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Abbiamo letto la dichiarazione del sindaco di Melegnano sul Cittadino del 17 aprile: la rivoluzione industriale con il colosso delle patatine San Carlo potrebbe fare da volano per il rilancio di Melegnano dopo l’emergenza coronavirus.

Un’affermazione alquanto pericolosa, non solo perché promuove un intervento che avrà un impatto molto pesante sul territorio, ma anche, e soprattutto, perché si fa passare l’idea che l’unica via per risollevare il nostro paese dalla crisi che stiamo vivendo sia lo sviluppo incontrollato, senza tenere conto dell’ambiente. Nella fase 2 Liberi tutti.

Un approccio da anni Cinquanta, inaccettabile allora e ancor più inaccettabile in questo contesto. Spiace leggere che la riqualificazione di interi quartieri della città venga fatta a spese del suolo, un prezzo di cui le future generazioni ci chiederanno conto.

Ricordiamo che Melegnano è la maglia nera del Sud Est Milano, il comune più pesantemente cementificato. Questi interventi ruberanno un ulteriore 10% di suolo disponibile, portando al 70% le aree urbanizzate.

Ricordiamo che si ipotizza che una delle cause per le quali la nostra regione è stata così pesantemente attaccata dal virus sia da ricercarsi nell’inquinamento. E allora fa stupore l’esultanza con cui si accoglie nel territorio nuovo traffico, nuovi fumi e nuove logistiche. Già perché mentre il sindaco ribadisce un secco no alle logistiche ci informa anche che la logistica ci sarà.

È innegabile che il blocco imposto alla maggior parte delle attività economiche dal COVID-19 avrà pesanti conseguenze per l’economia e che molte persone si troveranno in condizioni lavorative difficili, ma dobbiamo sfruttare questa occasione, questa pausa obbligata, questo tempo sospeso, per pensare ad un modello di sviluppo che si faccia carico della tutela dell’ambiente.

Solo così potremo risolvere i mille problemi che abbiamo creato con lo sviluppo incontrollato, il costante assalto alla natura, la distruzione di biodiversità, la negligente disattenzione alla bellezza e l’indifferenza alle condizioni di salute nostre e dell’ambiente. Ben altro ci saremmo attesi, altre riflessioni avremmo voluto ascoltare: l’iter progettuale è già avviato, ma ci impegniamo a far sì che questi insediamenti siano il meno impattanti possibili e per raggiungere questo obiettivo useremo ogni accorgimento a disposizione, pretenderemo e verificheremo che il processo produttivo sia virtuoso e non inquinante, chiederemo opere di compensazione e mitigazione ambientale anche oltre il massimo dovuto.

Ci impegniamo inoltre a bloccare ogni ulteriore consumo di suolo e metteremo dunque mano in quest’ottica al piano delle opere. Ci saremmo aspettati un sindaco lungimirante, attento al benessere dei suoi concittadini. Purtroppo, così non è e presto ci troveremo a contestare nuovo consumo di suolo su aree comunali che si ipotizza di vendere e lasciar cementificare. 


L’Osservatorio permanente contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio del Sud Est Milano è un organismo composto da Italia Nostra, Legambiente, WWF, Slow Food, DESR, Libera, Amici di Carlotta, Comitato Tilt Vizzolo, Greensando, Comitato Stop alla logistica Sordio-San Zenone, Vivai ProNatura e Associazione per il Parco Sud Milano.
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Redazione RecSando

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