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Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un'operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.


Intervista con il Prof. Perotti Cesare Giuseppe , Direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell'Ospedale San Matteo di Pavia , Direttore IRCCS Fondazione Policlinico S. Matteo




DOMANDA:

1 ) Buongiorno  Prof. Perotti, alcuni malati hanno già ricevuto il plasma di pazienti guariti dal coronavirus e che quindi hanno sviluppato gli anticorpi: è così entrata nel vivo al Policlinico di Pavia la sperimentazione della plasmaterapia. Il protocollo è stato predisposto dal servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell'Ospedale San Matteo, in collaborazione con altre strutture come l'Ats di Mantova. I primi due a donare sono stati i medici di Pieve Porto Morone (Pavia), marito e moglie, primi casi di contagio da Covid-19 in provincia di Pavia. Potrebbe meglio chiarirci la definizione di plasma iperimmune ? Chi possono essere i donatori di plasma ?

RISPOSTA:

Il plasma iperimmune è il plasma che si riesce ad ottenere prelevandolo, grazie all'ausilio di un separatore cellulare di ultima generazione, dai soggetti convalescenti che essendo guariti dall'infezione da covid-19 hanno in circolo gli anticorpi neutralizzanti il virus che hanno permesso loro di superare la malattia.
La donazione avviene in circa 45 minuti, è sicura perchè tutto il processo avviene sotto lo stretto controllo di un software che regola con precisione le fasi di raccolta e reinfusione.
I donatori di plasma iperimmune sono appunto i soggetti guariti che devono fornire la documentazione di disporre di un tampone positivo ( segno di avvenuta infezione) e due tamponi consecutivi negativi (segno di guarigione). Aggiungo che il plasma che noi rilasciamo ha un elevato grado di sicurezza perchè non solo è dotato di tutti gli esami di laboratorio richiesti dal Centro Nazionale Sangue (CNS ) ma ha il plus del titolo degli anticorpi neutralizzanti il virus rilasciato dal prof. Baldanti della virologia del nostro Policlinico, test raffinatissimo che dà l'esatta misura del potere virucida di ciò che andiamo ad infondere.

DOMANDA:

2 ) Il protocollo del San Matteo prevede un sistema di condivisione dei dati che può estendersi anche ad altri ospedali. Il San Matteo, attraverso il suo protocollo, potrà svolgere il ruolo di hub per tutti gli altri ospedali che vogliono aderire. E' questa la dimostrazione di come, durante tale vera e propria tragedia nazionale che stiamo vivendo, si possa sottolineare il fatto che il ruolo della scienza è precipuo ed è rivolto alla possibilità di salvare i malati più gravi e non sempre ricadere nella vexata quaestio degli interessi economici da anteporre alla salute ?

RISPOSTA:

Il protocollo ideato dal Policlinico San Matteo, una volta approvato dal comitato etico e ottenuto il via libera alla raccolta da parte dell'organismo centrale di riferimento ,cioè il Centro Nazionale Sangue,  è stato, come a mio parere si deve fare in momenti come questo, messo a disposizione di tutte le Istituzioni interessate a partecipare, senza alcuna preclusione o interesse di parte. Non solo, è stato messo a disposizione anche, dopo loro richiesta, delle autorità statunitensi che l'hanno adattato alla loro realtà sia giuridica che territoriale e immediatamente reso operativo su tutto il loro territorio. Questo per noi è motivo di orgoglio.
A mio parere la scienza ha il dovere in momenti di alta drammaticità di mettere in campo subito tutte le armi di cui dispone senza badare ad interessi lobbistici ed economici.

DOMANDA:

3 ) Il plasma iperimmune era già stato utilizzato anche in passato, per la cura della Sars e dell’Ebola per esempio. Non è quindi un colpo di genio, bensì si tratta, molto più semplicemente, dell’applicazione di una pratica medica che era già presente e che adesso è ulteriormente migliorata. A tal riguardo però, si potrebbe evincere che tale metodologia di intervento sia orientata soltanto a salvare i pazienti in gravi condizioni. E' corretto questo pensiero oppure, come moltissimi si chiedono e desidererebbero sapere, questa tecnica medica potrebbe essere altresì adottata anche come terapia preventiva alla malattia di Covid-19 ?

RISPOSTA:

Certamente nessun colpo di genio, ma un'idea tutto sommato semplice sviluppata con la tecnologia moderna a disposizione. Mi danno fastidio alcune affermazioni vagamente denigratorie che la definiscono " vecchia", allora anche l'eparina, l'aspirina, la tachipirina sono "vecchi farmaci" ma servono eccome.
Il nostro protocollo è sceso in campo con l'idea di fornire un'arma in più alle terapie già in atto senza alcun intendimento di sostituirsi ad esse o di sovrapporsi ed è diretta ad aiutare i pazienti in condizione severa per evitare prima di tutto che finiscano in rianimazione e se ci sono già di farli uscire prima possibile dalla fase di intubazione.
Negli USA è partito anche un protocollo di utilizzo del plasma iperimmune come tentativo di proteggere, quindi preventivo, gli operatori sanitari esposti al virus. Su questo specifico impiego ho qualche perplessità legata al fatto che non sappiamo ancora quanto l'ipotetica protezione di una trasfusione passiva di anticorpi possa durare nel tempo;in Italia nessun Comitato Etico  approverebbe mai tale ardita pratica.



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