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Gli ormoni regolano la nostra salute
Più del 50% della popolazione ha un problema ormonale nel corso della vita e una task force europea getta le basi per una campagna di informazione comunitaria fra Parlamento europea e la Società europea di endocrinologia (ESE) il cui presidente è Andrea Giustina, del San Raffaele di Milano. Da questa lettura ciascuno può trarre le indicazioni più opportune per porre rimedi.

La vitamina D - Ideatore di questo progetto è il Professor Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia al San Raffaele di Milano: “Dobbiamo pensare al sistema ormonale come ad un esercito di messaggeri che impartisce istruzioni in decine di funzioni. Dalla crescita alla riproduzione, dal metabolismo energetico alla regolazione degli zuccheri nel sangue e dell’acqua nell’organismo con effetti sulla pressione arteriosa e quindi sull’intero apparato cardiocircolatorio. Il ruolo degli ormoni è anche fondamentale per la salute di muscoli e ossa e nello sviluppo di patologie come diabete, obesità e osteoporosi. Tre le priorità emerse nel corso dell’incontro di Bruxelles e considerate più urgenti: colmare il gap di Vitamina D nei paesi i cui cittadini ne hanno un livello troppo basso tramite screening di fasce della popolazione, supplementazione e fortificazione degli alimenti ove necessario. Non è accettabile che l’Italia, come altri paesi del Mediterraneo, nonostante il clima favorevole ad una regolare esposizione al sole necessaria a raggiungere i livelli di ormone necessari presenti livelli di vitamina D inferiori fino al 50% rispetto ad altri.
Le interferenze - Durante il meeting europeo è stato posto l’accento sulle sostanze note come ‘interferenti endocrini’ sostanze chimiche presenti in materiali e oggetti di uso quotidiano come contenitori, plastiche, mobili, giocattoli, cosmetici o diffusi nell’ambiente attraverso l’uso di pesticidi o l’inquinamento industriale. Già nel 2015 l’Europa aveva rilevato un aumento ‘esplosivo’ dei costi sanitari causati dagli “interferenti endocrini’ ossia sostanze che interagiscono negativamente con l’equilibrio ormonale “L’aspetto meno noto” sottolinea Giustina “è che gli interferenti endocrini possono avere un impatto importante sul cervello soprattutto durante lo sviluppo. Il cervello infatti è goloso di ormoni durante il suo sviluppo: ha bisogno di ormoni tiroidei, testosterone, estrogeni, i cui livelli vengono alterati dalle sostanze chimiche come ftalati e bisfenolo A. Si tratta di un tema molto sentito in Europa: la Commissione Europea infatti è attiva nella definizione e regolazione delle sostanze nocive per la salute.
L’abuso - Ma si è parlato anche dell’uso scorretto degli ormoni in ambiti non terapeutici. Ormone della crescita, ormoni sessuali e steroidi infatti sono usati per migliorare la prestazione fisica negli sportivi (doping) o per modificare la forma del corpo per obiettivi estetici senza che esista una consapevolezza da parte degli utilizzatori dei rischi per la salute. Gli ormoni sono sostanze delicate e introdurli nell’organismo significa inibirne la produzione da parte dell’organo deputato, oltre a rischiare di utilizzarne dosaggi inappropriati e determinare effetti collaterali, malattie secondarie e aumentare il rischio di morte . Eppure un recente sondaggio nel Regno Unito ha rilevato che il 56% degli utilizzatori li usa a fini meramente estetici e cosmetici, per migliorare l’aspetto del corpo o per migliroare la performance atletica, non solo nel body building ma anche in sport come calcio e rugby.  
 Il falso - Infine obiettivo della task force è quello di combattere la tendenza alle fake news e alla disinformazione relativa alle tematiche endocrinologiche. La nostra è una disciplina complessa, collegata a molte altre branche della medicina. “L’endocrinologia paga il prezzo di una scarsa consapevolezza del ruolo degli ormone nel mantenimento della salute e in molte malattie. Questo anche perché’ gli ormoni sono sostanze che circolano in tutto il corpo e le loro disfunzioni non sono identificabili facilmente in un organo o apparato preciso come per altre specialità è il cuore o il cervello ad esempio” conclude Giustina “Specialità che hanno avuto negli anni occasioni di visibilità hanno efficacemente educato la popolazione oggi in grado di riconoscere i segni di un infarto o di un ictus. In questo senso per gli ormoni c’è ancora molto da fare, gap che va colmato a livello comunitario obiettivo che ci proponiamo di raggiungere con questa iniziativa”.

Edoardo Stucchi


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