift è nata a Reading, in Pennsylvania. È cresciuta insieme ai genitori, Scott e Andrea Swift, un intermediario finanziario e una casalinga, e suo fratello Austin in una fattoria nella città di Reading, nel sud della Pennsylvania. Si appassiona alla musica country a 6 anni, quando ascolta per la prima volta brani di LeAnn Rimes, Patsy Cline e Dolly Parton, ma la sua prima vera passione è stata quella per la poesia: leggeva componimenti di Shel Silverstein e libri di Dr. Seuss. Dichiarerà anni dopo alla rivista Rolling Stone che la poesia le ha fatto da base per imparare a scrivere canzoni: «La poesia è ciò che mi ha trasformata in una cantautrice». A 10 anni entra a far parte della compagnia teatrale per bambini Theatre Kids Live di Kirk Cremer. Affascinata dalla recitazione e dalla musica, ben presto è indecisa su quale strada intraprendere e Cremer la spinge verso una carriera musicale trovandole un locale dove esibirsi. All'età di 12 anni, con l'aiuto di un tecnico riparatore di computer, impara a suonare tre accordi sulla chitarra. Si diletta nella composizione e scrive la sua prima canzone, intitolata Lucky You.

Lucky You
There's a little girl in this little town
With a little too much heart to go around
Live forever, never say never You can do better, that's what she says
Mama named her Lucky on a starlit night
A rabbit foot in her pocket, she dances in spite
of The fact that she's different and yet she's the same
And she says do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do
Lucky you, Lucky you Do do do do do do do do
She sings her little song
She walks along a little
Pathway headed for the skiesLeft her travels, lies they unravel
Mind over matter, that's what she says
Mama named her Lucky on a starlit night
A rabbit foot in her pocket, she dances in spite of
The fact that she's different and yet she's the same
And she says do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do
Lucky you, lucky you, lucky you do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do
Maybe she'll sing you do do do do
Maybe she'll bring you into the skies
Honey, she'll love you
Funny how some view
Angels above you, ain't so far away
Mama named her Lucky on a starlit night
A rabbit foot in her pocket, she dances in spite of
The fact that she's different and yet she's the same
And she says do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do do
Lucky you, lucky you

Prime esperienze artistiche All'età di undici anni Swift, accompagnata dalla madre, va per la prima volta in visita a Nashville, dove riceve lezioni di canto da Brett Manning. Speranzosa di ottenere un contratto discografico, distribuisce una demo di canzoni in karaoke da lei interpretate ad ogni etichetta presente nel music row di Nashville. Riceve svariati rifiuti, non solo dalle case discografiche, ma anche dai suoi pari. Al suo ritorno in Pennsylvania viene invitata a cantare allo U.S. Open Tennis Tournament; l'esibizione attira sulla giovane cantante molte attenzioni. Una persona in particolare viene colpita dal suo talento, Dan Dymtrow, allora manager di Britney Spears, che decide di seguire la precoce Swift nella sua carriera. Dopo due anni viene contattata da una casa discografica, la RCA Records, con cui lavora per qualche tempo. Per facilitare l'ingresso di Swift nel business musicale i genitori decidono di trasferirsi nel 2004 a Handersonville, in Tennessee. Dove scrive una canzone intitolata The Outside, che viene inserita nella compilation della Maybelline, Chicks with Attitude, un disco contenente brani di giovani talenti emergenti. Nel maggio del 2005 viene assunta come autrice di canzoni dalla SONY/ATV Tree, risultando la più giovane mai assunta dalla società. A quindici anni rifiuta di rinnovare per un altro anno il contratto con la RCA, in quanto l'etichetta non le permette di registrare le canzoni da lei composte. Continua ad esibirsi a Nashville, e qui al Bluerid Café, riesce a catturare l'attenzione di Scott Borchetta, che le propone di essere la prima artista della sua casa discografica appena fondata, la Big Machine Records, ancora al 2015 la sua etichetta.  Nel 2006 pubblica il suo primo album in studio, Taylor Swift, con oltre cinque milioni di copie vendute, rimanendo nella classifica statunitense per 275 settimane. Nel 2008 pubblica Fearless, album che l'ha portata alla ribalta in tutto il mondo, grazie anche al singolo Love Story, che diventa la canzone country più venduta della storia. Quell'anno il New York Times ha descritto Taylor Swift come una teenager tutt'altro che ingenua: «una delle migliori autrici del pop, il personaggio più dotato di senso pratico della scena country e più in contatto con la propria vita interiore rispetto alla maggior parte degli adulti». Nel 2011 la rivista Forbes ha incluso Swift al settimo posto fra le celebrità più importanti del mondo, con un reddito di 45 milioni di dollari guadagnati durante l'anno. Sempre secondo Forbes, ha un patrimonio stimato di 165 milioni di dollari. Nello stesso anno è entrata nel Guinness World Record per "la più veloce vendita digitale" con Speak Now e per il maggior numero di canzoni in classifica simultaneamente di un'artista femminile. Anche nel 2013 si riconferma come l'artista ad aver guadagnato di più durante l'anno secondo Billboard, grazie soprattutto al Red Tour. Swift ha venduto 40 milioni di album e 130 milioni di singoli in digitale, entrando nella lista degli artisti musicali con maggiori vendite.  Durante la premia-zione agli MTV Video Music Awards, svoltasi il 30 agosto 2015, Taylor Swift è stata l'artista più nominata, con 13 nomination, e la più premiata, ricevendo 4 statuette, inclusa la categoria "Video dell'anno" per Bad Blood
Nell'ottobre 2015 il video del singolo Blank Space diventa il più visualizzato su Vevo al mondo.

Dal 2014: 1989 e il The 1989 World Tour  Secondo indizi postati dalla stessa Swift sui social, viene annunciata una live chat per il 18 agosto su Yahoo, dove la cantante ha presentato il suo nuovo album in studio, 1989, in uscita il 27 ottobre 2014, ed il primo singolo estratto, Shake It Off. L'album si rivela un enorme successo con oltre 8 milioni di copie vendute in tutto il mondo, un successo migliore persino dei primi 2 album precedenti. Il 10 novembre 2014 viene pubblicato il secondo estratto dal nuovo album Blank Space che rag-giunge la prima posizione della Billboard Hot 100 al posto del precedente singolo Shake It Off. Taylor Swift diventa così la prima donna di sempre a sostituire se stessa in vetta alla classifica americana. Il 13 febbraio 2015 pubblica il terzo singolo estratto da 1989 intitolato Style. Il singolo raggiunge la sesta posizione della Billboard Hot 100. Il 17 maggio 2015 viene pubblicato il video del quarto singolo Bad Blood che entra nella storia in quanto video più visto in 24 ore, ricevendo in appena un giorno 20.1 milioni di visualizzazioni. Da maggio a dicembre 2015 la cantante annuncia che sarà impegnata nel suo nuovo tour The 1989 World Tour, nel quale si esibirà in Giappone, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda, Germania, Paesi Bassi e Australia. Il 23 novembre 2014 riceve il Dick Clark Award for Excellence durante gli American Music Awards. Nel dicembre 2014 il singolo Shake It Off riceve due nomination ai Grammy Awards nelle categorie di Record of the Year e Song of the Year. A dicembre 2014, le viene conferito per la seconda volta il premio Billboard Music Award For Woman Of the Year. Il 5 agosto viene pubblicato Wildest Dreams, il quinto singolo estratto da 1989, il quale, il 31 agosto, viene accompagnato dal relativo videoclip pubblicato su Vevo.  Swift & Calvin Harris Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sull’andamento della storia d’amore tra Taylor Swift e Calvin Harris, ora possono essere considerati risolti: i due artisti, infatti, hanno aggiornato il mondo attraverso una serie di foto su Instagram. A quanto pare Tay ed il fidanzato dj hanno passato le feste in famiglia sulla neve. Austin Swift: “Siamo molto fieri di noi stessi qui” ha commentato. Anche Clavin Harris ha pubblicato poche ore dopo una foto del pupazzo di neve dicendo che è la sua ispirazione per il 2016. Possiamo davvero dire che la storia tra questi due va più che a gonfie vele! La cantante si è anche fatta vedere da lui vestita da elfo a Natale… se non è amore questo! 

Out of the woods
Dopo ben cinque singoli già di successo (Shake It Off, Blank Space, Style, Bad Blood e Wildest Dreams), Taylor Swift ha annunciato l’arrivo del sesto estratto dal suo disco dei record 1989; la cantante ha deciso di comunicarlo ai sui fan via Twitter, dandoci anche una data di uscita: “Non vedo l’ora che vediate il video di Out Of The Woods” ha scritto sul suo account ufficiale, “La première sarà il 31/12 durante il programma di Capodanno con Ryan Seacrest“. Out Of The Woods è uno dei brani che Tay Tay ha scritto con il ragazzo di Lena Dunham, Jack Antonoff, ed è stata la seconda canzone estratta da 1989 che abbiamo sentito dopo Shake It Off, prima che il disco uscisse ufficialmente. Taylor ha spiegato che con il brano ha voluto raccontare quella sensazione che si prova quando non senti che la tua storia d’amore ha delle basi solide e potrebbe finire da un momento all’altro; leggendo il testo della canzone molti hanno pensato che sia riferita alla sua storia con Harry Styles. Il video di Out Of The Wood, è stato mostrato da Ryan Seacrest durante la diretta a Time Square di Capodanno, è chiaramente dedicato alla storia d’amore fra i due.


 Ricerca di Magda Birlea
 

 

Log in to comment