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Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un'operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

 

Intervista al Prof. Sabino Cassese - Giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa,
nonché professore di “Global governance” al “Master of Public Affairs”
dell’”Institut d’Etudes Politiques” di Parigi





DOMANDA:

 

1 ) Buongiorno  Prof. Cassese, stiamo vivendo un periodo drammatico per la nostra Repubblica e però, a una lettura meno superficiale, non ci sembra errato affermare che si possa traslare questa valutazione percepita sul piano sanitario a quello tout-court delle istituzioni democratiche. Ci stiamo forse accorgendo che, pur se dettati da una specifica evidenza pandemica senza precedenti, i DPCM emanati dal Governo Conte Bis forse potevano essere mitigati o addirittura sostituiti da auspicabili interventi del Ministro della Salute in primis e altresì del Presidente della Repubblica ? 

 

RISPOSTA:

 

La Costituzione riserva alla legge tutti gli interventi limitativi delle libertà personali. É quindi necessaria sempre una legge. Inoltre, la Corte costituzionale ha stabilito altri criteri limitativi: che la legge non deve limitarsi ad attribuire un potere all’esecutivo, ma deve anche disciplinarne l’esercizio (principio di legalità in senso sostanziale); che deve essere identificata l’amministrazione competente; che i limiti possono esser disposti solo per un periodo determinato. Inizialmente il decreto legge numero 6 sfuggiva a molti di questi criteri. Poi la direzione è stata corretta, ma solo parzialmente. Complessivamente, si è seguita una strada oscillante tra la legalità costituzionale e la illegalità, comunque abusando dello strumento amministrativo.

 

DOMANDA:

 

2 ) Fin dall'inizio della decretazione d'urgenza attuata attraverso l'emanazione dei DPCM ( Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ) dal Governo Conte Bis per arginare il dilagare della pandemia da CoronaVirus, Lei si è dimostrato uno strenuo oppositore di tale agire. Logico ritenere che una voce autorevole come la Sua, Giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, nonché professore di “Global governance” al “Master of Public Affairs” dell’”Institut d’Etudes Politiques” di Parigi, non possa essere derubricata come enunciata soltanto da un prestigioso accademico, in quanto durante tutto il Suo percorso nelle istituzioni Lei si è dimostrato un Civil Servant di altissimo lignaggio. 

A Suo dire, cosa davvero può aver rappresentato o forse rappresenta ancora a tutt'oggi un pericolo di tale norma che da circa 3 mesi a questa parte è divenuta prassi ? A Suo avviso, una decretazione con continui rimandi ad altri richiami di legge, ammorba ancora di più il giustificato desiderio anche di chi giurista non è di arrivare a capo di una sana comprensione di tale materia ?

 

RISPOSTA:

 

Inconvenienti ve ne sono stati e sono stati numerosi. Il primo, la incomprensibilità delle disposizioni, piene di rinvii ad altre norme. Il secondo, l’accavallarsi delle disposizioni amministrative. Il terzo, il carattere minuzioso e impreciso dei dpcm: si ambiva a regolare tutto, ma questo ha evidenziato molte lacune. Sarebbe stato meglio definire con atto con forza di legge criteri di carattere generale, fornire chiarimenti in via amministrativa, lasciare più margine di scelta ai privati.

 

DOMANDA:

 

3 ) In quest'ultima domanda vorrei esporLe un mio punto di vista che è divenuto un dubbio che mi tormenta, vale a dire il rapporto Stato - Regioni. Ho sempre ritenuto e creduto che, pur non essendo la nostra una Nazione centralista come può essere pensata sotto tale aspetto la Francia, in nessun modo la possibile riforma costituzionale del 2016 auspicata da Renzi sarebbe stata da considerarsi un plus, pur avendo altresì consapevolezza che la riforma del Titolo V della nostra Costituzione ( quella definita a rigidità debole, entrata in vigore il 24 Ottobre 2001 sotto il Governo Berlusconi bis ) abbia di molto peggiorato le cose in generale. E però, se mi fermo a riflettere sull'ormai mitologica ultima conferenza fiume prima dell'entrata in vigore della tanto agognata Fase 2 e che vedeva in collegamento i presidenti di regione con il Primo Ministro Conte, allora mi viene da dire che è andato in onda un vero e proprio ( mi passi il termine forte ) 'mercato delle vacche' che ha gettato un tale discredito sulla predominanza delle funzioni di centralità del Governo nazionale che non so più affermare con certezza ove finisca un potere e inizi l'altro. Professor Cassese, può aiutarci in tal senso a meglio dipanare l'intricata matassa giuridica testè enunciata ?
 

RISPOSTA:

 

Si è scelta inizialmente la strada sbagliata, perché la profilassi internazionale, secondo la Costituzione, spetta allo Stato e gli interventi sulle epidemie al ministro della salute. Si è invece seguita una strada centralistica con continue interlocuzioni con le regioni, prima consentendo loro di introdurre solo criteri più restrittivi, poi criteri anche ampliativi. Ne è seguita una microconflittualità con accuse reciproche e con incertezze che hanno creato disorientamento.



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