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Il valore aggiunto dell'informazione di N>O>I - RecSando è sempre stato il territorio. Nel mondo di oggi, globalizzato e totalmente interconnesso, il discutere di ciò che ci accade accanto è davvero un plus spesso dimenticato. Ma viviamo giorni veramente difficili, nei quali l'informazione che ci giunge dall'altra parte del mondo può essere facilmente assimilata a quella della porta accanto.

Partendo da questo assunto, abbiamo ritenuto di compiere un'operazione importante andando a intervistare esperti e personalità che nella crisi sanitaria, economica, politica e sociale attuale hanno ognuna qualcosa da dire e da dare. Crediamo, sempre dicendolo modestamente, di esserci riusciti. Ma a Voi la parola finale. Buona lettura.

INTERVISTA AL PROF. GILBERTO CORBELLINI, DOCENTE DI STORIA DELLA MEDICINA
& PROF. DI BIOETICA PRESSO L'UNIVERSITA' LA SAPIENZA DI ROMA



DOMANDA:

1 ) Prof. Corbellini, il suo primario campo di interesse è la storia della medicina. Stiamo vivendo giorni difficili, che in realtà sono mesi e che potrebbero divenire anni, sentendo ciò che si legge e si ascolta. Ma davvero siamo immersi in un unicum che non si è mai precedentemente verificato nella storia dell’umanità? Per meglio intenderci, facciamo lo storico esempio del provare a comparare il CoronaVirus all'influenza spagnola, altrimenti conosciuta come la spagnola o la grande influenza, la quale fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la prima delle pandemie del XX secolo che coinvolgono il virus dell'influenza H1N1. Ebbene, ciò che si è verificato esattamente 100 anni fa ci potrebbe far pensare che, senza lo 'spegnimento' pianificato delle normali attività umane durante la comune socialità che eravamo soliti condurre e al quale siamo stati e siamo sottoposti, ne saremmo usciti egualmente e che però, con le conoscenze scientifiche attuali e le conquiste in termini di valore della vita umana, sarebbe stato inaccettabile ( pur se con evidenti differenze morali, se andiamo a giudicare, per esempio, i casi svedese e americano ) ? Le rivolgiamo questa domanda sapendo che Lei è altresì un docente di bioetica.

RISPOSTA:

E' abbastanza corretto l'argomento illustrato nella domanda. Nel senso che una malattia come Covid-19 non si sarebbe diffusa o sarebbe passata inosservata un secolo fa. Gli anziani, i diabeti e i cardiopatici erano di meno, non c'erano le strumentazioni per la terapia intensiva e non si sarebbe stati in grado di identificare l'agente causale. La circolazione di altre malattie respiratorie, come influenza e tubercolosi, avrebbe altresì reso difficile il passaggio di un coronavirus con queste caratteristiche all'uomo. Se in questo frangente non avessimo fatto nulla, adottando una strategia tipo quella svedese, ne saremmo usciti con molti morti (in proporzione molti di più di quelli svedesi che sono forse i meglio organizzati al mondo sul fronte sanitario), dell'ordine probabilmente di alcune centinaia di migliaia, ma senza danni così gravi all'economia. Forse si sarebbe arrivati a un equilibrio tra specie umana e parassita nell'ordine di un paio di anni o prima. Così di solito finisce con questo tipo di malattie emergenti. Dopodiché, abbiamo una medicina e una scienza che sono oggi molto potenti e viviamo in società dove il valore indefinito delle vite umane forse impedisce un'attenzione anche le conseguenze che potrebbe avere accanirsi per difendere una ridotta indifendibile. Voglio dire che è stata presa la strada più incerta, cioè quella di giocare a scacchi con il virus senza capire che le regole a cui risponde il virus sono diverse dalle nostre, che sono o cercano di essere razionali, mentre lui usa quelle dell'evoluzione darwiniana. 

DOMANDA:

2 ) Il genere umano, almeno prima di questa pandemia, ha sempre progressivamente cercato di portare all'estremo, generazione dopo generazione, la propria convinzione di essere il supremo padrone della natura e, così facendo, in senso lato del globo terracqueo. Messo però di fronte a un nemico invisibile ai suoi occhi, ecco che forse qualche supponenza troppo marcata sta andando letteralmente a pezzi. E la cosa più terribile è che ciò si sta verificando con tempistiche da centometristi. Davanti ai microbi, cioè a organismi viventi aventi dimensioni tali da non poter essere visti a occhio nudo (minori di 0,1 mm), sembra proprio che l'essere più intelligente mai prodotto dall'evoluzione darwiniana stia combattendo una lotta impari, quale Davide contro Golia. Cito questo dualismo naturalmente auspicando che alla fine tutto si compia come in uno dei più famosi passi biblici e altresì per arrivare a chiederLe una sfaccettatura ben precisa derivante da questo vero e proprio dramma mondiale: negli anni Settanta si pensava di essere giunti ad avere il totale controllo di ogni evento legato a pandemie ed epidemie. Poi sono arrivati Aids, Ebola, Dengue, Sars e adesso il CoronaVirus. Il futuro, e con esso il nostro destino, sarà quindi cinico e baro o possiamo avere maggiori certezze e fiducia in una risoluzione ottimale del tutto ?

RISPOSTA:

È un tratto psicologico innato degli individui della nostra specie illudersi di avere il controllo dell'ambiente nel quale si muovono e sentirsi all'altezza o superiori rispetto a ogni situazione. Se la nostra mente non funzionasse sulla base di un paio di centinaia di bias cognitivi e morali, che ci portano rispondere in modi intuitivi ma non razionale alle situazioni, non saremmo probabilmente arrivati dove siamo arrivati e dove arriveremo. Perché questo virus sarà una frustata passeggera e ne usciremo come specie anche più forti di prima. Non ne usciranno più forti di prima, ma anzi molto devastati alcuni paesi e aree geopolitiche del pianeta. Dopodiché noi non siamo i padroni del pianeta, tecnicamente, che per numerosità di specie e diffusione appartiene in primo luogo ai batteri e in seconda istanza ai virus - ma senza cellule i virus non possono riprodursi quindi non sono padroni di niente. Io non lo vedrei, che ci sta accadendo, come un destino "cinico e base", ma come un fatto molto naturale.

DOMANDA:

3 ) Ricordo sempre una frase che mi ripeteva mia nonna: "Se non sai o non conosci, allora posso scusarti, ma se ne eri a conoscenza e fai o hai fatto finta di nulla, allora sei per forza colpevole". Traduzione: ma davvero il genere umano può dirsi esente dallo scatenarsi di questo putiferio socio-biologico ? Apprendere di carni allevate in maniera intensiva in zone deforestate appositamente ( si parla dell'equivalente di intere nazioni ), di pesci nutriti con mangimi totalmente chimici, di perduranti condizioni di produzione slegati dal ciclo biologico ottimale e naturale, ci rende assolvibili o palesemente colpevoli ? Essendo Lei un autorevole docente di Storia della Medicina, sono esistiti periodi storici ove lo sfruttamento senza freni della natura ha provocato risposte endogene ed esogene similari ?

RISPOSTA:

Noi siamo i primi nella storia umana che ci poniamo il problema che stiamo sfruttando "senza freni". In pratica abbiamo capito che non ci sappiamo controllare: meglio abbiamo capito che dovremmo disporre di capacità di autocontrollo che non abbiamo. Gli organismi non sono macchine, nemmeno gli individui umani, e non contengono servomeccanismi che ne controllano la yubris con cui ci lanciamo per aggredire e trasformare ogni ambiente secondo quello che riteniamo vantaggiose. I servomeccanismi sono solo a livello di specie, cioè della selezione naturale. I nostri antenati hanno sempre sfruttato ogni margine sfruttabile del mondo naturale, inclusi altri uomini come ci ricorda lo schiavismo e altre forme di "dominio" dell'uomo sull'uomo. I nostri antenati del paleolitico sterminarono la megafauna e costrinsero le popolazioni umane a inventare l'agricoltura, cioè una forma ben più aggressiva di sfruttamento dell'ambiente. L'Europa all'alba dell'età moderna e un polmone verde, che è stato disboscato per renderlo abitabile e sfruttabile così che sono nate le democrazie liberali, il benessere economico, le capacità cognitive, le qualità morali etc che contraddistinguono e di cui andiamo tanto fieri. Proprio perché sono uno storico della medicina, mi guardo dall'idealizzare o antropomorfizzare la natura, e penso che non si possa fare nulla o che non ci siano modi (a parte delle dittature illuminate che però sono fuori tempo e comunque discutibili) per mettere d'accordo un numero sufficiente di persone su quali potrebbero essere le strategie da adottare per controllare intelligentemente lo sfruttamento umano del mondo naturale.

DOMANDA:

4 ) Come ultima notazione, vorremmo ragionare con Lei su questa corsa all'esaltazione dello scienziato cui stiamo assistendo da ogni lato e angolo verso i quali ci dirigiamo, un vero e proprio profluvio di informazioni precisissime che ci giunge senza soluzione di continuità da virologi, epidemiologi, statistici, pneumologi, psicologi, professori, ricercatori e chi più ne ha più ne metta. Ma dunque la scienza è chiamata a portare il giusto consiglio solo quando si è sull'orlo del baratro ? Mentre prima ogni voce scientifica fuori dal coro era vista soltanto come una sgradevole Cassandra che più del dono della preveggenza veniva giudicata come una portatrice sana di sventura economica e quindi un pericolo per profitti e guadagni ( poi ripartiti fra pochissimi eletti, tra l'altro ) ? Vi sono state epoche passate ove la scienza venne prima vista come deleteria e poi, per non precipitare nel precipizio, fu invece subito assoldata e riportata sull'Olimpo decisionale ?

RISPOSTA:

La scienza e le tecnologie più avanzate, rispetto alla loro utilità per risolvere emergenze umane, sono questione degli ultimi due secoli circa. La scienza ha consentito di sviluppare le tecnologie per l'agricoltura, in particolare l'applicazione della genetica, e così le carestie sono di fatto finire. Purtroppo ora rischiano di tornare, come conseguenza della pandemie ma per ragioni diverse dal passato. Storicamente la più importante riabilitazione della scienza c'è stata a partire dagli anni Sessanta, dopo che gli scienziati erano stati coinvolti nella costruzione dei gas nervini durante la prima guerra mondiale, gli ordigni nucleari al termine della seconda e le discriminazioni o gli abusi su basi sociali ed ed etiche da parte degli stati totalitari come quelli nazisti e fascisti, ma anche da parte di alcuni stati democratici. La posizione della scienza e degli scienziati nella società non è scontata. Gli scienziati sono persone abbastanza normali e quindi possono decidere di mettersi al servizio della politica, quando questa ne ha bisogno per risolvere qualche problema, assumendo con qualche bias psicologico di essere degli esperti che meglio di altri possono svolgere un compito. D'altro canto i politici se non ci sono emergenze e quindi non hanno bisogno della autorevole copertura della comunità scientifica, ignorano la scienza. In Italia abbiamo avuto diversi esempi dove la politica ha censurato e ignorato la scienza, decidendo per esempio decidere in modi antiscientifici su ogm, fecondazione assistita, cellule staminali, etc. Improvvisamente, si assiste a una proliferazione di comitati e di esperti suscita ilarità, e dimostra che non si è proprio capito in che modo la scienza può avvero svolgere un ruolo per uscire dall'incubo che stiamo vivendo. Ci sono dei modi efficaci per usare la scienza da parte della politica nel rispetto degli ambiti reciproci di responsabilità, e diverse sono le modalità adottate nei paesi nordeuropei e anglosassoni. Malgrado le intemperanze di Trump, fino a questo momento anche gli Stati Uniti le persone scientificamente competenti riescono a tener botta.



Redazione N>O>I - Network Organizzazione Innovazione - FM-Staff


La foto di copertina è stata realizzata da N>O>I - l'immagine del Professor Gilberto Corbellini è rilasciata con licenza creative commons (Di Sergio D’Afflitto, CC BY-SA 4.0, Collegamento)




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